JAMES A. LEVINE.
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LA RAGIONE PER CUI CORRO.
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Titolo originale: Bingo's Run.
Traduzione di: Laura Prandino.
2014. PIEMME Edizioni, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Ogni giorno io comincio come ho finito il precedente: solo io, Bingo. Non mi porto dietro niente da ieri. Il passato ti appesantisce: troppo passato e non vai pi avanti. Io sono Bingo.
Sono uno che corre. Sono il pi grande corriere di Kibera, Nairobi, e probabilmente del mondo.
Quando il mondo intorno a te sta crollando, e tu sei solo un ragazzino senza santi in paradiso, non ti resta che correre. E Bingo corre. Corre per le strade devastate degli slum di
Nairobi, corre per luoghi dove la speranza  stata dimenticata e il futuro  un buco nero. Corre trasportando piccole buste contenenti la cosa pi preziosa che c', la polvere bianca che luccica pi dell'oro. L'eroina. Quella per cui a Nairobi non si esita a uccidere, ma grazie alla quale Bingo e gli altri come lui, ragazzi che non hanno niente e nessuno al mondo, riescono, in qualche modo, a sopravvivere. Perch Bingo, un orfano di quindici anni, che per un disturbo della crescita ha ancora le fattezze dolci di un bambino, ha imparato presto il compromesso.
Eppure sar proprio lui a raccontarci che a volte, anche quando intorno c' l'inferno, la bellezza si pu trovare nelle piccole cose.
Una storia straordinaria, forte e toccante, che ci trasporta in un mondo lontano ma fin troppo reale, un inferno in terra dove l'amore non ha mai fatto capolino. Raccontata con una voce sorprendente, struggente e incredibilmente autentica.
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L'AUTORE.
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James A. Levine. Sposato con due figlie, vive in Minnesota. Medico e scienziato di fama internazionale, ha ottenuto molti premi per la sua attivit di ricerca e viene spesso intervistato dalle maggiori testate giornalistiche americane e internazionali. In collaborazione con la FAO e le Nazioni Unite, si  impegnato in progetti di solidariet internazionali e ha condotto
numerose ricerche sulla condizione delle donne e sul lavoro minorile nel Terzo Mondo e nelle aree pi disagiate. Il suo primo romanzo: Il quaderno azzurro, pubblicato in Italia da Piemme, nasceva proprio dall'incontro fortuito con una ragazzina nel quartiere a luci rosse di Mumbai, ed  stato uno straordinario bestseller internazionale. La ragione per cui corro  il suo secondo romanzo, acclamatissimo dalla critica americana. Con i proventi della sua scrittura ha istituito una fondazione a favore dei bambini sfruttati.
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LA RAGIONE PER CUI CORRO.
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La citazione di A slumber did my spirit seal di William Wordsworth  tratta da: Poesie (1798-1807), a cura di Angelo Righetti, Mursia, 1997, Milano.
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CAPITOLO 1.
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Bingo Mwolo, il pi grande corriere di Kibera, Nairobi, e probabilmente del mondo.
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Hari il Pazzo era l'unico che poteva permettersi di
chiamarmi Tappo, perch era pazzo. Mentre io e Tonto
George costeggiavamo il Muro Est che circondava lo
slum di Kibera, gettai un'occhiata verso i trecento metri
della montagna di rifiuti ed eccolo, come sempre,
Hari il Pazzo, nero come il carbone, alto come il cielo,
i capelli in rivolta. Era seduto in cima alla montagna, il
suo tempio, attorniato dalle mosche - i suoi discepoli
- e come al solito leggeva. A volte era l'etichetta di un
barattolo o un pezzo di giornale ma, qualunque cosa
fosse, Hari il Pazzo la leggeva. Ehi, Hari il Pazzo gli
urlai. Che cazzo leggi?
Hari il Pazzo alz gli occhi. Lo sciame di mosche
che lo avvolgeva smise di ronzare per una frazione di
secondo. Guard me e Tonto George e grid: Tappo,
a chi  che dai del pazzo, eh? Ma se non sai neanche distinguere
la mano per pulirti il culo da quella per farti le
seghe. E quella testa di cazzo con mezzo cervello che  l
con te, quello  gi tanto se si ricorda di mettere un piede
davanti all'altro. E a quel punto scoppi a ridere come
fanno i matti. Su una cosa per Hari il Pazzo aveva ragione:
Tonto George aveva davvero solo mezzo cervello.
Quel coglione di Pazzo! dissi a Tonto George
mentre attraversavamo la distesa di spazzatura che era
la casa di Hari il Pazzo. Abbassai lo sguardo sul miscuglio
di carta, plastica, scatole di medicine, cibo andato a
male, calcinacci e poltiglia nerastra in decomposizione.
Era caldo, sotto i miei piedi nudi. Cani, donne e bambini,
tutti pelle e ossa, fiutavano in giro per la gigantesca
discarica, per topi non ce n'erano, quelli uscivano
solo di notte.
Io e Tonto George svoltammo a destra e ci infilammo
nel varco del muro di pietra grigia per entrare a Kibera.
Proseguimmo lungo lo stradello di sabbia rossa e Tonto
George grugn. I grugniti erano il suo modo di parlare.
Tonto George, come chiunque superi i sei anni, era
molto pi alto di me. Ma quello che davvero mi affascinava
di Tonto George era la ciccia. In effetti, Tonto
George era l'unico ciccione che conoscevo. Georgi,
gli dicevo come cazzo fai a essere cos ciccione?
Tonto George mi rispondeva sempre con un grugnito.
Non lo vedevo quasi mai mangiare; Kibera  un posto
dove per un po' di cibo ti sbudellano. La sua ciccia,
come la sua et, era un mistero. Per qualcuno Tonto
George aveva sedici anni, per altri ne aveva trenta. Non
importava, tanto qualunque et avesse il suo cervello,
gliene funzionava solo met.
Si scoppiava dal caldo. Percorrevamo lentamente la
Strada del Varco Est che tagliava attraverso lo slum.
Un mezzo cervello e un tappo. A dire il vero, io ho un
disturbo della crescita.
Wanjiru, generale ed esattore capo di Lupo, ci vide
arrivare. Sbrait: Tappo, dove cazzo eri? Ti vuole
Lupo!. Wanjiru lo chiamavano tutti Cane, anche in
faccia. Perch gli mancava met naso. Si diceva che da
piccolo un cane gli era saltato addosso e gli aveva staccato
mezzo naso con un morso. Ma nessuno gliel'aveva
mai chiesto perch avevano tutti paura di lui; Cane
amava la violenza come le donne amano i bracciali.
Cane portava una pistola alla cintura, anche se il pi
delle volte sbrigava le sue faccende con le mani e basta.
Non che Cane ammazzasse tutti quelli che andava a
trovare. Qualcuno sopravviveva, ma non era facile capire
la differenza fra vivi e morti. Una volta aveva detto:
 la mia arte.
Aspettando la risposta, Cane respirava attraverso
il suo mezzo naso. Persino il suo respiro era violento:
l'aria aveva paura di lui e lui la respirava a forza.
Gli urlai in risposta: Signor Cane, adesso ci vado
subito, da Lupo, ya.
Cane annu e scapp via.
Dissi a Tonto George: Ci si vede dopo, Georgi.
Grugnito.
Corsi nell'ufficio di Lupo. C'era del lavoro da fare.
Lupo gestiva met dello spaccio di droga di Nairobi
dal cuore dello slum di Kibera. Il grande capo era
Capo Jonni, che abitava gi in centro, in un appartamento
dentro un palazzone. L'organizzazione dello
spaccio era semplice. Da casa sua, Capo Jonni consegnava
i mattoni di bianca al corriere. Il corriere li
portava a Lupo a Kibera. I tagliatori di Lupo dividevano
i mattoni in mucchietti grandi un dito che finivano
in bustine di plastica. Quando uno spacciatore
passava un ordine, Lupo mandava un corriere a consegnarlo.
Lo spacciatore dava i soldi al corriere, che li
riportava a Lupo. Ogni settimana Lupo spediva uno
dei suoi corrieri migliori a portare l'incasso a Capo
Jonni. Capo Jonni dava al corriere i mattoni di bianca
per il viaggio di ritorno, cos il cerchio si chiudeva.
Il sistema filava liscio. Il cerchio non si interrompeva
mai, era come il respiro, dentro e fuori per sempre.
La polizia non fermava mai Lupo; non ci provavano
neanche pi. Una volta avevano mandato a Kibera un
uomo che intendeva farsi passare per uno di l. Puzzava
troppo di pulito, e il suo corpo senza testa fu abbandonato
per strada, come se lo slum lo avesse rigettato.
Non so bene che fine abbia fatto la testa. Io mi presi le
scarpe. Comunque la polizia era ben pagata per non
occuparsi di Lupo, quindi buona parte della segretezza
di Lupo serviva solo a far scena. Lupo era il mio capo,
ed era un buon capo. La gente aveva pi paura di lui
che di Dio.
Anche se Dio si era scordato di me, io non mi ero
scordato di Lui. Da piccolo abitavo in un villaggio
che si chiamava Nkubu, trecento chilometri a nord di
Nairobi. Frequentavo la Scuola della Benevola Innocenza
e tutti i giorni, dopo le lezioni, la mamma mi
faceva copiare due pagine della Bibbia della Buona
Novella. La mamma non aveva mai imparato a leggere
e scrivere, ma io ero il pi bravo a leggere e scrivere
della mia classe. Nella Bibbia ci sono dieci Comandamenti;
io ne ho tredici, tre in pi della Bibbia. Il
mio Comandamento n. 4 : Mai rubare i soldi dei
drogati. Altri corrieri rubavano i soldi dei clienti e
una volta o due riuscivano anche a cavarsela, perch
i corrieri erano tanti, e anche la bianca. Ma alla fine li
beccavano. Se ti beccavano, la punizione di Lupo era
immediata. Se il ladro era un ragazzo, gli toccava la
morte del ladro. Lo facevano chinare sul tavolo del taglio,
con le mani appoggiate di piatto. Gli piantavano
un coltello per mano, inchiodandogliele al tavolo.
Quando le mani erano bloccate, uno dei generali di
Lupo gli sollevava la testa. Lupo prendeva il coltello
dal fodero alla cintura e con un colpo solo, liscio come
la seta, gli tagliava la gola. Gli urli erano come una
pubblicit alla TV: Non rubare. Anche per le ragazze
la punizione cominciava con le mani inchiodate al
tavolo. Poi la convertivano, lasciandola l per una
notte intera. Tutti gli uomini che ne avevano voglia
potevano farsela. Se non moriva dissanguata finiva a
fare la puttana. Le convertite le riconoscevi dalle
mani.
Ce n'erano pochi, di corrieri che rubavano. Il motto
di Lupo era: Paura e ubbidienza. Se lo imbrogliavi venivi
punito, come con Dio. Se ti comportavi bene, Lupo
ti allungava venti scellini, o anche cento. Dio non lo
faceva mai. Dio non aveva neppure un ufficio a Kibera.
Avere un ritardo della crescita era un vantaggio, per
un corriere. Avevo quindici anni, ma ne dimostravo
dieci. Quando la polizia mi fermava, e qualche volta
era successo, mi mettevo a piangere (lacrime vere)
per una mamma immaginaria (la mia era morta) e mi
lasciavano andare. Nei miei anni da corriere non mi
hanno mai arrestato. Buon per me. Gihilihili, il capo
della polizia, i corrieri li faceva sparire. Quello che faceva
Gihilihili ai ragazzi nessuno lo diceva a voce alta,
per li apriva come fa un piede di porco con una porta
chiusa a chiave. Quando aveva terminato, i resti finivano
in un sacco aggiunto alla montagna di spazzatura
di Hari il Pazzo. Io ero il miglior corriere di Lupo.
Della, che aveva un braccio solo, era il secondo. Era
cos che sopravviveva un ritardo della crescita alto un
metro e venti a Kibera. Ero ben pasciuto, e mi toccava
anche la mia parte di puttane.
Ho nove tagli sulla faccia, tre sulla fronte e tre su
ogni guancia. Il Padre Anziano me li ha fatti quando
avevo dieci anni, il giorno che sono diventato uomo.
Io sono Bingo Mwolo. Sono il pi grande corriere di
Kibera, Nairobi, e probabilmente del mondo.
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CAPITOLO 2.
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Una giornata di lavoro.
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Lupo aveva bisogno di me. Feci di corsa gli stradelli
di sabbia e sassi fino alla sua baracca. Lupo abitava
nella zona di Kibera che si chiama Moc. Era evidente
che l ci abitava un capo: la sua baracca era dieci volte
pi grande delle altre. La base era fatta di blocchi di
cemento, con le pareti di legno e il tetto di mabati, di
lamiera ondulata. Dentro, il pavimento era coperto di
tappeti consumati. Pi o meno al centro della stanza
c'era il lungo tavolone dei tagliatori. In fondo c'era il
trono di Lupo, una poltrona di legno dorato e stoffa
blu. Quella poltrona sembrava che il tempo l'avesse
presa a calci. Corsi da lui. Eccomi, signor Capo
Lupo dissi. Ansimavo come un cane e grondavo di sudore.
Lupo era un omone, alto pi di un metro e ottanta.
Quando si muoveva, lo spazio che si lasciava dietro reggeva
la sua ombra. Era grosso e forte, ma non grasso.
Aveva la faccia squadrata con una barbetta corta attorno
al mento. Un buon corriere osserva gli occhi di
un uomo. Sono la prima parte che si muove quando
chi hai di fronte sta per fregarti o colpirti. Sono gli
occhi che tradiscono. Gli occhi dicono confusione,
fame o rabbia anche se non vuoi farti sentire. Ma
Lupo aveva le sopracciglia spesse. Erano sporgenti, e
nascondevano buona parte di quello che gli occhi potevano
lasciarsi scappare. Aveva il naso largo e piatto
come un cucchiaio. I capelli intrecciati gli calavano sul
collo, puliti e unti d'olio fino a sembrare vermi. Portava
le scarpe, pantaloni marroni e una camicia nera. Lupo
aveva un sacco di soldi, e non aveva bisogno di stare a
Kibera. Ma Kibera era un posto sicuro, e strapieno di
donne. Lupo aveva fatto un mucchio di figli, anche se
nessuno di loro lo chiamava pap.
Lupo amava il suo lavoro e lo faceva bene. Io correvo
per lui almeno due volte al giorno, e come me ce
n'erano altri cinquanta. Cinquanta corrieri che facevano
due consegne al giorno, per circa cinquecento scellini
a consegna, fanno cinquantamila scellini al giorno e
trecentocinquantamila alla settimana. Sono bravo con i
numeri, fa parte del mio lavoro. Ho imparato a contare
da mio padre, un giocatore che non pagava mai i debiti.
Non so che percentuale si teneva per s Lupo e quanto
finiva nelle mani di Capo Jonni, ma di sicuro giravano
un bel po' di soldi. Lo sapevo perch ero uno dei corrieri
che facevano la consegna settimanale dell'incasso a Capo Jonni.
Mi piacevano le consegne a Capo Jonni, primo
perch voleva dire che quel giorno non avevo altro da
fare, e secondo perch Lupo pagava duecento scellini,
per quella consegna. Il problema era che le consegne
a Capo Jonni non erano mai sempre lo stesso giorno o
alla stessa ora, cos era difficile azzeccare quando farsi
vedere in giro per beccarne una. Era lo stesso anche per
gli altri corrieri. C'era una concorrenza spietata per le
consegne a Capo Jonni, ma non ce le rubavamo mai a
vicenda. Quello  il Comandamento n. 3: La consegna rubata  morte.
Lupo era seduto sul suo trono blu a fumare. Davanti
a lui c'era il lungo tavolo di legno del taglio, dove potevano
starci in dodici. In quel momento c'erano solo due
tagliatori. Chini sul tavolo, seduti su sedie pieghevoli
di metallo arrugginito, tagliavano i blocchi di bianca.
Uno fumava una sigaretta, tenuta in equilibrio su un
posacenere di latta.
Lupo si pass la mano sinistra sui capelli di vermi
lucidi d'olio. Tappo, porta quattro bustine all'Intercont
ordin. Roja ti aspetta. Quando ti d i soldi, tu
lasciagliene cinquanta, ya?
Sissignore, signor Lupo dissi. Andai al tavolo. Il
tagliatore tir una boccata dalla sua sigaretta e, senza
neppure alzare lo sguardo, mi pass quattro buste di
bianca. Me le infilai nei calzoncini e corsi. Roja era
un fattorino d'albergo. Mai rubare i soldi dei drogati
(Comandamento n. 4), ma grattarli a chiunque altro, compreso Roja.
Quando lavoravo, lavoravo e basta (Comandamento
n. 7). Appena uscito dalla baracca di Lupo puntai
a nord, corsi fuori dallo slum e imboccai la strada. Il
caldo di mezzogiorno era passato, ma la strada buttava
fuori il suo, di caldo, peggio che nei sentieri sterrati di
Kibera. La strada era una serie di buche tenute insieme
da una ragnatela d'asfalto. L'asfalto mi bruciava i piedi
e mi faceva correre pi forte. Passai davanti a una clinica,
due bordelli, il mercato, una chiesa, e il vecchio
autobus giallo pieno di preservativi. Un ente benefico
aveva regalato l'autobus a una suora per la sua campagna
anti-AIDS, ma dato che la suora non sapeva guidare
e l'ente non le aveva dato i soldi per la benzina, l'autobus
era diventato un magazzino per le scatole di preservativi.
Nessuno usava i guanti: cos la suora non poteva
neppure venderseli, quei preservativi. Lei, l'autobus e
i suoi preservativi raccoglievano la polvere di Nairobi.
Corsi su per la collina oltre il mercato masai, cianfrusaglie
che finiscono ai piedi di Hari il Pazzo. Ci misi
un'ora ad arrivare all'Intercontinental. Roja mi aspettava
vicino allo spartitraffico davanti all'hotel, con la giacca
verde dei fattorini. Era alto e giovane e sembrava un
pezzo di corda. Mi vide arrivare e mi salut con la mano,
gridando: Sbrigati, ragazzo. Devo tornare a casa.
Rallentai e lo guardai arrabbiarsi. Quando lo raggiunsi
gli feci un gran sorriso. Jambo, Roja. Come
butta, ya? Infilai una mano nei calzoncini e gli consegnai le quattro bustine.
Aspetta qui disse brusco. Si ficc le bustine in tasca
e corse nell'albergo.
Mi misi a sedere sul muretto a guardare gli ospiti
dell'hotel. Turisti da safari che giravano con i loro vestiti
kaki e i cappelli derubami sono un turista. Uomini
d'affari, bianchi e neri, che salivano e scendevano
dai taxi. Conoscevo qualcuna delle puttane che lavoravano
l attorno; erano specializzate con quell'albergo e
pi carine della media. Guardai una bella famigliola di
bianchi con tre bambini tutti puliti - due maschi e una
femmina - in attesa davanti all'ingresso dell'albergo.
I bambini prendevano a calci un sasso, passandoselo.
La strada davanti all'Intercontinental si riemp di gente
che usciva dal lavoro e andava verso la stazione degli
autobus. Sapevo che Roja non ci avrebbe messo molto.
Roja sbuc dall'albergo dopo circa un quarto d'ora.
Ecco disse, e mi diede otto banconote pulite da cento
scellini, da parte dello spacciatore.
'azie dissi io. Me la porti un po' d'acqua?
Lo sguardo di Roja era carico di rabbia. Sorrisi. Sapeva
che avevo dei soldi per lui (da dividere, immaginavo,
con il direttore). Rientr a lunghi passi e torn
dopo pochi minuti con una bottiglia di plastica un po'
accartocciata e piena d'acqua a met. Sapevo che ci
aveva sputato dentro, ma l'acqua  acqua e il lavoro 
lavoro. Gli diedi dieci scellini, me ne tenni quaranta, e
me ne andai a casa.
Arrivai a Kibera qualche ora dopo, quando il sole era
quasi tramontato. Lupo era stravaccato sul trono come
una puttana. Gli diedi i soldi. Li cont e li mise in una
borsa verde che teneva vicino alla mano destra. Una
donna era stesa in terra a dormire. I tagliatori erano
spariti. Lupo si accarezz i capelli. Tappo, c' un'altra
consegna. Un'emergenza.
Sapevo che non era il caso di rispondere altro che:
Grazie, signor Capo Lupo.
Porta due buste all'Artista, ya mi ordin.
Lupo fece un cenno con la sinistra in direzione del
tavolo. Nel mezzo c'era un mucchietto di bustine di
bianca gi pronte. C'erano corrieri che approfittavano
di occasioni del genere per grattare qualche bustina,
ma la loro fine era nel mucchio di spazzatura dietro il
Muro Est. Sapevo che non era il caso. Presi due bustine
come mi aveva detto.
Tappo, ecco venti per te, ya disse Lupo, gettando
due banconote verso di me, che caddero come foglie.
S, signor Lupo. Grazie, signor Capo Lupo.
Lupo fece un altro gesto con la mano. Era l'ordine di andare.
Uscii dallo slum. Thomas Hunsa, l'Artista, abitava a Hastings.
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CAPITOLO 3.
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Thomas Hunsa, l'Artista.
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Ero l'unico corriere che Thomas Hunsa lasciava andare
da lui. La bianca si era mangiata la maggior parte del
suo cervello; era un po' come la strada per Hastings: pi
buche che asfalto. Hunsa non aveva mai avuto paura di
me, forse perch io ero un uomo piccolo e lui aveva
un cervello piccolo. A Hunsa piaceva farsi chiamare il Masta, il maestro.
Per la consegna a Hastings ci vogliono due ore. Decisi
di prendere l'autobus, anche se ci rimettevo una
parte dei venti scellini che mi aveva dato Lupo; tanto
quel giorno ero gi sopra di quaranta. Ogni volta che
prendevo l'autobus mi portavo appresso Tonto George.
Era troppo scemo per mettere paura a Hunsa, proprio
come io ero troppo piccolo. Si sedeva fuori per strada,
davanti alla casa di Hunsa, e aspettava che finissi. Poi
andavamo a farci una birra insieme al chiosco vicino alla
fermata dell'autobus. Quella sera cercai Tonto George
ma non lo trovai. Raggiunsi la fermata da solo.
Gli autobus di Nairobi si chiamano matatu e sono
dei minibus spogliati di buona parte della carrozzeria,
che dovrebbero portare dodici persone ma usando anche
il tetto arrivano a venticinque. Per la maggior parte
sono senza portiere. Di giorno capisci che sta arrivando
un matatu dal pulsare della musica che esce dagli altoparlanti.
Il rumore serve anche ad avvisare la gente che
attraversa la strada, perch non mi  mai capitato di salire
su un matatu con i freni buoni. I padroni dei matatu
li dipingono come gli pare, di solito viola e nero. La decorazione
va dai nomi delle chiese alle pubblicit delle
sigarette, a frasi come Carro della Morte, Ruote per
l'inferno e Follia volante. Nello slum la gente pittura
praticamente tutto. Maloe, per esempio, ha pitturato
suo fratello Mason sul muro della baracca, per fare
pubblicit al suo salone da cuaffr, come lo chiama
lui. Le pareti sono fatte di cartone e si scioglieranno
alla prima pioggia o alla prima rissa come si deve. A un
sacco di gente piace dipingere, proprio come a Cane
piace ammazzare, a Lupo piace comandare, a Tonto
George piace mangiare e a me piace correre.
Il matatu per Hastings, il 16B, era viola e oro e si
chiamava Intrepido. Era quasi vuoto, perch chi tornava
dal lavoro era gi a casa. C'era spazio per pensare, mentre
il minibus sobbalzava a ovest costeggiando Ngong.
Di fronte a me era seduta una ragazza, pi giovane ma
pi alta di me di tutta la testa, con dei jeans sudici e una
maglietta. Nelle file davanti cerano una vecchia con
l'espressione vuota e una coppia di ragazzotti che ridevano
fra loro. L'autista, giovane e ubriaco, ballonzolava
al ritmo della musica. Andai a mettermi dall'altra parte,
vicino alla ragazza. Jambo. Vai a Hastings? le chiesi.
Per via del fatto che sono un ritardo della crescita
le ragazze parlano sempre con me, a volte per piet.
A me va bene cos: mi fornisce l'occasione. La ragazza
mi sorrise, incerta. Sfruttai i sobbalzi del matatu per
spingermi contro di lei. Le sorrisi anch'io. Dopo vado
a bermi qualcosa. Ti va di farti una birra? Aggrott le
sopracciglia, perplessa. Le posai una mano sulla coscia.
Cominci a scaldarsi. Dai. Vieni, ya le urlai sopra la
musica. Ci divertiamo. Non si fidava per niente di me.
Lo aveva capito che non avevo dieci anni.
La ragazza aveva la pelle chiara e la fronte alta come
un tabellone. Aveva i denti storti. Gli occhi erano belli,
grandi e scuri. Le orecchie erano piccole, ma le labbra
spesse. Tette niente male. In una pausa della musica rispose:
Non posso. Mamma dice che devo tornare per cena.
La sua voce non era convinta come le sue parole.
Come ti chiami?
Deborah mi rispose.
Allora senti, De-bo-rah. Trascinai il suo nome
e le accarezzai la coscia. Sei la cocca della mamma?
Fai sempre quello che dice la mamma come una brava
bambina? E comunque quanti anni hai?
Lei si guard i piedi: portava le scarpe. Aveva le ciglia
lunghe. Disse: Quindici. Se quella aveva quindici
anni, io ero alto un metro e ottanta.
Be', dissi io per avere quindici anni sei proprio
una cocca di mamma.
Lei mi guard storto. No! Io faccio quel che mi pare!
Risi e le lasciai il tempo per pensarci su. Le dissi:
Allora, ci vieni a bere qualcosa con me, ya?. Sapevo
la sua risposta prima che la sapesse lei.
La musica sul matatu era altissima.
Okay disse lei al pavimento. Finsi di non sentire
per via della musica. Per farglielo ripetere.
Scendemmo dall'autobus in fondo a Hastings, e dissi
a Deborah che avevo un affare da sistemare, prima. Lei
mi guard. Che affare?
Sono un mercante d'arte le dissi.
La presi per mano e andammo a casa di Thomas
Hunsa. Casa sua era a una decina di minuti di strada
dalla fermata dell'autobus di Salome Road. Era una
casa di lusso, fatta di mattoni, la terza di una fila di tre
villette che spiccavano rispetto alle baracche di legno.
Era facile capire qual era quella di Hunsa: c'erano
quadri che sbucavano da tutte le parti e latte di vernice
sparpagliate ovunque. Come al solito, c'erano bambini
seduti attorno a casa sua. Dipingevano con la vernice
che Hunsa gettava via. Alcuni dipingevano su pezzi di
legno; altri su brandelli di cartone. Per la maggior parte
usavano stracci avvolti in cima a un bastoncino al posto
del pennello. Qualcuno faceva con le dita. I bambini
dipingevano su qualsiasi cosa. Una volta, quando ero
uscito da casa di Hunsa, Tonto George si era addormentato
e due bambini avevano dipinto anche lui.
Appesa sopra la porta c'era un'insegna ricavata da
un pezzo di legno, con su scritto: hunsa - masta, pittore
DI CASE. BUON PREZZO, BUON LAVORO.
Era cos che si pagava la bianca.
Non bussai, mi feci largo fra i quadri. Deborah mi segu.
Thomas Hunsa era in mezzo a una stanza ingombra,
a dipingere un quadro. Appena mi vide gli esplose in
faccia un gran sorriso. Jambo, Tappo. Cos'hai per me?
Hunsa indossava una vestaglia marrone, aperta.
Aveva il petto nudo e sotto portava dei calzoni marroni
tagliati sopra il ginocchio, sporchi di vernice. La vestaglia
era macchiata di colore e di sudicio, e la casa puzzava
delle stesse cose. Dai fianchi gli penzolava una corda
che gli faceva da cintura. Aveva in mano un pennello
con il manico d'osso, e uno spinello nell'altra. A parte
un materasso sul pavimento contro la parete opposta,
una vecchia poltrona arancione sbiadita, un tavolino di
legno pieno di barattoli di colori, e Thomas Hunsa, la
stanza era zeppa di quadri. Ce ne saranno stati almeno
un centinaio, pigiati l dentro con lui. Erano appoggiati
alle pareti e ai mobili, le pile arrivavano fino al tetto di
mabati. C'erano quadri che spuntavano persino dalle due finestre.
A cosa stai lavorando, Masta? gli chiesi.
Non sono affari tuoi rispose.
Deborah strusci i piedi, sulla soglia. Doveva aspettare:
avevo da lavorare.
Guardai il quadro sul cavalletto davanti a lui: una
tartaruga gigante, le zampe distese come le braccia di
un Cristo. La tartaruga era cos gialla che sembrava
elettrica. Dietro c'era un sole viola pallido. Sapevo
che era una tartaruga maschio, perch aveva un grosso
bhunna rosso vivo che penzolava verso il fondo del
quadro. La testa del bhunna era la faccia di una ragazza
kalenji. Dal corpo della tartaruga emergevano forme
e animali: marroni, verde chiaro e arancione. Guardai
pi da vicino. Mi strofinai gli occhi. Era vero: la tartaruga
respirava lentamente, dentro e fuori. Era viva
nell'arte del Masta.
Ma la tartaruga era come una persona; non ce n'era
neppure un pezzo finito. Nel carapace giallo erano
rimaste chiazze bianche da riempire. Sul sole viola
c'erano sbavature marroni. La ragazza kalenji era priva
d'espressione, come se non le importasse di ritrovarsi
in fondo al bhunna di una tartaruga.
Corriere, ce le hai le mie bustine? disse Thomas
Hunsa. La sua voce mi riport di colpo nel mondo
reale. I fumi di vernice e piscio dovevano avermi rintronato.
Hunsa pos il pennello in equilibrio sul cavalletto,
si infil una mano nella tasca della vestaglia e mi diede
i soldi. Le banconote erano macchiate di sudicio e di
vernice. Avevano il suo odore. Le contai e gli consegnai le due bustine.
E il biglietto per l'autobus, Masta?
Mi diede una moneta pescata in tasca.
Masta gli dissi. Il quadro  bello. Ne vendi mai qualcuno?
Il Masta si fece scivolare in tasca le bustine di bianca
e riprese il pennello. Anni fa vendevo quadri ai turisti.
Ai turisti piacciono, i miei quadri, ma poi quel mercante
americano mi ha tirato una fregatura. Il Masta
succhi l'estremit del pennello. C'era un turista che
si era comprato il mio quadro per settantamila scellini,
e quel mercante d'arte americano a me ne ha dati solo
cinquemila. Mi guard spalancando gli occhi. Cinquemila!
'Sto stronzo. Cos gli ho detto, vaffanculo,
i miei quadri me li tengo io. Nessuno frega Thomas
Hunsa. Spalanc le braccia, e vernice e cenere gli caddero
in testa, fra i sudici dreadlock grigi.
Allora perch non li vendi a qualcun altro? A un
mercante che ti d pi soldi?
Lui sorrise e disse: Mi sono messo nei casini. Annu,
e poi ripet: Nei casini.
Che casini? chiesi io.
Tagli l'aria con l'impugnatura d'osso del pennello.
Ho affettato il ragazzo del mercante... quello che lavorava
per il mercante d'arte americano. Sgran gli occhi.
L'ho infilzato. E poi l'ho sbudellato. Hunsa alz
la voce. Ma quel bastardo del Capo Gihilihili non l'ha
mai trovato, il Masta. Non mi ha mai beccato! Torn
al suo quadro e lo url anche alla tartaruga: Mai!.
Lo sapevano tutti che Gihilihili era il capo della polizia
con una gamba sola. Persino Cane aveva paura di lui.
Quand'ero piccolo il Padre Anziano mi aveva raccontato
del pigliamosche. Quando l'aquila va a caccia vola
nel cielo, e quando riposa si mette sul ramo pi alto per
non essere attaccata. Se arriva il pigliamosche, strappa
all'aquila le penne remiganti e l'aquila finisce nel fango,
e presto muore perch gli altri animali la fanno a pezzi.
Spesso Gihilihili ammazzava, qualche volta no. Ma non
importava, perch Gihilihili era come il pigliamosche:
alle persone portava via quello che erano.
Immaginai che Gihilihili e la polizia si fossero scordati
che l'Artista aveva accoltellato qualcuno da chiss
quanto tempo. A Nairobi la morte  un modo di vivere.
Ma con la paura che aveva, il Masta voleva soltanto me
come corriere; non accettava nessun altro. A me andava
bene cos. Io e lui eravamo dei solitari. Dissi a Hunsa:
Oh s, Masta. Gihilihili parla tutti i giorni di Hunsa
l'Artista, ma io non dico niente!. Guardai Hunsa che
ricordava il terrore del pigliamosche e sorrisi nel nostro
silenzio solitario.
Mi misi in tasca la moneta, mi girai e quasi andai a
sbattere contro Deborah. Me n'ero scordato che c'era:
era svanita nel suo nulla. Io e Deborah tornammo sulla
strada principale. Mentre camminavamo, il quadro di
Hunsa mi fece pensare. E se davvero un turista avesse
pagato settantamila scellini per il quadro di una tartaruga
con un bhunna gigante? Ecco dei soldi che cercavano
un padrone.
Per strada, davanti alla fermata del matatu, c'era un
chiosco rosso e blu che vendeva da bere. L vicino c'era
una baracca rosa vivo con l'insegna parrucchiera sylvia
e una figura di donna con i labbroni dipinta di lato.
Offrii una birra a Deborah, al chiosco, e ci sedemmo su
una panca che guardava verso la strada. La mia mente
non riusciva a smettere di rimuginare. Se ognuno dei
quadri di Hunsa valeva anche solo cinquantamila scellini,
tutti quelli che aveva in casa arrivavano ad almeno
sette milioni. Deborah sembrava contenta di non dover
parlare, ma ogni volta che mi ricordavo di guardarla
scoprivo che mi fissava. Mi fece sentire solo, immagino
perch lei si sentiva sola. La sua voce parl nell'aria fresca
della notte. Hai da fumare?
No, mi rallenta la crescita risposi.
Deborah rise.
Hai i denti storti le dissi. Le cascarono gli occhi,
come due palle.
Mi piacciono aggiunsi subito. Sei bellissima, sei
come un'attrice del cinema.
Lei alz lo sguardo e sorrise.
Cos adulta.
Lei sorrise di nuovo, e allora la portai dietro il
chiosco e me la scopai. Me la scopai fino a diventare
un'ombra della sua oscurit. Poi ripresi il 16B per tornare
a Kibera.
Arrivai a Kibera dopo mezzanotte. Lo slum era silenzioso,
a parte i fruscii degli animali, qualche urlo isolato,
e l'abbaiare dei cani. Mi avviai verso casa, a Mathare 3A.
Camminai lento per i vicoli, perch ero stanco e non
stavo lavorando. C'era gente che beveva ancora, e altri
sospiravano in un sonno pieno di speranze.
La maggior parte delle case di Kibera  fatta di rottami.
Alcune hanno le pareti di cartone, di stoffa, o di
legno. I tetti sono di assi, di lamiera ondulata, o di cielo.
Tra le case ci sono i vicoli; non che ce li abbiano messi
apposta,  solo dove non ci sta la gente. Nei vicoli erano
stati scavati dei canali, per far scorrere via il sudiciume
di uomini e cani. Il puzzo era forte, ma meno forte che
di giorno.
A casa mia, il Cugino Festa dormiva. Non mi sorprese
trovarci anche Tonto George. Russava pi forte
di Festa. Ero stanco, ma non ero pronto a dormire. Mi
sedetti sulla soglia e ascoltai la notte. Dovevo riflettere
su certi pensieri: Hunsa, un centinaio di quadri, sette
milioni di scellini.
Mi sentivo addosso l'odore di Deborah e ne volevo
dell'altro, del suo vuoto, mi aveva calmato. Mi aveva
scritto il suo numero di cellulare su un pacchetto di
sigarette, solo che io il telefono non ce l'avevo.
...
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...
CAPITOLO 4.
...
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...
Il mercato masai.
...
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...
Casa mia non aveva il tetto, cos il sole di Kibera mi svegli.
La gigantesca palla rossa strisci su per il cielo come
un ragno pigro. Avevo ancora dei soldi in tasca, cos io
e Tonto George ce ne andammo al mercato a comprare
da mangiare. Georgi, che hai fatto ieri sera? gli chiesi.
Grugnito.
Chiss perch insistevo a parlare con lui! Le sue risposte
erano solo grugniti o silenzi. Dissi: Dopo mangiato,
ti va di andare a tirare due sassi a Hari il Pazzo?.
Era la nostra abituale attivit mattutina.
Comprai dei panini dolci, i mandali, caff e cinque
manghi. Ci sedemmo all'aperto a guardare i bambini
che giocavano a pallone con una lattina arrugginita. Un
vecchio cieco curvo zoppic verso di noi appoggiandosi
a un bastone. Era il mendicante Guerriero Dafosa.
Perle dal cielo continuava a gridare, ancora e ancora,
come una capra. Gli lanciai un mango e lo colpii. Lui lo
individu col bastone, lo prese, e continu a zoppicare.
Era bello poterlo aiutare.
Tonto George disse: Posso farlo anch'io il corriere?.
Perch vedete, Tonto George sapeva anche
parlare, quando voleva qualcosa.
Risi. No che non puoi, testa di cazzo. Sei troppo
tonto e sei troppo scemo. Storia chiusa. Georgi, ti va
di andare a tirare i sassi, ya?
Uscimmo da Kibera attraverso il Varco del Muro
Est. La montagna della discarica era davanti a noi.
C'erano gi otto bambini, undici donne velate e sette
cani che frugavano tra i rifiuti. Il mucchio di spazzatura
cresce all'infinito. Il suo re, Hari il Pazzo, era seduto
sul trono.
Stava leggendo una rivista mezza rosicchiata. Annuiva
e borbottava fra s. Presi un sasso grosso come
un pugno. Tonto George aveva una pietra tonda. Le
tirammo. Anche se sono un ritardo della crescita, sono
forte. Il sasso vol oltre l'orecchio sinistro di Hari il
Pazzo. La pietra di Tonto George arriv corta di quattro
metri. Il lettore non stacc gli occhi dalla sua rivista.
Tirammo di nuovo. Stavolta Tonto George lo colp in
pieno petto. Il re della spazzatura salt in piedi. Aveva
una camicia nera sbottonata e calzoni dello stesso
colore sbrindellati. Url: Brutto deficiente d'un ritardato
senza cervello. Non c'hai niente di meglio da
fare? Prendi quel Tappo e levatevi dalle palle tutt'e
due, brutta testa di cazzo con mezzo cervello, vaffanculo,
tu e il Tappo. Hari il Pazzo agitava le braccia
e ballava. Gli piacevano le nostre visite quotidiane. Ci
allontanammo, mentre lui continuava a urlarci dietro e
a scuotere la sua rivista arrotolata.
Ehi, Georgi, ti va di farci il mercato masai?
Il grugnito di Tonto George fu entusiasta.
Andare al mercato masai voleva dire una mattinata
di furti e io, con la mia taglia, ero bravissimo. Tonto
George faceva il palo. Gli piaceva un casino.
Alcuni dei ladri pi vecchi usano dei trucchi, ma
secondo me sono degli sfigati perch non hanno classe.
Uno dei trucchi  far inciampare una turista, spingerla
a terra, agguantarle la borsa e scappare prima che si
rialzi. Appunto: niente classe.
Io avevo le mie tre regole di borseggio. Regola n. 1: il
gioco deve valere la candela, ovvero non rubare stronzate.
Inutile rubare cianfrusaglie masai, non hanno valore.
Orologi che sembrano d'oro di solito sono di latta e non
valgono il rischio. Regola n. 2: pazienza. Meglio aspettare
che arrivi un portafoglio pieno appeso alle chiappe
grasse di un turista che buttarsi sul culo secco di un
kenyano. Regola n. 3: quando ci riesci, smetti. Non lasciarti
prendere dall'avidit: il mercato masai ce tutte le
settimane. Se hai vinto, sei a posto.
Il mercato masai era su una collina ai margini del
quartiere commerciale, vicino al vecchio Euro Hotel.
Anni fa era l'albergo degli stranieri ricchi, ma adesso
ci vanno dei turisti bianchi conciati peggio di me.
Quando arrivammo, il mercato era in piena attivit.
Lasciai Tonto George all'ingresso, con l'ordine di stare
di guardia in caso di una retata della polizia che non ci
sarebbe mai stata.
Io gironzolai con pazienza fra le bancarelle e mi
guardai attorno. Al mercato masai vendevano di tutto:
cibo, gioielli, mobili, vestiti, medicine. Seguii dei turisti
bianchi ma una di loro, una donna con gli occhietti
penetranti, mi vide e si strinse la borsa al petto. Pensai
di alleggerire una coppia di vecchi bianchi che compravano
antiche maschere tribali, ma li lasciai perdere: per
quel giorno li avevano gi fregati abbastanza. Poi trovai
il mio obiettivo: turisti da safari.
I turisti da safari sono speciali. Dopo le battute
nei parchi si sentono invincibili. Passano un giorno a
Nairobi prima di andare all'aeroporto. Comprano un
mucchio di roba e non badano ai portafogli. Si sentono
cacciatori, quando in realt sono selvaggina. Erano in
quattro, tre uomini e una donna. Si accalcavano attorno
alla bancarella di un venditore di cappelli, e contrattavano
dei berretti fatti a maglia. Fu la donna ad attirare
la mia attenzione: era l'unica non vestita da safari e
aveva delle tette enormi. Per alleggerire gente cos ci
vuole meno cervello di quello che ha Tonto George.
Decisi di usare un Bingo Special, il sistema Macchina
fotografica, non perch ce ne fosse bisogno, ma per
divertirmi. Aspettai che il venditore avesse concluso la
sua esibizione. Incurv le spalle, con l'aria tristissima:
eravamo quasi alla fine. Una volta mi aveva detto: 
per lo spettacolo, che pagano. Comparvero i portafogli.
Uno dei turisti, un omone grosso e grigio, stava per
rimetterselo nella tasca davanti dei calzoni. Allora scattai
e afferrai la macchina fotografica che ciondolava al collo
dell'uomo pi giovane accanto a lui. Quello mi vide
(come previsto) e mi diede una manata. Caddi a terra e
gli altri mi agguantarono come se fossi la preda del safari.
Mi lasciai spingere e gridai: la mia esibizione per loro.
Andai a sbattere forte contro il fianco sinistro del ciccione
e in un secondo gli sgraffignai il portafoglio. Uno
di loro mi afferr per la maglietta, che si strapp come
un foglio di carta. Corsi via. Era stato un Macchina
fotografica perfetto. Tre minuti dopo ero seduto all'ingresso
del mercato con la maglietta strappata, vicino a
Tonto George. Lo svegliai e guardammo cosa c'era dentro
il portafoglio del ciccione bianco.
Non c'era tempo per le chiacchiere. Avevo meno
di un'ora per andare in centro a vendere le carte di
credito. Con la patente di guida dell'Iowa, USA, di un
certo Peter Guttenberg, potevo farci al massimo dieci
scellini. Nel portafoglio c'erano quattrocentosessanta
scellini e ottantasei dollari americani. Diedi quaranta
scellini a Tonto George per il suo lavoro e gli dissi che
ci saremmo rivisti dopo. Lui si mise le banconote ben
piegate dentro ai pantaloni, sul davanti, come gli avevo
insegnato io. Sorrise felice e se ne and.
Corsi nella zona commerciale, dove portai le carte di
credito di Guttenberg a un tizio che si chiamava Giovane
Joe, anche se non era pi giovane da quarantanni. Aveva
una bottega da sarto in DuCane Street e sul bavero sinistro
della giacca portava una piccola croce d'argento.
Volle sapere da quanto avevo in mano le carte di credito,
e poi discutemmo sul prezzo. Interrogatorio e contrattazione
erano di rito; le carte di credito le comprava sempre,
e sempre a cinquanta scellini l'una. La patente non
la voleva, allora gliela regalai: buoni rapporti d'affari.
Quando ero piccolo, il Padre Anziano mi aveva insegnato:
L'uomo torna sempre da dove  venuto.
Intendi dalla madre avevo detto io.
No aveva detto lui, e aveva riso. Nel fango.
Io sono nato a Nkubu. Quando ero ancora un
neonato le Madri Anziane del villaggio avevano detto
alla mamma di restituirmi al fango.  troppo piccolo.
Morir. Invece la mamma mi aveva avvolto nel suo
scialle marrone e mi aveva protetto con la mano. Non
toccate il mio bambino.
L'avevano lasciata in pace.
Io e la mamma ci eravamo poi trasferiti a Nairobi, e
poi lei era stata uccisa.
Mi bruciavano i piedi sulla strada di mezzogiorno.
Avevo la testa pesante. Gli spiriti si levavano attraverso
le crepe dell'asfalto dal fango rosso secco che c'era
sotto. Gli spiriti mi chiamavano: Bingo, corri. Corri
via di qui.
Era ora di nascondere il mio bottino della mattinata.
Dividevo sempre i miei soldi: met lo nascondevo in
un posto, met in un altro. Cos raddoppiavo il rischio
che lo trovassero per raddoppiavo anche la sicurezza
di non finire mai al verde. Ma ogni giorno lo comincio
come ho finito il precedente: solo io, Bingo. Non mi
porto dietro niente da ieri. Il passato ti appesantisce:
troppo passato e non vai pi avanti. Io sono Bingo.
Sono uno che corre. Sono il pi grande corriere di Kibera, Nairobi, e probabilmente del mondo.
...
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CAPITOLO 5.
...
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Bingo si aggiudica LA CONSEGNA A CAPO JONNI.
...
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Suddivisi il bottino del mercato masai nei miei due
nascondigli e arrivai al trono blu e oro di Lupo verso
mezzogiorno. C'erano tre corrieri. Cane era seduto al
tavolo dei tagliatori a fumare. Faceva un caldo bestia.
Le folate di vento portavano polvere e puzza. Lupo mi
vide e pieg un dito per chiamarmi.
Temevo che Lupo avesse gi saputo della mia visita
a Giovane Joe. Non  che le attivit in proprio fossero
proibite, ma tutto quello che Lupo scopriva, diventava
di Lupo. Avevo pi paura di Lupo che di Gihilihili.
Gli occhi di Lupo guizzarono sulle mie mani,
che avevano tremato per un attimo, e sorrise perch
gli piaceva il sapore della mia paura. Tappo disse.
Mi servi domani sera dopo che ha fatto buio. Devi
fare una corsa da Capo Jonni. Per la consegna a Capo
Jonni domani sera alle otto, hai capito? Alle otto in punto, ya.
Sissignore, signor Capo Lupo.
Scoppiavo di felicit. Mi ero aggiudicato la consegna
a Capo Jonni. Gli altri corrieri che c'erano in giro
avevano sentito, ma non importava. A Kibera nessuno
avrebbe mai accoltellato un corriere di Lupo (tranne
Lupo). La vita era un'indennit che arrivava insieme
al lavoro; l'ubbidienza era un ben misero prezzo da pagare.
Lupo mi squadr dall'alto. Ascolta bene, Tappo.
La consegna a Capo Jonni alle otto precise domani
sera ripet, come se fossi un ritardato.
Sissignore, signor Capo risposi da bravo servo.
Non chiesi perch Lupo mi voleva alle otto in punto.
Di solito non importava a che ora facevo la consegna.
Ma era per quello che mi aveva scelto: a parte
Zel Stralento, ero l'unico corriere che sapeva leggere l'ora.
Avevo imparato a leggere l'ora alla Scuola della Benevola
Innocenza. Anche allora mi era servito. Molte
sere pap diceva alla mamma: Io e Bingo abbiamo
gli studi biblici stasera alle otto. Poi pap mi dava il
suo Timex e diceva: Bingo, vieni a prendermi a casa
di Jesse alle otto in punto. Era il nostro codice. Mi
infilavo al polso il Timex, che era troppo largo per me, e poi io e pap uscivamo.
Quelle sere andavo a prendere pap alla baracca
dove vendevano da bere alle otto in punto. Le otto
erano il suo orario per le scommesse, che si facevano
sul retro del negozio del villaggio. Quando pap
scommetteva, ero io che facevo i calcoli: Bingo, che
carte sono uscite?, Bingo, a quanto la danno quella
vincita?, Bingo, quant' che ho appena perso?.
Pap aveva perso il Timex per una scommessa, ma
non gli importava. Tanto lui l'ora non la sapeva leggere.
Zel Stralento aveva l'orologio, non gli era mai
toccata una consegna a Capo Jonni. Era cos lento che
a un certo punto la strada si convinceva che facesse parte di lei.
Tappo disse Lupo, e il ricordo di mio padre si
infranse. Tappo, adesso fai anche una corsa per me,
subito, ya. Porta quattro bustine di bianca e due pezzi
di dagga, la Marijuana, al Livingstone Hotel. E dai un centone al direttore Edward.
Sissignore, Capo Lupo dissi. Un tagliatore fece
scivolare l'ordine verso il bordo del tavolo. Lupo mi
guard e sorrise. I due incisivi superiori e i due inferiori
erano andati, e nel suo sorriso sembrava ci fosse
passato un mattone in mezzo. Si lisci i capelli unti e
infil la mano nella borsa verde appesa al trono. Mi
gett una banconota da venti scellini. Tappo, procurati
una cazzo di maglietta nuova. I venti scellini
fluttuarono in terra. Ricambiai il sorriso. Grazie,
signor Capo dissi. A Lupo piaceva che la gente gli
si inchinasse. I venti scellini erano unti dell'olio dei capelli.
Il Livingstone  il vecchio grand hotel di Nairobi,
dove la gente del governo e i ricchi si godono tutto
quello che vogliono. L il mio sistema di consegna era
diverso dall'Intercontinental, pi di classe. Al Livingstone
non c'erano fattorini, la consegna la facevo
all'ingresso di servizio, al direttore in persona.
Trotterellai fino al vicolo dietro l'albergo. Sull'angolo
c'era un negozio di antiquariato. Vendeva le
stesse maschere del mercato masai, ma costavano cinquanta
volte di pi. Una vecchia era seduta dietro il
negozio, su una vecchia cassa gialla sbiadita, a scrivere
i certificati che rendevano antiche le maschere. Le passai
davanti di corsa verso l'ingresso del Livingstone e
aspettai accanto alla porta delle cucine.
Dopo un'ora usc un ometto tozzo, con i capelli
ricci e grigi. Aveva una giacca nera con la coda a forma
di lingua, un panciotto rosso, la camicia bianchissima
e una cravatta a farfalla. Sul bavero della giacca, a sinistra,
aveva una piccola croce d'argento. Il direttore
Edward si era trovato un bel posticino nel mondo:
la sua pancia diceva piena e i capelli grigi si arricciolavano
placidi di lavoro sicuro. Era l'uomo meglio
vestito di Nairobi. Sembrava il lord inglese di un film
porno che avevo visto in un bar.
Il direttore Edward era uno sveglio. Faceva bene
la parte del servitore, ma se provavo a fregargli anche
solo una monetina, mi allungava un ceffone con la
velocit di un serpente che agguanta un topo. Sapevo
che era uno dei tre direttori del Livingstone, e di sicuro era il pi vecchio.
Mi diede milleseicento scellini. Io gli diedi le quattro
buste di bianca e i due pezzi di dagga, e poi gli
consegnai cento scellini come mi aveva detto Lupo.
Allora il direttore Edward mi diede una moneta da
venti scellini. Era cos che si facevano gli affari al Livingstone, con classe.
Mi avviai lungo Kenyatta Avenue e pensai a Deborah.
Non avevo voglia di stare con Tonto George, e
non avevo neppure voglia di fare un'altra consegna,
quel pomeriggio. Da Lupo c'erano altri corrieri pronti,
e la sera dopo avevo gi la consegna a Capo Jonni. Era
il momento di riposare. Uno dei miei Comandamenti
(il n. 7) : riposa ogni volta che puoi; cos sarai pronto
quando si presenta l'occasione. Quel pomeriggio
avevo del tempo da ammazzare.
Andai gi per la Moi Avenue fino a un negozio di
cellulari. Jambo dissi a un commesso con la pelle
chiara, secco come un palo. Vorrei provare quello
dissi indicando un Sanyo. Il commesso mi squadr da
capo a piedi. Stava per cacciarmi a calci quando gli
mostrai i soldi del Livingstone. Il Sanyo ha un'ottima ricezione disse il secco.
...
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CAPITOLO 6.
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Aspettando Deborah.
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Deborah era a scuola quando le telefonai con il Sanyo.
Ci vediamo alle quattro le dissi.
Ah? disse lei.
Sono Bingo. Vieni alla stazione degli autobus alle quattro.
Ah disse lei.
Conversazione chiusa. Restituii il Sanyo al commesso
secco. Se lo strofin sui calzoni per ripulirlo
e lo rimise al suo posto. Io uscii dal negozio. Ancora
due ore di attesa.
Ci si avvicinava all'ora in cui gli impiegati cominciano
a uscire dal lavoro. Valutai la possibilit di
borseggiarne qualcuno mentre aspettavo Deborah ma ero
stanco, allora me ne andai al parco Uhuru. Rubai delle
noccioline zuccherate da un venditore ambulante, le
mangiai, mi venne la nausea, mi distesi sotto un albero
e mi addormentai.
Dormii sodo, sognai un'oscurit che mi si sparpagliava
addosso come cenere. Mentre dormivo ancora
pi profondamente, la cenere divent spessa. All'inizio
era leggera, ma cominci a diventare sempre pi
pesante. Divent asfalto. Mi si distese sopra come una
coperta solida e mi appiatt. All'inizio avevo paura, ma
la coperta d'asfalto mi sussurr: Sst, Bingo, sta' tranquillo,
ti protegger. La voce della strada era quella
di Deborah. Accolsi la coperta sopra di me e sognai
di scomparire all'ombra della mia strada. Dopo mille
camion ero un nulla su cui passava di tutto. Mi svegliai
di colpo, fradicio di sudore ed eccitato. Il vuoto di
Deborah mi spaventava, per la volevo. Il vuoto  uno
dei modi in cui la gente tira avanti e io volevo entrarci,
almeno per un po'. Corsi in fretta alla stazione degli
autobus. L'orologio della stazione segnava le 3,45.
Mangiai del pollo fritto pescato nel bidone dei rifiuti
del Chicken Heaven e aspettai Deborah.
Alle quattro e un quarto Deborah non c'era. Quattro
e mezza, niente Deborah! Le avevo detto di venire alle quattro.
Mi avvicinai a una fila di gente uscita dal lavoro che
saliva sugli autobus e cercai di grattare un cellulare.
Mi videro, scappai, e tornai al negozio di telefoni. Il
commesso secco non volle saperne. Andai di nuovo alla
stazione degli autobus. Quattro e tre quarti, e ancora
niente Deborah. Tak! Un impiegato si slacci la cravatta
e la lasci penzolare mollemente al collo, nera e
arancio. Aspettai che salisse i due gradini per montare
sull'autobus, poi gli schizzai accanto e presi la cravatta.
Ero gi sparito prima che la sua mano arrivasse vicino
al collo. Diedi la cravatta al commesso secco del negozio
di cellulari e chiamai Deborah con il Sanyo.
Dove sei? chiesi.
In mezzo ai crepitii (la ricezione faceva schifo) Deborah
disse: Mio padre  venuto a prendermi a scuola.
Padre di merda.
Vieni dopo dissi io.
Crepitio. Non posso disse lei.
Domani dissi io.
Crepitio e basta.
Dissi: Sei proprio una cocca di mamma.
Domani sera alle nove disse lei.
Alla stazione degli autobus dissi io.
Ah disse lei.
Fine della conversazione. Domani sera alle nove,
perfetto. Consegna a Capo Jonni alle 8,00, Deborah
alle 9,00.
Trotterellai per la Mbagathi fino a Kibera e consegnai
i soldi del Livingstone Hotel a Lupo. Li infil
nella sua borsa verde e disse: Tappo, ti ho detto di
procurarti una cazzo di maglietta. Come corrieri, il
nostro codice di abbigliamento era non farti notare.
La mia maglietta strappata faceva troppo slum. Tipico
del modo di lavorare di Lupo. Ogni dettaglio era
importante. Sissignore, signor Lupo. Corsi a una
bancarella sulla strada principale e pagai dieci scellini
per una maglietta arancione con la scritta mombassa cement
stampata davanti. Avrei potuto rubarla, ma non
rubavo mai a Kibera. Mai rubare a chi  pi povero di te (Comandamento n. 5).
Mangiai per cena uno stufato di m'bazz, un legume simile al pisello, e me ne tornai a casa. Incrociai gente che diceva ya! o salutava con la mano. A casa mia c'era la cugina Sheila. Sheila era carina e aveva un anno meno di me. Era un inutile
spreco di spazio. Suo padre aveva trovato lavoro alla
fabbrica della Janssen Pharmaceutical e aveva lasciato
Kibera grazie a un programma di recupero. Lui
l'avevano recuperato, invece Sheila no. Sua madre se
n'era andata, stroncata dal Virus. La maggior parte del
tempo Sheila ciondolava in giro per Kibera, a mostrare
le gambe e il culo e a volte la dava gratis, o per una
birra o una sigaretta. Io me l'ero gi scopata due volte.
Quella sera fu la terza. Volevo impedire a Deborah di
impadronirsi della mia testa. Sheila era calda e rideva
sotto la coperta. Con la sua umidit lav via dai miei
pensieri la voce di Deborah. Dopo, mentre ce ne stavamo
distesi insieme, le diedi una sigaretta e cinque
scellini che avevo in tasca. Lei non si ferm a dormire,
ma se ne and a spendere i soldi o a farsi scopare per
averne altri. Io mi addormentai sotto la coperta. Pensai
che avrebbe potuto fare qualcosa di meglio per se stessa, ma il suo destino era Kibera.
...
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CAPITOLO 7.
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...
La colazione alla chiesa di St Lazarus.
...
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...
Era il mattino della consegna a Capo Jonni.
E indovina un po'? Faceva un caldo bestiale.
Per prima cosa, io e Tonto George facemmo la nostra
visita a Hari il Pazzo, che era pi rumoroso del solito.
Grid Tutti quei medicinali contraffatti ci stanno ammazzando!
e frust l'aria con un libro azzurro coperto
di muffa verde. Io e Tonto George non riuscimmo a
colpirlo con i sassi. Abbandonammo il mucchio di
spazzatura al ritmo della folle risata di Hari il Pazzo e ci
avviammo verso St Lazarus per la colazione.
Il gioved mattina alla chiesa di St Lazarus c'era
la funzione della Salvezza. Se dicevi che eri salvato,
ti davano la colazione gratis. St Lazarus era a circa
un'ora di marcia. Il tempo di arrivarci, e sarei stato
pronto per farmi salvare.
Mentre camminavo con Tonto George, mi chiedevo
dove Hari il Pazzo avesse imparato a leggere. A Kibera
c'era una specie di scuola, giusto un tetto di mabati
sostenuto da pilastri, gestita da suore e volontari.
Nessuno si fermava abbastanza a lungo da insegnare
l'intero alfabeto, o andare oltre la tabellina del sette,
cos nessuno dei ragazzi sapeva scrivere topo e neppure
che 11 per 12 fa 132. Alla fine di ogni giornata
i ragazzi cantavano tutti insieme: Il Signore  il mio
Pastore, non manco di nulla. Io non ci ero mai andato
a quella scuola (la Scuola della Benevola Innocenza
bastava e avanzava), ma spesso mi sedevo sulla collina
l dietro, con Tonto George, a bere una birra, fumare
e ascoltare i bambini che imparavano e cantavano.
Non che l'istruzione servisse a quei bambini, proprio
per niente, per sembrava si divertissero. Nemmeno
cantare gli serviva a qualcosa. Difficile immaginarsi
Hari il Pazzo da bambino, figuriamoci da scolaro. Ma
che Hari il Pazzo sapesse leggere non era pi strano
di Tonto George che mangiava tanto da poter diventare
ciccione. Per, se Hari il Pazzo sapeva leggere,
perch viveva su un mucchio di spazzatura?
In chiesa ci sedemmo ad ascoltare la funzione della
Salvezza. Quel giorno era molto meglio del solito. Il
predicatore continu a strillare per tutta la durata del
suo spettacolo. Fece i Comandamenti, che mi piacevano,
anche se non erano belli (n tanti) come i miei.
...
.
...
I miei tredici Comandamenti erano:
...
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...
1. Corri. Non fermarti. Se ti fermi non sei da nessuna parte.
2. Finisci tutte le consegne, anche se sono corte.
3. Non rubare una consegna a un altro corriere. La consegna rubata  morte.
4. Non rubare i soldi dei drogati.
5. Non rubare a chi  pi povero di te.
6. Non uccidere.
7. Quando lavori, lavora. Ma il riposo  il riposo.
8. Non spendere tutti i tuoi soldi in birra e puttane.
9. Ama tua madre. Dimentica il padre.
10. Menti ogni volta che puoi. La migliore bugia  la verit.
11. Non portarti dietro niente. Pi porti, meno corri.
12. La vita  oggi. Domani  fango.
13. Corri da solo.
...
.
...
Il predicatore parlava della salvezza. Io avevo i
crampi allo stomaco. A un certo punto grid: Poich
Dio  il vostro giudice, siete voi qui per Ges?.
La congregazione mormor un s appena pi
forte del ronzio delle mosche. Il predicatore volt la
pagina del suo libro.
All'improvviso una donna schizz in piedi e url:
Sono qui per Ges! Sono qui per Ges! Voglio gettarmi
ai piedi di Ges! Prendi il mio corpo, Ges,
prendimi!. Quella che urlava era una vecchia strega
sparuta e divorata dalle pulci. Ges, nemmeno dopo
cent'anni sulla croce, l'avrebbe voluta! Ma il predicatore
era estasiato, almeno all'inizio. Le rispose: S,
figlia di Ges. S! Confessa i tuoi peccati. La salvezza
ti chiama.
E lei di rimando: S, sono qui per te! Sono per
Ges!. L'intera chiesa, venti anime affamate e non
ancora salvate, si volt a guardarla. Cominciava lo
spettacolo.
La strega urlante si strapp i vestiti e attacc a
confessare peccati che avevo visto solo nei porno.
Il predicatore ci rimase male. Corse da lei. Cerc di
fermarla. Supplic persino Ges di aiutarlo, ma era
troppo tardi. Non c'era verso di fermare la salvezza.
La congregazione cominci a incitarla.
Io e Tonto George lasciammo la chiesa dopo aver
ricevuto la salvezza e la colazione. Appena fuori, per
strada, ci imbattemmo nell'urlatrice mezza nuda, che
vagabondava da sola. Sembrava un'amante abbandonata.
Tonto George si infil una mano in tasca e tir
fuori un pezzo di torta schiacciata che aveva messo
da parte dalla colazione. La offr alla donna e lei la
mangi.
L'urlatrice ci segu fino a Kibera, camminando cinquanta
passi dietro di noi. Per tutta la strada cant il
suo amore per Ges. Il suo amore era stonato. Dissi
a Tonto George: Adesso ho da lavorare. Lui grugn
e io corsi via, con Avanti, soldati di Cristo in sottofondo.
Avevo due consegne per riempirmi la giornata
prima di quella a Capo Jonni. Una era per una casa
privata, e l'altra all'hotel Serenity di Langata. Al Serenity
posso salire fino alla camera del compratore. Quei
bianchi, erano in quattro, presero quattro bustine di
bianca e tre pezzi di dagga, per duemila scellini. Dissi
che mi servivano duecento scellini per l'autobus. Me
li diedero con la facilit con cui un mendicante sputa.
Dovevo chiederne cinquecento. Erano solo le quattro
e dovevo essere da Lupo alle otto. C'era un sacco di
tempo. Andai a dormire a casa mia fino al tramonto.
Ero pronto per la consegna a Capo Jonni. Dopo la
consegna delle otto, Deborah alle nove.
Arrivai da Lupo cinque minuti prima delle otto.
Lupo mi aspettava sul suo trono, la chioma di serpenti
unti all'indietro, senza un capello fuori posto.
Al tavolo non c'erano tagliatori. Cane era seduto in
terra con la schiena appoggiata al trono, a fumare. Il
fumo gli usciva dal naso mezzo mangiato in due direzioni.
Quando mi vide, Lupo mi rivolse il suo sorriso
sorriso vuoto senza incisivi. Bravo, Tappo, ya disse.
Sul tavolo del taglio c'era un grosso sacchetto di carta
marrone con la scritta hareef food supplies. Lupo me
lo diede. Tappo, quanto ci metti ad arrivare a Taifa
Road? Avevo gi pianificato la consegna fino al palazzone
di Capo Jonni. Un matatu ci metteva quindici
minuti fino a Taifa Road. Dieci minuti per dare i soldi
a Capo Jonni e prendere da lui i mattoni di bianca.
Altri quindici minuti per tornare da Lupo. Totale:
quaranta minuti. Quindi mi restavano venti minuti
per arrivare alla stazione degli autobus da Deborah
per le nove. Avrei guadagnato duecento scellini per la
consegna a Capo Jonni, cos potevo offrire del pollo a
Deborah prima di scoparmela.
Dissi a Lupo: Signor Lupo, a Taifa Road ci arrivo
in quindici minuti. Sar di ritorno fra quaranta minuti,
signore.
Lupo scosse la testa. Tappo, no, no, no. Mi
guard, gli occhi acuti come spilli. Tappo, ascoltami
bene, ya. Stasera devi andare piano. Capo Jonni ha
un affare importante. Non ci sar prima delle nove.
Devi arrivare alle nove. Hai capito bene? Alle nove in
punto, ya?
Cane toss due volte sulla sua sigaretta. I colpi di
tosse suonarono come nove, nove.
Annuii. Signors, signor Capo Tak! pensai.
Lupo disse: Tappo, hai capito bene? Devi arrivarci
alle nove precise, ya?.
Lo guardai. La sua faccia squadrata era severa.
Le labbra tese. Era nervoso. Sembrava sotto bianca.
Certo risposi. Alle nove.
Tak! Tak! Tak! Dalla baracca di Lupo corsi fino
alla strada principale. Mi fermai a riflettere. Decisi di
fare comunque un tentativo e arrivare prima da Capo
Jonni. Se Capo Jonni non c'era, lo avrei semplicemente
aspettato. Se necessario potevo chiamare Deborah da
un telefono pubblico. Quanto avrebbe potuto mai incazzarsi,
Lupo, se finivo la consegna prima?
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
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...
La consegna a Capo Jonni.
...
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...
Matatu rapido fino a Taifa Road. Niente freni. Niente fermate. Quindici minuti.
Nel condominio di Capo Jonni c'era la sorveglianza
privata, ma sapevo come fare. Mi nascosi nel buco di
un cantiere fuori dal palazzo. Quando dopo pochi minuti
un'auto usc dal garage sotterraneo, corsi dentro
prima che il cancello si richiudesse. La chiave delle
scale era in una scatoletta fissata col nastro adesivo
sotto la Porsche blu di Capo Jonni. L'auto era vicino
all'ingresso delle scale; la telecamera della sicurezza
non mi vedeva mai.
Fil tutto liscio. In pochi secondi presi la chiave da
sotto la Porsche. Aprii la porta delle scale e cominciai a
salire. All'undicesimo piano sentii gente che rideva oltre
la porta delle scale. Sembravano bianchi e ubriachi.
Mi fermai ad ascoltare e vidi tre macchie sugli scalini di
cemento che parevano tre foglie cadute da un albero.
Il rumore cess e io corsi su al diciannovesimo piano.
Avevo il fiatone. Il sacchetto di Hareef Food Supplies
mi si era scurito in mano per il sudore.
Oltre la porta delle scale mi ritrovai in un corridoio
con la moquette azzurra. La moquette era fresca sotto
i piedi, come un fiume chiaro e immobile. L'aria era
fredda di condizionatore. Scesi lungo il fiume azzurro
fino al 19B. Sentii dei rumori dall'altra parte della
porta, urli e strilli. Sembrava che Capo Jonni fosse in casa. Bussai.
Una ragazza venne ad aprire. Jonni, c' un nano qui fuori grid.
S! Non ero arrivato troppo presto. Capo Jonni c'era davvero.
Da dentro Capo Jonni url: Fallo entrare di corsa e chiudi quella cazzo di porta!.
La ragazza era sulla ventina, alta e bella. Sulle tette
aveva due triangoli dorati grandi quanto un palmo.
E nient'altro. Il suo corpo era lungo e scuro. I capelli
erano stati lisciati e le si allargavano a ventaglio sulla
schiena. Aveva occhi a mandorla, ciglia lunghissime e
grandi labbra rosso scuro. Sotto il suo naso africano si
vedeva della polvere bianca. I peli del pube erano ricci.
Bikini d'Oro si fece da parte e io entrai.
Capo Jonni era disteso su un divano di pelle marrone
come il leone a riposo della pubblicit di un safari.
Dalle spalle gli penzolava una vestaglia rossa. A parte
quella, era nudo. Era grosso, pi vecchio di Lupo, e
non era bello. Aveva la faccia tonda e gli occhi sporgenti
come quelli di un pesce. La bocca era piccola e
maligna. Tappo, hai qualcosa per me?
C'era una seconda puttana inginocchiata davanti a
lui, con la bocca incollata al suo bhunna. La testa andava
su e gi. L'unica cosa che si vedeva bene di lei
era il culone. Tra il suo culone e me c'era un tavolino
con il piano di vetro. Al centro, un mucchio di bianca
grande quanto un pallone da cui si diramavano delle
strisce ondulate, con una lametta da barba per tagliarla.
Guardai gli occhi di Capo Jonni: non era in quell'appartamento,
e nemmeno su questo pianeta.
Per le altre sedici consegne che avevo fatto per lui,
Capo Jonni mi aveva sempre accolto sulla porta, aveva
preso i soldi e mi aveva dato i mattoni di bianca. Lo
scambio era durato pochi secondi. Non l'avevo mai
visto cos fatto. Sollevai il sacchetto marrone. Capo
Jonni, dove te li metto i soldi, signore?
Capo Jonni url: Stupido coglione d'un nano. Lasciali
in camera da letto!. Fece un cenno oltre la sua
spalla. Prendi otto blocchi per Lupo e vaffanculo.
Bikini d'Oro scivol accanto a Capo Jonni sul divano
e gli si avvolse attorno come una seconda pelle. Lui la
baci e sulla boccuccia cattiva gli apparve un sorriso.
Su e Gi acceler il ritmo sul suo bhunna, pi in basso.
Ecco un uomo felice.
Capo Jonni, non ti dispiace mica se  presto, signore? chiesi.
Capo Jonni non stacc gli occhi da Bikini d'Oro.
Cosa? Sbrigati a prendere quella bianca e levati dalle
palle. La baci di nuovo. Si vedeva: era contento che
fossi arrivato presto. Dopo glielo dico a Lupo pensai.
La porta della camera era chiusa. Stavo per aprirla
quando Capo Jonni mi url sovrastando i rumori che
emettevano le puttane: Serena, qui, vuole sapere se 
nano anche il tuo uccello. Faccelo vedere!. Le ragazze risero. Subito! aggiunse.
Sissignore, signor Capo Jonni dissi.
Tornai indietro e mi misi davanti a loro. Su e gi
smise e si volt a guardare. Posai il sacchetto marrone
a terra, mi slacciai i calzoncini e li abbassai. Rimasero
senza fiato tutti e tre. Di faccia, Su e Gi era un cesso.
Tirai su i calzoni e presi il sacchetto marrone. Bikini
d'Oro sussurr qualcosa all'orecchio di Capo Jonni,
che disse: Serena dice che hai tre gambe, ya. E scoppiarono
a ridere tutti e tre come pazzi. Su e Gi sniff
un po' di bianca, rise e si rimise all'opera.
Tornai in camera. Era come se dei martelli stessero
facendo dei buchi nei miei pensieri. Attraverso la porta
sentii Capo Jonni che rideva. Le ragazze ridacchiavano.
Mi pulsava il collo sotto la pelle. Che cazzo!
La camera da letto di Capo Jonni era pi grande
di una baracca di Kibera. Il lettone era sfatto, con le
lenzuola nere e lucide attorcigliate. C'era un enorme
televisore. Si sentiva odore di puttane, sudore e sesso.
In fondo alla stanza, vicino alla finestra, c'era un
grosso tavolo di legno con sopra una catasta di mattoni
bianchi, avvolti nella plastica uno per uno. Me ne servivano
otto. Rovesciai i soldi sul letto e misi otto mattoni
nel sacchetto Hareef Food Supplies. Ma i ritardi di crescita
vedono ombre che gli altri non vedono. Sotto il
letto vidi spuntare qualcosa. Mi chinai e tirai fuori una
ventiquattrore nera.
Capo Jonni url dal divano: Vieni fuori da quella
cazzo di camera!.
Sissignore, signor Capo Jonni gridai attraverso la
porta chiusa. In fretta, mi inginocchiai sulla moquette,
feci scattare la serratura dorata e aprii la valigetta. Dentro
c'era un prato verde di soldi, soprattutto dollari, e
un po' di scellini. Mazzette legate con gli elastici. Le
toccai. Tutte le banconote da cento insieme, e anche
quelle da venti. Puzzavano di dagga e di bianca. A occhio
ci dovevano essere almeno duecentomila dollari e
cinquantamila scellini. Un nuovo ritmo mi martellava
nelle orecchie: Prendili! Prendili! Prendili!.
Capo Jonni url di nuovo. Questa volta solo
Cazzo!. Chiusi di scatto la valigetta, la cacciai sotto
il letto e corsi alla porta. Feci per aprire ma mi fermai di colpo.
Rumore di esplosioni. Bam bam, bam! Uno sparo,
poi tre, poi sette. I miei pensieri, le gambe, il respiro si
fermarono. Il cuore mi rimbombava in gola.
Accostai un occhio alla fessura della porta. C'era
Lupo, in piedi davanti a Capo Jonni e alle puttane. Sorrideva
guardandoli dall'alto. C'era odore di polvere da
sparo. Si pul la pistola sulla camicia. Sapevo cosa stava
facendo: ripuliva le impronte di Lupo. Lasci cadere la
pistola, che fin vicino alla bocca di Su e Gi.
Mi urlai dentro la testa: Nasconditi dietro al letto.
Per terra. Immobile! . Ma le mie gambe non volevano
muoversi. Gambe di Bingo, muovetevi! ordinava la mia testa, ma ero paralizzato.
Guardai di nuovo attraverso la fessura della porta.
Lupo si gir verso di me. Ero sicuro che avesse sentito
il mio odore: Lupo sente l'odore della paura come
Tonto George sente quello dei dolci appena sfornati.
Zitto! mi urlai dentro la testa. Le grosse sopracciglia
di Lupo si aggrottarono. Fece un passo verso il mio terrore.
Poi un altro. Tre passi. Da qualche parte si sent
sbattere una porta, poi un urlo. Lupo si dilegu. Sentii
la porta del 19B che si apriva e si richiudeva. Lupo se n'era andato.
...
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...
CAPITOLO 9.
...
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...
La corsa di Bingo.
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...
Rimasi immobile dietro la porta della camera e aspettai
nel silenzio del dopo Lupo. Gi di sotto si sent una
sirena. Aprii la porta e mi avvicinai al divano. Capo
Jonni era supino, con la testa girata da una parte come
se dormisse. Su e Gi era accartocciata ai suoi piedi: era
il suo tappetino, un brutto zerbino di morte. Ma Bikini
d'Oro, da morta, era bellissima. Aveva gli occhi chiusi
solo a met. Mentre la guardavo sentii freddo, come un
colpo d'aria, come se la sua vita mi fosse passata sopra
in un soffio. Erano morti tutti e tre. Non provai niente
per loro. La sirena sembrava pi vicina. Le mie gambe
mi supplicarono: Bingo, corri!.
Corsi in camera. Arraffai il sacchetto Hareef Food
Supplies, pi pesante per gli otto mattoni. Ci rimisi
dentro anche i soldi di Lupo, sopra alla sua bianca.
Mi tremavano le mani. Prendili! Prendili! Prendili!
mi sentivo urlare dentro. Infilai la mano sotto il letto e
tirai fuori la ventiquattrore. L'afferrai per la maniglia:
era pesante di soldi. Corsi nell'altra stanza, mi inginocchiai
accanto a Su e Gi, aprii la valigetta e ci misi
dentro la pistola d'acciaio verde scuro. A Kibera una
pistola  pi utile di un autobus carico di preservativi.
Mentre uscivo dal 19B urlai Arrivederci a tutti!
come se mi fossi appena fatto un paio di birre. Ci si
vede mi voltai a gridare, e sbattei forte la porta alle
mie spalle.
Avevo gi visto gente ammazzata - un bel po' - ma
di solito c'era confusione. La morte non era mai cos
immobile. Un animale rabbioso mi afferr alla gola. I
respiri erano mischiati: buttavo fuori il fiato e lo aspiravo,
tutto insieme. La moquette azzurra fuori dall'appartamento
di Capo Jonni era stata un fiume immobile:
adesso era profondo e turbolento, pericoloso da attraversare.
Avevo paura di annegarci. Sembrava tutto
sbagliato. Sulla riva alle mie spalle c'erano la bellezza
di Bikini d'Oro e Capo Jonni, che dormiva con i piedi
appoggiati sul suo brutto zerbino. Davanti a me c'era il
cartello dell'uscita.
Reggendo in mano il sacchetto di carta e la valigetta,
corsi attraverso il fiume azzurro, aprii la porta che dava
sulle scale ed entrai nel silenzio di cemento solido e
grigio. Avevo la testa in fiamme che mandava scintille.
Bingo, corri!  gridava. Le mie gambe ubbidirono. Cominciai
a scendere le scale, all'inizio facendo attenzione,
ma verso l'undicesimo piano mi misi a correre con la
velocit delle fiamme che lambiscono il cielo. Dovevo
tornare da Lupo. Dovevo comportarmi come se fosse
stata una corsa normale da Capo Jonni. Se Lupo avesse
saputo che l'avevo visto ammazzare Capo Jonni, la mia
vita avrebbe avuto meno valore di un capello caduto.
Ecco perch Lupo mi aveva detto di arrivare alle nove:
voleva che testimoniassi la morte, ma non l'uccisione.
Io non avevo ubbidito a Lupo, e questo era il prezzo.
Dovevo nascondere la valigetta: non potevo farmi
vedere per strada con quella. Un ritardo della crescita
con una ventiquattrore nera la gente se lo ricorda. Dovevo
nasconderla nel palazzo. Come dicevo, i ritardi
di crescita vedono il mondo in maniera diversa dalla
gente alta. Noi vediamo caviglie e culi, mentre quelli
alti vedono teste, cappelli e capelli. Per nascondere la
valigetta guardai in basso. Ma, mentre correvo gi per
le scale un piano dopo l'altro, non trovai nessun nascondiglio
dove infilarla: niente fessure, niente buchi.
In fondo alle scale c'erano due porte: a sinistra quella
del parcheggio; a destra quella che dava sull'ingresso del
palazzo. Nel tratto di muro fra le due porte, quasi in terra,
c'era uno sportello di metallo grigio, poco pi largo di me.
Girai la levetta metallica e si apr. Dietro c'era il pozzo
dell'ascensore. Ci spinsi la valigetta, che cadde all'interno.
Chiusi lo sportello e corsi nel parcheggio. Aspettai
che uscisse un'auto e corsi velocissimo fuori dal parcheggio,
fuori dal cancello verso Taifa Road. Appena ci
arrivai, mi piegai in due sul ciglio della strada e vomitai.
Tre ragazzi l vicino mi guardarono e risero. Vomitai
ancora. I ragazzi risero di nuovo. Mi avevano preso per
ubriaco. Mentre guardavo il mio vomito che filtrava
nel fango attraverso una crepa della strada, pensai
alla tranquillit che doveva esserci sotto la coperta
d'asfalto. Tutto cos silenzioso. Ma la vita non  cos
semplice. Trovala, una strada con l'asfalto liscio e regolare.
Non c' verso. Sballottati come siamo da una parte
e dall'altra, le strade sono tutte piene di crepe. Nessuna conosce la pace e il silenzio.
...
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CAPITOLO 10.
...
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...
Bingo fa rapporto a Lupo.
...
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...
Aspettai che fossero passate le nove. Corsi nella baracca
di Lupo urlando Signor Lupo! Signor Lupo!,
stringendo in mano il sacchetto marrone Hareef Food
Supplies. Tutti i giorni alla stazione degli autobus ci
sono degli attori che recitano scenette per insegnare
alla gente come difendersi dall'AIDS e a non picchiare le
donne. Chi esce dal lavoro si ferma a guardarli prima
di tornare a casa.  un buon posto per borseggiare la
gente. Come attori sono uno schifo, per fanno ridere i
lavoratori. Io so recitare meglio di loro. Feci la parte di
quello spaventato a morte. Era facile.
Nella baracca c'era l'elettricit. Come Capo Jonni,
Lupo aveva una puttana abbarbicata contro. Disse:
Cosa c', Tappo?. Se la tolse di dosso come uno
straccio. Per Lupo, come per me, il lavoro  lavoro.
Strillai: Signor Lupo! Signor Lupo!.
Lupo url di rimando: Cosa c', Tappo?.
Il mio terrore divent reale. Signor Lupo, sono andato
da Capo Jonni. Mi vennero le lacrime agli occhi.
Quando sono arrivato da Capo Jonni, lui era morto.
Gli hanno sparato. Sangue dappertutto. Splendida interpretazione.
Lupo salt su dal suo trono e mi scroll per le spalle.
Tappo, che cazzo dici? Lupo invece recitava da schifo.
Capo Jonni, gli hanno sparato, ya. L'hanno fatto
secco, cazzo! gridai. Sollevai il sacchetto di carta marrone.
Lupo me lo strapp di mano. Il sacchetto si ruppe
e gli otto mattoni di bianca e i soldi caddero per terra.
Che cazzo  sta roba? url Lupo.
Risposi piangendo. Sono i tuoi soldi, signor Lupo,
e ti ho portato otto mattoni. Silenzio. Lupo cambi
faccia; recitava sempre peggio. Parl lentamente. Stai
dicendo che a Jonni gli hanno sparato?
Sissignore, signor Lupo. E anche alle due puttane
gli hanno sparato. La ragazza ai piedi di Lupo strisci
via. Signor Lupo, tieni, signore, ti ho portato gli otto mattoni.
Vidi la gioia nascosta dentro di lui. Lupo disse a voce
alta: Scommetto che sono stati quegli stronzi di Manab
ad ammazzarlo. O forse i sudafricani. O la polizia.
Non mi chiese niente della ventiquattrore piena di soldi di Capo Jonni.
Lupo aveva urlato nel cellulare. In tre minuti erano
comparsi i suoi sette generali, compreso Cane. Tutti
gridavano e discutevano su chi poteva aver ucciso
Capo Jonni. Tacquero quando arriv Sinja Smith da
Parklands. Era come Lupo, per lavorava a Parklands,
dalla parte opposta di Nairobi. Conoscevo i suoi corrieri.
Dicevano tutti che era matto.
Aspettai in fondo alla baracca. Cane stava alle spalle
di Lupo, respirava forte. Il suo naso mangiato si apriva
e chiudeva. Disse: Io e Lupo siamo stati qui per tutto
il tempo. Era ben addestrato. Bau.
Parlavano tutti insieme. Lupo url Basta!, e
tutti tacquero. Tappo! chiam, e io mi feci avanti.
Tappo, tu che ci sei stato: cos'hai visto? La stanza era silenziosa.
Questa sera ho fatto la consegna a Capo Jonni dissi.
Lupo mi fissava come se i suoi occhi mi infilassero le parole dentro la testa.
Sinja Smith, che portava sempre un berretto dell'Armata
rossa (caduto dalla testa di un soldato), disse:
Tappo, raccontami cos'hai visto.
Gli dissi: Ho fatto la consegna. A Capo Jonni gli
avevano sparato. Sangue ovunque. Alzai le braccia al cielo.
Sinja Smith disse: Hai visto chi  stato?. Mi guard
come se lo sapesse.
Scossi la testa. No. Per sono scappato via dal palazzo.
Fuori c'erano tre ragazzi, ya. Proprio l fuori.
Il modo migliore di raccontare bugie  dire la verit (Comandamento n. 10).
Sinja Smith disse: Com'erano?.
Erano tutti alti dissi. Per me tutti i ragazzi sono alti.
E poi? disse Sinja.
Ero pronto. Non so dissi. Abbassai gli occhi a terra.
Poi li rialzai. Avevano tutti una tigre tatuata. Era buio,
e io avevo il mio daffare a vomitare. Era possibile che
avessero sul braccio un tatuaggio con la tigre, stile Manab.
Era possibile.
Lupo disse: Quegli stronzi di Manab. Gli brillavano
gli occhi, ma cerc di dominare la sua contentezza.
La stanza si riemp di mormorii. Gli occhi di Cane si
puntarono su di me. Si sforzava di mettere insieme tutti
i pezzi, ma era troppo per lui.
Sinja Smith aggiunse: Manab, li ammazziamo tutti,
cazzo!.
La folla rugg. Li ammazziamo. Erano mesi che
non c'era una bella guerra.
Dopo un po' se ne andarono tutti. Lupo grid:
Tappo, aspetta!.
Quando la baracca fu vuota (persino a Cane aveva
detto: Vai), col dito Lupo mi fece segno di avvicinarmi.
Vieni qui disse.
Andai a mettermi davanti a lui. Mi aspettavo una
sberla, invece Lupo mi accarezz la testa. Parl, ogni
parola lenta e accurata. Tu sei il testimone, Tappo.
Quegli stronzi di Manab hanno ucciso Capo Jonni.
Tu sei il testimone che i Manab hanno ucciso Capo
Jonni.
Annuii. Sissignore, signor Lupo. I Manab hanno
ucciso Capo Jonni.
Lupo continu: Tappo. Adesso  necessario metterti
al sicuro, molto al sicuro.
Annuii.
Lui disse: Nel caso che quegli stronzi di Manab
vengano a cercarti.
C'erano capi al di sopra di Lupo, e persino al di sopra
di Capo Jonni. Io ero il testimone di Lupo che i
Manab - e non Lupo - avevano ucciso Capo Jonni. E
quel testimone doveva restare vivo.
Dissi: Signor Lupo, dove vuoi che vada?.
Lupo disse subito: Tappo, devi andare in quell'orfanotrofio
sulla Haile Selassie. Al St Michael, cos si
chiama. Di' al prete che ti manda Lupo. Lo chiamo sul
cellulare. Tu digli che sei il testimone. Digli che sono
stati i Manab a farlo.
Dissi: Sissignore, signor Lupo. Sono stati i Manab.
Rimasi in silenzio per un attimo. Ci vado domani
mattina.
Lupo url: Tappo, ci vai in questo preciso momento,
cazzo! Altrimenti ci penso io a sbudellarti!. Mi
tir una sberla e caddi. Piagnucolai per fare un po' di
scena. Lo sapevo che me l'avrebbe tirata. Sapevo che lo
faceva stare meglio.
And al tavolo dei tagliatori e mi diede tre bustine
di bianca. Dai queste al prete, ya. Si infil una mano
in tasca e tir fuori un rotolo di scellini. Questi sono
per te disse Lupo. Ricordati, tu sei il testimone. Sono
stati i Manata a ucciderlo.
Quella sera venni pagato molto di pi degli attori
della stazione degli autobus.
Corsi fuori dalla baracca di Lupo, fuori da Kibera.
Ma appena arrivato sulla strada principale, rallentai.
Lupo mi aveva detto dove andare, ma non avevo fretta.
Nella notte, mentre attraversavo Nairobi, mi mancava
l'oscurit di Deborah. Era quello il posto dove volevo
essere, ma il lavoro  lavoro, i soldi sono soldi, e vivere  restare vivo.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
L'orfanotrofio St Michael.
...
.
...
Il portone di legno scuro dell'orfanotrofio St Michael
era molto grande, con due grossi cerchi di metallo arrugginito
come batacchi. I lampioni per strada erano per
la maggior parte spenti, ma riuscivo comunque a leggere
l'insegna sopra il portone, orfanotrofio st michael
e, subito sotto, dove la speranza sogna. Non c'era il
campanello, cos bussai con uno dei batacchi di ferro.
Nessuna risposta. Lanciai un sasso contro la finestra del
primo piano. Il vetro si ruppe: tirare sassi a Hari il Pazzo era tornato utile.
Si apr una finestra accanto a quella che si era rotta.
L'uomo che si affacci era evidentemente un tossico:
la vita gli era stata succhiata via. Era un bianco con
una lunga faccia gialla e capelli di paglia tutti arruffati.
D'accordo che erano le due di notte, ma un tossico 
sempre un tossico, a tutte le ore. Non aveva vestiti a
coprire la parte superiore del suo corpo magro. Pensai
che inchiodato su una croce sarebbe stato perfetto.
Ragazzo url dalla finestra aperta. Piantala di tirare sassi.
Risposi urlando anch'io. Mi manda Lupo. Dov' il prete?
Sono io il prete disse l'uomo. Aveva una voce
lenta e profonda. Sono padre Matthew. Era inglese.
Lo sapevo dai porno. Disse: Ti aspettavo. Sta' l e la finestra si chiuse.
Pass un minuto, padre Matthew apr il portone di
legno. L'ingresso era illuminato con l'elettricit. Il prete
era alto e curvo. Petto e braccia erano ancora nudi.
Aveva un paio di calzoni corti, come se fosse pronto
per giocare una partita di calcio. Entrai e lui richiuse la porta dietro di me.
Il prete mi pos le lunghe mani sulle spalle, mi guard
dall'alto in basso e strinse forte. Benvenuto, figliolo.
Io sono padre Matthew, il prete del St Michael. Alzai
lo sguardo su di lui nella penombra dell'ingresso; era
un'ombra fra le ombre. Continu a parlare con quella
voce lenta e profonda. Mi sembra di capire che tu sia
reduce da una serata molto traumatica.
Annuii e abbassai gli occhi sui suoi grossi piedi bianchi.
Aveva dei sandali di pelle, come quelli del mercato masai.
Disse: Come ti chiami, figliolo?. Anche se la sua
voce era lenta e morbida, non era gentile.
Bingo dissi.
E poi? chiese.
Bingo Mwolo dissi ai suoi piedoni.
Il prete disse: Bingo Mwolo, avverto un'anima turbata.
Ti prego, raccontami cosa ti  successo stanotte
affinch io possa pregare per te. Allent la presa sulle
mie spalle.
Continuai a tenere gli occhi bassi. Sapevo cosa dire.
Ho visto i Manab che uccidevano Capo Jonni.
Davvero? chiese il prete.
Annuii.
Signor Mwolo, dimmi di preciso cos'hai visto.
Raccontai al prete che ero andato nel palazzo di
Capo Jonni per portargli un regalo di Lupo. Gli dissi
che arrivando avevo trovato Capo Jonni assassinato.
Gli raccontai dei tre ragazzi Manab che avevo visto
fuori dal palazzo. Gli raccontai che avevo vomitato due
volte. Gli dissi: Lupo vuole tenermi al sicuro perch i
ragazzi Manab sono il male. Lupo mi ha mandato qui
perch i Manab hanno ammazzato Capo Jonni.
Il male disse padre Matthew. Mi ricordava uno
di quegli avvoltoi che sorvolano la discarica di Hari il
Pazzo. Poi il prete disse: Bingo, ho un'altra domanda
da farti. Una domanda importante. Le sue dita mi strinsero di nuovo le spalle.
Annuii.
Hai visto una valigetta nera nell'appartamento di
Capo Jonni? Bingo,  importante. La voce dell'avvoltoio
aument di volume. Sai, in quella valigetta ci
sono delle medicine importanti per molti dei ragazzi
di cui mi occupo. Il prete mi fiss dall'alto, stile Dio.
Mi fece vedere la misura con le mani.  grande pi o
meno cos. Le sue lunghe braccia nude sembravano ali d'avvoltoio.
Alzai lo sguardo su di lui stile Tonto George, e scossi la testa.
Bingo, tu credi al bene e al male?
Non credevo al male, ma annuii lo stesso.
Il prete alz la voce. Bingo, hai visto quella valigetta nera?
Scossi la testa. No, Padre, non ho visto nessuna
valigetta. Lo so come mentono i bugiardi. Tenni gli
occhi fissi nei suoi, due laghi di catrame.
Il prete fece due respiri rapidi. Continu a fissarmi,
ma io non distolsi gli occhi dai suoi. Vidi l'oscurit che
aveva dentro. Mi faceva paura, ma non sapevo se mi
faceva paura il suo bene o il suo male.
Il collo del prete si rilass e mi tolse le mani di dosso.
Bingo, figliolo, qui sei al sicuro. Entra l e trovati un
posto per dormire. Mosse un'ala in direzione della
porta alla sua sinistra, si volt e si avvi su per le scale di
pietra. Non gli diedi le tre bustine di bianca; me n'ero
scordato, con tutti quei discorsi sulla valigetta. Quando
la sua ombra spar, socchiusi la porta. Si apr su una
grande stanza illuminata da lampadine elettriche. I muri
erano di mattoni, cerano tre finestre e una porticina in
fondo alla stanza. Il pavimento era un tappeto grigio:
bambini che dormivano sotto coperte grigie. Un paio
alzarono la testa per guardarmi; la luce fioca si riflett
nei loro occhi. Altri si girarono e ripresero a dormire.
Un bambino era seduto con la schiena appoggiata alla parete, fumava.
Scavalcai dei corpi, mi trovai uno spazio vuoto, e diventai parte del tappeto.
...
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...
CAPITOLO 12.
...
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Il combattimento.
...
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...
Mi svegli una campana. Ero ancora all'orfanotrofio
St Michael. Mi infilai una mano nei calzoni: era l che
avevo nascosto le tre bustine di bianca e i miei soldi.
Non mi ricordavo cos'avevo sognato. Attorno a me i ragazzi
si stiracchiavano e qualcuno cominci a muoversi.
Nessuno mi chiese chi ero n mi disse di fare qualcosa.
Mi sentivo invisibile, e per un ritardo della crescita era
abbastanza strano. Alcuni ragazzi si erano messi in fila
davanti alla porta in fondo alla stanza. Scavalcai dei
bambini che dormivano ancora e mi unii a loro.
A che serve questa fila? chiesi a un bambino sui
sette anni davanti a me.
Per pisciare disse.
Non disse altro. Siccome i corrieri non sono chiacchieroni,
quel posto mi piacque subito.
Ci volle un quarto d'ora per raggiungere la stanza del
buco del piscio. Sulla destra c'erano sei cubicoli separati
da muretti bassi. In ognuno di essi, un ragazzo faceva
i suoi bisogni sopra un buco nel pavimento. L'odore non
era niente, in confronto a una fogna di Kibera. A sinistra
c'era una stanza aperta, con nove ragazzi nudi che si lavavano
sotto getti d'acqua che uscivano dalla parete.
Mi infilai in un cubicolo e pisciai. Stavo per andare
a lavarmi vicino al muro, ma avevo paura che mi rubassero
le tre bustine di bianca e i soldi che avevo in
tasca, cos tornai nello stanzone dove avevo dormito.
Adesso era quasi vuoto; tutte le coperte grigie erano
state spinte contro la parete, a mucchi. I ragazzi, in fila,
stavano uscendo dalla stanza e andavano su per le scale.
Li seguii. Quello davanti a me aveva pi o meno la mia
et, ma era pi alto di una spanna. Ci scambiammo un
grugnito. Nient'altro. Bella conversazione.
In cima alle scale, un andito sulla sinistra portava a
un corridoio di porte chiuse. A destra c'era uno stanzone
grande come quello del piano inferiore. Seguii il
ragazzo alto all'interno. Bambini di taglie diverse sedevano
a tre tavoloni. In fondo, dei ragazzi passavano
davanti a un tavolo pi piccolo con sopra pile di ciotole
di metallo, una scatola piena di cucchiai e due enormi
pentoloni d'acciaio. Due donne bianche, una bionda
e una bruna, in piedi dall'altra parte del tavolo, scodellavano
della sbobba gialla nelle ciotole che i ragazzi
tendevano verso di loro. Dietro le donne c'era padre
Matthew. Sembrava pi vispo della notte precedente.
Indossava una tonaca nera da prete con un colletto
bianco sudicio e una cintura nera che gli cingeva la vita.
Immaginai che le due donne fossero le sue puttane.
Mi misi in fila con gli altri, presi una ciotola e un cucchiaio,
e aspettai la mia razione. Padre Matthew mi vide
e mi sorrise a labbra strette. Sussurr all'orecchio della
puttana bionda. Era carina... bei fianchi. Mi guard e
mi scodell il cibo. Era uji, pappa di miglio bollente.
Ci volle un po' prima che tutti fossero serviti. Mi
sedetti accanto a un ragazzo verso la met del terzo
tavolone sotto la finestra. Nessuno mangiava. Dai piatti
si alzavano colonne di vapore, come il fumo delle sigarette
in un bar. Alcuni bambini mormoravano fra loro,
ma nessuno parlava a voce alta o rideva. Quando tutti
furono seduti, padre Matthew parl con voce lenta e
profonda. Ci fece rendere grazie a Ges. Io borbottai
Amen con gli altri. Poi i cucchiai si avventarono sulle
ciotole come un temporale sui tetti di lamiera. Cibo
gratis, un prete... Mi venne in mente Tonto George.
Il pasto fu rapido, rabbioso e silenzioso. Il ragazzo di
fronte a me aveva un occhio malato, dello stesso colore
della sbobba. Per tutto il tempo continu a fissarmi con
l'occhio buono. Mi guardai attorno, ma senza mai fissare
lui. Di tanto in tanto dei ragazzi andavano a prendere
l'acqua da una pentola d'acciaio su un tavolino
quadrato accanto alla porta. Vicino alla pentola c'era
una pila di bicchieri di plastica. I ragazzi si riempivano
un bicchiere, bevevano e poi lo rimettevano sul tavolo.
Mi stufai delle occhiate del guercio e andai a prendermi
un po' d'acqua.
L'acqua sapeva di pulito. Mi sarebbe andata una
birra, ma in giro non ce n'era. Un ragazzo pi grande
si avvicin. Era quello che avevo visto fumare quando
ero arrivato, la sera prima. Mi guard e disse: Da dove
vieni?. Aveva un forte accento.
Dai campi dissi. Feci la voce pi profonda.
No disse lui scuotendo la testa. Stronzate. Sei arrivato
di notte. Il prete non apre mai la porta di notte.
Fumatore prosegu. Chi cazzo sei?
Inclinai la testa e feci a Fumatore un mezzo sorriso
scemo da ritardato, stile Tonto George. Rallentai le
parole e dissi: Mi piace la tua camicia,  bella. Tesi
la mano e accarezzai la camicia striata di sudicio di Fumatore.
Gli sorrisi ancora di pi.
Fumatore fece un salto indietro e mi spost la mano
con una sberla. Con la schiena and a sbattere contro
il tavolo dell'acqua. I bicchieri caddero a terra rimbalzando
sul pavimento di pietra. Poi si rovesci anche
la pentola dell'acqua. Crash! L'acqua mi bagn i piedi.
Allungai di nuovo la mano verso la sua camicia. Camicia
morbida dissi, accarezzandogli il petto. Fumatore
mi diede una manata in testa e mi spinse via. Caddi sul
tavolo alle mie spalle. Mi lasciai andare in terra. Ma Fumatore
non aveva ancora finito. Mi prese a calci. Sei
un bugiardo, scemo del cazzo! grid.
Accorsero padre Matthew e la bruna racchia. Padre
Matthew agguant Fumatore da dietro, gli strinse un
braccio attorno al petto. Un rapido piacere pass sulla
faccia del prete, come per un tiro di sigaretta. Ma Fumatore
non smise di prendermi a calci. Padre Matthew
lo fece ruotare sollevandolo da terra di peso.
Fumatore grid: Sei un bugiardo, brutto scemo!.
La Bruna Racchia si inginocchi accanto a me. Non
portava il reggiseno e le tette le ciondolavano pesanti
come se le avessero legato addosso due sacchetti di sabbia
della polizia antisommossa.
Sollevai lo sguardo su di lei e dissi: Mi fa male. Mi
fa male dappertutto. Un po' di male lo sentivo, ma
mica tanto.
Lei si chin su di me impietosita. Dove ti fa male? E
la spalla? Mi stupii vedendo del sangue che mi filtrava
attraverso la maglietta.
Dissi: Non riesco a muovermi, signorina. Fa tanto
male. Mi afferrai la spalla sinistra e cominciai a gridare:
Voglio la mamma. Piangevo. Fa malissimo, fa
tanto tanto male. Dov' la mia mamma?
Padre Matthew e le due puttane mi sollevarono e mi
trasportarono fuori dal refettorio, gi per il corridoio e
fino a una delle camere che c'erano laggi. Mi misero su
un letto e mi coprirono con una coperta marrone. Sul
tavolo di fronte al letto c'era una collana con una croce
d'argento grande quanto la mia mano. Doveva valere
almeno duecento scellini, e quando tutti uscirono fui
tentato di grattarla, ma riuscii a resistere.
Dopo un po' la Bruna Racchia torn con un vassoio,
con sopra una ciotola di metallo, bende, flaconi di medicine
e una maglietta piegata. Si inginocchi vicino al
letto. Togliti quella maglietta sporca disse.
S, signorina. Mi sfilai la maglietta e mi sdraiai di
nuovo, guardando nella sua vallata morbida. Mi tampon
la spalla con un liquido fresco e scuro. Bruciava
un po', ma lavorando mi cantava delle cose su Ges, e
le tette ballavano insieme a lei.
Sono stanco, signorina dissi.
Bruna Racchia: Ti lascio solo, cos dormi.
Dopo che se ne fu andata, aspettai un po'. Sentii gli
altri ragazzi che lasciavano il refettorio e scendevano
rumorosamente. Poi cal il silenzio. Mi infilai la maglietta
nuova, grigia con la scritta honeywheat, granturco
da grand'uomo stampata davanti. Poi uscii dalla
stanza e proseguii lungo il corridoio. Guardai in fretta
dentro tutte le stanze, una porta dopo l'altra. C'erano
dei ripostigli, un magazzino, tre camere (una con la finestra
rotta), un bagno e, proprio in fondo al corridoio,
il premio: lo studio di padre Matthew.
Lo studio del prete era vuoto. Entrai e mi chiusi
la porta alle spalle. Se mi avessero beccato avrei fatto
il mio numero da Tonto George e mi sarei messo a
piagnucolare Mi sono perso. Fino ad allora, lo studio del prete era tutto mio.
...
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CAPITOLO 13.
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Il Santo Ufficio.
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...
Nell'ufficio di padre Matthew tre delle pareti erano
sporche, con la vernice che si scrostava. La quarta era
coperta da una cartina di Nairobi, sulla quale erano
appuntate quarantotto fototessere. Riconobbi la foto di
Giovane Joe in DuCane Street.
Aprii i cassetti, uno per uno, della grande scrivania
di legno scuro e graffiato. Nel terzo cassetto c'era una
pila di quaderni rossi, tutti pieni di file ordinate di
numeri. Ero bravo con i numeri: dono di un padre
giocatore. Il primo quaderno aveva l'etichetta con la
scritta generosit in spesso inchiostro nero. Scorsi i
nomi e le colonne di numeri. Non mi dicevano niente,
finch non trovai il nome Peter Guttenberg, il turista
grasso che avevo alleggerito al mercato masai. Il suo
nome era in fondo a pagina 46 e compariva per sei
volte, una per ciascuna carta di credito. Sembrava che
cinquecento dollari fossero stati donati con ciascuna
delle sue carte di credito sul conto principale st
michael. Il giorno dopo, il dieci per cento andava a
Giovane Joe Smith, sotto la colonna assistente laico,
mentre il resto della donazione era accreditata nel
CONTO FUNERALI VEDOVE.
Sfogliai gli altri quaderni rossi. Avevano le etichette
ACCOGLIENZA, SVILUPPO, PERSONALE e GESTIONE. A quanto
pareva, c'era un mucchio di soldi che scivolavano in giro
come il fango durante un temporale. L'ultimo quaderno
era etichettato adozioni. Conteneva centinaia di nomi
che riempivano una pagina dopo l'altra. I primi nomi
del quaderno erano sbarrati. L'ultima aggiunta era
Bingo Mwolo. Non ero ancora sbarrato. Rimisi a posto
i quaderni e mi chiesi quando lo sarei stato.
Sulla scrivania c'era una grossa Bibbia. Forse fu il
senso di colpa a farmela aprire, forse il destino. All'interno
le pagine erano state tagliate per ricavare un
vano vuoto, dove c'era un quadernetto giallo etichettato
devozione. Le pagine erano consumate. In cima
alla prima pagina, scritte con cura in inchiostro blu,
c'erano le parole guide del sacro ordine. E sotto una
lista di nomi e titoli. Tutti quelli della lista avevano
due lavori; per esempio, Albert Wagane era Rettore
del Sacro Ordine e anche viceministro del Turismo.
Il Diacono di Devozione, Roger Fletcher, lavorava
al dipartimento per lo Sviluppo Estero del Kenya. Il
Vescovo dell'Abbraccio Celeste, James Slattery, era
direttore della Nairobi International Bank. Nella lista
c'era anche il capo della polizia Gihilihili; era inviato
speciale per il paradiso. Accanto a ogni nome c'era
un numero. Che fossero dollari o scellini, erano comunque tanti.
Le sei pagine successive del quadernetto giallo erano
occupate da nomi di consiglieri spirituali. Di fianco ai
nomi c'erano i posti in cui lavoravano e le cifre (anche
se molto pi basse rispetto alla prima pagina) e il loro
impiego. I consiglieri spirituali lavoravano nelle banche,
nel dipartimento di polizia, nell'esercito, nei negozi, in
vari uffici del governo, persino nei musei. C'erano funzionari
pubblici e privati, postini, parrucchieri, autisti,
medici, curatori, contabili e un veterinario. Sembrava
che tutti quei consiglieri aiutassero il St Michael e gli
orfani, e che fossero ben pagati per la loro devozione.
Le ultime tre pagine del quadernetto mi fecero rimanere
senza fiato. Un foglio era intitolato corso di
teologia. Sulla prima riga c'era insegnante capo. Il
nome di Capo Jonni era stato sbarrato e al suo posto
c'era scritto lupo. Sotto insegnante capo veniva una
lista di otto insegnanti anziani. Il nome di Lupo era
sbarrato perch adesso era l'insegnante capo. C'era anche
Sinja Smith. Ed era stato aggiunto un nome nuovo
(l'inchiostro era pi vivido): Cane; persino padre Matthew
chiamava cos Wanjiru.
La pagina successiva era intitolata programma farmaci
AIDS. Accanto a un'altra lista di nomi c'erano dei
paesi: Sudafrica e Sudan, per esempio. L'ultima colonna
era intitolata benevolenze. Immaginai che la k dopo
ogni cifra stesse per chilogrammi.
Sull'ultima pagina del quaderno c'era solo la colonna
di cifre fondo pensione. Il fondo per la pensione di padre
Matthew ammontava a 4.021.872. All'inizio della
colonna c'era il simbolo
Studiai di nuovo il quadernetto giallo e mi persi nel
perfetto ordine della devozione del prete. Gi in strada
si sent suonare un clacson. Poi uno schianto e degli
urli. Era il mio segnale per andarmene di l. Rimisi il
quadernetto nel vano della Bibbia e uscii dallo studio.
Padre Matthew era il capo dei capi.
Scesi nel salone principale, dove avevo dormito. I bambini erano l a ripetere le tabelline. In fondo alla
stanza c'era una vecchia suora magra vestita di nero che
indicava la lavagna con un righello di legno. La stanza url: Nove volte otto fa settantadue.
Fumatore non c'era. Torn a 7x11, con padre Matthew.
Dall'espressione di padre Matthew sembrava che Fumatore si fosse guadagnato un perdono speciale.
...
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CAPITOLO 14.
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Padre Matthew chiede un favore a Bingo.
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Al St Michael io ero Bingo il Ritardato. Mi mancava
la libert di Kibera, ma era sempre meglio che essere
morto. Come ritardato me la cavavo bene. Un mattino,
per esempio, in fondo alla lunga fila per andare in bagno,
mi misi a pisciare sui piedi del ragazzo che avevo
davanti. Non feci mai pi la fila per il bagno.
L'et dei ragazzi andava dai cinque ai sedici anni.
Fumatore era uno dei pi vecchi. Non mi dava fastidio,
per mi teneva sempre d'occhio. Le giornate trascorrevano
tra lezioni di religione, letture e studio delle tabelline.
Tutti avevano una Bibbia con il loro nome scritto
all'interno della copertina. Le Bibbie venivano tenute
impilate vicino alla porta sul retro. Non dissi mai a nessuno
che sapevo gi leggere e fare le moltiplicazioni. Chi
avrebbe mai creduto che un ritardato sapesse leggere?
Era suor Margaret, la suora sadica, a insegnarci. Era uno
scheletro, senza un filo di grasso, solo cattiveria. Aveva
una faccia cos incavata che pareva la si potesse schiacciare
con una mano sola, come una lattina. L'et l'aveva
piegata in due. Ma anche se il suo corpo era debole,
la cattiveria la rendeva forte. Era cos abile a usare il
righello che persino Fumatore aveva pianto, dopo aver
sbagliato a sillabare divino. La buona notizia era che
per suor Margaret insegnare a un ritardato era uno
spreco di energia.
Durante le lezioni d'arte intagliai un buco all'interno
della mia Bibbia, stile padre Matthew. Ci nascosi le
tre bustine di bianca e i soldi che mi aveva dato Lupo.
Avevo imparato da padre Matthew che la Bibbia  un
ottimo nascondiglio per le tue cose, perch nessuno ci
guarda. Comunque al St Michael non c'erano praticamente
furti, e vidi un solo fatto di sangue, a parte la mia
prima esperienza. Un ragazzo ne scopr un altro che
frugava tra i suoi vestiti. Dopo aver sbattuto la testa del
ladro sul pavimento di pietra, entrambi si vestirono. E fin l.
Quasi tutti i giorni andavamo al parco Uhuru, che
stava a una mezz'ora di strada dal St Michael. I conti
in sospeso si regolavano l, ma dato che nessuno possedeva
oggetti di valore e non cerano ragazze per cui
battersi, le scazzottate e i duelli di sguardi erano pi che
altro per fare scena. Era pi facile che i ragazzi giocassero.
Come ritardato, mi lasciavano in pace. Cominciai
a capire come faceva Tonto George ad avere successo
nella vita.
I corrieri che non corrono devono riposare, cos sono
pronti a tutto (Comandamento n. 7). Mentre stavo al
St Michael mi riposavo, tranne che i gioved mattina,
quando padre Matthew mi mandava fuori per un suo
progetto speciale.
Una settimana dopo il mio arrivo al St Michael, la
Bruna Racchia con le tettone mi disse di andare nello
studio di padre Matthew. Dov'? chiesi. Visto, sono
sempre all'erta.
Il prete, in tonaca nera, aveva l'aria di uno che non
dormiva mai. La faccia era giallognola e sembrava
plastificata. Mi guard da dietro la scrivania. Allora,
Bingo disse. Come ti trovi al St Michael?
Risposi Bene, ya, ma non gli interessava. Aspettai
che arrivasse al punto.
Bingo, adesso dimmi un po', chi  Thomas Hunsa?
Hunsa  un artista dissi. Chiss perch me lo chiedeva.
Non c'era arte nel suo ufficio, forse ne voleva un
po'. Padre Matthew non disse nulla, e il suo silenzio mi
costrinse a parlare. Dissi: Thomas Hunsa  un artista
famoso, per adesso ha smesso. Mi ricordai quello che
mi aveva detto Hunsa, che aveva accoltellato il fattorino
del mercante americano e che Gihilihili lo cercava.
Aggiunsi: Perch Hunsa  diventato vecchio.
Il prete parl cos lentamente che ogni parola sembrava
orfana delle altre. Bingo, ho ricevuto una telefonata.
Tu sei l'unica anima viva che Thomas Hunsa fa
entrare in casa.  vero?
Dissi: S, padre Matthew. Gli porto la vernice
speciale di un negozio di Kibera. Vedi, quella vernice
bianca speciale che gli serve non la trova da nessun'altra
parte.
Il prete sorrise. Sapevo che era il capo dei capi, ma
era come al Livingstone. Al Livingstone Hotel non si
dice mai bianca o dagga o droga; si dice pacchi,
consegna speciale e regalo. Questa  classe.
Si vedeva che il prete capiva la classe. Ah s? disse di
nuovo.
S dissi io, e annuii. I suoi occhi erano puntati nei
miei. Io lo fissai dritto nel nero. La gente distoglie lo
sguardo quando racconta balle (Non ho soldi; Ti
pago domani; Sei bella). Io no.
Il prete toss. Allora, Bingo, che ne dici se io e te
mettiamo in piedi un progetto speciale con questo artista
Thomas Hunsa, diciamo una volta alla settimana?
Lo apprezzerei molto. Il tuo progetto sarebbe consegnargli
i colori che gli servono. Toss di nuovo. Soprattutto
la vernice bianca.
S, padre dissi. E una buona consegna.
Il prete disse: Diciamo che farai una consegna di
vernice bianca tutti i gioved mattina, magari prima di
colazione? E un progetto che deve rimanere confidenziale,
fra noi due. Sai, Bingo, non voglio che gli altri
ragazzi del St Michael possano ingelosirsi: l'avarizia 
un peccato. Telefoner al signor Cane, del negozio di
Kibera. Sono sicuro che ci aiuter e avr tutta la vernice
bianca che ti serve.
S, padre dissi. Non ero ben sicuro di cosa fosse
quell'avarizia, ma immaginai fosse qualcosa come la
liquirizia, dolce e scura. Padre Matthew sorrise quanto
glielo permetteva la sua faccia di plastica. Non vorrei
certo farmi il nome di uno che delude le anime bisognose aggiunse.
Mi piacciono quelli bravi in quello che fanno. Padre
Matthew era il miglior prete che potevo concepire. Era
cos contorto che faceva un giro completo. Proprio
come con il suo Dio, il capo di tutti i capi, la sua attivit continuava sempre.
...
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CAPITOLO 15.
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Consegne del gioved mattina a Thomas Hunsa, l'Artista.
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Il primo gioved dopo l'incontro con padre Matthew,
alle sette del mattino, andai a Kibera a prendere la
bianca per Hunsa. L'orario era buono, prima che il
caldo diventasse insopportabile. C'erano stati dei cambiamenti
nel magazzino di Kibera. Cane sembrava piccolo,
sul trono blu e oro di Lupo. Era pi basso e pi
magro di Lupo, e aveva meno naso di lui. Un cagnolino
era seduto dove un tempo regnava un lupo.
Anche i tagliatori erano diversi. Ce n'erano tre nuovi.
I gemelli Ibeji erano ragazzi scuri con le mani veloci, gli
occhi allegri e i denti puliti. Ridevano e chiacchieravano
mentre lavoravano. Mi scordai di respirare quando
vidi chi era il terzo tagliatore. Tonto George era chino
sul tavolo, non diceva una parola. Tagliava collinette
grandi quanto un pollice su riquadri di plastica.
I gemelli smisero di tagliare e mi guardarono mentre
mi avvicinavo a Cane. Tonto George non smise mai di
tagliare il suo blocco. Non alz neppure gli occhi. Tonto
George era fatto cos: quando cominciava una cosa non
la mollava pi, come mangiare. Anche l'amicizia di
Tonto George era fatta nello stesso modo: si appiccicava.
Io e la mamma eravamo arrivati a Kibera quando
avevo dodici anni, e poco dopo era comparso Tonto
George, come la muffa su un mango. Era il contrario
di me: grasso, lento e stupido. Nella follia di Kibera, lui
era la mia roccia. Quando tutto attorno a me sembrava
impazzire, Tonto George era una felice concretezza.
Avrei voluto parlare con lui, fare due chiacchiere, ma
avevo gli occhi di Cane addosso.
Cane non mi disse molto. Del resto, che poteva dire?
Mi aveva mandato padre Matthew, il capo dei capi.
Cane mi diede sette bustine di bianca. Le portai di
corsa a Hunsa per la sua consegna speciale, poi riportai
a Cane i duecento scellini che mi aveva pagato Hunsa.
Cane me ne diede dieci (immagino gliel'avesse detto
padre Matthew) e io tornai al St Michael.
Tutti i gioved mattina era lo stesso: Cane mi dava
sette bustine, Hunsa mi pagava duecento scellini, io
portavo i soldi a Cane e Cane me ne dava dieci. Se
Tonto George era al tavolo, e di solito c'era, dicevo a
Cane: Viene anche Georgi?. Il pi delle volte Cane
abbaiava un No. Per ogni tanto aveva detto S,
le rare mattine che le montagnole di bianca del giorno
prima non erano ancora sparite. Quelle mattine il silenzio
di Tonto George mi sembrava rassicurante. Come
ai vecchi tempi gli dicevo mentre eravamo sul matatu.
Grugnito, rispondeva lui. Tonto George mi aspettava
seduto fuori dalla casa di Hunsa mentre sbrigavo i miei
affari, e poi ci mangiavamo un mango prima che tornassi
al St Michael. Quando Tonto George non veniva
a Hastings con me, mi capitava spesso di ripensare al
campo scuro e vuoto che era Deborah. Arare nel nulla
non ti porta da nessuna parte, per ne avevo voglia
lo stesso. Le consegne del gioved mattina erano una
piacevole interruzione dal St Michael. L'orfanotrofio
stava cominciando a stufarmi. I corrieri sono fatti per correre.
Avevo fatto otto consegne del gioved mattina prima
dell'arrivo all'orfanotrofio della signora Steele. Appena
arriv lei, misi fine alla mia interpretazione del ritardato.
Quando vidi la signora Steele, capii che era l'inizio
della mia corsa pi importante.
...
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CAPITOLO 16.
...
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Arriva la signora Steele.
...
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...
La signora Steele arriv al St Michael un marted subito
dopo colazione, nella mia nona settimana all'orfanotrofio.
La domenica precedente era stata come tutte le altre
domeniche. I centoquarantasette ragazzi del St Michael
erano andati in chiesa a piedi. Fumatore mi teneva d'occhio,
come sempre. Nel pomeriggio un paio di ragazzi,
compreso Fumatore, avevano fatto lezione speciale per
la cresima con padre Matthew, mentre il resto di noi
ciondolava in giro. Il vecchio custode grigio, la pipa
infilata fra le labbra rosse e sottili, passava della vernice
bianca sulle pareti dove l'intonaco si era scrostato.
Ma l'indomani, il luned, erano tutti di corsa. Il nigeriano
delle pulizie si ferm tutto il giorno, a strofinare
come un pazzo. Padre Matthew e le sue due puttane ci
ronzavano attorno per controllare che fossimo puliti e
che i nostri vestiti fossero strappati in maniera decente.
Poi, il marted mattina sul presto, ci spruzzarono con
una roba chimica verde brillante che mi fece bruciare la
pelle. Era chiaro che qualcosa bolliva in pentola.
A colazione padre Matthew ci parl di un ospite speciale
in arrivo. Disse che se ci fossimo comportati bene
avremmo avuto dei dolci. Ma se anche un solo ragazzo
fosse uscito dalla fila, niente dolci e in pi ci avrebbe
pensato suor Margaret. Anche se non parl, immaginai
che ci sarebbe stata anche qualche lezione speciale per
la cresima con padre Matthew.
Quel giorno il prete indossava una tonaca nera pulita
con il colletto bianchissimo. La Bionda e la Bruna Racchia
avevano dei bei vestiti e la Bruna Racchia, come
al solito, era senza reggiseno. Per colazione ci fu una
doppia razione di cemento. Un'ora dopo eravamo al
pianterreno a recitare le tabelline. Proprio mentre stavamo
cantilenando Sette per tre, ventuno, si sent il
batacchio del portone.
Eccola grid padre Matthew.
Quando la signora Steele entr al St Michael, noi ragazzi
ci radunammo tutti nell'ingresso a intonare Benvenuta,
signora come ci aveva insegnato il righello di
suor Margaret. Padre Matthew richiuse alle sue spalle
il pesante portone, con un tonfo abbastanza forte da
sollevarle i finissimi capelli biondi e farle ondeggiare
il vestito bianco a grossi pois neri. La signora Steele
era bella: con un po' pi di tette avrebbe potuto fare
l'attrice porno. Portava una collana di perle bianche
che doveva valere dei bei soldi. La faccia bianca era
vecchiotta, per mi piaceva il suo rossetto di un rosso
deciso. Ma erano gli occhi a incantarmi: verde scuro
come un temporale. Quando il Padre Anziano vedeva
quel tipo di verde nel cielo sorrideva: significava pioggia.
Padre Matthew guard la borsetta nera e lucida che
lei teneva sotto il braccio. Benvenuta, benvenuta, signora
Steele, le disse nella nostra casa.
La signora Steele si rivolse a noi. Rise, con aria
stanca. Salve a tutti disse. Aveva una bella voce profonda.
 bello essere qui con voi. Non vedevo l'ora
di conoscervi. Si volt verso padre Matthew e sorrise.
Sono tutti adorabili. Padre Matthew ricambi il sorriso,
e la signora Steele strinse la presa sulla sua borsa.
Per la mezz'ora successiva, mentre il prete faceva fare
il giro dell'orfanotrofio alla signora Steele, io continuai
a guardarla. Aveva un'andatura decisa ed era abituata a
portare tacchi da puttana. Non inciamp neppure una
volta. L'orfanotrofio non le interessava. Quando vai a
comprarti una maglietta nuova, cosa vuoi che te ne freghi
di com' fatto il negozio?
Padre Matthew fin il giro del pianterreno e poi si
volt verso di noi. Adesso la signora Steele andr di
sopra, dove le farebbe piacere incontrare molti di voi.
Beth vi mander da lei uno per volta. Beth, la Bruna
Racchia con le tettone, fece un passo avanti per prenderci
in carico. La Bionda, in abito azzurro, sal le scale
dietro a padre Matthew e alla signora Steele. Sia la signora
Steele che la Bionda avevano delle belle gambe.
Ci accalcammo in fondo alle scale con Beth. Dopo
qualche minuto la Bionda url dall'alto: Manda su il
primo. Ogni cinque minuti circa, un ragazzo saliva e
uno scendeva. Calcolai che, visto che eravamo in centoquarantasette,
se voleva incontrarci tutti ci avrebbe
messo pi di dodici ore. Quando scese il quattordicesimo
ragazzo, la Bruna Racchia chiam: Bingo.
Gettai una rapida occhiata nella Valle della Speranza di Beth e salii al piano di sopra.
...
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CAPITOLO 17.
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Il colloquio.
...
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...
Di sopra, la signora Steele e padre Matthew si erano
sistemati nel grande refettorio. La Bionda annunci
dalla soglia Questo  Bingo, e io entrai. I tre lunghi
tavoli di legno erano vuoti. Erano stati puliti con lo
stesso liquido verde spruzzato addosso a noi. Le finestre
spalancate lasciavano entrare i rumori della strada.
Nella stanza faceva caldo. Mi prudevano le cicatrici
sulla faccia.
La signora Steele era seduta vicino al prete, all'estremit
pi lontana del tavolo centrale. Ciao, Bingo
disse mentre mi avvicinavo. Aveva le labbra rosse e un
po' di sudore fra i seni.
Padre Matthew disse: Bingo, la signora Steele  una
famosa mercante d'arte americana. E un vero miracolo
che sia venuta al St Michael. E la volont di Dio.
Pensai a Thomas Hunsa. Anch'io faccio il mercante
d'arte dissi.
La signora Steele, il nostro miracolo, rise.
Padre Matthew mi disse di sedermi. Presi posto
di fronte a lui e alla signora Steele. Sul tavolo fra noi
c'erano solo la sua borsetta nera e una bottiglia di plastica
piena d'acqua. Sperai che non ci avesse sputato
nessuno, nella sua bottiglia. Padre Matthew si avvicin
a lei e i suoi occhi lanciarono sguardi preoccupati verso
la borsetta. Come se avesse paura di vederla scappare.
Dissi: Signora Steele, signora, lei  bellissima. Lessi
nei suoi occhi verde scuro: le faceva piacere.
Disse: Be', grazie tante, Bingo, anche tu sei carino.
Ah, padre, dissi a padre Matthew questo le 
caduto di tasca mentre saliva le scale. Mi allungai sul
tavolo e diedi a padre Matthew un foglietto di carta
ripiegato.
La signora Steele disse: Adesso, Bingo, raccontami
come sei finito al St Michael. Il colloquio era cominciato,
e io ero pronto.
Diedi il via alla mia esibizione. Signora Steele, io
sono solo un ragazzo di campagna, ya. Mio pap era
un povero contadino dell'Est. Lavorava sodo per
comprarsi la sua terra. Ero con lui mentre piantava i
picchetti quando si  comprato la terra. Mio pap, lui
lavorava nei campi tutti i giorni. Eravamo poveri, per
la mamma ci pensava lei a tutto quanto.
Padre Matthew mi lanci un'occhiata sbalordita. Sul
foglietto che aveva in mano, in alto, c'era scritto corso
di TEOLOGIA. L'avevo strappato dal suo quadernetto
giallo: era la pagina dove aveva cancellato Capo Jonni e
al suo posto ci aveva aggiunto il nome di Lupo. Padre
Matthew mi guard in un modo diverso, come se non
fossi solo un granello di polvere.
Ya dissi, e feci una pausa. La mamma si occupava
di tutto: di me, dei miei quattro fratelli e delle mie tre
sorelle. Almeno fino a quel giorno che  successo tutto,
ya. Mi asciugai il naso e guardai per terra.
Cos' successo? chiese la signora Steele.
Aspettai un momento.
Un giorno mio pap era nel campo e mentre lavorava
- lui era l che si faceva gli affari suoi - ha visto
arrivare su una macchina dei ragazzi di una banda che
sono andati dal signor Defrio, nel campo vicino al suo.
Erano venuti dal signor Defrio a prendere i soldi per la
droga, ma il signor Defrio non ce ne aveva, di soldi, e
cos gli hanno sparato... bam! Proprio cos.
La signora Steele e padre Matthew fecero un salto.
Io continuai. Mio pap  corso ad aiutarlo. Per il
signor Defrio era morto. Era tornato fango. Mio pap
non poteva fare pi niente per lui e allora si  buttato
per terra e si  nascosto fino a quando quelli della
banda sono andati via. Poi mio pap  tornato a casa
di corsa, da mia mamma e dai miei fratelli e dalle mie
sorelle. Mio pap stava quasi piangendo, e mio pap
non piange mai. Ha gridato alla mamma: Li ho visti
che lo ammazzavano... quei ragazzi della banda hanno
sparato al signor Defrio! Mi sono nascosto nei campi.
La mamma ha preso il mio pap e gli ha urlato: Marito
mio, non dirlo a nessuno, ya, senn ammazzano
anche te! . Il fatto  che i vicini della capanna accanto
avevano sentito mio pap e lo hanno detto a quelli
della banda.
Tossii e mi interruppi. Mi fissai i piedi. Erano puliti,
per avevo le unghie lunghe.
La signora Steele si sporse in avanti. Bingo, continua
disse. Padre Matthew guardava in basso, forse il
suo orologio o forse il foglietto del suo quaderno giallo.
Io non avevo fretta.
Be', quella notte, in piena notte, i ragazzi della
banda sono arrivati con il camioncino fino a casa nostra.
Feci in modo che la mia voce si spezzasse. Due
ragazzi della banda sono saltati gi e sono corsi in casa
nostra e si sono messi a sparare. Bam! Bam! Bam! urlai.
Feci l'imitazione con le mani per la signora Steele,
di come sparavano quelli della banda.
Lei si copr la faccia con le mani. Aveva le unghie
rosse come le labbra. Padre Matthew sembrava interessato,
ma non ero sicuro se gli interessava la mia storia
oppure come avevo fatto a prendere quella pagina del
suo quaderno giallo. L'avevo strappata il primo giorno
che ero arrivato al St Michael, nove settimane prima.
Doveva essersi chiesto che fine aveva fatto. Forse adesso
si stava domandando quanto ne sapevo del valore della
sua santit.
Continuai. Hanno sparato a tutti. Hanno ucciso la
mamma e il pap e tutti i miei fratelli e sorelle. Sono
morti tutti, e c'era sangue dappertutto, ya.
Ero pi bravo di qualsiasi attore della stazione degli
autobus. Cominciai a piangere lacrime vere. In realt
mia madre era stata accoltellata durante i disordini a
Kibera. Mio padre era un ubriacone e un giocatore che
era sparito quando io ero piccolo, con il pentolone di
ferro della nonna.
Il verde degli occhi della signora Steele era fisso nel
marrone dei miei. Le lacrime mi scorrevano sulla faccia.
Ma non avevo ancora finito il mio spettacolo. Ho
urlato ai ragazzi della banda: Uccidetemi, uccidetemi!
Avete ucciso tutta la mia famiglia, uccidete anche me!
Li ho supplicati, ma quelli si sono messi a ridere. Uno
di loro ha detto: Tappo, diglielo a quelli del paese
cosa facciamo agli spioni. Poi se ne sono andati con il
loro camioncino. Era un camioncino azzurro, un Ford
F-150. Aggiunsi quel dettaglio per far sembrare pi
vera la mia storia. Guardai dritto in faccia la signora
Steele. Quella notte, signora, sono scappato via. Sono
arrivato a Nairobi e il santo padre mi ha detto di stare
qui al St Michael. Smisi di parlare. Avevo la faccia
bagnata di lacrime. Ma a quel punto, con mia grande
sorpresa, cominciai a singhiozzare. Non riuscivo a
smettere. Non piangevo per la storia inventata, o per la
signora Steele. Non lo so perch piangevo.
Si mise a piangere anche la signora Steele. Piccole
lacrime scorrevano sulla sua cipria chiara, come
gocce di pioggia sul terreno. Padre Matthew si dipinse
un'espressione triste sulla faccia lunga e gialla e pos
una mano sopra quella di lei. La storia di Bingo 
simile a quella di molti altri, qui cominci. Tanto,
tanto tragica. Signora Steele, non sa quanto abbiamo
bisogno del suo aiuto. Ce ne sono a centinaia come lui.
Vorrei tanto poterli aiutare tutti.
La signora Steele apr la sua borsetta nera, tir fuori
un pacchetto di fazzoletti di carta e ne prese due. Ne
diede uno a me e si tenne l'altro. Sfil la mano da
sotto quella di padre Matthew. Le sue labbra rosse
sussurrarono all'orecchio di padre Matthew: Lui 
perfetto.
Stavo per andare in America!
Sulla parete della mia classe alla Scuola della Benevola
Innocenza era appesa una carta geografica del
mondo. C'era uno spillo rosso a segnare la posizione di
Nkubu, anche se Nkubu sulla carta non c'era. Nairobi
era sotto lo spillo. In Kenya. Il Kenya era al centro
della carta, al centro del mondo. Ma verso il bordo
estremo, vicino alla porta dell'aula, c'era l'America;
appoggiato sopra, c'era il Canada, come un cappello,
e sotto c'era il Sudamerica, come un paio di calzoni
che tornavano male addosso. Chiunque sapeva che in
America era tutto pi grande: salari, camion, turisti.
I turisti americani avevano le cinture pi grosse, e le
tette pi grosse e i portafogli pi grossi. Essere il pi
grande corriere di Nairobi e del Kenya era un conto,
ma per essere il pi grande del mondo mi ci voleva
l'America... e la signora Steele poteva darmela.
...
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CAPITOLO 18.
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Impacchettato.
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Nei due giorni successivi alla visita della signora Steele
venni impacchettato per la consegna. Mi fecero
fare quattro docce con il liquido verde, i raggi X e le
analisi del sangue, mi fecero visitare dal dottore che mi
rilasci un certificato e mi scattarono una fotografia.
Come ultima cosa, andai al ministero del Turismo,
dove incontrai il viceministro, il signor Albert Wagane.
Portava una piccola croce d'argento sul bavero sinistro
della giacca, che si sfior mentre consegnava alla Bruna
Racchia tettona il mio passaporto caldo caldo, e lei gli
consegn in cambio una busta marrone.
Il mio ultimo giorno al St Michael, la Racchia Bruna
disse: Bingo, prima che te ne vai padre Matthew vuole
pregare con te. Devi andare nel suo studio. Pensai a
Fumatore, che pregava con padre Matthew tutte le settimane
durante le lezioni speciali per la cresima. Era il
motivo per cui Fumatore fumava; ogni volta che usciva
dalle lezioni aveva in tasca due pacchetti di Marlboro.
La Bruna Racchia mi diede una pacca sulla schiena.
Vai mi disse.
Andai nello studio di padre Matthew. La sua lunga
faccia gialla mi fissava da dietro la scrivania ed ebbi
paura. Quand'ero piccolo il Padre Anziano mi aveva
insegnato che ci sono cinque tipi di paura:
La paura che ha il leone della zanzara.
La paura che ha l'elefante della mosca Tnwanni.
La paura che ha il cane del bastone del padrone.
La paura che ha lo scorpione dell'icneumonide.
La paura che ha l'aquila del pigliamosche.
La paura che ha il gigantesco Leviatano dello spinarello.
Queste sono sei paure avevo detto al Padre Anziano.
Il Padre Anziano aveva detto Bingo, una paura 
falsa, per non mi aveva mai detto quale. Il Padre
Anziano mi aveva detto che quando la zanzara punse il
leone, il leone cominci a sentire un prurito cos forte da
strapparsi la pelle e artigliarsi a morte. Era quello che ti
facevano padre Matthew e la sua religione; una volta che
ti era entrato dentro ti prendeva un prurito tremendo e
pregavi fino a morirne. Davanti a padre Matthew provavo
la stessa paura che ha il leone della zanzara.
Il prete indossava la sua lunga tonaca nera da avvoltoio.
La grossa Bibbia, con dentro il quaderno giallo,
era davanti a lui, e le lunghe mani di padre Matthew
ci si appoggiavano sopra. Bingo, bambino mio mi
disse. Voglio studiare con te prima che ci lasci. Fuori
si sent rombare un camion. Padre Matthew si interruppe
finch fu passato. Aspett che il silenzio cominciasse
a farmi prudere dappertutto, poi chiese: Come
mai, Bingo, quando and al tempio il Cristo ne cacci i
cambiavalute?.
Conoscevo la storia di Ges e degli usurai da quando
ero piccolo e tutte le sere la mamma mi faceva ricopiare
due pagine della Bibbia della Buona Novella. Perch i
cambiavalute erano cattivi risposi.
Padre Matthew abbass lo sguardo sulla Bibbia.
Ritrasse le labbra scoprendo i denti, ancora pi gialli
della sua pelle, e sorrise. Esatto, Bingo, sei un ragazzo
intelligente.
S, padre dissi.
Gli occhi del prete si illuminarono. Vedi, Bingo,
Ges sapeva di dover scacciare i cambiavalute dal tempio
perch sapeva che i cambiavalute erano dannati.
Ges Cristo sapeva che lui solo meritava le ricchezze del
tempio, il compenso per il paradiso. Sai, Bingo, Ges
sapeva di esser lui il cambiavalute di Dio, e che tutto il
santo denaro di Dio era suo. Era cos che Dio mostrava
il suo amore al figlio. Perch l'amore  denaro. Inclin
la testa di lato. Bingo, lo capisci?
Quello che padre Matthew stava dicendo non aveva
senso, perch se davvero Ges fosse stato cos ricco
non sarebbe morto sulla croce. I bianchi ricchi non
muoiono: lo sanno tutti. Ma feci comunque segno di s,
perch era quello che il prete voleva da me.
Non aveva finito. Sembrava felice mentre parlava di
Ges e del suo amore. Bingo, Dio  amore e l'amore,
come insegna Ges,  denaro.
Padre Matthew fece una pausa. Cercai di nascondere
i miei dubbi. Quello che diceva lui non c'era, nella
Bibbia della Buona Novella. Il prete continu: Bingo,
ci credi davvero che Ges sfam cinquemila persone
con cinque pani?.
Sapevo che era una sciocchezza. Se compravo un
pane al mercato, bastavamo io e Tonto George per
mangiarcelo tutto. Scossi la testa. No, padre.
Padre Matthew sorrise. Appunto, Bingo.  una
parabola... un racconto degli insegnamenti di Ges.
Annuii.
Il prete prosegu con la sua lezione. La parabola dei
cinque pani ci insegna che Ges, investendo l'amore
di Dio, ha accresciuto il capitale e la ricchezza.  stato
cos che con cinque pani ha potuto sfamare cinquemila
persone, grazie a un portafoglio di investimenti solido
e sostenuto. Vedi, Bingo, era il volere di Dio che la
ricchezza crescesse nel suo tempio e che Cristo, il suo
prescelto, diventasse il suo unico cambiavalute, perch
questo  l'amore di un padre per suo figlio.
Mantieni l'attivit in famiglia dissi. Lingualunga
era barbiere a Kibera, e suo padre era stato barbiere a
Kibera (finch non l'avevano ammazzato nei disordini):
era un'attivit di famiglia. A quanto pareva, anche Ges
lavorava nella banca di famiglia.
Il prete si sporse in avanti sorridendo. Esatto, Bingo.
Il vero insegnamento di Cristo  che il denaro  amore.
Il tempio di Dio  un investimento nel divino. Il prete
mi fiss. Un altro camion romb fuori per strada. Ripet:
Bingo, Dio  amore, e l'amore  denaro. Questa
 l'essenza dell'insegnamento di Cristo sulla Terra.
Avevo sentito un mucchio di gente parlare di Dio.
A Kibera c'erano suore, predicatori e benefattori che
parlavano di Dio come di una nuvola invisibile che veglia
su di te: Dio che ti aiuta. Alla Scuola della Benevola
Innocenza gli insegnanti parlavano di Dio. La mamma
mi faceva copiare la Bibbia della Buona Novella, due
pagine al giorno: Dio lo scrittore. C'era la suora che
viveva nell'autobus dei preservativi che non andava da
nessuna parte: Dio l'autista. C'era il prete della chiesa
di St Lazarus che prometteva la salvezza a una vecchia
strega pazza e seminuda: Dio il salvatore. Ma erano
tutte stupidaggini: il loro Dio non faceva niente. Alzai
gli occhi su padre Matthew. Lui s che aveva un Dio che
funzionava. Il Dio di padre Matthew aveva un valore.
Altrimenti come avrebbero fatto le centoquarantasette
nullit del St Michael a sopravvivere fra la polvere?
Dio  amore, e l'amore  denaro: Dio il banchiere.
Bingo,  essenziale prosegu padre Matthew che
anche quando avrai lasciato il St Michael tu ricordi
alla signora Steele l'importanza di amare Dio, toss
soprattutto continuando ad aiutare il nostro amato
St Michael. Bingo, io te ne sar molto grato. Mi grattai
la spalla e il prete vide che avevo capito.
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CAPITOLO 19.
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Il sogno di Bingo.
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L'ultima notte che dormii all'orfanotrofio St Michael
sognai la mamma.
Le case fatte di mattoni di cemento sono le migliori.
Le case di mattoni non cadono mai e sono difficili da
bruciare. In una casa di mattoni ci puoi mettere delle
cose buone, persino una moglie e i bambini. Ma quando
tua madre viene uccisa, di colpo la casa intera vacilla.
La casa trema nel vento.  cos che  successo a me...
Sembravo forte, invece sotto sotto ero un mucchio di
macerie.
Ormai non pensavo pi tanto alla mamma, ma quella
notte s. Centoquarantasette bambini dormivano sul pavimento
del St Michael. Centoquarantasei dormivano
sotto le coperte grigie. Quella notte io dormii sotto lo
scialle marrone della mia mamma.
Sognai i disordini.
Harambee! gridano gli uomini. Tutti insieme!
La stretta della mamma mi sveglia. Svegliati, piccolino
mi dice all'orecchio. Mi avvolge nel suo scialle
marrone. Non mi piace quando mi chiama piccolino: ho
tredici anni! Lei dice piccolo, ma io sento paura.
Le dico: Cosa c', mamma?. Voglio che mi lasci
andare. Stringe cos forte che mi fa male. Persino attraverso
lo scialle sento l'odore della sua sporcizia e del
suo sudore. La mamma respira in fretta, dalla bocca.
Il rumore di Kibera  assordante; gli urli sempre pi
selvaggi. Molotov che esplodono. La mamma guarda al
di sopra della mia testa. Vedo il fuoco riflesso nei suoi
occhi. Disordini sussurra.
Si sentono uomini che gridano. Piedi in corsa.
Adesso stringo la mamma con la stessa forza con cui lei
stringe me. Bingo, non cos forte dice lei.
Il rumore si avvicina. Diventa pi forte. Donne che
urlano. La paura della mamma diventa terrore. Lotto
contro le sue braccia per cercare di vedere cosa succede,
ma lei non mi lascia andare.
Dio del cielo, aiutaci prega la mamma. Sento le
sue parole che mi rimbombano contro il petto.
Delle gambe si fermano davanti alla nostra baracca.
La mamma smette di respirare. Entra un uomo. Una
mano mi agguanta il collo e tira. Le dita della mamma si
irrigidiscono, con le unghie mi lacera la pelle. La testa
della mamma viene colpita. L'uomo tira forte. Vengo
strappato dalla mamma e gettato sul pavimento di terra
rossa.
Degli stivali neri mi prendono a calci cos forte da
sollevarmi da terra. Ma subito ci ritorno. Il Padre Anziano
diceva sempre:  il destino di tutti gli uomini:
dal fango al fango. Vorrei aprire la bocca e urlare ma
non ci riesco. C' rumore dappertutto, ma non nella
mia gola. Le mie gambe non si muovono. Muovetevi!
urlo. Ma le gambe non sentono. Dico ai miei pugni di
colpire, ma sono sordi anche loro.
L'uomo ha delle gambe gigantesche. Nel varco tra
quelle gambe, vedo la mamma. Mostra i denti come un
cane rabbioso. Lo scialle marrone sembra una pelliccia.
In un lampo si lancia sull'uomo. Lui ruggisce e l'atterra
con una manata. La mamma si affloscia ai suoi piedi e
geme. Poi rimane immobile.
Una ragazza che una volta mi ero scopato mi aveva
sgridato quando le avevo accarezzato i capelli. Non
capisci proprio niente aveva detto. Non si toccano
mai i capelli a una ragazza. L'uomo che incombe sopra
la mamma non lo sapeva. Afferra la mamma per i
capelli e la solleva da terra come se i capelli fossero una
maniglia. Con l'altra mano le tira una sberla. Si sente un
crac. La mamma ciondola come una bambola. Voglio
correre, ma le mie gambe sono due blocchi. Voglio strisciare,
ma le mie braccia sembrano di pezza.
Troia grida l'uomo alla mamma. Puttana della polizia.
Le sferra un pugno e la testa della mamma scatta
all'indietro. L'uomo la lascia andare. La mamma cade.
Cade a terra come una maledizione.
La mamma non si muove. I suoi occhi cercano e
trovano i miei. Le gambe mi si sbloccano. Corro. Affondo
i denti nel polpaccio dell'uomo. Lui urla di dolore.
Sapore di sangue e sudicio. Mi tira una manata
per scacciarmi, ma io sono piccolo e mi manca. Cerca
di muovere la gamba destra per scrollarmi via e io lo
mordo pi forte. L'uomo urla: Levatemi di dosso
questo cazzo di bambino!.
Altre gambe si avvicinano. Delle mani mi afferrano
e tirano. Mordo pi forte. L'uomo grida: Cazzo!. Un
pugno mi spacca la testa. Urlo. Lui abbassa lo sguardo
su di me, un bambino di tredici anni con le labbra sporche
di sangue, e dice: E cos mi hai fatto sanguinare,
brutto figlio di puttana. E cos ti piace mordere, ya?.
Sono troppo terrorizzato per parlare. Sono disteso in
terra e guardo la mamma. La mamma cerca di parlare
con me. Bingo dice. Fra noi ci sono le gambe di
quell'uomo. Voglio sentire quello che dice la mamma.
La mano destra dell'uomo indugia sopra il fodero
che ha alla cintura come una mamma uccello sopra il
nido. L'impugnatura bianca d'osso del coltello trova
conforto nella sua presa. Il coltello si libera e fende
l'aria. Non pu essere la mano dell'uomo che solleva
il coltello, dev'essere il coltello che trascina con s la
mano dell'uomo. Se il coltello non esistesse, l'uomo non
avrebbe mai alzato la mano in quel modo sulla mamma.
Quale uomo vorrebbe mai fare del male alla mamma?
Il cattivo  il Coltello.  il Coltello che ha ipnotizzato
l'Uomo. Dice il Coltello: Io ho il potere. L'Uomo
sembra confuso. Ma sei solo metallo e osso risponde
lui. Mettimi alla prova dice il Coltello. L'Uomo scopre
il potere del Coltello. L'Uomo dice: Coltello, hai
ragione: il potere  tuo. Io ti servir. Ma l'Uomo  un idiota.
Alzo gli occhi. Il Coltello sogghigna dall'alto. Il Coltello
dice: L'Uomo  sciocco. E un idiota. L'Uomo non ha potere.
La mamma ha molti uomini che vengono a trovarla,
anche se da mesi non si  cosparsa d'olio la pelle perch
non ha soldi. I visitatori che fanno cigolare il suo letto
le lasciano a malapena i soldi necessari per sfamarci.
Eppure la loro sporcizia non le si appiccica addosso.
Lei profuma di pulito, di terra. Ma oggi il suo visitatore  Coltello, l'ingannatore.
Il Coltello piomba sulla gola della mamma ed  su di lei.
Il Coltello le tocca la pelle.  morbida dice il Coltello.
Niente olio. Il Coltello entra e viene accolto dal bacio rovente del sangue. La mamma geme.
La mamma mi guarda. Dice: Bingo, corri. E poi  morta. Sangue al fango.
Lupo si inginocchia vicino alla mamma. Un cuscino
rosso le si allarga sotto la testa. Lupo pulisce il suo
coltello con l'impugnatura d'osso sullo scialle marrone
della mamma e lo rinfodera alla cintura. Le distende lo scialle sulla faccia cos pu dormire.
Fuori cade la pioggia. Corro come ha detto la mamma. Ci sono disordini dappertutto. In fondo al
vicolo mi volto a guardare la nostra baracca. Brucia, nonostante la pioggia. L'aria puzza di gomma bruciata, benzina e follia.
Stai bene? mi chiese una voce maschile. Il vecchio
custode era seduto vicino al posto dove dormivo, le
gambe incrociate, la pipa bianca di terracotta gli pendeva
dalle labbra rosse e sottili. Tutti i ragazzi dormivano
tranne Fumatore, seduto nell'angolo a fumare.
S, sto bene dissi. Era come se avesse piovuto:
avevo la faccia bagnata. Che ore sono?
Il custode rise, un morbido rullio. Fuori era buio.
Succhi la pipa. Ragazzo, come ti chiami?
Bingo.
Bingo ripet. Ragazzo, la conosci la Leggenda di Bingo? Il suo fiato sapeva di miele.
Il Padre Anziano mi aveva raccontato tante volte quella storia. Feci segno di s. Il custode non doveva avermi visto, perch si mise a raccontarmi la Leggenda di Bingo.
...
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CAPITOLO 20.
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La Leggenda di Bingo.
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Il primo uomo mai creato si chiamava Fam. Era immortale.
Nzame, il Signore di Tutto - l'Onnisciente - lo aveva creato cos. Nzame ordin a suo figlio: Quando una vacca partorisce un vitello rosso, devi sacrificarlo a me.
All'inizio Fam ubbid al padre, e Nzame gli concesse molti figli.
Ma un giorno nacque un vitello rosso. Fam ordin ai suoi figli: Sacrificate a me il vitello rosso! Non sacrificatelo a Nzame. I suoi figli rabbrividirono come erba nei campi perch sapevano che tutti i vitelli rossi erano riservati a Nzame, il padre del loro padre. I figli temevano il Signore Nzame. Nessuno voleva uccidere il vitello rosso.
Fam si offese per il timore dei suoi figli e fu geloso del padre. Per dimostrare la sua forza condusse il vitello rosso nella piazza del villaggio, sacrific l'animale e ne mangi la carne davanti a loro. Visto, non sono morto grid. Persino mio padre Nzame ha paura di me. Allora i figli cominciarono a temere Fam.
Fam si fece un mantello con la pelle del vitello rosso, e lo portava sempre. Cos i suoi figli si sarebbero sempre ricordati di temerlo. Si proclam Sovrano della Terra.
Trattava in maniera orribile i figli: picchiava i maschi e si accoppiava con le femmine, che si coprivano la faccia davanti a lui. Fam decret: Chiunque mi tenga nascosto un vitello rosso verr ammazzato. Chiunque faccia sacrifici a Nzame sar ucciso.
Mboya era una delle figlie di Fam. Sua madre era Grande Albero, con cui Fam si era accoppiato mentre era ubriaco. Mboya era bruttissima, perch la sua pelle era fatta di corteccia e le sue gambe parevano tronchi d'albero. Mani e piedi erano come rami e radici. Mboya era cos ripugnante che i bambini del villaggio non giocavano con lei.
Il lavoro di Mboya era badare al bestiame. Le piaceva il suo lavoro. Quando era sola nei pascoli nessun bambino rideva di lei. Un giorno in cui si era inoltrata in profondit nel Territorio Orientale, una delle sue bestie partor un vitello rosso. Mboya conosceva l'ordine di Fam di sacrificare a lui tutti i vitelli rossi, per amava molto Nzame. Oltretutto, pens Fam non mi vedr mai perch sono a molte leghe di distanza da Nirwhala, la citt che Fam si  costruito.
Mboya eresse una pira, ci guid sopra il vitello rosso e gli sussurr piano all'orecchio. Il vitello si inginocchi davanti a lei. Mboya liber nell'aria l'ultimo respiro del vitello con un colpo della sua lama. Con la pietra focaia accese la pira e il fumo rossastro si lev alto nel Firmamento Viola e incant Nzame.
La pira arse a lungo nella notte e Nzame, il Signore di Tutto, ebbe la gioia dell'amore dei suoi figli. Ma fuoco e fumo attirarono l'attenzione dei cacciatori, che riferirono a Fam di quella pira ardente. Infuriato, Fam convoc Mboya. Mboya, le disse figlia di Grande Albero, sei al corrente del mio ordine che riguarda i vitelli rossi? Tutti i vitelli rossi devono essere sacrificati a me.
S rispose Mboya con voce ferma.
Fam chiese: Allora, Mboya, perch mi hai sfidato?.
Lei rispose: Perch il vitello rosso appartiene a . Nzame, il Signore dei Signori, il Padre dei Padri.
Fam rugg: Ripugnante figlia dell'albero, se il vitello rosso appartiene a Nzame e l'hai sacrificato a lui, allora tu dovrai essere sacrificata a me perch  a me che appartieni.
Con un solo movimento Fam estrasse la sua lama e tagli la gola a Mboya.
La rabbia di Nzame divent un ruggito, e il suo ruggito divent una bufera che distrusse la Terra. Nzame si ammant con l'anima di Mboya e ne fece sua moglie.
Quanto a Fam, Nzame premette forte il suo pollice nella palla di fango sterile che era stata la Terra e in quel buco spinse suo figlio. Copr il buco con un gigantesco masso di ferro in modo che Fam non potesse pi uscire.
Poi lisci la superficie affinch non restasse traccia di Fam, il suo figlio immortale.
Nzame voleva offrire un dono di nozze a Mboya.
Cosa desideri? chiese. Puoi avere tutto quello che vuoi le disse.
Voglio un giardino disse Mboya.
Nzame prese la palla di fango che era stata la Terra e chiam Grande Albero. Grande Albero, dai vita al fango.
Nzame, Signore di Tutto, disse Grande Albero io dar vita alla Terra, per ho sete. Nzame chiam gli uccelli perch portassero le nuvole nere; cadde la pioggia, si formarono i mari, e l'albero bevve.
Grande Albero spinse le proprie radici in profondit nel fango e chiam la Luna: Luna, manda il vento affinch io possa inchinarmi a Nzame, il mio signore.
La Luna mand un forte vento e l'albero si inchin.
Delle foglie caddero dall'albero. Quelle che caddero sul terreno diventarono animali. Quelle che caddero in acqua diventarono pesci. Crebbe un giardino. Nzame era molto soddisfatto.
Nzame chiam a s Mboya: Moglie, guarda il giardino che ho fatto per te. Ammira quant' bello.
Mboya disse: Mio signore e padrone, il giardino  molto bello, ma non ci sono figli a cantare la tua grandezza.
Nzame si ricord del suo primogenito Fam, che viveva in una grotta sprofondata nel fango e chiusa da un macigno. Disse: Non creer il male sulla Terra. Non far figli.
Mio signore, disse Mboya sar io la madre dei tuoi figli e saranno buoni.
Nzame grid: Non  sufficiente! Il mio figlio immortale mi ha sfidato!.
Mboya recit una poesia:
I figli moriranno come poi vivranno. In morte come in vita canteranno le tue lodi. Canteranno tutti la tua luce, e danzeranno al tuo tamburo. Ti faranno sacrifici e ti ubbidiranno.
Questo piacque a Nzame, il Signore di Tutto. Mboya avvolse Nzame nel suo scialle marrone, e il loro figlio fu chiamato Bingo.
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CAPITOLO 21.
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Livingstone Hotel, Nairobi, Kenya.
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Padre Matthew ferm il furgone nel vialetto del Livingstone
Hotel. Scendi, Bingo disse. Io vado a parcheggiare.
Saltai gi dal furgone azzurro del St Michael con la
scritta ruote della speranza dipinta su una fiancata.
La signora Steele stava aspettando davanti all'albergo.
Si era raccolta i capelli biondi in alto sulla testa e indossava
un morbido tailleur arancione. Camminava avanti
e indietro; sembrava avesse bisogno di un po' di bianca.
Quando mi vide, sorrise. Avrei voluto correre da lei,
invece mi incamminai con calma, lento e controllato.
Bingo disse lei. Fece per spalancare le braccia ma
si ferm e tese la mano, come se fosse una questione
d'affari. Io gliela strinsi. Le sue dita erano forti. Tutt'e
due avevamo i palmi sudati.
Un ragazzo con una divisa rossa troppo grande per
lui apr la porta del Livingstone per la signora Steele.
Nella hall c'era come sempre il direttore Edward,
vestito come un lord inglese: l'uomo pi elegante di
Nairobi. La croce d'argento sul bavero sinistro della
giacca risplendeva sotto le luci dell'atrio. Il suo sorriso
divent angosciato quando mi vide entrare dietro la
signora Steele. Non ero pi un corriere in maglietta
strappata e calzoni corti che faceva consegne di droga
alla porta della cucina. Adesso portavo le scarpe, i pantaloni
e una camicia pulita, ed entravo in albergo dalla
porta principale. Ma erano le gambe a fare il corriere,
mica i vestiti.
Il direttore Edward conserv il suo sorriso, ma
sembrava sul patibolo. Si inchin stile servitore. Bentornata,
signora Steele. E chi sarebbe questo giovane
gentiluomo?
La signora Steele rispose: Lui  Bingo. Verr a stare
con me in America.
Guardai il direttore Edward, il sorriso fisso mentre
cercava di capire. Alla fine tutto quello che riusc a dire
fu: Me ne rallegro. Non solo somigliava a un lord
inglese dei porno, parlava anche uguale.
Padre Matthew entr anche lui, con una valigetta
marrone. Sorrise e disse: Perch non andiamo a mangiare
qualcosa?.
La signora Steele abbass lo sguardo su di me e
aggiunse: Bingo, avrai fame. Le ricambiai il sorriso.
Incrociai lo sguardo verde della signora Steele e sentii
una scossa dentro, come se avessi trovato un granello
di sale su un pezzo di mango. Volevo piacerle, e temevo
di non riuscirci. Quel che c' di buono in una consegna
agli spacciatori  che loro vogliono sempre la consegna.
Speravo che anche la signora Steele la volesse ancora.
Pensare troppo  stupido, finisce per confonderti.
Mi era appena stato offerto un pranzo. Un pranzo
gratis al Livingstone. S, signora dissi. Sono molto
affamato.
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CAPITOLO 22.
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La vendita di Bingo.
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Il ristorante del Livingstone Hotel era pulito. Met dei
ventisette tavoli con il piano di pietra verde e le sedie di
legno nero erano occupati. Io, la signora Steele e padre
Matthew eravamo seduti a un tavolo rotondo per tre.
Il prete si appoggi in grembo la ventiquattrore e tir
fuori una cartelletta spessa. L'intestazione in inchiostro
nero diceva: bingo mwolo. contratto di adozione
STEELE.
Mentre il prete sfogliava i documenti nella cartella,
la signora Steele mi chiese: Bingo, cosa ti piace leggere?.
La prima cosa che mi venne in mente fu il porno,
invece dissi: La Bibbia, signora. Padre Matthew alz
gli occhi e mi sorrise. Dopo la mia esibizione durante
il colloquio con la signora Steele aveva cominciato a
capire quant'ero bravo.
Padre Matthew e la signora Steele esaminarono le
carte. La signora Steele firm un mucchio di volte con
il suo nome. Io la guardai, mangiai la pizza e bevvi una
Fanta. Mi chiesi cosa voleva da me la signora Steele.
Come tutti gli altri, e come me, la signora Steele non era
quello che sembrava; la sua faccia era una maschera.
Aveva la forza dipinta all'esterno, ma quello che c'era
sotto era delicato. Non sapevo bene a quale signora Steele
appartenevo io. Per adesso mi andavano bene tutt'e
due: entrambe le facce erano bellissime, entrambe mi
pagavano la pizza.
Il naso della signora Steele era un po' grosso rispetto
alla forma del viso: sporgeva troppo, ma era
sottile. La sua pelle aveva lo stesso colore della polpa
delle patate. Le ciglia erano lunghe e incurvate, con
sopra dei pezzetti di trucco nero. Mentre lei parlava
con padre Matthew, io guardavo i suoi occhi. Disse:
Bingo, mi dispiace che io e padre Matthew abbiamo
tutti questi documenti da sistemare. Dopo parleremo
molto di pi, te lo prometto. La sua voce era come i
suoi occhi: forte in apparenza, ma triste sotto.
Appena ebbero finito, padre Matthew rimise i fogli
nella valigetta e la richiuse. Toss prima di parlare. Signora
Steele, solo un'ultima cosa. Toss di nuovo. La
quota di adozione colpo di tosse per il St Michael.
La faccia del prete era bianca come la tovaglia. Come
sa, signora Steele, abbiamo urgente bisogno di quei fondi.
La signora Steele disse: Ma certo, padre Matthew.
Mi lasci solo telefonare al mio legale negli Stati Uniti
per assicurarmi che i fondi siano stati accreditati.
Le labbra sottili del prete accennarono la minaccia
di un sorriso. Oh s, il signor Scott Goerlmann con
cui ho avuto precedenti contatti. Mi  sembrato molto efficiente.
La signora Steele rise. Sar meglio che lo sia, con quello che mi costa.
Padre Matthew fece un rumore che somigliava a
una risata. Le tariffe del legale sembravano una buona
battuta. La signora Steele digit dei numeri sul suo
cellulare. Scott disse. Sono qui con padre Matthew
a Nairobi. Voglio assicurarmi che il bonifico per il St
Michael venga accreditato oggi. Rimase in ascolto e
poi disse a padre Matthew: Dice che la cifra verr accreditata
entro oggi sul suo conto.
Il prete sorrise. Che Dio la benedica, signora Steele.
Si ricordi, signora Steele, che la quota di adozione del
St Michael  di trentamila dollari americani. Stia certa
che verranno utilizzati per il meglio.
La signora Steele sorrise. Scott, hai sentito? Trentamila.
Cazzo dissi a voce alta. Non ero riuscito a trattenermi.
C'erano altri centoquarantasei ragazzi al St
Michael. A trentamila a testa, valevano quasi quattro
milioni e mezzo di dollari. Se avessi venduto tutti i
bambini abbandonati di Kibera sarei diventato ricco per sempre.
Dopo che il prete se ne fu andato, l'aria divent pi
respirabile. La signora Steele si gir verso di me e disse:
Bingo, ti va un'altra Fanta?.
In effetti mi andava, per dissi: No, sto bene cos, ya.
Questa volta quando mi guard il suo sorriso era
carezzevole. Bingo, va tutto bene?
S, signora Steele, sissignora.
Devi smetterla di chiamarmi cos disse la signora
Steele. Ma non era arrabbiata.
La guardai. Nei suoi occhi vidi tante erbe, di diverse
sfumature di verde. Alcune pi brillanti, altre pi cupe.
Le diverse erbe si muovono in maniera diversa: sotto
il vento le erbe pi lunghe si piegano di pi di quelle
corte. Vidi lampi rossi dove si posavano gli uccelli, e
sentii strani rumori. La vita turbinava dentro la signora
Steele. Ma dove c' luce, c' anche ombra. Guardai pi
da vicino le erbe, ogni filo illuminato eppure in ombra.
Era da quell'oscurit che non riuscivo a strapparmi,
perch io e la signora Steele ce l'avevamo in comune.
Dissi: Signora, allora come la devo chiamare?.
La signora Steele inarc le sopracciglia dal disegno
accurato. Disse: Be', non puoi certo chiamarmi madre
o mamma, dopo l'orribile morte della tua mamma
al villaggio. Per un attimo fui colto di sorpresa, poi
mi ricordai subito della storia che le avevo raccontato
durante il colloquio e trasformai lo stupore della mia
faccia in tristezza. Lei pos la mano sinistra sulla mia e
mi diede qualche pacca. Bingo disse. Perch non mi chiami semplicemente Colette?
Guardai negli occhi della signora Steele e vidi un
prato d'erba verde brillante, illuminato da un bel sole.
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CAPITOLO 23.
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Il RAGNO.
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La porta si chiuse con un tonfo, la signora Steele se
ne and, e io rimasi solo nella stanza 349. Ero stato in
centinaia di camere d'albergo, ma questa era speciale.
Era mia. C'era un televisore, pareti dorate e un letto
rossiccio. Nel bagno c'era un gabinetto sul quale ci si
poteva sedere, un gigantesco abbeveratoio e due lavandini.
Vicino a ogni lavandino c'erano una saponetta, un
rasoio di plastica, un pettine e tre flaconi di liquido.
Tutto perfettamente allineato.
Mi sporsi sul lavandino e fissai la mia faccia riflessa
nello specchio. Era ovale, gli occhi castano chiaro e le
sopracciglia folte. Ho nove tagli sulla faccia: tre sulla
fronte e tre su ogni guancia. Il Padre Anziano me
li aveva fatti per la cerimonia della maschera, a dieci
anni. Una stagione prima della cerimonia, io e il Padre
Anziano avevamo viaggiato nove giorni per arrivare
dall'incisore. L'Incisore ci aveva impiegato tre giorni
per scolpire la mia maschera. Appena finito, l'incisore
aveva consegnato al Padre Anziano la maschera avvolta
in una pelle. Io non l'avevo vista fino alla cerimonia.
Alla cerimonia il Padre Anziano mi aveva tenuto.
Il Divinatore aveva lanciato i sedici grani dell'Ifa per
vedere la forma del mio futuro. La gente beveva,
suonava il tamburo e danzava. Erano state bruciate
delle erbe sul fuoco e il Divinatore aveva tolto la pelle
che avvolgeva la mia maschera. La maschera era di legno
oscuro, ovale, appena pi grande della mia faccia.
L'Incisore aveva intagliato nove linee nel legno, tre
sulla fronte e tre su ogni guancia. I tagli nel legno erano
dipinti d'azzurro. Avevo aspirato il fumo dal fuoco, e
il Padre Anziano aveva usato il coltello da cerimonia
per intagliarmi la maschera sulla faccia - le stesse nove
linee -, tre sulla fronte e tre su ogni guancia. La pelle
si era aperta sotto la lama e il sangue mi era colato
sulla faccia, nove ruscelli liberati dal fiume della mia
anima. Il Padre Anziano mi aveva detto: Tutti gli
uomini portano una maschera e mi aveva baciato
sulla bocca. Bingo, adesso sei un uomo aveva detto.
L'Uomo era sceso su di me, dove un tempo c'era stato il Ragazzo.
Ormai Uomo, ero destinato all'America. Tutti gli
uomini portano una maschera borbottai al mio riflesso
nello specchio del bagno. Mi lavai la faccia con l'acqua
fresca e pulita del rubinetto e andai in camera. Saltai
e risaltai sul letto e cercai di toccare il soffitto. Dopo
dieci minuti ero stanco e accesi il televisore. C'erano
telenovele pomeridiane, un film e il notiziario. Niente
porno. Spensi il televisore. Aprii la portafinestra e uscii
su un terrazzo affacciato su Kenyatta Avenue. Sentivo
le sgasate, i clacson e il rumore del traffico pomeridiano.
Guardai gi, verso gli uomini in abiti da lavoro,
le donne in colori brillanti, i mendicanti con le coperte
sulla testa, i truffatori a caccia di turisti. Mi sentivo Dio.
Guardai gi verso di loro e pensai: Che massa di delinquenti.
Quando rientrai nella stanza sentii dei colpi lenti alla
porta. Sperai che fosse la signora Steele. Aprii la porta
e invece era il vecchio custode del St Michael. Aveva la
pelle screpolata. Teneva in bocca la sua vecchia pipa di
terracotta, ma non ne usciva alcun fumo. Reggeva una
valigia rossa, con le dita grosse e macchiate di vernice
bianca. Disse all'aria sopra la mia testa: Ho la tua valigia.
Portava un vecchio paio di scarpe marroni consumate
dal lavoro e camminava come se il terreno non
avesse importanza. Il suo fiato sapeva ancora di miele.
Immaginai che avesse mangiato delle caramelle per nascondere
l'odore d'alcol, come faceva anche mio padre.
Il vecchio succhi la pipa senza fumo, pos la valigia sul
letto e se ne and.
Pochi minuti dopo aprii la porta per controllare
che se ne fosse andato; in lui c'era qualcosa che non
quadrava. Come se l'aria che respirava lui fosse diversa
dalla mia. Per la valigia era mia! Prima di lasciare il
St Michael la Bruna Racchia con le tettone mi aveva
aiutato a prepararla. Feci scorrere la cerniera e sollevai
il coperchio. Dentro cerano dei vestiti e la mia Bibbia
del St Michael con bingo scritto sulla prima pagina.
Ci avevo legato una stringa attorno per evitare che si
aprisse. Ma prima di poter toccare qualcosa, un ragno
grande quanto un pugno zampett fuori dalla valigia.
Feci un salto all'indietro e agguantai la Bibbia per
schiacciarlo, ma il ragno era troppo veloce. Attravers
il lenzuolo e in un secondo era sul pavimento e sotto
il letto. Sciolsi la stringa che teneva legata la Bibbia: le
mie tre bustine di bianca erano ancora l.
Adesso possedevo quattro cambi di vestiti, una valigia
rossa, tre bustine di bianca e una Bibbia con l'interno
ritagliato. Il ragno poteva tenerselo il Kenya.
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CAPITOLO 24.
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Bingo e la signora Steele cenano insieme.
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Accesi di nuovo il televisore e passai in rassegna tutti
e sedici i canali. Alla fine guardai una telenovela intitolata
Sete di sangue. Era girata a Lagos, e parlava di
un'innocente ragazza di campagna che arriva in citt.
Sposa un normale impiegato, ma un ricco trafficante di
droga in completo bianco e con una grossa croce d'oro
la seduce. Le regala soldi e vestiti da puttana. Il marito
impiegato scopre il suo tradimento e la butta fuori di
casa. La ragazza di campagna va a stare con il trafficante di droga.
In seguito la ragazza, il trafficante di droga e i suoi
amici sono a una festa quando la polizia fa irruzione e la
ragazza finisce in prigione. I vestiti da puttana si strappano
e ha il trucco tutto sbavato sulla faccia. La madre
della ragazza arriva in citt dal villaggio per implorare
il marito impiegato di tirarla fuori dalla prigione e riprenderla
con s. Il marito dice di no e rivela alla madre
cos'ha fatto la figlia.  corrotta,  una peccatrice le
dice. La madre urla e piange, ma il marito impiegato
non le d retta. La madre torna al villaggio senza la figlia
e sente la sua mancanza.  quello il guaio, quando
ti manca qualcuno. Quando senti la mancanza di una
persona, passi tutto il tempo a pensare come avresti
dovuto comportarti prima. Per non perderla.
Non era male, come telenovela, a parte il fatto che
avevano stabilito un prezzo troppo alto per la bianca.
Quando il programma fin, squill il telefono accanto
al letto. Era la signora Steele. Ciao, Bingo disse.
Sono Colette. Mi chiedevo se per caso hai fame.
Erano passate poche ore dal pranzo, ma tanto io ho
sempre fame. Un po' dissi.
Quando sei pronto, perch non fai un pezzo di corridoio
- io sto nella suite Lyle - e andiamo a cena?
Mi misi i miei vestiti nuovi: pantaloni neri e camicia
azzurra. Stavo per uscire subito, poi mi fermai: non volevo
che la signora Steele pensasse di mancarmi troppo.
Guardai la TV per un'altra mezz'ora e poi imboccai il
corridoio. Sulla porta c'era scritto suite lyle in lettere
nere su una targhetta dorata. La targhetta sembrava
buona da rubare. Bussai, e mi apr la signora Steele.
Se la camera 349 del Livingstone era il paradiso, la
suite Lyle era il libro dal quale avevano strappato la pagina
del paradiso, e la signora Steele era la regina del
paradiso. Aveva i capelli sciolti sulle spalle. Indossava
un vestito con una stampa africana sul marrone, una
collana d'oro e sandali di pelle. Sembrava tutta roba
che veniva dal mercato masai, anche se ero sicuro che
l'avesse pagata al prezzo da turisti. Nella stanza aleggiava
il suo profumo. Se i profumi possono essere il
contrario di qualcosa, il suo profumo era il contrario
di Kibera. Scendemmo a mangiare nello stesso posto
dove avevamo pranzato. Stavolta i tavoli verdi erano
coperti con le tovaglie bianche e c'era meno gente. Le
cinque del pomeriggio era troppo presto per la cena, a Nairobi.
Io prendo un Bloody Mary disse la signora Steele
alla cameriera, poi si rivolse a me: Bingo, tu cosa vuoi?.
Dissi alla cameriera: Dammi un Bloody Mary, ya.
La signora Steele rise. Portagli un Bloody Mary, ma
senza la vodka.
La ragazza sembr perplessa. Ma signora, disse
un Bloody Mary senza vodka ...
La signora Steele la interruppe. Lo so disse.  un
Virgin Mary.
La scenetta mi divert. Probabilmente avevo frequentato
molti pi bar della signora Steele e sapevo
cos'era un Bloody Mary, con o senza vodka. Portami
una Tusker, allora dissi. La cameriera se ne and e rimasi
solo con la signora Steele.
Lei finse di leggere il menu. Finsi anch'io, ma quando
la coltre di silenzio si fece troppo pesante domandai
alla signora Steele: Perch lo fa?.
Sapeva di cosa parlavo, ma chiese lo stesso: Cosa
intendi?.
Voglio dire, venire al St Michael, pagare tutti quei
soldi e portarmi in America.
Sospir, ma prima che potesse parlare arrivarono le
bevande. Lei alz il bicchiere e io alzai la birra ghiacciata.
L'chayim disse lei. Non capivo. E ebraico,
vuol dire alla vita mi spieg.
La guardai.  ebrea?
Rise. No, io sono cattolica, come padre Matthew.
Ma in America tutti dicono l'chayim. E complicato
aggiunse.
Come si fa a complicarsi una bevuta? Risposi:
Rathima andu atene.
Torturammo i rispettivi modi per dirsi salute,
ridemmo e bevemmo. I suoi occhi erano pi chiari di
quanto lo erano stati a pranzo. Colette dissi lentamente.
Perch mi vuole in America?
La signora Steele bevve un sorso prima di rispondere.
Bingo,  complicato disse alla fine. Mi chiesi
se per lei fosse tutto complicato. Prosegu. Per diversi
motivi. Primo, quando ero sposata il signor Steele non
ha mai voluto un bambino per casa. I bambini non facevano
per lui. Fece una pausa e mormor qualcosa
fra s. Il verde dei suoi occhi divent pi scuro, come se
da un prato soleggiato si fosse inoltrata nella foresta di
notte. Agit la mano come un poliziotto a un incrocio
che diceva Muoversi. Ma in realt  stato quando a
Chicago ho conosciuto un tizio che si occupava di raccolta
fondi e ho sentito parlare di padre Matthew, che
mi sono resa conto di quanto avrei potuto fare aiutando
anche solo un bambino. Se sono cos tanti i bambini
senza casa, potevo almeno farli diventare uno in meno.
Immagina se tutti facessero altrettanto. Non ci sarebbe
pi neppure un bambino solo.
Pensai: Per non ci sarebbe pi neppure una signora
Steele sola.
Ma la signora Steele non aveva ancora finito. E poi
ho trovato te disse con gli occhi verdi che lampeggiavano.
Quasi mi strozzai con la birra e deglutii a forza.
Sono contento risposi.
La signora Steele si sporse sul tavolino e mi baci
sulla guancia. Aveva le labbra fredde e tese. Diverse da
quelle di Deborah. Rise. Aspetta disse, e con il tovagliolo
mi tolse il suo rossetto dalla guancia.
Le ore successive furono un susseguirsi di partenze,
fermate, inciampi, esitazioni, malintesi, finte (da parte
di entrambi) e lunghi silenzi. La signora Steele scopr
che sapevo leggere e scrivere. Le raccontai della Scuola
della Benevola Innocenza che avevo frequentato da
piccolo. La signora Steele disse: Come credi che sar
la scuola in America?. Avevo visto un film porno ambientato
in una scuola americana, in cui studenti e professori
erano sempre nudi, ma sapevo che non poteva
essere cos davvero. In un programma televisivo che
avevo visto su una scuola superiore americana, tutti i
ragazzi cantavano, sorridevano e ballavano di continuo.
La scuola americana era diversa dalla scuola di Kibera.
La scuola americana sembrava pi divertente, non
sprecavano troppo tempo a imparare. Bella risposi.
Pausa. Fingemmo tutt'e due di studiare il menu.
Bingo, dopo tutte quelle morti orribili di cui mi hai
raccontato quando ci siamo incontrati all'orfanotrofio,
ti  rimasto qualche parente?
Le dissi che non avevo nessuno.
Chiese: E gli amici? Cosa fai per divertirti?.
Le raccontai che il mio amico si chiamava George,
che mi piacevano la minestra, la birra e le puttane, e
che in America volevo diventare ricco, avere un pick-up
Ford e fare il mercante d'arte. Come lei dissi.
Lei mi domand del St Michael. Le dissi solo: Ci si
stava bene.
Non le raccontai della sadica suor Margaret e neppure
delle lezioni speciali per la cresima di padre Matthew.
Non le raccontai degli affari di padre Matthew n
dei quattro milioni di dollari che aveva sul suo quadernetto
giallo.
Poi le chiesi quello che volevo sapere. Colette, come
mai  cos ricca?
La signora Steele rise e sorseggi il suo Bloody Mary.
Be', in realt quello davvero ricco  il signor Steele. 
un famoso mercante d'arte in America. Ha due gallerie
a Memphis, una grande galleria a Manhattan ed  socio
paritario di una delle pi importanti gallerie di Los
Angeles. I suoi occhi si incupirono. Personalmente,
io possiedo solo due piccole gallerie a Chicago, dove
abito, ma le ho avute da poco. In realt sono pi che
altro un perito estimatore.
E cosa sarebbe?
Stabilisco se i quadri sono autentici e aiuto a valutare
quanto potrebbero costare.
E quanto pu costare un quadro?
Lei disse: Be', Bingo, dipende soprattutto da chi
l'ha dipinto.
Quant' il prezzo pi alto mai pagato per un
quadro?
Lei sorrise. Allora, il mese scorso ho venduto un
Braque per due milioni e un olio di Chagall per quattro
milioni. Qualche anno fa, prima che il denaro cominciasse
a scarseggiare, abbiamo venduto un Picasso Blu
per dieci milioni.
Quasi mi strozzai. Di dollari?
Lei annu. S, Bingo, dollari.
Cazzo.
Le sue sopracciglia perfettamente disegnate si aggrottarono
per un attimo. Si sporse in avanti. Bingo,
la cosa davvero incredibile  che posso vendere una tela
di un pittore famoso per un milione di dollari e, sinceramente,
magari quell'opera fa schifo. Solo perch un
artista famoso dipinge un quadro, non lo rende grande
arte. Proprio come le persone, l'arte pu nascondersi
sotto strati di sciocchezze. Chiunque pu mettersi vestiti
eleganti, ma questo non ti rivela il vero valore di
una persona. Bingo, proprio come le persone, anche
l'arte pu mentire.
Sembrava un predicatore, e l'Arte era la sua religione.
Per me, un milione di dollari era un milione di dollari.
Chiesi: Quanto vale un Thomas Hunsa?.
La signora Steele si mise a ridere. Mi diede fastidio.
Scusami, Bingo disse. Non l'ho mai sentito nominare.
Thomas Hunsa  un grande artista.  il Masta
dissi. Prima vendeva ai turisti. Adesso non vende pi
da quando quel bastardo di un mercante americano lo
ha fregato.
Mi fermai. Non volevo insultare il signor Steele. Ma
lei sorrise. Bingo, non  cos che lavoro io. Non tutti
gli americani se ne vanno in giro a fregare il prossimo.
Bevemmo e pensai che la signora Steele vendeva
schifezze per un milione di dollari.
Alla fine bevemmo abbastanza da non dare pi importanza
alle parole. La signora Steele lo reggeva bene
l'alcol; ci eravamo fatti altri quattro giri di Bloody Mary
e Tusker. Era bello, solo io e lei. Mi fece altre domande
su Kibera e come ci si viveva. Le raccontai che le persone
stanno insieme per aiutarsi. Le dissi che si dividono
le cose, e sono orgogliose. Le dissi che a Kibera le
persone sono buone.
Non le raccontai della gente accoltellata, sgozzata
e ammazzata a colpi di pistola, a volte per un vecchio
televisore. Non le raccontai dei pestaggi, degli incendi
e degli stupri. Non le dissi che non c'erano gabinetti,
tovaglie, tovaglioli o asciugamani. Non le dissi che
Lupo era il mio capo, Cane un assassino psicopatico
e che Tonto George era un ritardato grasso. Non le
dissi che per divertirmi prendevo a sassate un pazzo
che viveva in cima a una montagna di spazzatura. Non
le dissi che le corse che facevo erano per la bianca.
Le raccontai che ero nella squadra di atletica di Kibera.
Non le dissi che ero finito al St Michael perch
avevo visto Lupo che ammazzava Capo Jonni e due
puttane. Non le dissi che avevo rubato la valigetta di
Capo Jonni piena di soldi e non le dissi dove l'avevo
nascosta. Non le dissi niente di tutto questo, perch
non mi avrebbe aiutato.
La signora Steele mi chiese della mamma, ma non mi
andava di parlarne. Fu come quando chiesi alla signora
Steele del signor Steele. Non adesso e cos si chiuse
la conversazione.
Mi piaceva stare con la signora Steele. Alle sette
ordinammo il pollo. Bingo mi disse. Mangia, sei
troppo magro.
In ascensore la signora Steele mi tocc la spalla. Le
sopracciglia dritte si ammorbidirono. Bingo, non volevo
essere scortese con il tuo artista, Thomas Hunsa.
Sono sicura che  bravo. Il problema  che senza vedere
uno dei suoi quadri non posso dirti cosa ne penso.
Una cianfrusaglia  una cianfrusaglia. Un milione di
dollari  un milione di dollari. Tutto  una maschera;
quel che c' sotto  nascosto. Se una schifezza vale un
milione, un Hunsa ne vale dieci.
...
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CAPITOLO 25.
...
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...
Bingo coree da Thomas Hunsa.
...
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...
Dopo che la signora Steele mi ebbe riaccompagnato
nella mia stanza aspettai trentadue minuti, fino a
quando l'orologio segn le 8,30. Poi corsi gi per le
scale contrassegnate con uscita d'emergenza e uscii
dalla porta di servizio dell'hotel, vicino alla cucina.
L'aria della sera era fresca, e sapeva di cibo e benzina.
I fattorini dell'albergo in giacchetta rossa erano usciti a
fumare. Dall'altra parte del vicolo la donna del negozio
di antiquariato era seduta sulla sua cassa a falsificare
certificati. Il fatto che lavorasse cos tardi significava
che gli artigiani del negozio avevano sfornato un mucchio
di antichit. Presi il matatu 16B per Hastings: in
tasca avevo le tre bustine di bianca recuperate dal nascondiglio
intagliato nelle pagine della mia Bibbia del St Michael.
Quando arrivai a Hastings, il chiosco delle bibite e il
bordello-parrucchiera erano aperti. Per strada c'era un
uomo, che cercava di decidere in quale dei due entrare.
Imboccai Salome Road in direzione della casa di Thomas
Hunsa. Come al solito, l fuori c'erano i bambini
che spargevano colori su qualsiasi superficie riuscissero
a trovare. Mi chiesi chi avrebbe portato la bianca
a Hunsa, adesso che stavo per andare in America.
Jambo, Masta dissi a voce alta entrando in casa. La
stanza aveva un odore familiare: pittura mescolata con
piscio, sudiciume e qualcosa che marciva, che addolc
i miei pensieri. Il Masta stava sfogliando i suoi quadri
quando varcai la soglia. Per Hunsa, i suoi dipinti erano
come dei figli. Ma un milione di dollari  un milione di dollari. Mi serviva un'adozione.
Quando Hunsa mi guard, mi resi conto che aveva la mente sottosopra.
Gli dissi: Masta, sono io, Tappo. Cosa stai facendo, ya?.
Diventai reale nella sua testa. Che vuoi? chiese.
Sono qui per una consegna speciale di bianca dissi.
Era mercoled, un giorno in anticipo rispetto al solito,
ma sapevo che Hunsa non ne aveva idea. Per il Masta
il tempo era come il colore di un'auto poco prima di
esplodere: niente di importante.
Tirai fuori di tasca le tre bustine di bianca e le gettai
sul pavimento. Atterrarono tra i suoi piedi scalzi, e vidi
che ciascuna delle sue unghie era ricurva come il guscio
di una lumaca. Lui abbass lo sguardo, poi lo sollev su
di me e sorrise. Era pronto per parlare d'affari.
Masta dissi. Ho una proposta per te. Ti do tutta
la bianca di quelle tre bustine per uno dei tuoi quadri,
okay? Masta, per te  un affare, ya? Le parole rimasero
sospese sopra la sua testa.
Poi Hunsa parl. Una volta li vendevo, i miei
quadri. I suoi occhi si sfocarono e poi si chiusero.
Parl nella sua personale oscurit. Ma quei mercanti
del cazzo... mi hanno fregato e cos non ne vendo pi a nessuno.
Spinsi di nuovo l'affare nella sua testa. Hunsa, noi
abbiamo un accordo, ya? Tutta la bianca in quelle tre
bustine per un solo quadro.  un buon affare, ya?
Avrei anche potuto limitarmi a rubarlo, un quadro, ma
non sarebbe stato onesto, e poi volevo che i nostri rapporti
rimanessero amichevoli.
Lo sguardo dell'Artista mi lamb come una fiamma.
Guard il soffitto come se la risposta fosse scritta lass,
arricci le dita dei piedi e disse: Okay, affare fatto, ya.
Raccolsi le bustine finite fra i suoi piedi e vuotai la
bianca sul piattino di bronzo in equilibrio sul bracciolo
della sua poltrona arancione. Lui si sedette e mi guard
come una capra tonta. Gli feci appoggiare il dito sul
lato della narice. Con l'altra mano gli spinsi gi la testa.
I suoi capelli lunghi e incrostati caddero in avanti. Un
sorriso gli incrin le labbra. La aspir tutta in un colpo.
Avevo la nausea e mi girava la testa per i fumi sospesi
in quella casa. Presi un quadro piccolo, uscii di l e corsi alla fermata del matatu.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
.
...
Bingo d un quadro alla signora Steele.
...
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...
Tornai all'hotel alle dieci di sera e andai subito nella
camera della signora Steele. C'era un carrello delle pulizie,
fuori. Bussai alla porta e la signora Steele mi apr.
Indossava una leggera vestaglia rosa. Bingo, entra mi
disse. Dal salotto potevo vedere la cameriera che stava
rifacendo il letto in camera. Pieg il lenzuolo facendo
il risvolto, e lo lisci con la mano. Aveva un gran bel
didietro. Sollevai il quadro. Guardi! le dissi.
Quando la signora Steele vide il dipinto, rimase senza fiato.
Il quadro che avevo comprato dal Masta mi arrivava
fino alla vita. Mostrava Hunsa in piedi su una tartaruga
rossa, a gambe divaricate, le braccia allargate come
Ges. Una testa di donna, con la pelle pi scura della
sua, gli si affacciava da sopra la spalla. La donna aveva i
capelli intrecciati e dall'intreccio nascevano delle foglie.
Le braccia della donna circondavano il collo di Hunsa;
la sua pelle era ruvida come una corteccia d'albero e le
dita nodose come rami. Aveva gli occhi verde foglia e
le labbra rosso vivo sembravano due cucchiai. Aveva
un'espressione cos dolce e gentile che veniva voglia di
baciarla. In fondo al quadro le sue gambe si fondevano
con il carapace della tartaruga rossa. C'era del colore
sbavato nel punto in cui la testa della donna toccava
quella di Hunsa, come a collegarli. Le uniche parti di
Hunsa che non erano marroni erano il bianco degli
occhi e il suo bhunna, che era viola, e gli penzolava
dall'inguine fino al guscio della tartaruga. La testa del
bhunna aveva la forma di un seno. Masta, c'era scritto
nell'angolo in fondo a destra.
La signora Steele chiese: Bingo, cos', uno scherzo?.
Immaginavo che la signora Steele non avesse mai visto
un bhunna come quello.
No, signora risposi.
Dove l'hai preso? chiese brusca.
Da Thomas Hunsa, il Masta le dissi. E aggiunsi:
L'ho preso a casa sua. Sono io il suo mercante.
In un attimo la signora Steele cambi espressione,
come se si fosse infilata un'altra vestaglia. Ce ne sono
altri, come questo? Aveva gli occhi spalancati.
Avevo freddo: l'aria condizionata era al massimo.
Ya risposi.
La signora Steele disse, pi a se stessa che a me:
Dio.
Allora quanto vale? chiesi io.
Rimase in silenzio. Fissava il quadro cos intenta
che sembrava le stesse dicendo qualcosa. Le si irrigid
persino il collo. Be', Bingo balbett. Il tuo Thomas
Hunsa  un pittore sconosciuto e per questo, com'
ovvio, non vale molto, almeno fino a quando non potr
fare una perizia accurata.
La signora Steele mentiva. Si vedeva: stava cercando
di pensare in fretta, ma la sua menzogna era come un
veleno lento. Disse: Comunque, Bingo, per poter
agire da mercante d'arte per Thomas Hunsa in America
devi prima ottenere una lettera speciale. Si chiama
contratto.  la legge, in America. Parlava come se
fossi un ritardato. Posso chiedere al mio avvocato,
Scott Goerlmann, di preparare un contratto per noi.
Poi dobbiamo convincere il signor Hunsa a firmarlo.
Dopodich possiamo vedere se riusciamo a vendere
qualcuno dei suoi quadri. Mi guard e mi fece un sorriso
da truffatore.
Un contratto per noi, come se fossi scemo. Per
noi voleva dire per lei.
Il Padre Anziano mi aveva insegnato che Fam occupa
una caverna all'interno di ciascuno di noi. In quella
caverna Fam passa il tempo a sghignazzare, cantare
e bere. Fam beve dai nostri otri pieni di whisky, vino
di palma, rum e changaa. Il Padre Anziano mi aveva
detto che, quando ha sete, Fam agguanta uno degli otri
e beve come un pazzo. Cos si ubriaca di nuovo e riattacca
a sghignazzare e a cantare. Fam  sempre ubriaco;
 sempre pieno di malvagit.
Il Padre Anziano mi aveva detto:
Il changaa  la Malvagit della Cupidigia.
Il whisky  la Malvagit dell'Assassinio.
Il rum  la Malvagit della Mancanza, e
il vino di palma  la Malvagit della Vendetta.
Mi aveva detto che il changaa  la malvagit peggiore.
Sembra acqua, cos la gente ne beve a volont. Il
Fam dentro la signora Steele era ubriaco di changaa. I
dipinti di Thomas Hunsa valevano un mucchio di soldi.
Non potevo portare la signora Steele da Hunsa altrimenti
si sarebbe ubriacata. Grazie per il bel quadro disse lei, e se lo prese.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
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...
Servizio piegamento.

Tornai in camera mia. Avevo visto gli occhi della signora
Steele accendersi appena avevano puntato il
quadro. Lei mi piaceva molto, ma il denaro  denaro.
La signora Steele non aveva idea di chi voleva fregare.
Un contratto? Certo che mi serviva un contratto, e sapevo
esattamente dove procurarmelo.
Proprio allora sentii bussare alla porta. L'orologio
della TV segnava le 10,42. Cosa poteva volere adesso
la signora Steele? Toc, toc; toc, di nuovo. Andai lentamente
alla porta e la aprii. Ma non era la signora Steele.
Era la cameriera, la stessa che avevo visto in camera
della signora Steele. Aveva in mano un piumino per
la polvere arancione e indossava un vestito marrone
chiaro. I suoi occhi, due globi enormi, splendevano di
luce arancione, come i riflettori della polizia. Era solo
una spanna pi alta di me, e si vedeva che mangiava
bene. I suoi capelli erano intrecciati con cura. Le labbra
erano due enormi conchiglie rosa, per sembravano
fatte di pasta morbida. La divisa da cameriera le stava
un po' troppo grande, per la riempiva bene lo stesso.
Era la cosa pi bella che avessi mai visto.
Signore, mi chiamo Charity disse. Sono la cameriera
di notte di questo piano. Aveva una voce cinguettante,
che cantava. Desidera il servizio piegamento,
signore? Quel signore era una frecciata per me, ne ero sicuro.
Aveva belle mani, con le unghie corte e pulite. Niente
anelli. Nel silenzio che crebbe troppo in fretta le sue
dita strinsero forte lo spolverino. Pieg la testa, poi
fece un passo nella camera lasciando che la porta le si
richiudesse alle spalle. Servizio piegamento, signore?
So incantare con le parole qualsiasi ragazza, ma avevo
la testa vuota: dentro non c'era niente. Cosa? dissi.
Una targhetta con le parole charity, servizio clienti
era appuntata alla sua divisa. I miei occhi indugiarono
a controllare fino a che punto le tette spingevano in
fuori il cartellino, ma la sua risata cinguettante mi interruppe.
Le labbra rosa perfette chiesero: Cosa intende
con cosa, signore?.
Ribattei pi bruscamente di quanto avessi voluto.
Cos' quel servizio piegamento che dicevi?
Spalanc gli occhi e sorrise. Charity distese le braccia
verso il soffitto. Continuava a reggere in mano lo
spolverino arancione. Mi diede le spalle. Guardi
qua disse. Poi si pieg in avanti verso il pavimento.
Anche mentre si piegava i suoi occhi continuavano a
fissarmi. Con le dita sfior la moquette. Questo  il
piegamento disse. Si raddrizz e mi guard. Vede,
signore, questo  un piegamento. Distese di nuovo le
braccia, si gir e rifece lo stesso movimento. Aveva un
gran bel corpo. Si raddrizz. Su e gi: un piegamento.
Ecco perch si chiama servizio piegamento, signore.
Sorrise. Fa bene al corpo e risveglia la mente.
Per risvegliare, risveglia dissi.
Oh, lo so, signore.
La guardai mentre ripeteva il servizio piegamento altre
quattro volte. Lo spolverino arancione era come una
bandiera. Lo faccia anche lei disse. C'era qualcosa
nel canto della sua voce che mi spinse a ubbidirle. Tesi
le mani sopra la testa, mi voltai e mi piegai verso il pavimento.
Per me la moquette era pi vicina che per lei,
eppure non riuscii a piegarmi abbastanza da toccarla.
Signore,  bravissimo disse. Vedr che migliorer
con la pratica. Provi dall'altra parte. Si gir e fece un
altro piegamento. Io la imitai. Fece un passo verso di me.
D'istinto ne feci uno all'indietro.
Dissi. E una cosa stupida. Avevo le mani bollenti.
Mi dispiace che non apprezzi il servizio piegamento
del Livingstone Hotel, signore. La maggior parte degli
ospiti lo gradisce molto. Il suo petto si sollevava, su e
gi. Con un guizzo della lingua si lecc le labbra. Avrei
voluto toccarle con le mie.
Si avvicin al letto. Portava i sandali, e i suoi fianchi
ondeggiavano come un canto. Mi irrigidii. Charity ripieg
la parte superiore del lenzuolo. Poi mi guard.
Allora, signore, cosa l'ha portata al Livingstone?
Risposi: Sono arrivato con un furgone azzurro.
Lei rise. Quella cameriera sarebbe riuscita a far arrabbiare
un pezzo di cemento. L'avrebbe incrinato, con
quella sua risata cinguettante.
Disse: Notevole, signore. Ha degli affari a Nairobi?.
Fiss il lenzuolo. Oppure  un turista?
Essere definito turista  peggio dissentirsi dare dello
spacciatore. Sono un imprenditore.
Lei lisci il lenzuolo bianco.  affascinante, signore.
E posso chiederle di cosa si occupa?
Avrei voluto avere le scarpe ai piedi... per sembrare
pi professionale. Faccio il mercante d'arte dissi.
Charity fece una smorfia. Ossignore. Ma  davvero straordinario.
Perch?
Stavo proprio pulendo un'altra camera su questo
piano. Si interruppe e fiss il lenzuolo. Ma forse non
dovrei dirlo.
Su, continua, ya.
Be', c' un altro mercante d'arte che sta qui al terzo
piano... possibile che sia una coincidenza?
Annuii. Un'americana, ya?
Charity alz gli occhi su di me. La conosce?
Ya dissi io. E la mia collega.
Accadde di colpo: la cameriera cominci a prendermi
sul serio. Inarc le sopracciglia, impressionata.
Interessantissimo. Quando sorrise, le sue labbra
erano ali rosa.
Avevo fatto consegne di bianca a centinaia di uomini
d'affari. Conoscevo il loro stile. Mi rivolsi a Charity
stile imprenditore. Perch ti interessa? Sei una cameriera.
L'espressione di Charity sembr smontarsi. Fiss il
tappeto e disse a voce bassa: Ha ragione. Sono solo
una cameriera.
Scusami dissi. Lasciai perdere il tono da imprenditore
e parlai normale. Come mai ti interessa? Ti
piace l'arte?
Charity alz le spalle e sollev gli occhi dalla moquette
verso di me. Be', signore, mentre pulivo in
camera della sua collega, pochi minuti fa... Si ferm.
Signore, forse non glielo dovrei dire.
Continua le dissi. L'americana  una mia buona
amica.
Lei riabbass gli occhi.
Su, dimmelo la supplicai. Adesso sembravo un
mendicante.
Charity fece un sospiro, dentro, fuori. Scosse la testa
rivolta al tappeto. No, signore, non sarebbe giusto.
Continua, ti prego le dissi.
La cameriera fece una smorfia e sorrise. Be', signore.
Se mi fa altri nove piegamenti glielo dir.
Stavo per mettermi a discutere, ma cambiai idea. Li
feci in fretta, senza impegnarmi troppo. Appena finii,
lei sorrise.  stato bravissimo, signore disse con un
tono di nuovo allegro. Ecco, signore, poco prima di
venire qui ho sentito la signora americana al telefono.
Stava dicendo di essersi appena aggiudicata un affare
che vale milioni. E aggiunse: Sembrava molto contenta.
Avevo ragione. I quadri del Masta valevano milioni.
La signora Steele era un'imbrogliona. Maledetta imbrogliona
borbottai.
Come dice, signore?
Respirai a fondo. Le dissi: Mi piace il tuo spolverino.
Poi le parole mi uscirono di bocca da sole,
come se una parte di me parlasse con un'altra parte di
me: I quadri del Masta valgono milioni. La signora
Steele crede di poter fregare me?.
Charity aggrott la fronte. Spero di non aver detto
niente di male, signore. La cameriera arretr. Signore,
la prego, non dica alla sua collega americana
quello che le ho detto. Signore, la prego. Altrimenti il
direttore Edward mi licenzia.
Le dissi: No, no. Non temere, Charity. Non dico
niente. E poi, anche se lo avessi detto alla signora
Steele, non avrei risolto nulla. Mi costrinsi a riflettere.
Il cuore mi batteva forte, mi pulsava in gola, e anche i
tamburi in testa si unirono al concerto. La signora Steele
era un'imbrogliona, nient'altro.
Charity cinguett nel silenzio come un uccellino da
un ramo d'albero sul fiume. Le auguro buonanotte,
signore. Usc dalla camera e richiuse la porta.
Ero incazzato. Le parole della signora Steele mi rimbombavano
in testa.
Un affare che vale milioni.
Un affare che vale milioni.
Davvero la signora Steele credeva di fregare Bingo
Mwolo, il pi grande corriere di Kibera, Nairobi, e probabilmente
del mondo?
Proprio come sapevo cos'era un Bloody Mary, sapevo
anche cos'era un contratto. E sapevo dove procurarmelo.
Me ne serviva uno, subito!
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Il Kepha.
...
.
...
L'avvocato Kepha Kepha era conosciuto semplicemente
come il Kepha. Il Kepha era l'avvocato dal quale
andavano tutti quelli di Kibera se avevano bisogno di
un documento legale, o di un documento qualsiasi.
Ma gli avvocati hanno bisogno di soldi proprio come
i predicatori hanno bisogno di Dio: non c' uno senza
l'altro. Prima i soldi, poi l'avvocato; e dopo il contratto.
Corsi all'autobus dei preservativi.
L'autobus dei preservativi era una costante in un
posto dove vicoli, baracche e persone non lo erano. Le
parole scritte sulla fiancata dell'autobus, AIDS action,
erano sbiadite; ruggine, polvere e sudiciume le ricoprivano
per buona parte. I finestrini erano grigi. Anche
se la suora ci viveva, sull'autobus, arrivando non vidi
segno di lei. Mi guardai attorno ma non c'era nessuno.
Scivolai sotto l'autobus. Mi ci vollero pochi secondi
per tirare fuori la busta di plastica. Me la infilai sotto la
camicia e strisciai fuori. Poi andai dietro un chiosco di
bibite e presi i soldi che mi servivano. Un minuto dopo
la mia borsa con i soldi era di nuovo al suo posto sotto
l'autobus carico di preservativi.
Giravano delle voci sul Kepha. Una diceva che era
un famoso avvocato di Lagos che aveva dovuto lasciare
la Nigeria in fretta e furia a causa della polizia.
Alcuni dicevano che il Kepha aiutava solo i poveri, e
per questo il suo studio era vicino a Kibera; altri dicevano
che il Kepha assisteva solo i pezzi grossi e i ricchi.
Un'altra voce diceva che il Kepha era il miglior avvocato
del mondo; e un'altra ancora diceva addirittura
che era mezzo uomo e mezzo leone. La maggior parte
della gente di Kibera non sa scrivere, perch non ha il
tempo di impararlo. Se a qualcuno serviva una lettera,
il Kepha la scriveva. Se qualcuno aveva una disputa, il
Kepha scriveva la querela. Se un innamorato dal cuore
spezzato voleva una lettera d'amore o, peggio ancora,
un contratto matrimoniale, andava dal Kepha. Il Kepha
era la verit: lo sapevano tutti. Io non avevo mai avuto
bisogno di un avvocato, perch i contratti di Lupo non
erano scritti, per sapevo dove trovare il Kepha.
Kepha Kepha lavorava alla Scuola elementare
Olympic Estate: il suo studio era aperto di notte, molte
ore dopo la chiusura della scuola.
Arrivai alla Olympic Estate verso mezzanotte. C'era
gi una fila di persone che girava attorno all'edificio di
mattoni, anche se nessuna insegna diceva dove andare.
I cartelli erano uno spreco; come dicevo, quasi tutta la
gente di Kibera ha troppo da fare per imparare a leggere.
La gente in fila aveva con s diverse cose: polli a
testa in gi legati per le zampe, indumenti e coperte
ben piegati, cesti di yam o di riso, aggeggi elettronici
assortiti come radio, lettori cd e, in un caso, addirittura
un televisore. Una donna aveva con s una capra; un'altra
allattava un bambino. Capra e neonato strillavano.
La fila si muoveva lenta come il fango, ma dopo due
ore ero nell'aula 3E. I banchi erano stati sistemati a
formare una U, e i clienti cominciavano a un'estremit
della U e procedevano lentamente lungo la serie di banchi,
fino a uscire dall'altra parte, attraverso una porta
con la scritta uscita. Dietro a ogni banco era seduto un
uomo o una donna; gli uomini avevano la cravatta e le
donne avevano la testa velata. In mezzo all'aula c'era
una scrivania, probabilmente quella dell'insegnante. Ci
sedeva una giovane indiana dalla pelle chiara. Aveva i
capelli raccolti e gli occhi guizzavano ovunque; persino
mentre scarabocchiava un appunto o batteva a macchina,
teneva d'occhio la stanza. Nessuno dei clienti
parlava con lei. Immaginai che fosse la contabile. A
Nairobi gli indiani vendono di tutto.
Avanti il prossimo. Era il mio turno di entrare nella U.
Un ometto con la bocca enorme mi salut: Jambo,
signore, benvenuto allo Studio legale Kepha. Come
va?. Aveva un sorriso che sembrava si fosse riempito la
bocca di sigarette fumate a diverse lunghezze, ma tutte
con la punta marrone.
Jambo dissi io.
Parlava come uno che fuma in fretta, puf puf. Come
pu aiutarla lo Studio legale Kepha?
Risposi: Mi serve un contratto legale fra me e Thomas
Hunsa, l'Artista, subito.
I denti a sigaretta si mossero e le parole uscirono.
Benissimo, signore. Raddrizz un grande blocco
giallo per appunti che aveva davanti; righe azzurro
chiaro lo attraversavano come sbarre di una prigione.
Persino al contrario riuscivo a leggere la scritta cartoleria
sorabji - blocco legale che c'era in cima. Rimasi
colpito. La signora Steele non aveva speranze, contro
di me! L'uomo prese una penna e i denti a sigaretta
parlarono: Signore, posso chiederle prima di tutto il suo nome?.
Risposi: Bingo Mwolo.
Signore, posso chiederle di quale trib?
Ameru.
E, signore, pu darmi il suo indirizzo?
Esitai. Se avessi detto Livingstone Hotel mi avrebbe
riso in faccia o mi avrebbe fatto pagare la tariffa da
turisti (dieci volte quella kenyana). Se avessi detto orfanotrofio
St Michael, Padre Matthew o Lupo avrebbero
potuto scoprire che i dipinti del Masta valevano
milioni... e prenderseli. Se avessi detto a Sorriso a
Sigaretta che abitavo a Mathare 3A - Kibera, la notizia
avrebbe potuto raggiungere Cane e poi Lupo, e il mio
affare con l'arte sarebbe diventato l'affare di Lupo.
Nessun indirizzo dissi, che era l'indirizzo pi comune di Nairobi.
Benissimo disse l'uomo senza che il suo sorriso vacillasse.
Scrisse sulla pagina gialla del blocco: Contratto
legale tra Bingo Mwolo degli Ameru, senza fissa dimora,
e Thomas Hunsa, l'Artista.
Gli dissi: A Hunsa gli piace che lo chiamino il Masta.
Sapevo che Hunsa avrebbe apprezzato. I titoli
rendono felice la gente, e non costano niente.
Sorriso a Sigaretta alz gli occhi su di me. Sempre
sorridendo, strapp il foglio, lo lacer nel mezzo e lo
pos accanto al blocco. Poi scrisse sul foglio successivo:
Contratto legale fra Bingo Mwolo degli Ameru, senza
fissa dimora, e Thomas Hunsa, il Maestro Artista.
Gli sorrisi. Perfetto, ya.
Grazie a lei, signor Mwolo, per aver consultato lo
Studio legale Kepha. Buona serata.
Stacc il foglio dal blocco e lo fece scivolare alla sua
sinistra, verso una donna grassa seduta al banco vicino
al suo. Di fronte a lei stava una coppia di anziani, cos
magri che sembravano due ramoscelli. Scivolarono via
come trascinati da una brezza leggera. Presi il loro posto.
L'aria sapeva di vecchio, e mi chiesi se il Kepha
scrivesse contratti per ringiovanire la gente: si diceva
che il Kepha potesse fare di tutto.
La donna dietro il banco era due volte pi grossa di
Sorriso a Sigaretta, in tutte le dimensioni. Sembrava galleggiasse,
perch la sedia era cos incastrata dentro di lei
da diventare invisibile. Portava un vestito azzurro vivo
che mi fece pensare alla piscina dell'hotel. Aveva le labbra
viola grandi quanto due banane, e le palpebre dipinte
di un brillante verde argentato. Il fazzoletto che le velava
il capo era giallo, marrone e bianco e dal mezzo sbucavano,
come un lampo, dei capelli arancio vivo. La sua
testa era nell'insieme cos sgargiante di colori da farmi
abbassare gli occhi. Vidi che le caviglie le debordavano
sui sandali come se straripassero. Blu Piscina guard il
mio foglio giallo e le gigantesche labbra viola sorrisero.
Benvenuto, signor Mwolo. Fanno quattromila scellini.
Avrebbe prosciugato quasi del tutto la somma che
avevo recuperato da sotto l'autobus. Ne  sicura?
chiesi. Erano un sacco di soldi per un pezzo di carta, anche se legale.
Il sorriso viola aument. Signor Mwolo, ho il pi
grande rispetto per la sua domanda, ed  un'eccellente
domanda. La donna sbatt le palpebre verde
argentato, fece una pausa, e riprese: La prego di comprendere,
signor Mwolo, che lo Studio legale Kepha
fornisce il miglior servizio legale. Siamo onorati, signor
Mwolo, di seguire i suoi affari, e la nostra parcella  di
quattromila scellini. Se invece lei preferisse depositare
merce di pari valore, saremmo felicissimi di accettare
anche quella in pagamento.
Il sorriso a labbra chiuse segnal che la risposta era
finita. Era lo stesso con la bianca: il prezzo  quello.
Tirai fuori di tasca quattromila scellini e le porsi
le banconote. Con delle dita grandi ciascuna come
una coscia di pollo e unghie giallo elettrico, lei cont
i soldi. Disse: La ringrazio molto, signor Mwolo. Le
auguro un'eccellente serata, e la ringrazio per avere
scelto lo Studio legale Kepha. Si volt e fece cadere il
denaro dietro di s, sul pavimento, dove le banconote
si sparpagliarono come foglie. Un ragazzo in gabbanella
bianca plan a terra, raccolse i miei soldi, e se ne
and. Piscina Blu sollev il mio foglio giallo di carta
da quattromila scellini, con il braccio che sembrava
un enorme ramo, e lo scroll.
Ci fu un rumore crepitante. Mi voltai a guardare la
cattedra dell'insegnante. La giovane indiana si era alzata
dalla sua sedia alla scrivania e stava attraversando
l'aula. Prese il mio lungo foglio giallo e torn al suo posto.
Poi chiam, con voce chiara e netta: Signor Bingo
Mwolo. E cos andai a sedermi di fronte a lei.
La ragazza sembrava pi giovane della cugina Sheila.
Indossava un semplice golfino verde chiaro, con un coniglio
rosa ricamato sulla tasca. Sotto il golfino aveva
una camicetta bianca. Non aveva abbastanza seno da
far muovere il coniglio, non muoveva neppure il naso.
Niente gioielli, niente trucco, nessuna espressione. I
capelli erano legati con un elastico. Portava un paio
di jeans e scarpe da tennis bianche e pulite. Le unghie
senza smalto erano tagliate corte. La ragazza non mi
guard mai, ma i suoi occhi neri a spillo non smisero
mai di guizzare in giro per l'aula. Signor Mwolo, vuole
un contratto per un artista? Guard il banco pi vicino all'uscita.
Ya risposi.
Mi chiese: L'artista si chiama Thomas Hunsa?.
Ya risposi. Gli piace che lo chiamino il Masta.
 kenyano?
Ya.
Di Nairobi?
Ya.
Ogni parola era breve e precisa come le sue unghie.
Disse: Vuole un contratto di rappresentanza esclusiva unilaterale, commissione zero quindici, durata cinque anni?.
Non avevo capito una sola parola. Ya dissi.
Infil il mio foglio giallo nella macchina per scrivere
e cominci a battere sui tasti. Alla fine di ogni scarica di
lettere tirava una leva cromata, si sentiva tintinnare un
campanello, e lei cominciava una nuova riga. Batteva a
macchina proprio come parlava: a brevi frasi spezzate.
Sembrava che non leggesse quello che scriveva: i suoi
occhi continuavano a guizzare in giro per l'aula.
Scoppi una discussione vicino all'uscita. L'uomo
dietro il banco grid alla donna che aveva di fronte e
che aveva la faccia pi pelosa che avessi mai visto: Lei
 una sciocca, signora. Il contratto che le ho scritto 
assolutamente perfetto.
La giovane indiana schizz in piedi come se qualcuno
le avesse pestato la coda di cavallo. Si precipit
attraverso la stanza come un ghepardo in uniforme
scolastica. L'indiana grid all'uomo: Mostrami il contratto della cliente!.
Tremando, l'uomo consegn all'indiana un foglio
giallo traballante. L'indiana lo afferr e, senza neppure
degnarlo di un'occhiata, lo fece a pezzi. Li gett in
faccia all'uomo, e mentre le foglie gialle gli fluttuavano
attorno gli url: Rifallo!.
L'indiana si rivolse quindi a Piscina Blu, le cui labbra formavano una grossa O viola, e disse: Rimborsa la parcella alla cliente.
S, Kepha Kepha sussurrarono i labbroni viola di Piscina Blu, abbassando le palpebre verde argentato.
Kepha Kepha torn alla scrivania, si sedette di fronte a me, e in pochi minuti fin il suo lavoro alla macchina
per scrivere. Estrasse dal carrello il foglio giallo, prese una penna e lo firm. Poi porse la penna a me e indic
una linea azzurra sotto la quale era dattiloscritto BINGO MWOLO. Mi disse: Firmi l. Ubbidii.
Il Kepha disse Deve far firmare qui Hunsa, e indic una linea vuota di fianco alla mia. Sotto c'era
scritto: THOMAS HUNSA - maestro ARTISTA. Aggiunse: Se non sa scrivere, gli faccia mettere il suo segno. Fece
cenno con la testa che potevo andare. Mi alzai, passai davanti alla donna con la faccia pelosa e allo scrivano,  che tremava mentre scriveva, e uscii.
...
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...
CAPITOLO 29.
...
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...
Il Magazzino.
...
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...
Il matatu viaggiava in direzione di Hastings. Era mezzanotte
passata e l'autobus era silenzioso. Lessi il contratto del Kepha.
Il primo paragrafo era chiaro:
Contratto vincolante tra Thomas Hunsa (Maestro
Artista) di Nairobi e Bingo Mwolo degli Ameru
(Agente). Il contratto stabilisce che le opere artistiche
dell'Artista saranno vendute solo ed esclusivamente
dall'Agente per un periodo di cinque anni solari a partire
da oggi. L'Agente tratterr per s una percentuale
non superiore al 15% del prezzo di vendita. L'Artista
ricever una somma non inferiore all'85% del prezzo
di vendita. L'accordo di cui sopra viene cos concluso
fra le parti, in inglese standard.
Quello che era dattiloscritto subito dopo riempiva
buona parte della pagina. Era impossibile da capire,
perch le parole erano legalese puro.
Ex grafia inter alla,
Exempli gratia de minimis
Consensus ad idem de novo
Ex post facto
Exempli gratia
Pro tempore de minimis non curat lex
Uberrima fides caveat emptor
Pro rata, a prima facie
De jure, pr tanto
Bona fide mala fides bona vacantia
Ab initio ex parte id est non est factum
Mala fides bona fide de facto
Nemo dat quod non habet
Quid pr quo
De facto
Caveat emptor
Pari passu
In fondo alla pagina gialla c'era lo spazio per tre
firme. La mia e quella del Kepha erano a posto. La mia
era scarabocchiata, ma Kepha Kepha aveva firmato con
lettere precise e ordinate. Sotto il suo nome c'erano le
parole: Alla presenza di Kepha Kepha, dottore in Legge
e avvocato, Nairobi, Kenya.
Adesso mi serviva solo la firma di Hunsa.
Scesi dall'autobus a Hastings. Dovevano essere le
tre di notte. Era tutto tranquillo mentre percorrevo
Salome Road. Quasi tutte le luci erano spente - avevano
tolto l'elettricit oppure la gente dormiva - e le strade
erano rischiarate dalla luna. La mia andatura era gi
cambiata: camminavo come un mercante d'arte. Non
c'erano bambini davanti alla casa di Hunsa, anche se
restavano barattoli di vernice semivuoti sparsi in giro.
Jambo, signor Thomas Hunsa! salutai dalla soglia.
Hunsa non rispose. Chiamai di nuovo. Niente. Temetti
che la bianca che aveva nel cervello lo avesse ammazzato,
ma poi pensai che forse stava solo dormendo.
Entrai e mi infilai fra le tele, i cartoni e le tavole di
legno, ma niente Hunsa. Tak dissi alla casa vuota.
Dov'era? Dovevo farmi firmare il contratto prima che
la signora Steele riuscisse a trovare Hunsa e diventare
la sua agente.
Corsi alla casa accanto. Il cancello di ferro era
chiuso, cos lo scrollai e mi misi a gridare: Aiuto, aiuto,
 un'emergenza!. Gridai ancora, e scrollai pi forte il
cancello. Dopo altri urli, una voce di donna borbott
da dietro la porta: Cosa vuoi?.
Jambo, signora gridai. Mi scusi se la disturbo. Ma,
signora, lo sa dov' l'Artista Thomas Hunsa?  davvero
un'emergenza! Piagnucolai. La madre dell'Artista  morta.
Sentii il rumore di quattro serrature che si aprivano e
poi la porta si socchiuse. Illuminata da dietro, c'era una
donna grassissima con una vestaglia rosa a fiori. Era di
poco pi alta di me e pi larga della porta. Nel grigiore
della notte sembrava un rinoceronte rosa. Borbott:
La madre di Hunsa  morta?.
Gridai attraverso il cancello: S, signora, proprio morta.
La donna disse: Dio del cielo! Hunsa probabilmente
 fuori a bere, se non  in quella sua pazza casa
a dipingere!.
Gridai: Sa dove va a bere, signora? Dobbiamo seppellire
sua madre subito, altrimenti marcisce.
La voce del rinoceronte si ammorbid. Facile che
Hunsa sia al Magazzino insieme a tutti quei peccatori.
Non sapevo dov'era il Magazzino. Signora, il Magazzino
 vicino alla fermata dell'autobus? Devo andare
a cercarlo prima che sua madre si riduca a un mucchio
d'ossa.
Dall'altra parte disse lei, e punt lo zoccolo verso
Salome Road. Sentirai la musica. Poi basta seguire il
rumore di Satana che urla.
Grazie, signora. Dio sia lodato. Mi dispiaceva per
la bugia sulla madre morta, ma pensai che se volevo
fare il mercante d'arte dovevo adattarmi.
Corsi gi per Salome Road. Da non troppo lontano
arrivava un ritmo pulsante.
Bum-di-bum-bum-bum-di-bum.
Bum-di-bum-bum-bum-di-bum.
Avvicinandomi sentii la musica. Non sembrava l'urlo
di Satana (anche se Satana non l'avevo mai conosciuto).
Era una canzone su una ragazza:
La mia ragazza  cos dolce, viene dal villaggio,
cucina bene,  brava a ballare.
Amo la mia ragazza...  la mia promessa,
stringimi forte, piccola, come sai tu.
Da un vicolo brillava della luce, dalla stessa parte da
cui proveniva la musica, e allora corsi verso un lungo
magazzino illuminato. Sopra a quella che una volta era
stata la porta c'era un'insegna storta: cemento mombas.
SOLIDO COME LA ROCCIA.
Il magazzino era un disastro in rovina. Nessuna delle
pareti era dritta, ognuna andava per conto suo. Del tetto
era rimasta solo qualche lastra di mabati, le altre probabilmente
le avevano rubate per fare altri tetti. Era illuminato
da una fila di lampadine elettriche, dalle stelle e
dalla luna. E zeppo di persone. Tutti bevevano, ridevano,
chiacchieravano o si baciavano. Quasi tutti sorridevano.
Qualcuno era seduto sulle sedie, su casse rotte e sulle
panche, mentre gli altri ballavano. Mi infilai in mezzo a
tutte quelle gambe e mi misi a cercare Hunsa.
La canzone della ragazza continuava:
La piccola  dolce, il suo fiato sa di miele,
le sue labbra morbide, le gambe forti.
Amo quella ragazza...  la mia promessa,
 la mia piccola per tutta la notte.
La folla applaud. Io mi feci largo fra le gambe e fra la
gente. Le persone avevano formato un cerchio, e al centro
c'erano la cantante e due uomini. La cantante sembrava
un'operaia, grossa e forte. Senza rossetto e con un gran
sorriso. Indossava un vestito verde scuro e si aggrappava
al microfono come se ne andasse della sua vita. Un uomo
alto con una camicia a fiori sgargiante suonava la tastiera.
Il terzo, pi giovane e muscoloso, batteva con delle bacchette
su una cassa di legno. Davanti alla cassa c'era una
ciotola d'acciaio piena di monete, tutte kenyane.
Hunsa non si vedeva. Continuai a infilarmi fra la gente
e alla fine, dietro la folla, ecco finalmente il Masta. Thomas
Hunsa indossava ancora la sua vestaglia sudicia e
macchiata di colori. I lunghi capelli incrostati oscillavano
al ritmo della musica. Sopra di lui non c'era il tetto, solo
le stelle, la luna e il cielo. Stava davanti a una tavola alta
e larga quasi quanto lui, e le scaraventava sopra il colore
con il suo pennello con il manico d'osso, come se la musica
stessa fosse colore. Il dipinto era un'esplosione di piacere.
Attorno a Thomas Hunsa erano sparpagliati un po'
di bambini. Inginocchiati o accoccolati, tutti rivolti in
direzioni diverse. Ogni bambino era chino su un pezzo
di carta, o di cartone, e dipingeva come il Masta. Alcuni
usavano pennelli, altri stracci. Usavano i colori del
Masta, ma lui sembrava non badarci. Dipingevano la
felicit, come insegnava il Masta.
La ragazza continu a cantare:
Piccola, stringimi, assaggia il mio bacio,
il mio amore  una gioia senza fine.
Mi ha dato dei figli, uno e poi due;
il mio cuore, ragazza, batte per te.
La gente ballava, rideva. Gli innamorati si baciavano.
Thomas Hunsa e i bambini dipingevano come se avessero
rubato la felicit dal paradiso e la riversassero nei
loro quadri. Hunsa mi vide. Tappo! url. Un sorrisone
pieno di denti rotti gli riemp la faccia. Vieni a
dipingere con me grid.
Hunsa allarg le braccia, e nell'eccitazione gli si apr
la vestaglia. Rimasi senza fiato. Mi aspettavo di vedere
un gran pitone che si srotolava. Invece Hunsa portava
dei jeans macchiati di vernice e tagliati al ginocchio.
Andai da lui, che mi strinse fra le braccia premendomi
la faccia sulla sua pancia.
Avevo il terrore delle pulci e del fetore di Hunsa.
Ma, schiacciato contro la sua pancia, sentii l'odore del
mondo. Sentii l'odore di un uomo per cui l'arte era vita
e i quadri erano figli. Hunsa aveva capito: la vita  colore, e lui era il Masta.
Hunsa mi porse un pennello e un pezzo di legno e,
insieme, io e Thomas Hunsa ci mettemmo a spargere; colori sul legno.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
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...
Bingo Mwolo, mercante d'arte.
...
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...
Saranno state le cinque o le sei del mattino. Non c'era
molto rumore per strada. Mboya, la madre di tutta
la vita, stava sollevando il suo pentolone di rame per
la giornata, e il sole rosso cominciava a spuntare. Hunsa
camminava dritto, ma io barcollavo mentre tornavamo
verso casa sua lungo Salome Road. Reggeva la birra meglio
di me. E cos, Bingo, vuoi diventare il mercante d'arte del Masta?
S, signor Masta dissi.
Continuammo a camminare. Credevo facessi il corriere della droga.
Quello era prima dissi. Ho avuto una promozione. Adesso faccio il mercante d'arte.
Hunsa disse: Capisco. Allora hai smesso di consegnare la droga?.
Inciampai su un mattone rotto. Quasi dissi. Fare
il mercante d'arte per il Masta poteva voler dire fargli
anche da corriere. Thomas Hunsa, ho un contratto
da farti firmare, ya. Legale e tutto. L'ha scritto Kepha Kepha.
Hunsa si ferm e abbass lo sguardo su di me. Hai un contratto?
S, Masta.
Socchiuse gli occhi, e non parlammo per il resto del
tragitto fino a casa sua. Tenevo lo sguardo fisso a terra:
era l'unica cosa che non girava. Arrivati in vista di casa
sua, Hunsa ruppe il silenzio. Ma che cazzo?
La luce in casa di Hunsa era accesa. Attorno alla casa
girava una fila di pentole, padelle e piatti di cibo. Avvicinandomi
scoprii che i piatti avevano tutti i colori della
fame: stufati, insalate, torte, biscotti e frutta. La porta era ricoperta di fiori viola.
Hunsa si volt a guardarmi: Mercante, l'hai fatto per me?.
Rimasi in silenzio solo un secondo, poi sorrisi. Ma
certo, Masta dissi. Sono il tuo mercante.
Hunsa rimase a bocca aperta e gli vibrarono le narici.
Abbass gli occhi dentro di me. La magia vorticava nei
suoi. Fammi vedere quel contratto.
Lo seguii lungo il sentiero di cibo fin dentro casa.
Alle sue calcagna, passai davanti a quadri blu, verdi,
viola e gialli: terra, alberi e bambini. I quadri mi entrarono
nella testa e mi scordai tutto. Senza la sua vernice,
le tele, le tavole e i cartoni, Thomas Hunsa era
solo un uomo come tanti. Ma con il suo pennello con
l'impugnatura d'osso e i colori, lui era il Masta, venuto
al mondo per renderlo migliore.
Fu l'urlo di Hunsa a interrompere i miei felici pensieri
ebbri di birra. Grid Sveglia, brutto pigrone del
cazzo!, ma non ce l'aveva con me. Sulla sudicia poltrona
arancione, con mezza ciotola di stufato di agnello, riso e
banana in grembo, c'era Tonto George addormentato.
Tonto George si svegli. Qualche chicco di riso gli
cadde dalle labbra sulla maglietta verde chiazzata di
sudicio. Un pezzo d'agnello gli era rimasto appiccicato
al labbro inferiore. Quando mi vide grugn, e un sorriso
gli crebbe in faccia come una torta che lievitava in
forno. La birra, i fumi delle vernici, l'aria tossica e la
mia stanchezza forse possono spiegare quello che successe
dopo. Gridai: Georgi!. Passai davanti a Hunsa,
afferrai il ritardato, e baciai Tonto George sulla guancia.
Aveva un sapore dolce, un po' speziato. Georgi,
cosa ci fai qui? gli chiesi.
Tonto George grugn e sollev la ciotola.
Guardai e capii. Aveva un rigonfiamento sulla pancia.
Era come se l'avessi addestrato io. Tonto George aveva
la consegna settimanale di Hunsa (tutt'e sette le bustine)
infilata nei jeans. Con la mia adozione, Tonto George era
diventato il corriere del gioved mattina dell'Artista.
Lo sguardo di Hunsa segu il mio e fiss l'inguine di
Tonto George. Cazzo, sembra contento di vederti! disse l'Artista.
Ricambiai il sorriso. Ya... a Tonto George piace mangiare.
Hunsa punt il pennello verso Tonto George. Ma che cazzo ci fa sulla mia poltrona?
Mangia, Masta dissi.
Lo so che mangia. Ma perch sulla mia poltrona?
Sapevo che la testa dell'Artista non era tutta a posto.
Presi un'espressione seria e dissi: Il signor Georgi  un
cri-ti-co. E il direttore dell'agenzia Bingo.
Il Masta scoppi a ridere come una molotov. Be', se
lui  il direttore, allora firmo subito il contratto. Se non
lo firmo, quello se lo mangia. E poi si mangia pure me.
Hunsa rise ancora, non riusciva a fermarsi.  quello il
trucco con i drogati: per loro il mondo  folle, e cos un
po' di follia in pi  normale.
Infilai una mano nei calzoni, tirai fuori il contratto
piegato e porsi il foglio giallo al Masta.
Hunsa distese il foglio e lo guard. I suoi occhi ci
guizzarono sopra come se ci fosse una mosca. A interrompere
il silenzio c'era solo Tonto George che masticava lo stufato.
Masta, il contratto  legale e tutto dissi. L'ha
scritto Kepha Kepha. Coraggio! Adesso firma, ya.
Le mie parole si fecero strada nel suo cervello, come
il cibo nella pancia di Tonto George. Thomas Hunsa
appoggi il contratto al quadro non finito sul cavalletto:
una tartaruga rossa con un gigantesco bhunna viola.
Intinse il pennello nel barattolo del rosso e scrisse, a
rapide pennellate, Masta in fondo al contratto, proprio
come sui suoi quadri.
Ecco disse. Mi restitu il contratto. Adesso levatevi
dalle palle, voi due. Il Masta deve mangiare, prima
che il tuo direttore finisca tutto.
Tonto George si alz seminando in giro chicchi di
riso. Si infil una mano nei calzoni e tir fuori le sette
bustine di bianca. Hunsa sorrise e scambi due banconote
da cento scellini macchiate di colore con la sua
dose settimanale. Rimasi colpito: Tonto George era
un bravo corriere. Portava a termine le sue consegne.
L'avevo addestrato bene.
Uscii dalla casa di Hunsa e da quel puzzo terribile.
Respirai l'aria di Nairobi e guardai il contratto. Tonto
George mi segu, respirando forte. Per tutta la strada
fino alla fermata dell'autobus continuai a stringere forte
in mano il contratto giallo, con Masta davanti e macchie
di pittura dietro. Ce l'avevo fatta. Ero l'agente del Masta.
Dissi a Tonto George: E cos, Georgi, adesso fai il
corriere e il tagliatore?.
Grugn.
Lo sai che  meglio fare bene una cosa sola.
Grugnito.
Cane  un bravo padrone, ya?
Grugnito.
Fine della conversazione. Bella chiacchierata.
Arrivati alla fermata, io e Tonto George ci sedemmo
sulla panca di legno del chiosco di bibite ad aspettare il
matatu. Il chiosco e il bordello erano chiusi: a Hastings
tutti avevano finito di pagare per andare in posti dove
non arrivavano mai. Non sapevo che ora era e neppure
quando sarebbe arrivato l'autobus. Il cielo dell'alba si
stava svegliando, rosso rame.
Ho fame dissi.
Tonto George si infil una mano in tasca e tir fuori
una manciata di qualcosa che sembrava pane schiacciato.
Apr la mano e io ne presi qualche pezzo, cercando
di evitare quelli pi vicini alla sua pelle sudata.
Per alla fine lo mangiai tutto.
'azie dissi. Tonto George mi faceva ombra dal sole.
Si chin e, prima che potessi scansarmi, mi baci sulla
guancia. Cazzo dissi.
Aspettammo l'autobus ascoltando il silenzio. Il silenzio
di Tonto George era meglio di quello di Deborah,
cos come una maglietta  pi morbida di un'altra.
Stavo per andare in America. Non avrei pi visto Tonto
George. Come fa il sole a muoversi senza la sua ombra?
...
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CAPITOLO 31.
...
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La visita di Tonto George.
...
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Dalla stazione centrale degli autobus andai a piedi
fino al Livingstone con Tonto George. Non gli avevo
chiesto di seguirmi. L'aveva fatto e basta. Sembrava
naturale come il giorno che segue l'alba.
Ero troppo stanco per pensare a come farlo entrare
nell'hotel, cos mi arrangiai stile ladro in negozio.
Quando vuoi rubare qualcosa in un negozio, il modo migliore
 andarci il giorno prima, scegliere quello che vuoi
e uscire. Poi, quando sei pronto, entri deciso, prendi
quello che volevi e te ne vai. I sorveglianti tengono d'occhio
i tipi con l'aria nervosa, ma in questo modo io ho
preso sei lettori cd, vestiti, una foto con tre leoni (solo
per divertimento) e una manciata di rossetti da donna
(per una ragazza che si chiamava Dwanneh). Una volta
ci ho provato anche con un Sony portatile, ma il televisore
era imbullonato allo scaffale. Per introdurre Tonto
George al Livingstone mi sarei limitato a entrare deciso,
nessun nervosismo. Stile ladro.
Ci fermammo un attimo davanti all'ingresso principale.
Ormai il contratto si era asciugato, cos lo rimisi in
tasca. Dissi: Georgi, cammina dietro di me e fai quello
che faccio io.
Grugnito.
Raddrizzai le spalle, Tonto George fece lo stesso.
Inspirai a fondo, Tonto George mi imit. Entrai dritto
e filato al Livingstone, attraversai l'atrio e mi diressi
verso l'ascensore. Con la coda dell'occhio vidi il petto
gonfio del direttore Edward. Non ero neppure a met
dell'atrio che il direttore Edward mi chiam: Signor
Mwolo!.
Mi fermai, e si ferm anche Tonto George.
Mi voltai verso il direttore Edward. Lui squadr
Tonto George, dai piedi scalzi ai jeans sporchi, dalla
cintura fatta con un filo elettrico una volta bianco
alla maglietta verde con la scritta irrigazioni WANJABi,
al collo taurino, e su, fino alla faccia tonda di
Tonto George. Jambo, signor Edward dissi tutto
allegro, anche se ero stanco morto. Ho incontrato
il mio amico Georgi qui fuori per caso. E venuto a
trovarmi.
Il direttore Edward prese fiato, abbastanza per
schiacciarci un pisolino. Disse: Mio caro signor
Mwolo e... fece una pausa signor Georgi. Parlava
a voce alta, proprio come il lord inglese del film
porno.
Quello che puliva le scale smise di lavorare e le cameriere
si fermarono ad ascoltare.
Il direttore Edward disse: Il grande filosofo etiope
Manley Boezzio scrisse molto sul caso. In una sua orazione
disse una volta:
Navi l s'incontreranno
E in fortuita guisa l'onde si confonderan tra loro
Cos la sorte, che sembra vagar con le briglie disciolte,
Non di men subisce i freni, secondo una regola va!
Il direttore Edward toss, due scoppi secchi che
segnalavano la fine della lezione di filosofia. Si volt e
torn dietro il bancone. Io conclusi la traversata fino
all'ascensore e pigiai il pulsante di salita. Quando arriv,
Tonto George mi segu nella cabina. Visto come
si fa? Eravamo entrati, stile ladri.
...
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CAPITOLO 32.
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La colazione.
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Mi svegliarono dei colpetti rapidi battuti alla porta
della mia stanza d'albergo. Stavo sognando un coltello
che mi aveva dato il Padre Anziano quando avevo
otto anni. Il Padre Anziano era alto e magro, e aveva
la schiena dritta quando me lo aveva dato. Un giorno
ero nel campo, a piantare yam da semina nel fango con
un bastone. Il Padre Anziano si era fermato a torreggiare
su di me. Avevo avvertito la sua ombra e avevo
guardato in su. Lui aveva lasciato cadere un coltello sul
terreno l davanti. Era atterrato con la lama nel fango, e
lui si era allontanato.
Il coltello aveva la lama di metallo; il manico era fatto
con due pezzi di legno legati attorno alla lama con una
corda. Il Padre Anziano aveva intagliato ogni pezzo di
legno a forma di occhio. Avevo raccolto il coltello e lo
avevo usato per scavare le buche per gli yam. Da allora
in poi portai con me il coltello ovunque andassi.
Quando ero alla Scuola della Benevola Innocenza, un
giorno durante l'intervallo del pranzo guardavo i ragazzi
pi grandi che giocavano a pallone, mentre io giocavo
con il coltello. Tre ragazzi mi si erano avvicinati, mi avevano
preso a spintoni e me lo avevano portato via. Uno
di loro, che si chiamava Basu, era entrato nella scuola
e aveva tagliuzzato una coperta che le ragazze avevano
cucito come offerta di Pasqua. Suor ve, la nostra insegnante,
vedendo la coperta tagliata, aveva chiesto:
Chi  stato?. Nessuno aveva detto una parola. Suor
ve era giovane e allegra, con una placida faccia rosea,
ma quando si arrabbiava diventava severa. Ti faceva
vergognare dentro: le sue parole erano peggio di una
sberla. Aveva sollevato la coperta tagliuzzata scoprendo
il mio coltello, che Basu aveva lasciato l. Di chi  questo
coltello? aveva chiesto tenendolo in alto. I tre ragazzi
ridacchiavano. Io avevo alzato la mano. Suor ve aveva
detto: Bingo. Il coltello  tuo?.
S, sorella avevo risposto. Sapevo che se avessi parlato
dei ragazzi, sarei stato un uomo morto. La classe
rimaneva in silenzio. La suora aveva detto: Bingo,
vergognati. E io mi ero vergognato. La suora aveva
continuato a tuonare: L'inferno, Bingo,  lontano solo
un altro taglietto. Sei a un filo di distanza dalla dannazione
eterna, dove il diavolo in persona ti taglier via
la carne di dosso! Temilo, Bingo! Temilo ogni minuto
di ogni giorno. Non sapevo cosa fosse l'inferno, ma la
paura la conoscevo.
L'elefante sa che pu andarsene in giro dove vuole,
ma sa anche che se la mosca Tnwanni lo morde si ammaler
e morir. La mosca Tnwanni non morde spesso,
ma l'elefante lo sa sempre, ogni secondo della sua vita,
che un giorno la mosca potrebbe morderlo. Era quella
la paura che provavo da piccolo. Ai bambini del villaggio
io non piacevo. Non parlavano con me e spesso
mi picchiavano, anche se ero la met di loro. Hanno
paura di te diceva la mamma. Perch tu sei fatto di
una pasta speciale. Il giorno che Basu mi aveva preso
il coltello, io avevo capito la paura che l'elefante prova
per la mosca Tnwanni. Ogni minuto avevo paura che
mi mordessero perch ero diverso da loro. Sono fatto
di un'altra pasta, e per questo la gente ha paura di me.
Bingo, questo coltello te lo confisco aveva detto
suor ve.
Poco dopo quel giorno, il Padre Anziano aveva visto
i ragazzi della banda che aggredivano il suo vicino nel
campo. Il Padre Anziano aveva cercato di aiutare il suo
vicino, e quella sera i ragazzi erano venuti alla nostra
capanna con il loro camioncino Ford per chiudergli il
conto. Io e la mamma eravamo scappati via da Nkubu e
non avevo mai pi riavuto indietro il mio coltello.
Quella mattina al Livingstone, con Tonto George
che dormiva sul pavimento, sognai che gli occhi sul
manico di legno del coltello erano dei raggi di luce
che mi rendevano forte, e che la coperta di Pasqua che
Basu aveva tagliuzzato era lo scialle della mamma. Nel
sogno, avevo ripreso il coltello da suor ve, l'avevo
puntato contro i tre ragazzi e avevo detto: Sono stati
loro. Sono loro che hanno tagliato lo scialle. Sono loro
i colpevoli. Nel mio sogno mi tenevo il coltello: era
mio. Quando i ragazzi della banda erano arrivati con
il camioncino a cercare il Padre Anziano, io li avevo
affrontati. Avevo mostrato loro il coltello e avevo gridato:
Andatevene! Altrimenti vi ammazzo!. E nel
mio sogno i ragazzi della banda se n'erano andati e il
Padre Anziano era vivo.
Il problema dei sogni  che quando ti svegli tutte le
tue paure ritornano, e i morti sono ancora morti.
Ci furono altri colpi rapidi alla porta. Attraversai la
stanza di corsa per andare ad aprire e quasi caddi addosso
a Tonto George sdraiato sulla moquette. I vestiti
con cui avevo dormito erano umidi di sudore. Ya?
gridai attraverso la porta chiusa.
Una voce cinguett: Jambo, signore. Come sta
questa mattina?. Era la cameriera Charity.
Bene, ya risposi. Ero senza fiato e non avevo tanta
voglia di aprire la porta, ma non importava. La serratura
scatt, la porta si socchiuse e la faccia di Charity
fece capolino. Sentivo l'odore dei suoi prodotti per
pulire. Le labbra rosa sorrisero. Buongiorno, signore.
Come vanno stamattina gli affari nell'arte? Mi guard
con occhi brillanti. Sembra affannato, signore disse.
Deve aver fatto i suoi piegamenti!
Volevo rispondere qualcosa di intelligente ma, non
so come, era come se mi avesse ripulito la testa. Alla
fine riuscii a dire: Come vanno le pulizie?.
Charity inclin la testa. Grazie per avermelo
chiesto, signore. Questa notte le pulizie sono andate
benissimo. Ho finito il turno e fra poco me ne vado a
casa. Ancora non era entrata: mi guardava dalla porta
socchiusa e sorrideva. Mentre il silenzio cresceva non
feci altro che restare immobile, con la testa vuota. Si
era riempita solo del sorriso di Charity e dell'odore dei
suoi detergenti.
Charity si infil una mano in tasca. Rapida, lanci
un pacchetto rosa brillante attraverso l'apertura della
porta. La porta si richiuse e io mi chinai a raccoglierlo.
Era un pacchetto di patatine Walkers al gusto Cocktail
di scampi. Corsi a riaprire la porta. Charity stava
gi spingendo il suo carrello lungo il corridoio. La divisa
marrone da cameriera non riusciva a nascondere
le sue forme. Aveva un gran bel didietro, meglio del
sole e la luna messi insieme. Grazie, ya! gridai al
suo didietro.
Lei si gir rapidamente e lanci un altro pacchetto,
stavolta verde chiaro: Walkers al gusto di Cipolla e formaggio.
Queste sono per il suo amico sul pavimento
disse. Mi guard e i raggi dei suoi occhi mi colpirono
in pieno. Poi rise e aggiunse Signore, non smetta con i
suoi piegamenti e spinse via il carrello, con lo spolverino
arancione in mano.
Chiusi la porta in silenzio, scavalcai Tonto George,
mi distesi sul letto e mi mangiai tutt'e due i pacchetti di
patatine. Tonto George non l'avrebbe mai saputo.
Altri colpetti alla porta. Avevo le labbra che mi
bruciavano per il sale. Le leccai e aspettai un po'. Altri
colpi. Sorrisi e andai alla porta. Ya? chiesi con disinvoltura.
Volevo far capire a Charity che non avevo un
debole per lei.
Buongiorno, Bingo. Era la signora Steele. Tak!
Aprii la porta quanto bastava per cacciare fuori la testa.
Jambo, signora Steele le dissi. Mi scusi. Mi sono
appena svegliato da uno splendido sogno sull'America.
Dev'essere stato bello disse la signora Steele. Mi
chiedevo se ti va di scendere a fare colazione con me.
Mi dia pochi minuti e scendo subito le dissi. Poteva
cercare di fregarmi quanto voleva, tanto avevo il
contratto di Kepha e Hunsa era mio. Richiusi la porta,
corsi in bagno, mi tolsi i vestiti della notte precedente
e feci scorrere l'acqua a tutta forza. Mi lavai in fretta,
mi asciugai e pisciai. Dalla sera prima il bagno era stato
ripulito. Asciutto, tornai in camera, presi a calci nella
pancia Tonto George e gli gridai: Georgi, sveglia!.
Si svegli mugolando. Georgi, devi fare esattamente
quello che ti dico gli dissi. Esattamente! Parlavo
in fretta, ma cercai di rallentare. I suoi occhi si
sollevarono su di me. Georgi, ascoltami. Non uscire
mai da questa stanza, ya. Lui non grugn, ma vidi
che aveva sentito. Stai qui e aspetti finch torno io.
Mi venne un'idea. Lo scavalcai e accesi il televisore. Il
programma si chiamava Affari in Africa. Doveva essere
ambientato in un'altra parte dell'Africa, perch tutti
gli imprenditori africani sembrava che avessero avuto
dei genitori cinesi.
Georgi, puoi lavarti in quella stanzetta l. E gli indicai
il bagno. Poi guardi la TV finch torno io. Ti porto
anche da mangiare, ya.
Mi misi dei vestiti puliti presi dalla valigia del St
Michael e corsi gi. In tutto mi ci erano voluti venti
minuti.
La signora Steele stava gi facendo colazione. Entrai
nella sua nuvola di profumo. Jambo, signora Steele.
Le sorrisi. Sapevo che era un'imbrogliona, ma ero contento
lo stesso di vederla. Forse perch ero un imbroglione
pi bravo di lei, e volevo mostrarglielo. Forse
perch era bella. Forse perch mi aveva procurato una
camera al Livingstone e cibo gratis. Forse perch mi
stava portando in America. Ma in quel momento non
importava. Ero felice e basta.
Jambo, Bingo rispose la signora Steele. Indossava
jeans, scarpe col tacco alto da puttana, e camicetta e
reggiseno bianchi. I capelli d'oro erano tirati indietro e
legati stretti, e aveva meno rossetto e trucco sugli occhi
del giorno prima. Portava degli orecchini d'oro cos pesanti
che le allungavano i lobi delle orecchie. Sembrava
meno troia.  carina, ya le dissi.
Lei fece una risatina. Grazie, Bingo. Le piaceva
quando le dicevo cose del genere.
La colazione era come il mercato di Kibera ma senza
venditori, mendicanti, truffatori, puzza, rumore, sporcizia,
marciume e topi. Tutto il cibo era in mostra, e la
gente prendeva quello che voleva senza pagare.
La signora Steele beveva caff, io chiesi succo di
canna da zucchero. Guardai il cameriere che spingeva
i pezzi di canna nella macchinetta e il succo bruno e
zuccherino che gocciolava fuori. Da piccolo bevevo il
succo di canna solo nelle occasioni speciali, tipo quando
la mamma veniva pagata o per il mio compleanno. Il
succo arriv e io mi persi nella sua dolcezza bruna.
La signora Steele disse: Bingo, raccontami di ieri
sera.
Quasi mi strozzai con il succo. Ripensai al Kepha,
a Thomas Hunsa al Magazzino, a Tonto George che
guardava la TV di sopra.
Dissi: Ieri sera ho mangiato e poi sono andato a
dormire. Ho fatto un mucchio di sogni sull'America.
Cos belli.
Gli occhi della signora Steele erano verde chiaro
come il melone che aveva nel piatto. Bingo, sembra
meraviglioso rispose. Inarc le sopracciglia sottili.
Raccontami qualcosa di pi.
Dissi: Be', all'inizio ho sognato di fare il mercante
d'arte.
Il suo sorriso spar. Continua, che altro?
Dissi: In America mi comprer un camioncino, un
Ford F-150, fatto per resistere. L'avevo sentito in uno
spot televisivo.
Lei rise e disse: Giusto, Bingo, fatto per resistere.
Bevve il suo caff macchiato. E la scuola? C'era anche
quella nel tuo sogno?
Certo, la scuola! dissi. Cercai di mettere un po' di
entusiasmo nella voce: Mi piace un sacco!.
La signora Steele mi guard e, dopo un po', disse:
Bingo, se vuoi davvero diventare un mercante d'arte
dovrai essere bravo a scuola. Poi dovrai andare all'universit
e imparare teoria e storia dell'arte.
Questo mi fece arrabbiare. Io lo sono gi, un mercante
d'arte dissi.
La signora Steele divent rossa. Oh, Bingo, scusami.
Ma certo che lo sei. Stavo solo pensando che
in America  meglio andare all'universit, specie se
vuoi diventare il migliore dei mercanti d'arte... e il pi
ricco. Smettemmo di parlare e ci dedicammo al cibo.
Gli occhi della signora Steele erano pi scuri mentre
beveva il caff. Disse: A proposito, Bingo, mi piace
molto il quadro che mi hai dato.
La guardai. Lo so. Bevemmo in silenzio.
Dissi: Come ha fatto a diventare mercante d'arte? 
andata all'universit?. Avrei voluto chiamarla Colette,
ma non voleva uscirmi dalla bocca: qualcosa mi bloccava.
La signora Steele si irrigid. Ho cominciato in un
modo un po' diverso. Quando frequentavo l'accademia
d'arte a Los Angeles lavoravo per il signor Steele, come
perito part-time. Abbass gli occhi sul piatto. Dopo
che lui divorzi dalla sua prima moglie ci sposammo, e
cos cominciai a fare il perito a tempo pieno. Infilz
un pezzo di melone. E poi, dopo il divorzio, ottenni le
sue due gallerie d'arte di Chicago.
Cos' il divorzio? chiesi.
Lei mastic e inghiott. Bingo,  quando le persone
sposate si separano. Vanno da un avvocato e fanno un
contratto per dividersi quello che possiedono. Si chiama
divorzio. Io ho avuto le gallerie, lui la sua contadinella
di ventitr anni. Mentre parlava, i suoi orecchini d'oro
oscillavano. Il divorzio sembrava un buon modo per
fare soldi, ma dalla voce della signora Steele capii che
era come fare una consegna di quelle lunghe in una
giornata torrida e afosa. Cambiai argomento. Allora
lei ha studiato teoria e storia dell'arte?
Lei sorrise e scosse la testa. No, Bingo disse. Ho
imparato tutto lavorando.
Come me dissi.
La signora Steele risucchi le guance e rise. S,
Bingo, come te. Inarc di nuovo le sopracciglia.
Certo che sei proprio sveglio, stamattina.
Stava cercando di farmi cambiare idea sul diventare
mercante d'arte, con tutte le sue chiacchiere. Ma
sapevo di poter fare meglio di lei. Fare il mercante
d'arte o commerciare droga era lo stesso: tutt'e due
vendono qualcosa che non c'. La signora Steele
non sapeva che Charity mi aveva raccontato tutto,
compreso che lei aveva detto che i quadri del Masta
valevano milioni. La signora Steele poteva anche provarci,
a fregarmi, ma non sapeva cosa volesse dire mettersi
contro Bingo, il pi grande corriere di Kibera,
Nairobi, e probabilmente del mondo. Nairobi era il
mio territorio, e avevo tutta una strada di vantaggio
su di lei. La signora Steele non sarebbe mai riuscita a
fregare me.
Dolcemente, la signora Steele riprese il discorso.
Senti, Bingo, ci aspettano delle giornate indaffarate.
Perch per oggi non ci concediamo una giornata in piscina,
io e te?
La guardai negli occhi e pensai: Cara la mia signora
Imbrogliona, non ti perder d'occhio un momento.
Ma a voce alta dissi: Bello, ya, in piscina!.
Se io e lei ce ne stavamo in piscina, lei non poteva
andare da Hunsa.
L'imbrogliona disse: Bingo, al St Michael ti hanno
messo in valigia il costume da bagno?.
E cos'? chiesi.
Comprammo un costume da bagno nel negozio
dell'albergo. La cosa pi bella del negozio dell'albergo
era il modo di pagare. La signora Steele scelse il costume
per me. Erano dei calzoncini rosso vivo a fiori bianchi,
sembravano dei normali calzoni corti, taglia bambino
14/15. Grugnii stile Tonto George quando me li mostr,
comunque mi piacevano abbastanza. La signora
Steele mi lasci anche comprare un pacco di caramelle
alla frutta formato famiglia per Tonto George, anche se
non le dissi che erano per lui. Al ragazzo annoiato che
stava alla cassa disse: Addebitali sulla mia camera.
Poi scrisse la sua firma, una grossa C e una S fatta come
un serpente che striscia via. Facile come rubare, ma meno divertente.
...
.
...
CAPITOLO 33.
...
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...
L'allagamento.
...
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...
Mentre facevo colazione con la signora Steele, Tonto
George si divertiva. Nel momento in cui aprii la porta
della camera 349 vidi come. La moquette era bagnata.
In bagno l'acqua scorreva a tutta forza. Schizzai dentro.
C'erano due dita d'acqua sul pavimento di piastrelle
bianche e Tonto George se ne stava disteso a occhi
chiusi nell'abbeveratoio che traboccava. Aveva addosso
un accappatoio dell'albergo e sorrideva con quel suo
sorriso da deficiente. Georgi! urlai. Lo tirai per un
braccio. Alzati, scemo! Chiusi i rubinetti della vasca.
Lui si alz e l'acqua si rivers a terra.
Tak! gridai. Il contratto! I vestiti della sera
prima li avevo lasciati sul pavimento del bagno. Erano
fradici. Infilai la mano nella tasca dei calzoni e tirai
fuori il contratto giallo ripiegato e zuppo d'acqua. Mi
vennero le lacrime agli occhi. Tak! gridai. Tak, tak,
tak! Tonto George rimase l in piedi nella vasca, fradicio
nel suo accappatoio del Livingstone. Gli gridai:
Sei un maledetto ritardato con mezzo cervello!. Mi
uscirono altre parole: Brutto imbecille testa di cazzo!
Mi vieni sempre dietro. Mi hai rovinato il contratto.
Vaffanculo e sparisci, ritardato che non sei altro!.
Corsi in camera. L'allagamento non ci era ancora
arrivato. Allargai il contratto sul letto. Mi tremavano
le mani mentre distendevo il lungo foglio giallo. La
parte principale, quella battuta a macchina dal Kepha,
era a posto. La mia firma e la firma del Kepha erano
solo un po' sbavate. Il nome del Masta in vernice rossa
era perfettamente chiaro. Dissi Grazie! al sole che
splendeva dalla finestra. Era un miracolo. Guardai di
nuovo le firme: Bingo Mwolo, Kepha Kepha e Masta.
Grazie! dissi ancora a voce alta. Proprio allora il ragno
corse fuori da sotto il letto. Feci un salto indietro,
e quello sgusci via. Lo inseguii per schiacciarlo, ma si
infil sotto il mobile della TV. Mi inginocchiai sulla moquette
e lo guardai sotto il mobile. Ti prendo dopo gli
dissi. Degli occhietti neri ricambiarono il mio sguardo.
Il contratto era a posto, ero ancora l'agente di Hunsa.
Lasciai vivere il ragno.
Dell'acqua mi gocciol sul collo: in piedi accanto a
me c'era Tonto George, che mi guardava dall'alto. Gli
dissi: Georgi, il contratto  salvo, ya. Sorrisi. Aveva
ancora addosso l'accappatoio fradicio del Livingstone
Hotel. In sottofondo, il programma televisivo sul
mondo degli affari africano fin. Tonto George si gir e
usc dalla camera 349. Le mie gambe mi dissero Bingo,
va' a riprendere quel ciccione ritardato.  tuo amico!,
ma non mi mossi. I corrieri corrono soli. Meno ci portiamo
dietro, pi siamo veloci. Lo vedo di continuo,
gli altri devono sempre avere qualcuno: moglie, amici,
una puttana, una madre. Io no. Gli altri ti rallentano.
Io sono Bingo il corriere. Non mi porto dietro niente.
Comandamento n. 11.
Guardai le impronte di Tonto George sulla moquette
umida. Dovevo andare in America. Tonto George sarebbe
rimasto a Kibera. Sarebbe stato un buon corriere;
nessuno pensa mai che un ritardato possa fare qualcosa
di male. Sarebbe stato al sicuro. E comunque se n'era
andato. Era meglio cos. Lanciai un'occhiata al letto. La
scatola di caramelle formato famiglia era sparita; era un saluto, stile Tonto George.
...
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...
CAPITOLO 34.
...
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...
Un giorno in piscina.
...
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...
Io e la signora Steele passammo la giornata in piscina.
Nessuno ci faceva sesso, e questo dimostrava che non
tutto quello che ce nei porno  vero. Spiegava anche
perch mi ci voleva il costume da bagno. Non entrai
nell'acqua; mi sedetti sul bordo e infilai dentro solo i
piedi. La signora Steele nuotava su e gi. Era bellissima
nel suo bikini nero. Le tette le galleggiavano. Attorno
alla piscina era quasi deserto, e avevamo un angolo tutto
per noi. L'accordo era che per ogni Bloody Mary che
ordinava la signora Steele, io potevo prendermi una Tusker.
Una volta barai. La signora Steele era a met del suo
terzo Bloody Mary quando and in bagno. Subito buttai
gi due sorsate dal suo bicchiere. Lei non se ne accorse
e quando torn indietro ordin un quarto Bloody Mary.
Io vuotai la mia Tusker e le ricordai il patto. Mangiammo
hamburger. Lei ci mise tanto ketchup quanto me.
Avevamo delle cose in comune. La sua famiglia non
era ricca e, come il mio, suo padre era un fallito che se
n'era andato quando lei era piccola. Le dispiace? le
chiesi. Lei ci pens e disse: Bingo, in realt s. Volevo
un padre un po' come tu vuoi andare in America. L'hai
vista alla TV, ma non ci sei mai stato.
La signora Steele chiese: E tu, Bingo? Ti  dispiaciuto
crescere senza un padre?.
Dissi: Non  che mi ricordo tanto di lui. Era vero,
pi o meno. Era un giocatore e un ubriacone. L'unica
cosa buona che aveva fatto era insegnarmi i numeri.
Contavo le carte e i bicchieri per lui. Facevo le moltiplicazioni
quando lui raddoppiava le puntate, e le
sottrazioni quando si giocava i soldi del raccolto del
Padre Anziano. Ero io a ricordarmi quanto doveva mio
padre a questo e a quello. Il giorno che pap se n'era
andato con il pentolone di ferro della Madre Anziana,
aveva perso il nostro ultimo bue per un sette di fiori
a doppio o niente. Ma alla signora Steele non dissi
niente di tutto questo. Rimasi fedele alla storia che le
avevo raccontato durante il colloquio al St Michael. Le
dissi: Ero triste quando i ragazzi della banda hanno
ucciso mio padre.  quello il problema con le bugie:
bisogna ricordarsele. Ecco perch la migliore bugia  la
verit. La signora Steele mi ascoltava. Qualcuno si tuff
nella piscina. Le dissi: Per la mamma me la ricordo.
Lei era speciale, ya. Non so perch lo dissi; a volte la
mia bocca parla per conto suo.
La signora Steele disse: Ci scommetto, che lo era.
Mi sorrise in un certo modo e il mio cuore si ferm, non
come se fossi morto ma come se mi fossi addormentato.
Fu allora che sentii l'odore dello scialle della mamma.
Rimasi in silenzio per un attimo, un silenzio tranquillo
e vuoto, finch il mio cuore riprese a battere. La signora
Steele mi guardava e ascoltava.
Volevo cambiare discorso. Dissi: Le piace essere
ricca?. La signora Steele si appoggi allo schienale
della sedia a sdraio, si infil gli occhiali scuri, sorrise al
sole e disse: S.
Ma quando arrivammo al bicchiere n. 6 cominciai
a raccontare di pi su di me. Parlavo pi io della signora
Steele. Lei era brava a rigirarmi contro tutte le
domande.
Io le chiesi: Allora cosa fa quando non sta alla galleria?.
Lei sospir. Quando non lavoro, mi annoio disse.
Ho un giro di amici, viaggio, esco, ma pi che altro,
Bingo, mi annoio. Restammo in silenzio. Poi disse: In
realt mi annoio anche quando lavoro.
Le dissi: Ma se fa la mercante d'arte!.
Lei rise. Le persone alle quali vendo l'arte per la
maggior parte sono stupide. Vogliono appendere qualcosa
al muro solo perch quell'artista  famoso e vale
un mucchio di soldi.
Mi appoggiai allo schienale e sorrisi al sole anch'io.
Ha detto che i quadri valgono un milione di dollari.
Rise. Hai ragione. Pagherebbero un milione di dollari
per un quadro mediocre solo perch  di un pittore
del quale loro o i loro amici hanno sentito parlare. A
essere sincera, Bingo,  probabile che persino tu potresti
dipingere quadri migliori di certe schifezze che
vendiamo.
Quello che diceva era la prova definitiva: il mercato
dell'arte era il mio destino. Pensai ai quadri di Hunsa.
Pensai a quello che aveva detto dietro le mie spalle:
Valgono milioni.
La signora Steele si gir verso di me e mi vidi riflesso
nelle lenti dei suoi occhiali da sole. Bingo, e di te cosa
mi dici? Cosa facevi a Kibera quando non eri impegnato
a fare il mercante d'arte? Visto? Ecco come faceva la
signora Steele a rigirare una domanda. Mi accorsi che la
tetta sinistra si appoggiava contro quella destra, come
se volessero liberarsi dal bikini, come bambini dispettosi
che cercano di sfuggire alla mamma.
La birra e il bikini mi fecero dire pi di quello
che avrei voluto. Lei si tolse gli occhiali e mi guard
mentre parlavo. Dimenticai la bugia sulla squadra di
atletica di Kibera. Le raccontai che facevo il corriere.
Le interessava. Le raccontai degli altri corrieri, delle
consegne a Capo Jonni, e del modo in cui evitavamo
di farci arrestare. Le raccontai di Lupo. Mi chiese di
descriverglielo. Sembra un tipo eccitante comment.
Le dissi che non lo era. Mi chiese se avevo mai ammazzato
qualcuno. Dissi: No. Chiese se Lupo aveva
mai ammazzato qualcuno. Pensai a Capo Jonni e alle
sue puttane. Ce n'erano anche altri. Risposi: S. Lei
sorrise, e io sentii l'odore di una strana voglia, in lei.
La signora Steele mi chiese di Kibera, e le raccontai
della mia casa a Mathare 3 A.  terribile, ya le dissi.
Le raccontai dei furti, delle truffe, del sudiciume, della
mancanza di gabinetti, dell'acqua sporca e della puzza
terribile, di continuo. Aggiunsi anche un po' di colore.
Un mio amico l'hanno bruciato vivo perch aveva rubato
una TV. Non le dissi che prendevo a sassate Hari
il Pazzo, rubavo cibo e soldi, e mi scopavo le puttane.
Temevo che le sembrasse troppo divertente, e volevo
che la signora Steele si sentisse buona, adottandomi.
Lei fece deviare il discorso su Thomas Hunsa. Io pensai
al Masta, al Magazzino, e ai suoi figli. Dissi alla signora
Steele: Lui  il grande Masta. E aggiunsi, casomai se
lo fosse dimenticata: E io sono il suo agente.
La signora Steele si dimen come se le formiche le si
fossero appena arrampicate su per il culo. Bevve il bicchiere
n. 7. Bingo, come fai a sapere che  un grande
maestro?
Ingollai la mia Tusker e ripensai al suo odore. Alzai
le spalle. Lo so e basta dissi. Prima vendeva di continuo
ai turisti.
La signora Steele si irrigid, spinse il petto in fuori
e la voce le si fece tesa. Mi chiese altre cose sull'arte
del Masta. Io le raccontai di casa sua (ma non dov'era)
e che era piena zeppa di quadri. Lei chiese: Quanti
dipinti ci sono?.
Mi formicolavano le gambe. Un mucchio dissi.
La signora Steele chiese: Bingo, ma pi o meno
quanti saranno?.
Volevo fare l'indifferente. Dissi: Saranno un centinaio.
Le venne l'affanno, ma cerc di nasconderlo. Mi
chiese di descriverle i quadri. Io le parlai dei dipinti e
delle tante misure diverse. Le si illuminarono gli occhi
mentre parlavo. Le dissi che alcuni erano di persone e
altri di posti. Le dissi che certi erano folli e altri semplici.
Pi le raccontavo, pi lei sorrideva. La guardai
calcolare quanto poteva valere l'arte del Masta.
Disse: Il Masta sembra fenomenale.
Ya risposi. Come dicevo, il Masta  bravissimo.
Pensai al mio contratto. Se riuscivo a convincere la signora
Steele a vendere anche solo cinque Hunsa a cinque
imbecilli per un milione ciascuno, sarei diventato
ricco per sempre. Avrei dovuto farci entrare anche lei
nell'affare, naturale, perch doveva aiutarmi a venderli.
Dissi, come per caso, come se le parole mi fossero
scappate: A proposito, signora Steele, ho un contratto
legale, cos sono l'agente di Hunsa con tutte le regole.
In un secondo gli occhi della signora Steele si incupirono.
La vidi inghiottire il changaa, la Malvagit della
Cupidigia. Pi fai il male, pi male faresti. La signora
Steele era gi ubriaca di changaa, ma ne voleva ancora.
Si rimise gli occhiali da sole, distolse il viso da me e si
distese sulla sdraio. Disse alle nuvole: Bingo, raccontami
degli altri tuoi amici. E poi: Come quello che
c'era in camera tua stamattina.
Il direttore Edward doveva averle raccontato di
Tonto George. Le dissi:  George, un ritardato, ya. 
solo venuto a trovarmi.
La signora Steele disse: Giusto, Bingo. Rise, e rimase
di nuovo in silenzio.
Spinsi ancora la nuvola verso di lei. Signora Steele,
lei voleva bene al signor Steele, vero, prima del divorzio?
Sono capace anch'io di rigirare le domande!
Non potevo vedere i suoi occhi dietro gli occhiali, ma
fece una smorfia con la bocca. Le parole le scivolarono
fuori dalle labbra. Bingo, disse per un certo periodo
ci sono stata bene, con il signor Steele. Ma non credo
che esista qualcuno che pu farmi felice per sempre.
Bevve un sorso. Credo che la felicit delle persone dipenda
solo da loro. Credono che siano gli altri a farle
felici, ma non  vero. Nel corso della vita troviamo persone
che ci fanno da specchio. Cos possiamo vederci
nel modo in cui decidiamo di farci riflettere da loro.
Cos il signor Steele la faceva sembrare bella?
chiesi.
Lei rise per l'alcol, non per la felicit. Scosse la testa.
No, Bingo. Detestavo tutto quello che vedevo riflesso
di me nel signor Steele: ecco perch ho divorziato da
lui. Quando ti svegli tutte le mattine e vedi il male, o
scappi via o ti lasci consumare. Butt gi un gran sorso
dal bicchiere. La gamba di sedano che c'era nel Bloody
Mary le batt contro gli occhiali e lasci un segno sulla
lente scura.
Ma lei  cos bella! dissi.
Si gir verso di me, seccata. Bingo, piantala. Sbuccia
una bella pelle, e sotto rimane solo la carne. Le
vibravano le narici. Aveva le guance rosse. Le tette andavano
su e gi.
Cos anch'io potevo farla arrabbiare. Le birre pi il
Bloody Mary rendevano strane le mie parole. Ma se
il signor Steele la rendeva cos triste, perch non se ne
stava sola?
La signora Steele sussurr: Lo sono, sola.
Vidi la mia faccia nei suoi occhiali da sole. Allora 
per questo che vuole me? Cos le faccio da specchio?
Cos non  sola?
La signora Steele mi guard. Forse disse. Mentre
lei vuotava il bicchiere n. 7, io feci lo stesso, e pensai a
cosa si nascondeva dentro la signora Steele.
Restammo distesi senza parlare. Io guardavo la piscina.
Il sole era stanco dopo una giornata di caldo.
Mboya, la Madre di Tutto, cominci a mettere via il suo
pentolone di rame. In generale, pensare  uno spreco di
tempo, ma accanto alla piscina, vicino alla signora Steele,
con sette birre in corpo, pensai. Pensai che non volevo
fare da specchio a niente e a nessuno. Non volevo essere
il bambino della signora Steele cos che lei poteva fare la
mamma. Non volevo fare il corriere per portare la bianca
all'oscurit delle persone. E non volevo essere una cifra
nel fondo pensione di Padre Matthew.
Un uomo esit sul bordo della piscina, poi si tuff
in acqua. La signora Steele interruppe i miei pensieri.
Bingo, disse quando saremo partiti per gli Stati
Uniti, credi che il Kenya ti mancher?
Risposi subito, le parole mi schizzarono fuori: Come
a un albero manca l'acqua.
La giornata era finita. La signora Steele si infil
l'accappatoio bianco del Livingstone, si mise in tasca
gli occhiali da sole, e sal al terzo piano. Davanti alla
porta della suite Lyle la signora Steele disse: Bingo,
devo fare delle telefonate. Se hai fame, scendi pure
al ristorante e mettilo sul conto della tua camera.
Aveva gi la mano sulla maniglia. La strinse, ma non
entr in camera. I suoi occhi erano immobili e scuri.
Sbatt le palpebre, e allora spunt il suo sorriso rosso
da puttana. Allarg il sorriso, ma le serviva solo per
nascondercisi dietro. Ricambiai il sorriso, come uno
specchio. Poi - saranno state le birre - mi avvicinai e
le misi le braccia attorno alla vita. L'accappatoio aveva
l'odore della piscina. La pancia le si sollevava e abbassava.
Mi appoggi le mani sulle spalle e mi baci i capelli. Il silenzio era cambiato, e non volevo che finisse.
Ci staccammo. Poi la signora Steele disse: Ah, Bingo, ti dispiace se do un'occhiata a quel tuo contratto con Thomas Hunsa?.
Imbrogliona!
...
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CAPITOLO 35.
...
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...
L'asciugatura della carta.
...
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...
Ero tornato in camera mia da meno di cinque minuti
quando bussarono alla porta. Ma le porte non stanno
mai zitte? Non c'era da meravigliarsi se a Kibera non ce
l'aveva nessuno. Feci per andare ad aprire, ma la porta
si apr da sola e la cameriera entr dritta e filata. Sono
venuta a pulire la sua stanza, signore disse Charity,
con lo spolverino arancione in mano.
Corsi al letto prima di lei, sollevai il contratto ancora
bagnato dal lenzuolo e lo appoggiai con cura sul tavolo
accanto alla TV. Fai pure le pulizie le dissi.
Lei mi guard. Cos' quel foglio, signore?
Parlai stile uomo d'affari. Un importantissimo contratto
legale.
Charity si avvicin al letto e guard il rettangolo bagnato
che era rimasto sul lenzuolo. Allora perch 
bagnato, signore?
Dissi: Fai troppe domande.
Charity disse: Ho chiesto solo perch  bagnato.
Gli importantissimi contratti legali sono sempre bagnati,
signore?.
La guardai. Mi stai prendendo in giro, ya?
Oh, no, signore disse lei. Si infil il piumino sotto
la cintura della divisa marrone. Cominci a ripiegare
il lenzuolo. Le sue mani si muovevano in fretta e
non sorrideva. Dopo un po' disse: Posso aiutarla ad
asciugarlo, signore. Sempre se vuole che il suo importante
contratto si asciughi.
La cameriera mi dava sui nervi. Dissi: Lo so da me
come asciugarlo. Ma se lo lascio su quella piattaforma
vola via e finisce in strada.
Lei sorrise al lenzuolo bianco e liscio. Le guance le
luccicavano come il burro. Ha ragione, signore. Il balcone
non  un buon posto per fare asciugare importanti
documenti legali.
Capii che si chiamava balcone.
La cameriera and in bagno e torn con una pistola
bianca di plastica. Infil il filo nella parete vicino alla
scrivania davanti alla finestra e la punt sul contratto.
Le afferrai la mano.
 un asciugacapelli disse.
Lo so dissi io.
La cameriera mi scocc un'occhiata. Tolsi la mano
dalla sua. L'asciugacapelli fece un ronzio, forte, e io feci
un salto. Lei appoggi la mano di piatto sul contratto e
fece oscillare l'asciugacapelli sopra il foglio giallo, su e
gi. Ridacchiava fra s.
Perch ridi? chiesi.
Charity disse: Be', buona parte di questo importante
contratto non  neppure in inglese.
Questo dimostra che non sai proprio niente! dissi.
 un vero contratto legale. L'ha scritto Kepha Kepha.
Lei strinse le labbra rosa, fino a farle sembrare un
sacchetto chiuso. Sono molto colpita, signore disse.
Poi restammo in silenzio e lei continu con l'asciugacapelli.
Dopo qualche minuto disse: Fatto, signore.
Lo toccai. Il contratto era caldo. Il foglio giallo aveva
delle collinette e le righe azzurre sottili sembravano dei
ruscelli allineati. S,  asciutto dissi. Per sbaglio sorrisi.
Charity disse: Senta, signore, perch non fa una copia
di questo importante documento? Cos pu tenere
l'originale al sicuro?. Era un'idea stupida. Ci volevano
soldi per chiedere al Kepha di copiarlo di nuovo. Prima
che potessi parlare la cameriera cinguett. Signore, c'
un Business Center al pianterreno dell'albergo. Hanno
una fotocopiatrice. Sono sicura che sarebbero felicissimi
di aiutarla.
Ovviamente lo sapevo cos'era una fotocopiatrice:
una macchina che fa le copie. Cercai di farmi venire
in mente qualcosa da dire, ma non mi venne niente. Il
silenzio era come una maglietta che prudeva addosso.
Signore, adesso vado a pulire il suo bagno, se posso
disse Charity. And verso la porta del bagno, si ferm
e poi si gir verso di me. Aveva l'espressione dura. Il
ragazzo morto  sparito, signore disse.
Le risposi: Non  morto. Se n' andato.
Ah disse lei. E gli sono piaciute le patatine? La
cameriera aveva lasciato i due pacchetti vuoti di patatine
sul mio cuscino, uno vicino all'altro. Non dissi
niente. La cameriera disse Lei non  un buon amico,
e poi se ne and in bagno.
Scivolai fuori dalla camera con il contratto e andai al
Business Center al pianterreno. Quindici minuti dopo
tornai con una copia. Il carrello delle pulizie di Charity
era davanti a un'altra stanza. Lo superai di corsa.
Jambo, signore mi grid dietro Charity, ma il tono da
allegra presa in giro non c'era pi nella sua voce.
...
.
...
CAPITOLO 36.
...
.
...
La signora Steele esamina IL CONTRATTO DEL KEPHA.
...
.
...
Rientrato nella mia stanza, mi infilai una camicia bianca
nuova e le scarpe. Ma alle calze non ci ero abituato.
Il bagno era stato pulito e asciugato. Sembrava nuovo.
Gli asciugamani erano ripiegati e la vasca lustra. Il
nuovo spazzolino da denti era perfettamente allineato
con il dentifricio. Le tre saponette erano disposte
in una fila ordinata. La tazza era stata pulita. Piegai il
contratto originale giallo e lo infilai sotto il materasso,
in fondo. Ci fu un movimento: il ragno corse attraverso
la moquette e sotto il letto. Non credevo che potesse
leggere o mangiarsi il contratto. Giurai di acchiapparlo
la prossima volta.
Presi la copia del contratto fatta al Business Center
per darlo alla signora Steele, ma appena allungai la
mano verso la maniglia, la porta rispose: Toc, toc, toc.
La mia porta non stava mai zitta!
Era Charity. La cameriera disse: Jambo, signore.
Sono la cameriera. Come sta questa sera? Come andata
con le fotocopie?. Abbass gli occhi sul foglio bianco
e nuovo che tenevo in mano.
Bene, ya dissi. Le sorrisi. Lei non ricambi il sorriso.
Signore, volevo controllare se ha abbastanza
asciugamani.
Jambo, Charity dissi, e sorrisi di nuovo. Lei mi
fece un sorrisetto alla sei solo un turista.
Asciugamani, signore?
Con gli asciugamani sono a posto dissi.
Charity spar dietro il suo carrello e poi si riaffacci.
Ah, signore, una cosa. Ho pensato che forse poteva
farle comodo. Sorrise dolcemente e mi porse un accappatoio.
Ho sentito dire che uno dei suoi accappatoi
se n' andato questa mattina.
Lo presi e sbattei la porta in faccia alla risata della
cameriera. Mi far impazzire dissi all'accappatoio.
Aspettai cinque minuti e poi mi avviai in corridoio
e andai a bussare alla porta della signora Steele. Ciao,
Bingo mi disse quando apr. Indossava un completo
da donna blu scuro (stretto in vita), una camicia bianca
e una collana di perle. I capelli biondi erano sciolti a
onde sulle spalle. Pensai all'asciugacapelli. Aveva il rossetto
rosso da puttana. Nella mano sinistra teneva un
Bloody Mary come se le sue dita fossero state intagliate
apposta per reggere il bicchiere.
 molto carina dissi. Le porsi la copia del contratto.
Ecco il contratto. E feci un sorriso falso.
Entra m'invit la signora Steele. La sua voce era
fredda come il ghiaccio nella vodka. Si sedette sul divano
giallo tuorlo d'uovo e batt la mano sul cuscino
accanto. Bingo, vieni a sederti vicino a me disse.
Mi sedetti. Il quadro di Hunsa che le avevo dato era
appoggiato contro il tavolo davanti a noi. La signora
Steele lo guard.  magnifico disse. All'inizio credevo
intendesse il gigantesco bhunna del Masta, ma stava fissando
la donna che spuntava dietro la spalla di Hunsa,
con la pelle di corteccia e gli occhi verde foglia. Mentre
guardavo avrei potuto giurare che la donna del quadro
avesse sbattuto le palpebre.
La signora Steele parl al quadro con voce sommessa:
Un sonno mi sigill la mente
non avevo paure umane
lei pareva creatura che non sente
il tocco di anni terreni.
Ora non ha pi forza n moto,
non vede n sente
avvolta nel flusso della terra
diuturno, fra piante, sassi, rocce.
Mi guard e sorrise. Bingo, questo  Wordsworth
disse.
Parole che non valgono niente pensai, per non
lo dissi.
Lei disse: Adesso fammi dare un'occhiata a quel
contratto.
Mentre la signora Steele leggeva il contratto, io
seguivo i suoi occhi che scorrevano le righe. Leggeva
lentamente. Pi leggeva, pi sorrideva. Disse: Bingo,
posso chiederti chi  il tuo avvocato?.
Dissi: L'ha scritto Kepha Kepha: lei  un avvocato
famoso in tutta Nairobi. Mi  costato quattromila scellini.
La signora Steele mi diede un colpetto sulla gamba.
Bingo, mi dispiace molto dovertelo dire. Il suo sorriso
non sembrava per niente spiacente. Io non sono
un avvocato, ma ho visto centinaia di contratti artistici...
e questo non lo . Il suo sorriso grondava changaa.
Lo so dissi io. Quello vero  su uno speciale foglio
giallo legale in camera mia. Questa  solo una fotocopia
del Business Center.
Mi diede un bacetto sulla guancia. Bingo, temo di
doverti dire che qui sopra ci sono scritte solo sciocchezze.
Non sembrava che temesse qualcosa. Disse:
A parte la frase iniziale, questo contratto  spazzatura. Quest'avvocato Kepha si  presa gioco di te.
Il Kepha era una leggenda. Una leggenda non poteva scaturire dal nulla, no? Respirai forte, trattenni le
lacrime, afferrai il foglio e corsi. Corsi fuori dalla suite Lyle e andai quasi a sbattere contro il carrello delle pulizie
che adesso era parcheggiato l davanti. Inciampai.
Tak! Mi alzai e corsi per il corridoio, in una nuvola di profumo di detergente, fino in camera mia.
...
.
...
CAPITOLO 37.
...
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...
Perdita d'acqua.
...
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...
Sbattei la porta della camera 349 cos forte da far tremare
le pareti. Poi attraversai di corsa la stanza, mi
buttai sul letto e piansi. Ero gi stato fregato in precedenza
(soprattutto dalle puttane). Ci avevo gi rimesso
dei soldi (soprattutto con gli amici). Ma perdere con
la signora Steele mi aveva distrutto. Al contrario della
canna da zucchero, il liquido che usciva da me non era dolce ma amaro.
Era passato abbastanza tempo da far s che l'amaro
diventasse triste, quando la porta si apr da sola. Signore? chiam Charity.
Strofinai la faccia bagnata contro il lenzuolo. Alzai la testa a guardarla. Perch non bussi!? gridai.
Jambo, signore disse lei. Volevo solo vedere se ha bisogno di qualcosa.
Non mi serve niente ribattei.
Charity mi si avvicin. Inclin la testa. Signore, mi
hanno informato che in questa stanza c' una perdita d'acqua.
Dal letto alzai lo sguardo su di lei. Cosa?
Lei continu con un tono da presa in giro. Primo, il
bagno si era allagato; secondo, il suo contratto tanto
importante si era infradiciato; terzo, il lenzuolo  bagnato
e, quarto,  bagnata anche la sua faccia. Mi sembra
evidente, signore. Ci dev'essere una perdita d'acqua.
Stavo per urlarle contro, ma lei mi lanci un pacchetto
azzurro di Walkers, Sale e aceto. Il pacchetto mi
colp in testa. Volevo che se ne andasse subito, invece
mi drizzai a sedere, aprii le patatine e mangiai.
Allora, com' andata con quel contratto importantissimo?
disse Charity.
Scossi la testa, sgranocchiai e inghiottii. Non
chiederlo nemmeno. Un disastro! Poi le raccontai di
Hunsa, del contratto e della signora Steele. Conclusi: I
quadri valgono milioni. Quell'americana vuole imbrogliarmi.
Non mi fregher mai! Vedrai!.
Charity rise. Be', contento lei, signore. In kikuyu
diciamo: Munyaka wi mbere ya kajinga. Non sapeva
che capivo, cos aggiunse: La fortuna arriva dopo l'inciampo.
Ya dissi io, e mangiai un'altra patatina. Risposi:
Ciakorire wacu mugunda.
Lei rise. Signore, io non conterei su Dio per arricchirmi.
Se per diventare un imprenditore di successo
come lei bastasse qualche preghiera, allora tutti pregherebbero
e avrebbero successo.
Aveva ragione. Pensai alla vecchia strega che amava
Ges alla chiesa di St Lazarus. Era povera come un
cane randagio, eppure pregava tantissimo. Ya, gli affari
sono un mondo difficile dissi.
Ogni anno nel periodo della semina il Padre Anziano
mi dava una manciata di minuscoli yam da
semina con due foglioline, da piantare in un angolo
vuoto del campo. Diceva: Fai un solco cos. Io scavavo
il terreno con le mani, come mi mostrava lui. Poi
diceva: Copri i semi con il fango, quando hai finito.
E facevo anche quello. Facevo esattamente quello che
mi diceva il Padre Anziano. Ricordati, diceva ogni
uomo  fango. Nessun uomo  pi in alto di un altro. I
vermi mangiano tutti gli uomini e li fanno ridiventare
terra perch la vita possa crescere. Cos interravo le
piantine con due foglioline, una per una. Dopo che
avevo piantato ogni yam lo salutavo: Ciao, seme. Lo
coprivo con il fango e ci battevo sopra. Poi correvo
alla brocca, raccoglievo l'acqua fra le mani a coppa e
la spargevo sopra il fango. Posavo le labbra sul fango e
dicevo: Cresci. Dopo aver piantato venti yam continuavo
a sentire il sapore acre del fango rosso per tutta
la notte.
Mi leccai le labbra dopo le patatine al sale e aceto.
Charity mi guardava placida, le labbra serrate. Per un
attimo pensai che lei era il sole, io ero il seme, e l'acqua
mi era colata sulla faccia dalle mani sospese sopra di me.
Un ritmo lento cominci a battermi dentro; veniva da
un posto profondo, un posto in cui niente aveva mai
vissuto prima, da un angolo vuoto del mio campo.
Charity fece una smorfia. Signore,  una cosa
strana disse.
Cosa?
L'attivit del mercante d'arte.
Mangiai una patatina. E perch?
Be', signore,  una cosa che ha appena detto la signora
mercante d'arte americana. Sa, poco fa ho fatto il
servizio piegamento anche da lei.
Ya? chiesi facendo finta di nulla.
Lei scosse la testa. No, signore, non sarebbe corretto
da parte mia dirle altro. Le ho gi detto anche
troppo.
Dissi: Andiamo, Charity, resta fra me e te... Siamo
amici.
Lei mi guard. Davvero?
Ya risposi. Dai, racconta. Cos'ha detto l'americana?
Be',  strano disse Charity, e inclin la testa. Lei,
signore, che era cos triste e la signora commerciante
d'arte era cos allegra. Sa, ho sentito la signora commerciante
d'arte che diceva a suo marito al telefono:
L'ho beccato. Il ragazzo non ha idea di quanto valgano
quei quadri. Appena me li assicuro, lo scarico. Charity
sorrise e aspett che le parole mi riempissero. Le
auguro una splendida notte, signore disse, e si volt
per andarsene.
Il marito. Charity aveva detto suo marito. Tutto
quello che la signora Steele mi aveva detto vicino alla
piscina, che stava male per il signor Steele, il contratto
di divorzio, gli specchi, l'essere sola. Era tutto falso...
tutta una fregatura!
Bevvi quattro bottigliette di vodka dal frigo della
mia stanza, ma non mi aiutarono per niente. Accesi la
TV e guardai una partita di calcio. L'Arsenal sconfisse il
Liverpool due a uno. Chi perde non prende nulla.
...
.
...
CAPITOLO 38.
...
.
...
Licenza di esportazione.
...
.
...
La mattina dopo la signora Steele mi telefon e mi chiese
se volevo fare colazione con lei. Io sbottai: No!. Ma
era la rabbia a parlare. Pensai in fretta. Era essenziale
non farle sapere che avevo scoperto il suo imbroglio.
Comunque, avevo fame, e quale idiota rifiuta un pasto
gratis al Livingstone? Okay, ya... s, ci vengo dissi poi.
Scesi al ristorante. La signora Steele aveva un vestito
bianco che sembrava fatto di bende avvolte attorno
al corpo. Le scarpe con il tacco alto da puttana erano
rosse, e teneva sotto il braccio la sua minuscola borsetta
nera lucida.
Mangiammo, tutte due con una maschera di falsa
allegria. Lei disse: Bingo, io fra un minuto devo uscire.
Immagino che tu non voglia venire.
Bevvi il succo di canna da zucchero e feci un sorriso
dolce come il liquido marrone. Mi piacerebbe tanto
venire. Dovevo starle addosso, come se fossi Ges e
lei la mia croce. Se le stavo vicino, non poteva fregarmi.
Il direttore Edward ci apr la porta dell'albergo. E
dove va di bello stamattina, signora Steele?
Alla Galleria Nazionale rispose lei. Io la seguii
fuori.
Nell'istante in cui uscimmo il sole del mattino mi
colp come una martellata; esagerato persino per Nairobi.
Il sole  il capo di tutti. Il Padre Anziano aveva
lavorato sotto quel sole, con il lungo corpo che sudava
tutto il giorno. Mboya, la Madre di Tutto. Il sole  la
sua pentola diceva.
Il direttore Edward gesticol sulla Kenyatta Avenue
e una Mercedes nera lucida si avvicin, con la scritta
bianca THE LIVINGSTONE sulla fiancata. Il finestrino si
abbass e il direttore Edward grid all'autista: Signor
Alex, porti la signora Steele e il suo ospite alla Galleria
Nazionale. Il berretto dell'autista annu. Prima
che potessi salire in auto, il direttore Edward mi pos
una mano sulla spalla. Signor Mwolo, il filosofo somalo
Elazar disse una volta: Apprezza la tua preziosa
ciotola di terracotta finch ce l'hai, anche se  destinata
a rompersi il giorno dopo. La sua filosofia sembrava
pi corta, con il caldo. Salii in auto. Il direttore Edward
chiuse la portiera cos piano che il rumore di Kenyatta
Avenue si ferm come una fiamma che si spegne.
Sapevo che la Galleria Nazionale era a Chiromo,
ma non ci ero mai stato: quello era territorio di Sinja
Smith. All'ingresso principale la signora Steele disse a
una donna con la faccia rugosa e i capelli bianchi che
aveva un appuntamento con il curatore capo, il signor
Desono-Mgani. La vecchia disse Secondo piano, e
indic l'ascensore con una mano tremolante.
Quando uscimmo dall'ascensore, una donna ancora
pi vecchia e pi lenta dell'altra ci guid nell'ufficio del
curatore. Aspettate qui disse. Arriva subito.
La stanza era pi grande di tutta la casa di Capo
Jonni, e tutto quello che c'era dentro era vecchissimo.
Un lungo tavolo di legno rosso la riempiva per buona
parte. In mezzo al tavolo c'era una ciotola portafrutta
di legno, intagliata con delle facce. Manghi, mele, pere
e arance riempivano la ciotola a met. Un esercito di
mosche affamate riempiva l'aria sopra la ciotola.
La signora Steele guard le pareti e rimase senza
fiato. Erano ricoperte di quadri. Un quadro di Ges
era vicino a un dipinto di una donna nuda con dei
grassi bambini bianchi ai suoi piedi. C'era un quadro
con un fiore giallo, e uno di un bambino con un cavallo
azzurro. C'erano tre grossi quadri dipinti da bambini:
uno con delle forme rosse e verdi, uno a strisce scure,
e il terzo erano solo scatole colorate. C'erano quadri
di contadini, danzatori, uomini magri, e uno con una
donna nuda grassa che stava uscendo da un abbeveratoio.
C'era un quadro con delle persone in barca sul
fiume. C'era anche un manifesto di una minestra in scatola.
La signora Steele pregava Ges mentre si aggirava
per la stanza.
Un quadro colp la mia attenzione e andai dritto
verso quello. Era pi grande di me. C'era un albero. Le
foglie - erano centinaia, rosso vivo e gialle - erano facce
di bambini. Il tronco dell'albero era un gigantesco e
folle bhunna azzurro. Dipinta sul tronco, in alto, c'era
la sagoma di un uomo. La sua faccia, i capelli e la barba
erano nelle pieghe della corteccia. Non c'era dubbio,
era di Thomas Hunsa. In mezzo al tronco dell'albero-
bhunna c'era il viso dolce della sua modella. Avrei
potuto giurare che respirava. La sua morbida pelle azzurra
era liscia in confronto ai solchi ruvidi del corpo
dell'uomo. Gli occhi di un verde elettrico. Fissai quegli
occhi e ci vidi dentro un divampare di fiamme. L'albero
era piantato su una collinetta gialla con quattro zampe
e una testa di tartaruga.
Sentii caldo sul collo: la signora Steele era dietro di
me, a guardare. Tesi la mano e indicai l'angolo in basso
a destra, dov'era dipinto Masta, chiaro come il sole.
Magnifico disse la signora Steele. Questo quadro
 assolutamente magnifico. Alzai gli occhi. Bingo,
c'erano solo quindici tele conosciute del Masta disse.
Tu mi hai dato la sedicesima, e questa  la diciassettesima.
Quando gli originali vennero esposti vent'anni
fa negli Stati Uniti, i critici d'arte definirono il Masta
come il da Vinci d'Africa, il primo vero genio dell'era
moderna. Poi il Masta  svanito. Alcuni dicevano che
era in Kenya, altri a Parigi, qualcuno l'aveva visto a
Londra, in molti sostenevano che era morto. Centinaia
di mercanti d'arte l'hanno cercato, ma il Masta era sparito.
Abbass lo sguardo su di me. Bingo, questo finch
tu non hai ritrovato lui e le sue centinaia di quadri
mai visti.
Lo sapevo dalla prima volta che l'avevo conosciuto
che i quadri del Masta erano belli. Quello che io e la
signora Steele stavamo guardando era meglio di quello
che c'era accanto, una brutta camera da letto gialla con
dentro dei quadri di fiori. Mi chiesi se l'artista era un
vecchio amico di Thomas Hunsa e se quel Vincent aveva
bisogno di un agente. Allora sono un bravo mercante
d'arte? chiesi.
La signora Steele mi baci sulla testa. Il migliore
disse.
In fondo alla stanza c'era un'enorme scrivania; ogni
gamba, pi grossa della mia testa, era dorata. La sedia
dietro la scrivania era coperta di pelliccia bianca e nera.
Il piano era ricoperto di cianfrusaglie, nessuna del
mercato masai. C'erano ceramiche, una statuetta di un
uomo con un cappello a triangolo, e una di metallo di
una donna nera con le tette grosse. La signora Steele
mi lasci dov'ero e si avvicin alla scrivania. Guard
il quadro appoggiato sulla sedia di pelliccia come se
volesse infilarsi dentro. Era il quadro di un prete con
una tonaca marrone. Tra le lunghe mani nodose c'era
una croce di legno. Il prete, abbastanza secco da poter
essere di Kibera, guardava nella stanza e teneva le mani
giunte in preghiera. Sembrava un drogato. La signora
Steele disse al quadro: Dio. Ma prima che Dio potesse
rispondere, la porta si spalanc di colpo.
...
.
...
CAPITOLO 39.
...
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...
Le scuse del curatore.
...
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...
Entr un uomo in completo grigio argento. Benvenuta,
signora Steele disse. Aveva una voce abbastanza forte
da spazzare via le mosche dalla frutta. Seppi subito chi
era. La luce che entrava dalla finestra gli si rifletteva
sulla testa pelata e sulla croce d'argento sul bavero della
giacca. La gamba sinistra dei calzoni era tagliata pi
corta a scoprire la sua gamba di legno. Mi permetta di
presentarmi disse. In bocca aveva un mucchio di denti
grandi e bianchi. Sono il dottor Samuel Gihilihili, facente
funzione di curatore capo. Gihilihili prosegu:
Il mio assistente, il signor Desono-Mgani, presenta le
sue scuse. Sfortunatamente ha avuto un ritardo a causa
di un incidente stradale, questa mattina. Sollev gli
occhi al soffitto.  la volont di Dio.
Lo sguardo della signora Steele scese dal quadro con
il prete in preghiera a Gihilihili. Tese la mano. Colette
Steele gli disse.
Tutti conoscevano Gihilihili. Era il capo della polizia
con una gamba sola. Quando facevo il corriere e la
polizia mi fermava, fingevo di essere un bambino terrorizzato
oppure un ritardato, e riuscivo a filarmela. Altri
corrieri non erano cos fortunati e Gihilihili li prendeva.
A Gihilihili piacevano i bambini, e i bambini di
Gihilihili scomparivano come i mozziconi di sigaretta
alla fermata degli autobus. Persino Lupo sapeva che i
corrieri arrestati da Gihilihili erano persi, giocattoli per
il capo della polizia. I ragazzi di Gihilihili finivano in un
sacco gettato ai piedi di Hari il Pazzo. Ma fino a quel
momento non sapevo che Gihilihili era un dottore.
La signora Steele disse: Dottore, il suo assistente ha
uno splendido ufficio.
Gihilihili sorrise alla signora Steele. Il Signore 
misericordioso disse. Fece tre passetti rapidi verso di
lei: clic, clic, clic. Anche lui, come la signora Steele, si
metteva il profumo per nascondere il suo vero odore.
Gihilihili le prese la mano e la sfior con le labbra. Fui
sul punto di muovermi per fermarlo ma, come il prete
del quadro, rimasi fermo.
Incantato disse Gihilihili. Trattenne ancora un po'
la mano della signora Steele prima di lasciarla ricadere.
La signora Steele sorrise e gli occhi di lei danzarono
con quelli di lui. Quella signora Steele non mi piaceva.
Gihilihili ticchett dietro la scrivania e si sedette sulla
sedia coperta di pelliccia. Lanci un'occhiata nella mia
direzione. E chi  questo bel ragazzo, signora Steele?
La signora Steele rispose: E il mio nuovo figlio,
Bingo.
Gihilihili disse: Il Signore sia lodato. Mi guard
come se fossi cibo. Bingo ripet. Mi formicolavano le
gambe. Si rivolse alla signora Steele: La prego, si accomodi.
Accenn alla semplice sedia di legno dall'altra
parte della scrivania. La signora Steele si sedette con la
schiena dritta. Io rimasi in piedi.
Gihilihili disse: In che modo posso, come pi umile
servo di Dio, esserle d'aiuto?.
La signora Steele guard Gihilihili. Padre Matthew
dell'orfanotrofio St Michael mi ha suggerito di venire
qui per ottenere una licenza di esportazione per alcuni
quadri che vorrei portare negli Stati Uniti.
Gihilihili disse: E qual  il motivo dell'esportazione
dei quadri?.
La signora Steele disse: Sono dei regali.
Dei regali? disse Gambadilegno.
La signora Steele disse: S, regali per persone della
mia chiesa di Chicago. E aggiunse: La chiesa luterana
di St Martin a Rockwell Crossing. Quello mi piacque,
un bel dettaglio, ottima bugia.
Gihilihili si appoggi allo schienale della sedia. Un
le mani, come il prete del quadro sopra di lui. Dio la
benedica per la sua generosit disse. Sorrise, e la sua
bocca scintill di bianco. Signora Steele, prosegu
se i quadri verranno donati, non le serve una licenza di
esportazione, sempre che si tratti di uno o due quadri.
La signora Steele tossicchi delicatamente. Be',
in effetti, dottor Gihilihili, ho circa un centinaio di
quadri.
Gihilihili batt le mani. Dio sia lodato. Quanti
amici, quanta generosit!
La signora Steele aggiunse: Sono molto attiva nella
chiesa.
Gihilihili le guard le tette. E che tipo di arte
avrebbe in mente?
Aspettavo quel momento. Sbottai: Sono solo quadri
fatti da bambini. Avevo quasi urlato. Se Gihilihili scopriva
che i quadri di Hunsa valevano milioni, avrebbe
scovato Hunsa e si sarebbe preso tutto, e io sarei diventato
cibo per le mosche.
Gihilihili mi guard. In un istante gli occhi gli si
riempirono di rabbia. Ma le sue parole si limitarono a:
Bingo... vero?.
Annuii.
Gihilihili continu: Bingo, dimmi, giovanotto, sei
nato in America?. Sapevo che Gihilihili era nel quadernetto
giallo di padre Matthew, proprio come lui sapeva
che non ero nato in America. Gihilihili faceva domande
delle quali conosceva gi la risposta.
La signora Steele fu rapida. Disse: S, i quadri sono
di ragazzi di qui, in genere di tema religioso. Pensai al
bhunna gigante di Hunsa del quadro che le avevo dato.
Gihilihili annu con la testa calva. Sento di essere
alla presenza di una vera amica della Chiesa. Dio la
benedica. Fiss in silenzio le tette della signora Steele
come se nascondessero chiss quali segreti. Poi alz gli
occhi, sorrise e disse: La licenza fa cinquemila dollari
americani.
Deglutii. La signora Steele non disse nulla. Apr la
lucida borsetta nera e pos cinque mucchietti di banconote
da cento dollari sulla scrivania; ogni mucchietto
era legato con un elastico.
Gihilihili si infil una mano nella tasca della giacca e
tir fuori un foglio piegato. Lo spinse sul piano della scrivania
verso la signora Steele. Lei lo apr. Sopra cerano
scritte in grande quattro parole: licenza di esportazione,
gihilihili. Essere la polizia  un buon affare: 1250 dollari
a parola. La signora Steele si alz e tese la mano a
Gihilihili.  stato un piacere fare affari con lei disse.
Un vero paradiso! rispose Gihilihili alle sue tette.
Mentre ce ne andavamo, zoppicai. Non era per prendere
in giro la gamba di legno di Gihilihili. Infilata nei
calzoni, avevo la statuetta di metallo nera della donna
nuda. L'avevo presa per Charity.
...
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...
CAPITOLO 40.
...
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...
Sosta in bagno.
...
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...
Cazzo! gridai quando la signora Steele entr nel gabinetto.
Mi ero appena calato i calzoni per recuperare
la statuetta. Me li tirai su in fretta e furia.
Bingo, non la smetterai mai di essere un ladro? chiese lei.
Di solito avrei detto qualcosa tipo L'ho trovata,
oppure Mi  caduta in mano, ma quando era entrata
nel cubicolo del gabinetto avevo ancora la statuetta
della donna nuda in mano. Abbassai gli occhi a terra e
cercai di sembrare pentito. In futuro avrei fatto meglio
a ricordarmi che la signora Steele aveva una vista acuta.
Quando cresci senza niente, dissi a volte desideri
delle cose belle.
Piantala, Bingo disse la signora Steele, brusca. Nei
suoi occhi brillava una furia rossa. Non tirare fuori
queste lagne da slum con me, Bingo, non mi freghi. Hai
preso quella statuetta dalla scrivania del curatore solo
per il gusto di rubarla, nient'altro. L'hai presa perch la
volevi. Respirava forte. Poi grid: Quello che voglio
sapere : che razza di uomo vuoi essere? Vuoi essere
uno che si prende quello che vuole, o vuoi essere uno
che se lo guadagna?.
Ma io avevo smesso di ascoltarla. Fissavo il centro
della sua testa.
Quando ero piccolo rubavo spesso il succo di mango
dagli ambulanti del mercato di Nkubu; erano cos lenti
che praticamente me lo regalavano. Per la mamma,
anche se non c'era, non si sa come lo sapeva sempre.
Quando tornavo a casa mi chiedeva: Bingo, come andata
la giornata?. Non aveva neppure bisogno che lo
confessassi: non so come, ma sapeva che avevo rubato
il succo. Non smisi mai di rubare il succo al mercato,
ma il fatto che la mamma lo sapesse inacidiva il sapore
dolce del mango.
Restituir la statuetta dissi alla signora Steele.
L'interno della mia bocca era secco e acido.
La voce della signora Steele era calma. Bingo, non
 quello che ti ho chiesto. Non mi interessa quella riproduzione
di Valier. Voglio sapere che uomo sarai.
Sarai sempre un ladro? O sarai un uomo di cui essere
orgogliosi... un uomo capace di rendermi orgogliosa?
Alzai di nuovo gli occhi su di lei - sul suo fuoco - e
mi strinsi nelle spalle.
Ti ho fatto una domanda, Bingo: ladro o uomo?
Borbottai abbastanza forte perch mi sentisse: E
lei? Lei non dice mai quello che  davvero.  solo
un'imbrogliona che vende schifezze per un milione di
dollari.
La signora Steele si mosse con la velocit di un gatto.
Mi tir un ceffone cos forte che quasi mi fece cadere.
La statuina fin sul pavimento di pietra e si spezz in
due. Prima che potessi risollevare lo sguardo la signora
Steele se n'era andata. Mi abbandonai alla rabbia. Lei
non voleva me: voleva i miei quadri di Hunsa. La signora
Steele non era diversa da qualsiasi altro imbroglione:
era solo pi bella. La sua maschera erano il
trucco, il rossetto e i soldi. Faceva finta, proprio come
tutti gli altri.
Tornammo in auto al Livingstone, cos lenti da farci
quasi sorpassare dagli ambulanti con i carretti a mano.
Ero seduto dietro con la signora Steele, ma i nostri
corpi non si sfioravano nemmeno e non parlammo.
Con i kenyani succede solo quando sono morti.
...
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...
CAPITOLO 41.
...
.
...
Il Thaatima.
...
.
...
La Mercedes arriv nel vialetto d'ingresso del Livingstone,
con me e la signora Steele che guardavamo fuori
da due finestrini diversi. La signora Steele si raddrizz e
salut con la mano un uomo alto con un cappello di paglia
che aspettava fuori dall'albergo. Era vestito da turista ed
era tutto bianco: pelle bianca, completo bianco, cappello
bianco. Due chiazze di capelli arancioni gli sbucavano
da sopra le orecchie come due lembi di buccia d'arancia.
Ricambi il saluto della signora Steele e, appena il fattorino
le apr la portiera, lei corse da lui. Scott! La sua
voce era pi alta e pi felice di quanto avrebbe dovuto:
voleva farmi vedere che quello le piaceva pi di me. Io
scesi dall'altro lato dell'auto, per conto mio.
L'uomo disse: Colette, che bello vederti. Quando
si tolse il cappello, a parte le bucce d'arancia non
c'erano altri capelli, e vidi subito che non era n carne
n pesce. Non era calvo e non aveva i capelli. Lo stesso
per la voce: non amava la signora Steele e neppure la
odiava. Sorrise, a labbra umide: n contento n triste.
Si mosse verso di lei, n veloce n lento. Lo riconobbi.
Era il Thaatima, n questo n quello. Ecco perch il
Thaatima  pericoloso: non sai mai cos'.
Feci il giro dietro la Mercedes. Il Thaatima guard
nella mia direzione. I suoi occhi erano due sassi azzurro
chiaro. E cos questo  Bingo. Mi porse la mano stile
uomo d'affari. La sua mano era grossa sulla mia. Me la
scosse su e gi, n stretta n fiacca. Un sorriso, sottile e
serrato, gli incise la faccia. Bingo,  un piacere conoscerti.
Non era vero, ma nemmeno una bugia. Alzai
gli occhi nel cielo vuoto dei suoi occhi. Mi piaceva.  la
forza del Thaatima: piace alla gente. Disse: Sono Scott
Goerlmann, il legale della signora Steele.
Io sono Bingo dissi. Mi lasci andare la mano.
Conversazione chiusa.
La signora Steele disse: Scott, ho appena ottenuto
la licenza di esportazione. Appena localizzate le opere
abbass lo sguardo su di me possiamo chiudere l'affare
e tornarcene negli Stati Uniti.
Il Thaatima alz le lunghe mani sulla faccia, come
un pessimo attore della stazione degli autobus. Il suo
sorriso era falso come la sua sorpresa. Signora Steele,
davvero ti sei gi procurata la licenza di esportazione?
Ma sei straordinaria!
La signora Steele disse: Quello che  ancor pi
straordinario  che tu continui a scucirmi settecentocinquanta
dollari all'ora.
Il Thaatima rise, il gioco gli piaceva. E sappiamo
entrambi che puoi permetterti di pagarmeli rispose.
Se il Thaatima costava settecentocinquanta dollari
all'ora, quei cinque minuti di chiacchierata costavano
almeno sessantatr dollari: sei puttane, bianca per una
settimana, e pane per un anno.
Il bar accanto all'albergo, l'Excursion Caf, aveva un
albero che cresceva al centro del locale. Ci entrammo in
ordine di altezza, il Thaatima, la signora Steele e poi io.
Attorno all'albero c'erano tavolini affollati di turisti,
uomini d'affari, operatori di finti safari, gente in giro
per compere, persone del posto. A un tavolo erano sedute
due puttane che conoscevo. Il Thaatima bianco
candido cattur l'attenzione delle puttane. Si sussurrarono
qualcosa e risero come ragazzine alle quali avessero
promesso dei dolci. Ma erano stupide: la forza del
Thaatima  che non ha bisogno di donne.
La signora Steele raccont subito di Thomas Hunsa
al Thaatima. Disse che con l'andare del tempo avrebbero
avuto un centinaio di tele da spedire. Disse:
Credo che esista una nicchia per questo genere di
arte, fa molto Africa. Continuava a guardare me e
a sorridere. Le sorrisi anch'io. Il Thaatima ascoltava:
era bravo ad ascoltare. Per settecentocinquanta dollari
all'ora ascolterei anch'io.
La signora Steele disse: Ah, un'altra cosa, Scott.
Il Thaatima si lecc le labbra umide. Bingo ha preso
un avvocato di qui per farsi scrivere un contratto. Abbass
lo sguardo su di me. Bingo, mostra il contratto a
Scott. Era la prima cosa che mi diceva dopo la sberla.
La guardai con freddezza. Avevo ancora la fotocopia
del contratto in tasca, e la porsi al Thaatima.
Una cameriera alta con la gonna arancione venne al
nostro tavolo. La signora Steele ordin due caff (macchiati)
e io chiesi una Fanta. Il Thaatima lesse il contratto
del Kepha. Quando fin lo appoggi sul tavolo.
La sua bocca si apr, come quella di un pesce. Kepha
Kepha  il tuo legale?
...
.
...
CAPITOLO 42.
...
.
...
Rappresentanza.
...
.
...
Il Thaatima si rivolse alla signora Steele: Colette, non mi avevi detto che Bingo  rappresentato da Kepha Kepha.
La signora Steele lo guard. La pelle agli angoli della sua bocca si incresp. Le sopracciglia si tesero.
Il Thaatima continu: Kepha Kepha  una leggenda.  diventata famosa patrocinando i prigionieri politici nigeriani a Lagos. Il pi delle volte lavorava gratis: le famiglie dei prigionieri le offrivano cibo o quello che avevano. Il governo la disprezzava, fu arrestata, e alla fine la espulsero dalla Nigeria. Ma  il modo in cui scrive i suoi contratti ad averla resa una leggenda.
La signora Steele disse: Scott, l'hai letto il contratto? Non ha senso.
Il Thaatima scosse la testa. Aveva le labbra secche.
Le bagn. Alla signora Steele costava pi il tempo che il Thaatima ci aveva messo per leggere il mio contratto di quanto avevo speso io per farmelo scrivere da Kepha Kepha. Non direi rispose. Infil una mano in tasca e tir fuori la pi grossa penna d'oro che avessi mai visto.
Scrisse sulla mia copia del contratto di Kepha i numeri 1, 2,3 e 4. Poi gir il contratto verso la signora Steele.
Guarda, Colette, il contratto  in quattro sezioni. Indic il numero 1. Titolo e firme sono evidenti, e sono regolari.
La signora Steele non disse nulla.
Il Thaatima indic il 2. Questo paragrafo contiene
tutti i termini del contratto. Lesse a voce alta: Contratto
vincolante tra Thomas Hunsa (Maestro Artista)
di Nairobi e Bingo Mwolo degli Ameru (Agente). Il
contratto stabilisce che le opere artistiche dell'Artista
saranno vendute solo ed esclusivamente dall'Agente
per un periodo di cinque anni solari a partire da oggi.
Disse alla signora Steele: Si tratta di una forma standard di esclusiva unilaterale per cinque anni.
Scott si rivolse a me. Bingo, vuol dire che solo tu puoi vendere le opere di Hunsa per cinque anni. Per questo non ti impedisce di vendere anche opere di altri artisti.  questo che significa unilaterale. Adesso avevo capito. Con le puttane voleva dire un'altra cosa.
Il Thaatima torn a rivolgersi alla signora Steele.
La clausola successiva  molto restrittiva. Lesse:
L'Agente tratterr per s una percentuale non superiore al 15% del prezzo di vendita. L'Artista ricever una somma non inferiore all'85% del prezzo di vendita.
Qui  Kepha allo stato puro disse il Thaatima.
Pensa solo a proteggere i diritti.
Si rivolse a me. Ecco, Bingo, Kepha Kepha dice che darai all'artista almeno l'ottantacinque per cento del prezzo di vendita. Vuol dire che, se vendi un quadro per mille dollari, devi darne almeno ottocentocinquanta a Hunsa, o anche di pi.
Di pi? dissi io. Non intendevo dare proprio niente al Masta, se non la bianca che gli serviva per tirare avanti.
L'avvocato annu. Kepha Kepha ci  stata molto attenta. Esprime il termine primario per entrambe le parti, in modo che non possano esserci dispute. Ecco perch scrive che tu, Bingo, l'Agente, puoi trattenere solo una percentuale inferiore al quindici per cento; vale a dire meno di centocinquanta per un quadro da mille dollari.
La signora Steele pensava che i quadri del Masta valessero milioni di dollari. Il quindici per cento di un milione erano comunque centocinquantamila dollari. Mica male.
Il Thaatima continu. C' dell'altro. Il Kepha conclude con: L'accordo di cui sopra viene cos pattuito
fra le parti, in inglese standard. Sottoline le parole
con la penna d'oro e mi guard. Bingo, questa  una
pressione esercitata sulla comunit internazionale, specie
nei paesi sottosviluppati, affinch i contratti legali
vengano redatti in quello che si definisce inglese standard.
Vuol dire che si usa l'inglese corrente, quello
parlato tutti i giorni, per scrivere i contratti in modo
che tutti li possano capire. Rende pi facile applicare la
legge e riduce il costo delle spese legali.
La signora Steele gli lanci uno sguardo tagliente.
Prima la signora Steele aveva riso delle spese legali.
Stavolta no.
Ecco, Bingo continu il Thaatima. Kepha Kepha
ci sta dicendo che il contratto  redatto in inglese
standard. Si rivolse alla signora Steele. Colette, con
tutta probabilit questo contratto resisterebbe a una
contestazione del diritto di propriet persino davanti a
un tribunale degli Stati Uniti.
La signora Steele diede tre colpetti di tosse secca;
il caff kenyano doveva esserle andato di traverso.
Aggiunse altro latte da un minuscolo bricco. E tutto
quello sproposito in latino che c' dopo? chiese.
Il Thaatima disse: Colette, il latino ha uno scopo
molto semplice. Per i malintenzionati era facilissimo
aggiungere righe di testo ai contratti dopo che erano
stati firmati. Usando tutte quelle righe di latino, il Kepha
impedisce a chiunque di aggiungere altro.
Dissi: Non si pu aggiungere niente perch la pagina
 piena?. Fu come stuzzicare un cane.
Il Thaatima disse: Proprio cos, Bingo. E non essendo
inglese, non pu essere inglese standard.
Sorrisi al Thaatima. Kepha Kepha  in gamba, ya?
Il Thaatima annu. In effetti, s.
Avrei voluto strapparmi i vestiti di dosso, salire sul
tavolo e mettermi a ballare. L'albero fece frusciare
le foglie come se fosse felice anche lui. Ma il silenzio
che segu era imbarazzante. La signora Steele fissava
il suo caff con tanta forza che credevo l'avrebbe rovesciato.
Il sorriso del Thaatima si attenu. Gli occhi
azzurro chiaro puntarono su di me. Bingo, ascolta.
Considerando quanta pena si  presa la signora Steele
per adottarti e le incredibili opportunit che avrai in
America, spero di poterti convincere a rinunciare a
quel contratto. Senti, Bingo, adesso siamo un'unica famiglia.
Viviamo insieme, mangiamo insieme, giochiamo
nella stessa squadra. Dopotutto, adesso fai parte della
famiglia di Colette. Quello che  suo  tuo.  cos che
funziona in America. Condividiamo le cose. Sospir.
Devi capire, Bingo, che vendere arte non  semplice
come sembra. Vedila in questo modo: tu e Colette siete
soci.
Io riuscivo solo a pensare che la signora Steele aveva
cercato di fregarmi. Loro non sapevano che Charity mi
aveva detto che i quadri di Hunsa valevano milioni di
dollari e che la signora Steele, appena li avesse avuti,
voleva tagliarmi fuori. No, cazzo dissi.
La signora Steele alz la testa di scatto. Scintille roventi
di rabbia le schizzarono dagli occhi come uccelli
bianchi.
Dissi al Thaatima: La signora Steele non  una
ladra. Quel che  giusto  giusto. Il contratto  mio
e l'agente sono io. Sono il mercante d'arte di Thomas
Hunsa. La signora Steele dice di non fare mai il
ladro. Guardai la signora Steele e i nostri occhi si
incrociarono. Giusto, signora Steele? chiesi.
Il Thaatima mi diede un colpetto sulla mano. Il suo
sorriso era vuoto.
Alla gente piacciono certe cose. Alla signora Steele
piaceva trafficare arte. A padre Matthew piacevano i
soldi. Al direttore Edward piaceva la filosofia.
A Charity piaceva che tutto fosse perfettamente allineato.
A Tonto George piaceva mangiare, a Lupo piaceva il
potere. A me piaceva correre. Ma quel Thaatima era
diverso: a lui non piaceva niente. Proprio perch non
si lascia intrappolare dalla passione per qualcosa, come
succede a tutti gli altri, il Thaatima vince sempre. Ma
il motivo per cui il Thaatima vince sempre  lo stesso
per cui perde. La sua passione  intrappolata dentro di
lui, come un nocciolo in un guscio che non si rompe
mai: nessuno riesce mai ad assaggiarlo e perci non ha
sapore.
Il sorriso di falsa cortesia del Thaatima si rivers
dentro di me come il latte nel caff nero. Fece cambiare
il colore dentro la mia testa.  cos che lavora il
Thaatima: lui non ti mette dentro niente e tu diventi
come lui. Mi batt di nuovo sulla mano, questa volta
pi deciso. Bene, Bingo disse. Tenerti il contratto
 tuo diritto. Per, Bingo,  davvero questo il modo in
cui padre Matthew ti ha insegnato a comportarti? Il
suo vuoto bianco si rivers dentro di me e io ebbi paura
di lui. Avrebbe potuto essere un ottimo assassino.
A Nkubu, una sera, io e il Padre Anziano tornavamo
a casa dal campo. Lui si era fermato di colpo e aveva
infilato il suo lungo bastone nel terreno davanti a me.
Quando aveva sollevato il bastone, sotto c'era uno scorpione.
Uno scorpione avevo detto. Il Padre Anziano,
un gigante sullo sfondo del sole, aveva detto: Guarda
meglio. Appiccicata sul dorso dello scorpione c'era
una mosca. Il Padre Anziano aveva detto: Con il morso
dell'icneumonide lo scorpione assaggia la morte. Ecco
perch lo scorpione punge: perch ha paura di morire
da solo. Il Padre Anziano aveva sollevato il bastone e
lo scorpione era fuggito. Gli occhi azzurri del Thaatima
mi fecero sentire come se avessi dentro il sapore della
morte. Il Thaatima disse: Bingo, perch non lasci che
io e Colette parliamo un momento fra noi?.
Mentre mi allontanavo, i miei pensieri e le mie
gambe andavano ognuno per conto suo. Quel Thaatima
mi aveva scombinato i pensieri, e non sapevo pi cos'era cosa.
...
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CAPITOLO 43.
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La collana con il ragno.
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...
Quando ero piccolo, io e il Padre Anziano la sera tornavamo
sempre insieme dal campo. Mentre camminavamo,
lui mi raccontava le leggende. La mamma diceva
che erano all'antica, ma a me piacevano pi delle storie
nella Bibbia della Buona Novella. Le mie leggende
preferite erano quelle sull'ingannatore e la sua lunga
pipa di terracotta. L'Ingannatore imbrogliava tutti e
ne usciva sempre impunito. Ridevo tantissimo quando
il Padre Anziano mi raccontava le storie dell'ingannatore,
perch sapevo che l'ingannatore ero io. Un giorno
avevo detto al Padre Anziano: Sono io l'ingannatore.
Il Padre Anziano aveva scosso la testa. No, Bingo, tu
non sei l'ingannatore. Tu sei quello che corre.
Il Padre Anziano aveva detto: Il corridore pu correre ovunque. Pu correre nel cielo e su un albero. Pu correre forte, ma certe volte deve correre lentamente. Pu correre fuori dal mondo fino alla Jwasa viola.
Mi aveva dato un colpetto sulla testa con il suo lungo dito. Bingo, tu sei speciale. Puoi correre quando c' luce e puoi correre nel buio. Puoi correre dove il tutto  niente. Corri per sempre, e solo quando smetti  la fine. A volte, quando parlava in quel modo, credevo che il Padre Anziano avesse preso troppo sole sulla testa.
Anche la mamma diceva che ero speciale. Mi ripeteva spesso: Bingo, tu sei un ragazzo speciale. Sei fatto di una pasta speciale. Per poi mi diceva Pulisci il pavimento, o Lavati i vestiti, o Ricopia due pagine della Bibbia.
Ma se hai appena detto che sono speciale ribattevo.
Rapida come una scommessa, la mamma rispondeva Bingo, sei un ragazzo cos speciale: assicurati di pulirlo in maniera speciale, oppure diceva: Bingo, sei cos speciale che puoi ricopiarne quattro, di pagine della Bibbia. Era fatta cos la mamma: una velocit speciale.
Dopo che mio padre se n'era andato, io e la mamma
abitavamo nella casa della Madre Anziana. Quando non
ero a scuola andavo nel campo con il Padre Anziano,
pulivo i pavimenti, e ricopiavo la Bibbia. Di notte dormivo
al fianco della mamma, e andava tutto bene.
Io e la mamma eravamo andati a Nairobi dopo che
i ragazzi della banda avevano ucciso tutti quelli che
c'erano in casa, tranne me e la mamma. La mamma aveva
cercato di lasciarmi in una chiesa appena fuori Nairobi,
ma io avevo pianto cos tanto che mi aveva tenuto. La
mamma aveva detto: Bingo, non abbiamo soldi. Io
avevo dodici anni. Le avevo risposto: Mamma, te li
procuro io i soldi, te lo giuro. Invece la mamma se
li era procurati da sola. La mamma si ungeva la pelle
con l'olio e sapeva di buono. Aveva un profumo cos
buono che gli uomini pagavano per annusarla. Che
buono dicevano, e cos avevamo i soldi. La mamma
era speciale come me: lo dicevano tutti gli uomini. Ma
la mamma non voleva nessuno di loro. La mamma voleva
solo me: ero io il suo uomo speciale.
Adesso non porto niente con me, neppure la mamma
perch  morta. Per sento il suo odore, sempre e ovunque.
Uscendo dall'Excursion Caf il temporale che
avevo nella testa si schiar. Sentii nell'aria l'odore della
mamma. Mi sentii forte e capii tutto. Mi ricordai del
programma Affari in Africa-, era tutto sui contratti.
Padre Matthew mi aveva venduto con un contratto. Io
avevo un contratto con Hunsa. Il Thaatima aveva un
contratto per settecentocinquanta dollari all'ora. Matrimonio
e divorzio sono tutt'e due contratti. La Bibbia
 un contratto per le chiese. Adesso la signora Steele
aveva un contratto per me. Tutti hanno un contratto,
un filo che lega l'uno all'altro. Io non avevo un contratto
con Charity, per ne volevo uno.
Corsi al banco dell'hotel. Signor Edward, mi serve una corda, ya.
Cominci a prendere fiato: stava per mettersi a parlare
di filosofia. Signor Edward, lo interruppi ho fretta.
Ma certo, signore disse lui. Infil una mano sotto
il bancone e mi porse un gomitolo di corda spessa e
marrone. Anche le forbici? chiese.
Ya dissi, e le presi.
Di niente disse alla mia schiena.
Andai in camera, accesi il televisore e mi sedetti sul
letto. Davano la stessa telenovela nigeriana. La ragazza
di campagna che era diventata la donna di un trafficante
di droga adesso veniva rilasciata dalla prigione.
Tornava al suo villaggio. Quando ci arrivava tutti la
ignoravano, persino sua madre. Sua madre la chiamava
Disgrace. Disgrace si ras i capelli e and a stare da
sola in una capanna fuori dal villaggio. Qualche giorno
dopo un piccolo orfanello, anche lui calvo, arriv alla
sua capanna. Il bambino e Disgrace non si dissero una
parola, ma lei permise al bambino di restare: come lei,
non aveva nessun posto dove stare. Il giorno dopo, Disgrace
si assicur che il bambino andasse a scuola, e
lei cominci a coltivare la terra davanti alla capanna.
Continuavano ancora tutti a ignorarla, ma sembrava
che Disgrace non ci badasse. Non si faceva di bianca n
di uomini. Viveva con il bambino e sembrava contenta.
L'episodio finiva quando il bambino si ammalava e la
ragazza doveva portarlo dal dottore nel villaggio vicino.
Mentre guardavo la telenovela tagliai quattro pezzi
di corda lunghi quanto la mia mano e un pezzo lungo
due volte il mio braccio. Non lo facevo pi da quando
ero piccolo. Allineai sul letto i quattro pezzi corti e li
strinsi insieme nel mezzo: gi cominciava a somigliare
a un ragno. Presi il pezzo lungo e lo avvolsi attorno al
centro del ragno, un giro dopo l'altro. Legai stretto:
adesso il ragno aveva un corpo. C'era rimasta abbastanza
corda del pezzo lungo da girare attorno al collo.
Feci dei nodi a ogni estremit delle otto zampe: i piedi
del ragno. Era cos bello che sembrava che il ragno di corda potesse correre via.
Aprii la porta e diedi un'occhiata: il carrello delle pulizie
era fuori da a una camera pi avanti nel corridoio.
Corsi nel corridoio e mi precipitai dentro. Charity,
questo  per te! gridai. Una donna si raddrizz dietro
il letto. Era quattro volte pi vecchia di Charity e pi
brutta di un mattone. Con la voce stridente disse: Charity
arriva pi tardi. Lei attacca alle sette. Mi stupii che
la voce da mattone non le avesse incrinato la faccia.
Tak! pensai. Mi cacciai in tasca la collana a forma
di ragno e scesi all'ingresso dell'albergo. Avevo fame,
ma non mi andava il cibo del Livingstone.
Kenyatta Avenue era piena di lavoratori che mangiavano.
Trovai del buon cibo nei bidoni fuori dal
Chicken Heaven e andai a sedermi sulle panche della
stazione degli autobus per mangiarlo. Mi sedetti, mangiai,
e per un'ora ascoltai gli uomini che parlavano di
politica. Parlavano della nuova costituzione del Kenya.
Ma non sapevano niente. Io conoscevo la politica:
avevo consegnato bianca a un centinaio di politici.
Erano come le puttane: volevano solo farsi pagare di
pi. Quelle si davano alla prostituzione, e loro alla
costituzione.  tutto in vendita:  solo che i contratti diventano pi grossi.
Decisi di tornare in albergo. Volevo distendermi
vicino all'azzurro tranquillo della piscina e aspettare
che Charity prendesse servizio. Stavo per infilarmi nel
vialetto del Livingstone quando bam!, la testa mi si
riemp di luce. E poi fu buio, un buio pesto e nero.
...
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CAPITOLO 44.
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Nyayo House.
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...
Avevo una coperta grigia addosso. Avevo freddo. Era
come se la morte fosse un'amica intima che stava per
venirmi a trovare. Ero in una cella senza finestre illuminata
solo da una lampadina nuda. La porta era di ferro
verde scuro. Il letto era di metallo. Le pareti puzzavano di marcio.
Immaginai che fosse Nyayo House, la famosa prigione
di Nairobi. Mi tirai la coperta fino alla gola. Aveva
delle macchie rosso scuro. Il tempo passava. Mi faceva
male dietro la testa. Pensai: Davvero la signora Steele
mi farebbe una cosa del genere? Rinchiudermi a Nyayo
House solo per ottenere un contratto? Il mio contratto
valeva milioni. Io, ovviamente, no. Da qualche parte un
uomo ulul, per un po' url come un forsennato, poi
tacque. Nel nuovo silenzio fissai le quattro pareti di
cemento, il pavimento e il soffitto: tutto grigio, tutto
pieno di crepe. Pensai alle storie del Padre Anziano su
Fam, il fratello cattivo dentro di noi, rinchiuso nel suo
buco di prigione a bere dai diversi otri di malvagit.
Non me n'ero mai accorto prima, di quanto fosse solitario il male.
Un ragno nero sbuc da una crepa nel soffitto. Mi
guard dall'alto, e io lo guardai dal basso. Mi ricord
la mia camera d'albergo. E pensare alla mia camera
d'albergo mi fece ricordare la signora Steele. Pensai
a lei seduta vicino alla piscina, e al nostro accordo: i
suoi Bloody Mary e le mie Tusker. Sorrisi al pensiero
del riflesso della mia faccia nei suoi occhiali scuri, alle
sue tette nel bikini nero. Conosco truffatori, bugiardi e
ladri, ma l vicino alla piscina - solo io e lei - non sembrava
che mi stesse imbrogliando. Cos'era successo?
Del resto, chi pu impedire alla brama del changaa di
farti dimenticare quello che  giusto?
Sferragliare di serrature. La porta della cella si
spalanc e Gihilihili entr ticchettando. Un'ondata
di profumo mi aggred. Salve, giovanotto disse. Mi
sorrise dall'alto con il suo gigantesco sorriso. Come ci sentiamo questa sera?
Mi sollevai e la coperta ricadde. Dissi: Sto bene, signore.
Gihilihili si gir verso i due poliziotti dietro di lui.
Agit il dorso della mano verso di loro. Mi chiamano
Generale disse. Ma tu, Bingo, mi chiamerai Profeta.
Io e te abbiamo molte cose di cui parlare. Poi
Gihilihili si volt e ticchett fuori dalla cella. I due
poliziotti mi presero per le braccia e seguimmo Gihilihili
nella Sala Interrogatori 6, dove c'erano due sedie
di legno e un tavolo di metallo. I due poliziotti si fermarono
alla porta. Gihilihili disse: Signor Mwolo, si accomodi.
Mi sedetti. Gihilihili prese posto dall'altra parte del
tavolo. Appoggi le mani sul piano di metallo e allarg
le dita. Il suo Rolex d'oro aveva sopra dei brillanti. Le
unghie erano lisce, come quelle di una ragazza. Aveva
la pelle scura, e il completo grigio chiaro era fatto su
misura. La camicia bianca risplendeva, e aveva una
cravatta a righe blu e rosse. La croce d'argento sul risvolto
della giacca brillava. La luce forte dal soffitto gli
riverberava sulla testa calva, ma quello che brillava pi
di tutto erano i suoi denti.
Gihilihili respir a fondo. Prima di tutto, disse mi
lasci dire che mi dispiace molto se abbiamo dovuto portarla
qui, signor Mwolo. So che  un giovanotto molto
impegnato. Cercava di lavare via l'accento kenyano
dalla sua voce, per macchiava ogni parola. Ma cerchi
di capire continu, spalancando gli occhi. Io sono qui per aiutarla.
S, signore dissi io.
Profeta mi corresse. Sembra che padre Matthew
abbia ricevuto una telefonata preoccupante dal signor
Goerlmann, un socio della signora Steele. Padre Matthew
ha chiesto che lei e io facciamo due chiacchiere,
per aiutarla a procedere sicuro sul sentiero di Dio.
Gihilihili sfior la croce d'argento sul bavero. L'ho
portata qui, Bingo, per ricordarle la fortuna che ha
avuto e per consigliarla sul suo futuro destino.
Avevo ragione io: era il contratto. La signora Steele
e il suo Thaatima avevano telefonato a padre Matthew.
Ma io sapevo che Gihilihili non poteva liberarsi di me:
almeno non prima che la signora Steele avesse trovato
Hunsa e avesse potuto prendere i suoi quadri. Gihilihili
era l per giocare, non per rompere il giocattolo.
Signor Mwolo, mi  stato riferito disse Gihilihili
che forse lei non ha mostrato ai nostri visitatori americani
tutta la cortesia che ci si aspetterebbe da un
kenyano della sua levatura. Si stuzzic i denti. Ma
la mia maggiore preoccupazione, quale ministro della
Chiesa,  che l'avidit sembra essersi impadronita del
suo senso del bene e del male. Pu essere, Bingo, che si
sia lasciato intrappolare dalle cose mondane?
Il capo della polizia parl ancora da dietro il suo
sorriso. Signor Bingo, la questione di cui dobbiamo
parlare  molto semplice. Si alz e ticchett in giro
per la stanza. Mi chiedevo quando sarebbe arrivato al contratto di Kepha Kepha.
S, signore dissi.
Gihilihili si chin su di me e mi sussurr all'orecchio:
Per l'ultima volta: Profeta. L'alito sapeva di menta e
mi venne la nausea, per la menta, per l'alito e per il profumo.
Continu: Siamo qui per discutere la questione del paradiso.
Il paradiso? ripetei.
La voce di Gihilihili era carezzevole. Il suo respiro
mi soffiava sull'orecchio. Signor Mwolo, dov' il paradiso?
Non lo so, Profeta dissi. Indicai il soffitto pieno di
crepe. Dissi: Il paradiso  lass?. Sapevo che qualunque
cosa avessi detto sarebbe stata sbagliata. In cielo.
Gihilihili disse piano: No, signor Mwolo. Glielo
chieder di nuovo. Dov' il paradiso?.
Dissi: Non saprei, Profeta.
Scaravent via il tavolo di metallo. Sbatacchi contro
il muro, rumorosamente. Ma sapevo che era tutta
scena. Mi si piazz davanti. Mi spinse, e la sedia su cui
ero seduto si rovesci. Caddi all'indietro. Gihilihili mi
fu addosso in un secondo. Mi si inginocchi sul petto.
Signor Mwolo, le ho fatto una semplice domanda.
Giuro che le strapper le braccia dal corpo se non me
lo dice. Mi fiss: Le ho chiesto, dov' il paradiso?.
In cielo ripetei.
Era un gioco. Se gli avessi detto dov'erano i quadri
di Hunsa, fine del gioco. Se mi fossi ripresentato dalla
signora Steele senza braccia, fine del gioco lo stesso.
Gihilihili si alz. Mi premette la gamba di legno sulla
pancia. Vedevo il legno graffiato. Lasci che le racconti
del paradiso, signor Mwolo. Si chin in avanti, e io
gridai sotto il suo peso. Mi aggrappai al legno. Lui mi
sorrise dall'alto. In paradiso  il povero a essere re,
e il ricco  il suo servitore. Questo  il primo insegnamento.
Tolse il peso della gamba. Io gridai e mi misi le
mani sulla pancia. I graffi sul legno mi dicevano che non
era la prima volta che faceva quel giochetto. Signor
Mwolo, vuole sapere qual  il secondo insegnamento?
mi chiese, sempre sorridendo. Continu: Il paradiso 
il sogno del povero.
S, signore... Profeta dissi.
Gihilihili guard per un attimo il soffitto. Il terzo
insegnamento prosegu  che il paradiso  un sogno
che ha dentro di s. Nel profondo. Mi mise di nuovo
la gamba di legno sulla pancia. Urlai e afferrai il legno e
cercai di sollevarla. Il paradiso, signor Mwolo,  dove
va quando tutto il resto sparisce. Il paradiso  quel che
rimane quando tutto il resto se n' andato. Abbass lo
sguardo su di me. Signor Mwolo, mi capisce?
Urlai: S, signore.
Lui disse: Prego?.
Profeta dissi, e la gamba si rilass.
Signor Mwolo, Dio mi ha affidato il fardello di
guidare gli altri ai loro doveri su questa Terra, di condurli
fuori dall'ombra del peccato e verso la luce del
paradiso eterno. Ogni uomo ha il proprio dovere. Un
uomo senza un dovere  come un orologio senza lancette:
senza le braccia, non importa che funzioni o no.
Un uomo senza dovere  praticamente morto. Il mio
dovere, signor Bingo,  aiutare gli altri a ritrovare il
proprio senso del dovere.
Sapevo dei ragazzi tagliuzzati che finivano nei sacchi
ai piedi di Hari il Pazzo. Gihilihili aveva mandato in
paradiso molti supplici: e molti, in effetti, senza braccia.
Si accorse che mi ero perso nei miei pensieri e mi
cacci di nuovo la gamba di legno nel ventre. Il dolore
era peggio della morte. Gihilihili riprese a parlare: Il
problema, signor Mwolo,  che il paradiso  solo per i
poveri. Il ricco non pu raggiungere il paradiso, ebbro
com' dell'avidit di Satana. Mi guard dall'alto: Mi
capisce?.
Annuii. Il dolore mi si propagava in tutto il corpo,
fino alla schiena. Il buio sembrava chiudersi su di me.
Se questo era il paradiso in cui tutto scompariva, allora
ci ero vicino.
Le lacrime mi scorrevano sulla faccia. Gihilihili sistem
meglio la gamba proprio al centro della mia pancia
e ci premette sopra. Ecco perch, signor Mwolo, i
ladri non potranno mai andare in paradiso. Ecco perch
chi si aggrappa alle proprie ricchezze terrene non
potr mai andare in paradiso. Un uomo avido, signor
Mwolo,  sordo al canto del paradiso. Un uomo avido
non potr mai avvertirne la benedizione: l'avarizia 
il bacio di Satana. Signor Mwolo, se si aggrappa ai
beni terreni, il paradiso sar perduto per sempre. Ma
poich il perdono  per Ges ci che per lei  il furto,
io le offrir la possibilit di correggere il suo sistema
di vita. Il contratto al quale lei si aggrappa  un bene
pi adatto all'indulgenza al peccato di un americano.
Il suo sorriso si spense. Ora,  ben sicuro di aver capito?
E poi si chin in avanti, cos che tutto il suo
peso, la gamba di legno, il cemento che avevo sotto la
schiena e io diventammo una cosa sola. Mi sussurr:
Ora,  sicuro?.
Il mio urlo era la mia preghiera. Implorai di andare
in paradiso, se il paradiso era un'oscurit priva di dolore.
Ma Gihilihili, capo della polizia, dottore, curatore
d'arte e inviato speciale per il paradiso, ticchett via
dalla Sala Interrogatori 6 e se ne and.
...
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...
CAPITOLO 45.
...
.
...
La storia di Charity.
...
.
...
Ero disteso nell'acqua calda dell'abbeveratoio del bagno,
in albergo. Dall'ombelico saliva galleggiando un
filo di sangue, come un serpentello. Pensai al dolore.
Cane infliggeva dolore per piacere personale. La sadica
suor Margaret usava il righello per insegnare. A Gihilihili
piaceva guardare il modo in cui il dolore stravolgeva
le facce della gente. Pensai a Capo Jonni e alle sue
due puttane: il dolore dei colpi di pistola era stata l'ultima
cosa che avevano sentito prima di morire. Adesso
che erano morti, non c'era pi dolore. Il paradiso 
quando il dolore se n' andato. Io il paradiso l'avevo
visto, ed era buio. Per un secondo mi era tornata in
mente la caduta del Coltello nella mamma. Ma scacciai
il pensiero. Lei era in paradiso, senza dolore. Io ero
vivo, e il dolore fa parte della vita. La mia vita valeva
un contratto. Mi chiesi se fosse quella l'America: tutta
contratto, niente fiducia. Guardai il lavandino dall'altra
parte del bagno. Tutte le cose erano allineate, ma non
come prima. Adesso il flaconcino dello shampoo era
sopra la saponetta e lo spazzolino era appoggiato contro
il flaconcino. Formavano una colonna che puntava verso il paradiso.
Bussarono alla porta.
L'unico segno visibile che Gihilihili mi aveva lasciato
addosso era un livido sulla pancia grande quanto una
moneta, ma stavo in piedi benissimo. Mi infilai un
accappatoio perfettamente piegato. Era lungo, e me
lo trascinavo dietro sul pavimento. Barcollai fino alla
porta. Aprirla faceva male. Come se lo sapesse, la porta
si apr da sola. Charity sorrise. Signor Mwolo, vuole il
servizio piegamento? Fece un passo verso di me, mi
guard e il sorriso le spar dalla faccia. Mentre la porta
si richiudeva, sentii crollare in bagno la colonna che lei
aveva fatto con lo spazzolino.
Le braccia della cameriera erano forti. Mi sostenne,
la divisa marrone era ruvida contro la mia guancia.
Cercai di dirle quello che mi passava per la testa ma
il dolore, come un martello sulle uova, frantumava
le mie parole. Dalla bocca non mi uscirono altro che lamenti.
Venga, si distenda mi disse.
Raggiunsi il letto, mi sdraiai, rotolai su un fianco e
tirai le ginocchia contro il petto. C'era qualcosa che mi
gonfiava la tasca dei calzoni e tirai fuori il viluppo di
corda. Questo  per te dissi a Charity.
In piedi accanto al letto, distric la collana con il
ragno e sorrise:  carina disse. Mi tocc la mano:
Signor Mwolo, le andrebbe di ascoltare una storia che
mi raccontava sempre mia madre?.
No dissi io.
Allora la racconter al paralume disse.
Volevo dirle di andarsene, perch non volevo che mi
vedesse cos debole. Ma dirle di smettere faceva troppo
male, cos la ascoltai. Lei si raddrizz e raccont la sua
storia al paralume vicino al letto.
Paralume, c'era una volta un potente re che governava
su un potente regno. La regina ragno amava il potente re
e gli diede in moglie la sua figlia pi bella, la principessa
ragno primogenita Ceetah.
Quando il re vide per la prima volta la sua sposa ragno
si sent male, perch Ceetah era bruttissima, ma aveva
rispetto per la regina ragno e cos tenne con s Ceetah a
palazzo, come una delle sue regine minori. Le altre mogli
del palazzo disprezzavano Ceetah perch era cos brutta,
e la ignoravano.
Una sera tardi il re stava facendo una passeggiata nei
giardini del palazzo quando vide una bellissima fanciulla
con una borsa rossa fatta di perline. Era cos bella che il
re rimase senza fiato.
Charity fece il verso di uno che fatica a respirare.
Provai a ridere, ma faceva troppo male.
Charity parlava con il paralume, e la sua voce attenuava
il dolore.
Il re port la fanciulla nella sua camera da letto e lei gli
diede pi piacere di quanto ne avesse mai provato.
Il re disse alla bellissima fanciulla: Chi sei? Sei cos
bella che far di te la mia prima moglie, perch mi hai
dato pi piacere di quanto ne abbia mai provato.
La bellissima fanciulla baci la testa del re e lui in
un secondo si addorment. Quando la mattina dopo si
risvegli, la fanciulla era scomparsa.
Il re convoc a palazzo tutto il suo seguito e tutti i
guerrieri. Chi  la bellissima fanciulla con la borsa rossa
di perline? chiese.
Nessuno lo sapeva.
Le due sere successive il re torn nei giardini del palazzo
e torn a ripetersi la stessa cosa. La bellissima fanciulla
con la borsa rossa di perline lo aveva conquistato.
Ogni volta il piacere del re era pi grande della notte
precedente. Al re sembrava di aver amato il paradiso
stesso. Ma ogni volta la storia si ripeteva: la fanciulla
baciava il re sulla fronte e, come in un incantesimo, lui
si addormentava. Quando si svegliava, la fanciulla era scomparsa.
La quarta sera il re fece appostare dei gufi fuori dalla
sua camera. Ordin loro: Fate la sentinella e guardate
chi esce dalla mia camera la sera tardi, e poi seguitela fino
a dove abita.
Come sempre, quando la mattina dopo il re si svegli,
la fanciulla e la sua borsa rossa erano scomparse.
Il re ordin ai gufi: Ditemi chi !.
Il capo dei gufi disse: Re di tutti i re, era Ceetah, la
tua sposa ragno. Era Ceetah quella che  uscita la sera
tardi dalla camera. Il capo dei gufi vide che il re non gli
credeva e temette la sua collera. Ma gli altri gufi confermarono:
S, mio signore, era la tua sposa ragno quella
che  uscita dalla camera da letto.
La sera successiva, prima di andare a passeggio in giardino,
il re bevve una pozione che impediva il sonno. Se
quello che aveva detto il capo dei gufi era vero, doveva
vederlo con i suoi occhi.
Quando la fanciulla complet il piacere divino che
dava al re, lo baci sulla fronte e pens fosse addormentato.
Ma non lo era. Il re non poteva credere a quello che
vide subito dopo. La fanciulla si allontan dal letto e apr
la borsa rossa. Ne trasse un vestito nero e se lo infil, ed
ecco che davanti a lui c'era Ceetah, la sposa ragno, la pi
brutta delle sue mogli.
In quel momento il re cap quanto era stato cieco.
Charity abbass lo sguardo dal paralume su di me,
raggomitolato e indifeso sul letto. E questa, signor
Mwolo,  la storia che mi raccontava sempre mia madre.
Si allacci al collo la collana ragno. Il ragno sembrava
felice fra le sue tette.
Dissi:  una storia stupida. Nel mondo reale non
succederebbe mai. Appena uscite, quelle parole mi
lasciarono un saporaccio in bocca, e allora Charity si
sedette sul letto e mi baci, facendomi tacere.
Ogni anno, per il mio compleanno, nel villaggio di
Nkubu ricevevo del succo di canna da zucchero, ma
per il mio ottavo compleanno ero tornato da scuola e
avevo trovato la mamma che mi aspettava fuori dalla
capanna. Bingo, questo  per te aveva detto. C'erano
due bottiglie. In una bottiglia c'era il succo di canna da
zucchero, ma nell'altra c'era succo di mango. L'unica
altra volta che avevo bevuto il succo di mango era stata
quando lo avevo rubato al mercato. Ma quel succo di
mango invece era mio. Il primo sorso di mango, lento
e denso, mi riemp la bocca di uno sciroppo delizioso.
Ecco com'era il bacio di Charity, delizia pura. Aveva
baciato la persona che abitava sotto la mia pelle. Non
ero sicuro di conoscerlo, quel Bingo, ma mi sarebbe
piaciuto conoscerlo meglio. Volevo che lei lo baciasse di nuovo.
...
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CAPITOLO 46.
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La maschera di Bingo.
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Charity era seduta accanto a me e aspettava. Alzai le
spalle. Come storia non  poi malaccio dissi. Ma,
ripeto, nel mondo reale non succederebbe mai. Pensai
al ragno nero che abitava sotto il mio letto; ero sicuro
che quel ragno non era una bellissima fanciulla.
Guardai Charity e mi sentii scaldare dal suo sguardo arancione.
Cercai di drizzarmi a sedere, ma il dolore me lo
imped. Charity mi mise una mano sul braccio. Non
muoverti mi disse. Le sue labbra sembravano rivestite
di seta. Volevo che la sua mano restasse sul mio
braccio, invece la tolse. Me la pos sulla pancia, dove si
era appoggiata la gamba di legno di Gihilihili. Ce del
dolore qui sotto disse. Avrei voluto rispondere Bella
scoperta, ma le parole non mi uscirono. La sua mano
era leggera come una nuvola. Disse: Ogni persona ha
un dolore dentro. Il dolore dice a una persona che sta
male. Le sue parole non fecero diminuire il dolore
neanche un po', per mi fecero sentire meglio. Continu:
Io sono solo una cameriera. Pulisco lo sporco. Ma
quando lo sporco va via si pu vedere cosa c' sotto. Tu
fai finta di essere chiss chi, un grande imprenditore,
un mercante d'arte. Ma il dolore che senti dentro  la
verit che spinge per uscire. Gli occhi di Charity "trattennero
i miei, la sua mano era lieve sulla mia pancia.
Dentro, Bingo, sei cos... Abbass gli occhi e scosse
lentamente la testa. Misi la mano sopra la sua. Chiuse
gli occhi e sembrava che fossero calate due ali. Chiusi
gli occhi anch'io, e rimasi immobile. Bello concluse lei.
Pensai alla maschera che il Padre Anziano mi aveva
messo sulla faccia quando ero giovane, e ai nove tagli
che mi aveva fatto per farla entrare.  quello che succede,
la maschera penetra in te, e poi diventi Uomo.
Tutti portano la maschera, ma se togli potere, soldi,
bellezza, statura ed et, cosa resta? Un vaso assetato
d'amore. Il dolore non viene da dentro: quello che c'
dentro di noi  solo aria vuota. Il dolore che provavo io
me l'aveva ficcato dentro Gihilihili, l'amore che volevo
era seduto vicino a me.
Stupidaggini avrei voluto dire a Charity, ma dalla
bocca non mi usc niente. Charity si alz. Fece il giro
del letto e and a stendersi dall'altra parte. Rotolai su
un fianco per guardarla: valeva il dolore. Non ci toccammo.
Fra noi c'era abbastanza spazio per un portatile
Sony. Sono stanca disse lei.
Dovresti essere a pulire, adesso? chiesi. Era una
cosa stupida da dire, ma mi venne cos.
Charity sollev la mano destra. Stringeva lo spolverino.
Certo disse, e me lo pass sulla faccia. Sapeva di
detergente, per era morbido.
Tak! dissi forte. Lei rise.
Scivol pi vicina. Disse: Bingo, dentro sei divino.
Cercai di muovermi verso di lei, ma faceva male.
Adesso fra noi c'era lo spazio per qualche cellulare.
Allungai la mano verso la sua faccia. Lei non si mosse.
Posai la punta delle dita sulla sua guancia. Era la pelle
pi morbida che avessi mai sentito. Lei chiuse gli occhi.
Io rabbrividii. Le posai le dita sulle labbra. Si chiusero
al mio tocco.
Rimasi disteso nel fiato soave di Charity e chiusi gli
occhi. Il sonno mi invase in un secondo. Vidi una caverna
dentro di me, in profondit. Davanti alla caverna
c'era un masso gigantesco. Un soffio di Charity e il
masso vacill. Un altro soffio e rotol via. Entrai barcollando
nell'oscurit. Ma quando mi abituai al buio
vidi una fiammella arancione che illuminava la caverna.
E l dietro era seduto Fam, a fumarsi la sua sigaretta e
a ridacchiare tutto allegro. Vicino a lui c'erano un otre
di whisky e un altro pieno di changaa. Rise. Bingo,
fratello mio grid. Sei finalmente venuto a trovarmi.
Alzati dissi a Fam.
Fam si alz e si scroll di dosso la cenere di sigaretta.
Conoscevo il suo odore; sentivo la sua forza. Il
vento ulul nella caverna. Te ne devi andare gli dissi.
E Fam se ne and, semplicemente. Non avevo dovuto
fare altro che chiederglielo.
Rimasi solo nella caverna. Mentre mi guardavo
attorno capii tutta l'oscurit che avevo dentro. Fam
- l'oscurit, il male - non lo avevano messo l dentro
gli assassini, i padri, i trafficanti, i truffatori, le puttane,
i profeti o un Dio che si era dimenticato di me. Ero
semplicemente io che l'avevo lasciato entrare.
Aprii gli occhi. Charity se ne stava distesa a guardarmi
con il sorrisetto di conchiglia rosa. Mi soffi il suo alito
dolce sulla faccia e tutto il dolore svan. Mi sporsi verso
di lei e la baciai. Le labbra di Charity sapevano di sale,
ma la sua lingua di canna da zucchero. Ci baciammo
lenti e dolci. Sentivo il mio respiro e il suo respiro. Non
respiravamo allo stesso ritmo, ma ci mancava poco.
Nessuno di noi si mosse mentre ci baciavamo. Non ero
pi al Livingstone. Non ero pi nemmeno a Nairobi o
in Kenya o sulla Terra. Ero in Charity. Il posto migliore
in cui essere. Dur per sempre, come pu durare un momento.
E poi Charity cinguett. Si stacc da me e guard
una scatoletta nera che aveva alla cintura, sulla quale
lampeggiava una lucina. Devo andare disse. Mi baci
sulle labbra, un bacetto. Poi disse: Bingo, esci dalla tua pelle e sii quello che sei.
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CAPITOLO 47.
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L'invito.
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Charity se ne and. La porta si chiuse con uno scatto, ma si riapr un secondo dopo. Charity disse: Signore, questo era fuori dalla sua porta. Si avvicin e mi porse un libro azzurro. Il libro si intitolava Paradiso perduto. All'interno della copertina c'era scritto, in inchiostro azzurro:
Caro Bingo, per il mio nuovo amico. Con molto affetto, Samuel Gihilihili.
Dentro c'era un biglietto ripiegato:
Caro Bingo,
il capo Gihilihili mi ha chiesto di assicurarmi che tu riceva questo libro. Stavo pensando che dovremmo bere qualcosa insieme questa sera e chiarire la storia del contratto.
Puoi raggiungermi alle otto all'Excursion Caf?
Ti aspetto appena ti sarai dato una ripulita.
Tuo affezionatissimo,
Scott Goerlmann.
Io sono Bingo, il pi grande corriere di Kibera, Nairobi, e probabilmente del mondo. Finisco sempre tutte le consegne. Devo fare una corsa fuori dissi a Charity. Lei si chin su di me e mi baci, un altro bacetto. Signore, buona corsa disse, e se ne and.
Decisamente aveva un debole per me!
L'orologio del televisore segnava le 7,27. Il dolore era tornato. Bevvi quattro bottigliette di vodka dal frigobar, ma sapevano d'acqua e non furono d'aiuto. Indossai l'ultimo cambio di vestiti nuovi; pantaloni grigi, mutande azzurre e camicia bianca. Mi infilai le scarpe di pelle nera e mi avviai verso l'Excursion Caf. Per strada mi chiesi se il Thaatima vinceva sempre. Puoi vincere anche arrivando solo a met strada verso il niente. Una consegna devi finirla, per vincere o perdere.
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CAPITOLO 48.
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La Leggenda di Bingo.

Un giorno a Kibera avevo finito ventuno consegne. Era
un record mondiale, e da allora ero diventato una leggenda.
Come ci ero riuscito?
C'era stata una grossa riunione di governo a Nairobi.
Le riunioni di governo erano ottime per gli affari, perch
tutti quelli del governo usavano la bianca. Quella
mattina andai da Lupo e mi diede subito undici consegne
da fare. Poi il suo cellulare squill e, prima di
riattaccare, disse alla persona che c'era dall'altra parte:
Dir a Tappo di andarci appena finisce le sue consegne.
Poi disse a me: Mi ha chiamato Sinja Smith.
Dopo le consegne per me, fila a Parklan': a Sinja Smith
servono altri corrieri. Parklands  lo slum numero due
di Nairobi.
Presi dal tavolo dei tagliatori quello che mi serviva
per le undici consegne di Lupo. Per non feci le consegne
per Lupo, invece andai subito a Parklands.
Lupo e Sinja Smith erano tutt'e due capi, ma erano
diversi. Lupo prendeva a coltellate la gente, o sparava,
perch amava il suo lavoro e ci teneva a farlo bene. Per
Sinja Smith uccidere era una gioia, come una birra fresca
in una giornata calda.
Sinja Smith sorrise appena mi vide. Aveva in testa
il suo berretto dell'Armata rossa. Era passata meno di
un'ora da quando aveva parlato con Lupo. Il Tappo
grid. Sei qui per le consegne. Hai fatto presto.
Sinja Smith sapeva che le consegne per Lupo non
le avevo ancora fatte. Sapeva che avevo disubbidito a
Lupo. Avrei dovuto prima finire le consegne per Lupo,
e poi andare da lui. Sinja Smith sapeva qual era la punizione
di Lupo per chi disubbidiva. Era come se qualcuno
gli avesse appena portato una birra fresca.
Sinja Smith mi diede subito una lista di dieci consegne.
Ventun consegne in un giorno? Nessuno lo aveva
mai fatto. Era impossibile.
Ma verso met pomeriggio entrai nella baracca di
Lupo e chiesi, con la massima calma: Signor Lupo, hai
mica qualche altra consegna per me?.
Lupo aggrott le sopracciglia spesse. Hai fatto le
mie consegne e le consegne per Sinja Smith come ti
avevo detto?
Io dissi: S, signor Capo.
Ecco come avevo fatto. Met dei soldi che avevo
tirato su con le mance e i furti li tenevo nascosti sotto
l'autobus dei preservativi, l'altra met stava in un posto
diverso (in via Nontelodirmai). Lungo la strada per
Parklands avevo preso tutti i soldi dell'autobus dei preservativi
e li avevo usati per un taxi, non un taxi da turisti
ma un'auto di quelle che andavano a sputo e benzina
rubata (sputo e super). Niente freni, cos correva di
pi. Con il taxi avevo potuto fare ventuno consegne in
una mattinata, senza nemmeno sudare.
Mi era costato tutti i soldi dell'autobus dei preservativi,
ma ne era valsa la pena. Ero una leggenda.
Lupo disse: Le hai fatte tutte?.
Annuii. Ventuno dissi.
Lupo sorrise. Bravo, ya disse, e mi strofin la testa.
Dopo quel giorno, mi toccarono due mesi di consegne
a Capo Jonni e mance extra. Alla fine mi ritrovai con
pi soldi nascosti sotto l'autobus dei preservativi di
quanti ce n'erano stati prima.
Per diventare una leggenda devi finire le consegne:
tutte le consegne. A qualsiasi costo. Questo  il Comandamento n. 2.
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CAPITOLO 49.
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Bingo vende.
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Entrai all'Excursion Caf piegato in due come un vecchio.
Il sole era calato e strisce di luci elettriche facevano
sembrare che la strada fosse illuminata dalle stelle.
Il Thaatima era seduto a un tavolo vicino all'albero. Io
mi sedetti di fronte a lui. I suoi occhi azzurri erano vuoti, il sorriso falso.
Jambo dissi al Thaatima.
Salve, Bingo. Cosa prendi? disse.
Prendo una Tusker. Mi sistemai la maschera e
gli feci un gran sorriso. Come si fa con lo yam, avrei
aspettato che fosse pronto da tagliare. Lo guardai negli
occhi. Attento, Bingo mi dissi. Non lasciarti incantare.
Il Thaatima ordin due Tusker, come se io e lui
fossimo amici. Mi osservava con la stessa attenzione
con cui io osservavo lui. Bingo, suggerisco di trovare
un qualche tipo di accordo per il contratto Thomas
Hunsa. Si bagn le labbra con la lingua, stile serpente.
A essere onesti, Bingo, la signora Steele ne ha passate
di tutti i colori per tirarti fuori dall'orfanotrofio e in
tutta sincerit, Bingo, devi ammettere che prima di conoscere
lei non avevi idea di quanto valesse la collezione
dei dipinti di Thomas Hunsa. Senti, Bingo, comunque
vada, tu sei quello che ne esce vincitore.
Pensai a Gihilihili e al paradiso. Ha ragione dissi.
Il Thaatima ricambi il sorriso. Bingo, possiamo
discutere un accordo ragionevole.
Avevo ricevuto il messaggio dal paradiso, chiaro
come il dolore che mi era esploso nel ventre. Io le do
i quadri del Masta, lei mi d i soldi per un pick-up, un
Ford F-150 fatto per resistere dissi.
Il Thaatima finse di rifletterci. Cerc di trattenere
la voce e soffocare la gioia, ma senza riuscirci. Bingo,
affare fatto disse. A Colette i quadri di Hunsa, a te il
pick-up. Appena arrivi a Chicago me ne occuper personalmente.
Ci stringemmo le mani, tutt'e due fredde di Tusker.
Il Thaatima bevve la sua birra e mi squadr da capo
a piedi. Sorrise, e sapevo a cosa stava pensando: Come
fa a guidare un ritardo della crescita?.
Il Thaatima tese la mano verso la sua valigetta. Non
era come quella di Capo Jonni (nera con la serratura dorata);
la valigetta del Thaatima era marrone e si apriva
dall'alto. Frug dentro e tir fuori una cartella. I suoi
movimenti erano lenti e tranquilli. Mi chiesi se fosse
mai agitato. Dalla cartellina estrasse un mucchietto di
fogli pi spesso di un panino.
Bingo disse il Thaatima. Questo  il contratto
Hunsa che Colette ha approvato. Ce l'aveva gi
pronto. Ci avrei scommesso che l'aveva scritto mentre
ero con Gihilihili. E il nostro contratto standard di
trasferimento da agente ad agente. In fondo, Bingo, 
molto semplice. C' scritto che accetti che la signora
Steele diventi l'agente di Hunsa, proprio come avevamo
detto. Parlava con me come se fossi un ritardato.
Dove l'ha scritto del pick-up? chiesi. Ci misi un
po' di Tonto George, nella voce.
Il Thaatima si umett le labbra secche e i suoi occhi
di pietra azzurra mi fissarono. Giusto disse. And in
fondo ai fogli, tir fuori la sua penna d'oro e scrisse:
Sulla base degli accordi contrattuali qui sottoscritti,
Bingo Mwolo ricever un pick-up di marca Ford.
Guardai ogni singola lettera. F-150 dissi.
F-150, scrisse lui. Pos la penna d'oro sul contratto
e spinse i fogli verso di me. Bingo, firma sull'ultima
pagina e siamo a posto.
Dissi: Posso tenere la penna?.
Il Thaatima rise, ma non era una risata normale, sembrava
pi un guaito. Ma s, Bingo. Appena sul contratto
ci saranno la tua firma e quella di Hunsa, puoi
tenerti anche la penna.
Alzai gli occhi. Deve firmare anche Hunsa?
Il Thaatima disse: Certo. Pu venire lui qui oppure
andiamo noi da lui. Comunque sia, ho bisogno che
Hunsa mi firmi il contratto prima di poter spedire i
quadri negli Stati Uniti.
Feci finta di niente. Non c' problema dissi. Ma
non ero cos tranquillo. Il Thaatima mi metteva a disagio,
perch per lui era tutto troppo facile. Il motivo
per cui serve un contratto  che la gente non si fida.
Io adesso avevo un contratto con la signora Steele e il
Thaatima, e mi fidavo di loro ancora meno di prima. La
signora Steele avrebbe avuto i quadri. Avrebbe avuto il
contratto. Avrebbe avuto Hunsa. Io a cosa le servivo?
La prossima volta che mi avessero portato a Nyayo
House non ci sarebbe stato motivo di lasciarmi uscire.
Con tutta la sua bellezza, i suoi soldi e la sua arte,
la signora Steele era solo una truffatrice solitaria, e il
Thaatima era un guscio vuoto. Il fango in America 
diverso dal fango del Kenya? Il Padre Anziano diceva:
L'uomo viene dal fango; l'uomo ritorna al fango.
Ecco cos' la vita: una corsa dal fango al fango. Non
importava cosa volesse da me la signora Steele, cos
come non importa verso quale fango corri. Importava
solo cosa volevo io: questa era la mia corsa. Dalla
signora Steele io non volevo niente. Non volevo la
signora Steele o la sua arte, e neppure l'America. Io
volevo Charity... e un F-150.
Guardai nel vuoto azzurro degli occhi del Thaatima.
Okay, capo. Avr il suo contratto, ya gli dissi. Lo sfogliai
fino all'ultima pagina. In fondo c'era una riga proprio
come quella che aveva battuto a macchina Kepha
Kepha. Sotto c'era stampato: bingo mwolo, cittadino
del kenya. Di fianco alla mia riga c'era quella con il
nome di Thomas Hunsa. Sotto l'ultima riga era dattiloscritto
il nome Scott Goerlmann JD, ed era gi firmato.
Ha vinto lei dissi al Thaatima, e scrissi il mio nome,
Bingo Mwolo. Il Thaatima si riprese la penna pi rapido
di un mendicante che si mangia un topo arrostito.
L'albero in mezzo all'Excursion Caf frusci. Lo
sentii che diceva Bingo, corri, ma la pancia mi faceva
troppo male. Camminai lentamente per uscire dal
locale. Camminai per allontanarmi dal Livingstone, dall'albero e dal contratto.
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CAPITOLO 50.
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Bingo ritorna da Lupo.
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In Kenyatta Avenue, senza il sole che picchiava, l'aria
della sera era fresca. La rabbia cominci a divamparmi
dentro. Alle leggende non piace perdere.
La notte che i ragazzi della banda erano venuti dal
Padre Anziano, io dormivo vicino alla mamma, sotto
il suo scialle. Avevo dodici anni. Erano piombati nella
nostra capanna come un'esplosione. Avevano trascinato
fuori il Padre Anziano come se non volessero fare
danni in casa (la Madre Anziana ci teneva un sacco).
Li avevo visti uccidere il Padre Anziano dalla porta
socchiusa. Lui aveva cercato di fermarli, ma il Padre
Anziano era un contadino, non valeva niente come
guerriero. Tre pallottole erano state sufficienti: Bam! Bam! Bam!
La Madre Anziana aveva spinto fuori la mamma dal
retro. Corri al fiume le aveva detto. La mamma mi
aveva agguantato per il polso e ci eravamo messi a correre.
La nostra capanna era diventata una palla di fuoco.
La mamma si era fermata e ci eravamo voltati a guardare.
L'avevamo guardata bruciare. La mamma mi
aveva stretto, poi aveva ripreso a correre. Ci aveva fermato
l'acciaio affilato: il machete dell'Uomo era sollevato
verso il cielo. Dove credi di andare? aveva urlato
l'Uomo. La mamma mi aveva stretto cos forte che non
riuscivo a respirare. Lascia andare il ragazzo aveva
gridato la mamma. L'Uomo l'aveva buttata a terra. Io
ero rimasto immobile. Le mie gambe erano tronchi d'albero.
Non potevo muovermi. Gli occhi della mamma mi
guardavano quando l'Uomo le era montato sopra. Lei
amava solo me. Alla mia cerimonia, il Padre Anziano
mi aveva tagliato la faccia nove volte e mi aveva detto:
Bingo, sei un uomo. Ma non ero un uomo, ero un
albero inutile. L'Uomo aveva finito con lei prima ancora
che la capanna avesse smesso di bruciare.
La mattina, la mamma si era ripulita la pelle al fiume.
Aveva cercato di non farsi vedere da me mentre piangeva,
ma l'avevo vista lo stesso. Un serpente rosso era uscito da
lei, aveva strisciato nel fiume e aveva nuotato via.
Il Padre Anziano e la Madre Anziana erano cenere.
Io e la mamma eravamo andati a Nairobi. La mamma
aveva cercato di darmi alla chiesa, ma io mi ero messo
a piangere e lei mi aveva tenuto. Arrivati a Kibera, a
Mathare 3 A, molti uomini venivano ad annusare la mamma.
Lupo veniva pi degli altri. La polizia aveva mandato
un uomo a Kibera, ma lo sapevano tutti che era della
polizia, perch odorava troppo di pulito. Il poliziotto
in incognito veniva dalla mamma di continuo. Parlami
di Lupo le diceva. Quando gli avevano tagliato la testa
io avevo preso le sue scarpe. La mamma andava a letto
con il poliziotto in incognito perch era cos che mi dava
da mangiare; per quello Lupo l'aveva chiamata Spia e
l'aveva uccisa. La mamma non aveva mai amato Lupo;
non aveva mai amato il poliziotto e nessun altro uomo.
Amava solo me.
Anche a piedi, non ci voleva molto dal Livingstone
Hotel. Due mesi dopo che Lupo aveva sparato a Capo
Jonni e alle sue puttane, rieccomi davanti al palazzone
di Taifa Road. Il cantiere per strada non aveva ancora finito
i lavori - non li finiscono mai -, cera solo una buca
pi grande. Come l'altra volta, mi nascosi nel cantiere
e aspettai di poter entrare nell'edificio. Ero venuto a riprendermi
la valigetta di Capo Jonni. Quei soldi erano la
mia opportunit. L'opportunit di fargliela vedere alla signora
Steele e al Thaatima. L'opportunit per andarmene
di l. L'opportunit per vincere. L'opportunit per Charity.
L'opportunit per finire la consegna che avevo iniziato.
Il cancello del garage si apr e ne usc una Toyota
4Runner metallizzata. Appena prima che si richiudesse,
corsi dentro. La Porsche blu di Capo Jonni era ancora
parcheggiata vicino all'ingresso delle scale. Non si era
mossa, perch Capo Jonni non poteva certo guidarla
all'inferno. Presi la chiave da sotto la macchina, entrai e
aprii lo sportello di metallo grigio del pozzo dell'ascensore.
Sentii i topi che correvano e mi infilai dentro. Al
buio, tastai in giro con il piede e trovai la valigetta di
Capo Jonni. La presi per la maniglia e la pistola che era
ancora dentro scivol in fondo.
Presto sarei stato di nuovo in Taifa Road con duecentomila
dollari. In un'ora sarei stato di nuovo al Livingstone.
In due ore io e Charity saremmo saliti su un autobus
e saremmo scomparsi. A Nkubu, con duecentomila
dollari si compra un bel po' di yam da semina. Alzai
lo sguardo verso la lunga tromba scura dell'ascensore.
Lupo era diciannove piani e una colonna di oscurit
sopra di me. Abitava nell'appartamento di Capo Jonni,
adesso: era il suo destino. Ero contento che non lo avrei
mai pi rivisto.
A ogni secondo i corrieri pensano da questa parte
o da quella?. Se vanno da questa parte trovano il Destino
n. 1; se vanno da quella, il Destino n. 2.
Scelsi da quella.
Il Verme divora il fango dall'Uomo per restituirlo
alla terra.  cos che si muore.
Il Verme dentro di me dormiva, raggomitolato. Il
Verme si svegli. Aveva mangiato molto tempo fa e
adesso aveva di nuovo fame. Il Verme distese le sue
spire e scivol fuori dal suo nido. Mi scivol nella
gamba destra... il piede mi sussult. Mi entr nella
gamba sinistra... mi trem la coscia. Il Verme mi mastic
la pancia... mi fece male, e gemetti. Quando il
Verme mi si insinu nel petto, lo sentii martellare. Il
Verme prosegu. Strisciava pi in fretta; nelle braccia,
prima il destro e poi il sinistro. Poi il Verme mi risal
nella gola. Mi sentii soffocare, e poi il Verme mi entr
nella testa.
I miei pensieri impazzirono. Bombe che scoppiavano,
auto che esplodevano, capanne che bruciavano. C'erano
urli, strilli e grida disperate. Harambee! grid la mia
testa. Disordini! disse la mamma. Bingo, corri! La
rabbia rugg da una profonda caverna dentro di me.
Presi la pistola di Lupo e lasciai cadere la valigetta
con i soldi ancora dentro, di nuovo dietro lo sportello
metallico grigio del vano dell'ascensore. L'acciaio della
pistola era solido nella mia mano. Lupo aveva usato
quella pistola per uccidere Capo Jonni e le sue puttane,
e adesso avrebbe ucciso lui. Lupo aveva ucciso
la mamma; io avrei ucciso Lupo. Era una giustizia migliore
di tutti quegli altri assassinii.
All'inizio imboccai le scale camminando, ma il ritmo
di tamburo del Verme crebbe e fece smettere il dolore
del paradiso di Gihilihili. Mi misi a correre. All'undicesimo
piano le tre macchie sulle scale di cemento erano
pi indistinte dell'altra volta. Il sudiciume del tempo
sbiadisce qualsiasi macchia. Quando arrivai al diciannovesimo
piano avevo il fiatone, mi faceva male la pancia
e il Verme nella mia testa stava impazzendo. Non
smetteva pi di urlare Harambee!. Bussai alla porta
del 19B e venne quasi subito una ragazza ad aprire.
Tenevo la pistola lungo il fianco. La ragazza era una da
poco, truccata male; il rossetto sbavato sulle grosse labbra
chiuse. I capelli erano rasati cortissimi, come quelli
di un ragazzo. Aveva dei pantaloni neri attillati come
calze, che le scoprivano la parte inferiore delle gambe.
Aveva i piedi puliti e le unghie rosse. Indossava un top
stretto, dorato, ma non aveva molto con cui riempirlo.
Ya? disse la ragazza. Mi ricord la cameriera di un
chiosco di bibite: era l per servire.
Guardai oltre la ragazza. L'appartamento sembrava
lo stesso, a parte il fatto che i divani di Lupo erano neri
e non c'erano morti sopra. Il tavolino di cristallo non si
era mosso, per la montagna di bianca adesso era pi
piccola, grande quanto una tetta. Dalla polvere si diramavano
quattro righe, come se una famiglia di vermi
stesse strisciando via.
Chi ? grid Lupo dalla camera in fondo.
Un ragazzo disse Chiosco mentre entravo nel 19B.
Ha una pistola. Il panorama notturno di Nairobi che
si vedeva dalla finestra era bellissimo. Come stare in paradiso
con un milione di persone che brillavano sotto. Si
vedeva Kibera; persino l splendevano le luci. Lupo entr
nella stanza a piedi scalzi, i jeans sbottonati. Alzai la
pistola su di lui. Aveva il petto nudo e liscio, non aveva
fatto in tempo a ingrassare da quando era un grande
capo. Alla destra del petto aveva un tatuaggio con delle
fiamme e la scritta hell's love, e attorno a tutte due
le braccia saliva del filo spinato. Sul braccio destro era
tatuato un numero da carcerato: 14362. Una ciocca di
capelli unti d'olio era sfuggita dal resto e penzolava
per conto suo. Sopra gli occhi scuri c'erano le spesse
sopracciglia dritte, e una barbetta corta gli nascondeva
il mento squadrato. Le narici vibravano a ogni respiro.
Venne verso di me, come se non si fosse neppure accorto
dell'arma puntata su di lui. Un sorriso a denti
rotti gli riempiva la bocca. Jambo, Tappo disse. 
bello rivederti, amico. Come si sta al Livingstone Hotel?
Bene, ya? Ho sentito che hai avuto un incontro con
Gihilihili. Scosse la testa. Sei fortunato a essere qui.
Nonostante il suo potere, Lupo aveva un lato gentile...
come un foulard avvolto attorno al manico di un
machete. La sua forza era ancora pi grande perch
capiva il debole. Tappo, quando ci vai in America?
chiese. Mentre si avvicinava, sollevai la pistola e la puntai
su hell's love. I capelli gli brillavano sotto la luce.
Si ferm a pochi passi da me. Ignor la pistola. Chiosco
chiuse la porta e venne a mettersi di fianco a Lupo.
Chiosco mise un braccio attorno alla vita di Lupo, gli
appoggi la testa sulla spalla e mi guard, occhi spenti e
labbra grosse. Chiosco non aveva paura di Lupo; ecco
perch gli piaceva. Era la roccia che non si spezzava
sotto il suo peso. La Madre Anziana una volta aveva
detto: Puoi anche avere un palazzo, ma se lo costruisci
sul legno marcio croller. Costruisciti una casa sulla
pietra, e durer per sempre. Chiosco era la pietra su
cui si reggeva Lupo.
Nessuno si mosse. Era come se puntassi contro di
loro un gelato e tutti aspettassimo che si sciogliesse.
Chiosco si volt, pos una mano sulla pancia di
Lupo e si premette contro di lui. Aveva il ventre gonfio.
Mi ero quasi dimenticato perch ero l. Sono venuto
a ucciderti, Lupo dissi.
Lupo e Chiosco non si mossero neppure. Si sent lo
scatto dell'aria condizionata che si accendeva. Lupo
scosse la testa e sorrise. No, Tappo. Tu non mi ucciderai
mai. Se mi uccidi, dopo per chi corri? Fece un passetto
verso di me. Si mosse anche Chiosco. Continuava
a mantenere la presa su di lui, salda, come se fossero
imbullonati insieme.
Tenni stretta la pistola. Mi tremava la mano. Non
riuscivo a fermarla. Mi sudava il palmo.
Lupo disse: Lo sapevo che tornavi, Tappo. Per
quanto corri lontano, poi torni sempre da me. Perch 
quello che sai fare, Tappo. Sei bravo a farlo.
La pistola trem di pi. Lupo sorrise di pi. Chiosco
lo tenne stretto. Il Verme improvvis un ritmo nella mia
testa: Bum-di-bum bum-bum-di-bum. Lupo disse: Tu,
Tappo, sei il mio corriere.
La legge di Lupo aveva due facce: testa per l'ubbidienza,
croce per la servit. Le regole erano semplici:
disubbidisci, e sei morto. Non servi come si deve,
sei morto. Fino a quel giorno avevo visto in Lupo un
uomo normale. Ma mi sbagliavo. Illuminato dalle luci
moderne dell'appartamento, adesso vedevo le ombre
di Lupo. Era pi complicato di quanto pensassi. Lupo
amava il potere non perch gli garantiva ubbidienza,
puttane e soldi, ma per come lo illuminava, per come
allontanava le sue ombre. Mentre Chiosco premeva il
ventre contro di lui lo capii: Lupo sapeva che senza
schiavo non esiste padrone. Senza debolezza non c'
forza. L'amore per il potere di Lupo era la sua paura
della debolezza.
Il Verme aveva freddo e accese una torcia nella mia testa.
Harambee! url. Disordini! Il Verme mi faceva
scoppiare la testa per il fracasso. Rimasi fermo davanti
a Lupo e mi ricordai. Un giorno, da piccolo, ero andato
nel campo con il Padre Anziano. Mi ero seduto sotto
un albero, e all'ombra avevo mangiato quello che la
Madre Anziana mi aveva preparato, mentre guardavo il
Padre Anziano che raccoglieva yam con il suo machete.
Di tanto in tanto si fermava e mi gridava: Ragazzo,
acqua!. Era quello il mio lavoro nel campo. Ero corso
da lui con la brocca dell'acqua. Dopo aver bevuto, il
Padre Anziano mi aveva detto: Bingo, sei il pi grande
corriere del mondo. Mi hai salvato!. Quando ero tornato
all'albero le formiche stavano strisciando sul mio
pranzo. Avevo agguantato il cibo e le avevo schiacciate.
All'inizio le avevo schiacciate per rabbia, ma dopo era
stato solo per divertimento. Le avevo schiacciate tutte.
Schiaccia, schiaccia, schiaccia. Poi, di punto in bianco,
qualcuno mi aveva preso per un braccio e mi aveva
sollevato di peso. Il Padre Anziano, fradicio di sudore
per il lavoro, mi teneva sospeso. Era infuriato. Perch
uccidi le formiche? aveva urlato. Io avevo detto: Si sono mangiate il mio pranzo!.
Il Padre Anziano aveva detto: Non capisci niente.
Le formiche puliscono il fango e preparano la casa per
il seme. Aveva gli occhi spalancati, e gridava. Non
devi mai uccidere niente! Gli spruzzi della sua saliva
mi bagnavano la faccia. Mi aveva mollato l ed era
tornato nel campo. I suoi piedi erano cos grandi che
di sicuro schiacciavano centinaia di formiche a ogni
passo. Mi ero messo a piangere ed ero tornato di corsa al villaggio.
Lupo aveva schiacciato centinaia di formiche, e
adesso era il capo e abitava in un bell'appartamento con
Chiosco, che era gonfia con il suo seme. Il Padre Anziano
aveva gridato: Non devi mai uccidere niente!.
Ma il Verme mi urlava nella testa: Se non uccidi, allora
sei la formica. Bum-di-bum bum-bum-di-bum.
Il Verme tenne ferma la pistola. La puntai contro
Chiosco.  cos che ferisci l'Uomo; gli togli la roccia che lo sostiene.
...
.
...
CAPITOLO 51.
...
.
...
L'uscita.
...
.
...
Lasciai cadere la pistola - la pistola di Lupo - e corsi
via dal 19B. Alla fine del fiume azzurro c'era l'uscita.
Raggiunsi le scale di cemento e mi sedetti sul primo scalino.
Tremavo. Avevo freddo. Era da tanto che avevo
freddo. Mi abbracciai da solo. Aprii la bocca per urlare.
Non usc nessun rumore, ma il Verme si slanci fuori
dalla mia gola e scivol via.
Corsi gi per le scale. Il cemento non lo sentivo neppure.
Ero venuto per Lupo, per far vedere alla mamma.
Ero venuto per i miei duecentomila dollari, per far
vedere alla signora Steele, per prendere Charity, per
piantare campi infiniti di yam. Invece, proprio come
quando ero arrivato, non avevo niente. Avevo lasciato
i soldi nel vano dell'ascensore pieno di topi. Avevo lasciato
Chiosco al fianco di Lupo. Il mio dito avrebbe
voluto spararle via quel suo silenzio solido. Volevo portare
via a Lupo quello che lui aveva portato via a me.
Ma non l'avevo fatto. Perch uccidere era sbagliato, o
perch ero una formica destinata a farsi schiacciare ma
non a schiacciare gli altri?
Corsi fuori dal garage, in Taifa Road, e nella notte
di Nairobi. La strada era dove doveva essere. Io sono
il corriere. Ogni giorno, comincio con niente e finisco
con niente. Cos corro pi veloce.
Corsi senza fermarmi fino al semaforo di Kenyatta
Avenue. Dovetti aspettare il rosso. Quando scatt, un
matatu mi si ferm accanto. Sulla fiancata era dipinta
una donna rotonda vestita di viola brillante. Sotto di lei
c'era scritto: chiesa della salvezza eterna. La musica
che proveniva dal matatu faceva sembrare che fosse lei
a cantare:
Il giorno  finito, prega la notte.
Il buio che mi riempie il cuore  grande.
Nella mia fretta, nella mia fuga.
Domanda sbagliata,
domanda giusta.
Era una canzone da formica. Attraversai di corsa
Kenyatta Avenue prima che arrivasse il ritornello. Il
direttore Edward non era al suo solito posto e cos non
mi tocc la lezione di filosofia mentre correvo dentro
al Livingstone. E comunque alle formiche non servono
le lezioni di filosofia. Il comandamento della formica :
Segui le altre formiche.
Andai in camera mia, bevvi sei bottigliette di vodka
dal frigobar e sentii il dolore dentro, in profondit. Ero
la Formica, non l'Uomo. Quale uomo lascia cadere lo
scialle di sua madre senza raccoglierlo? Mostratemi
l'uomo che non fa giustizia dell'uomo che ha ucciso sua
madre. Mostratemi l'uomo che permette al Coltello di
uccidere sua madre e poi consegna la bianca per l'assassino
di sua madre. Io lo conosco quell'uomo.  un
vigliacco.  una formica.  Bingo Mwolo. Sono io!
Mi distesi sul letto e accesi il televisore. Il cuscino mi
fece un verso come di formiche in marcia. Sotto c'era
un pacchetto rosa di Walkers al Cocktail di scampi.
Aprii il pacchetto e iniziai a mangiare. C'era di nuovo
la telenovela nigeriana su Disgrace, la ragazza di campagna.
Abitava ancora ai margini del villaggio, ma i
capelli avevano cominciato a ricrescerle ed era carina.
L'orfanello che abitava con lei era malato e Disgrace lo
port dal dottore nel villaggio vicino.
Il dottore era un omone grosso e gentile. I suoi occhiali
sembravano finti. Un'infermiera accompagn
Disgrace e il bambino nell'ambulatorio del dottore.
Subito si vide scoccare la scintilla tra il dottore e Disgrace.
La telecamera si concentr sul sorriso di lui e
sullo sguardo felice di lei. Il bambino li guard tutti e
due e toss.
Il dottore tratt il bambino con gentilezza. Gli esamin
la bocca e gli ascolt il petto con lo stetoscopio.
Disgrace tenne stretto a s il bambino, mentre il dottore
gli faceva delle iniezioni. Appena fin, il dottore
mise una manona sulla spalla di Disgrace. Lei  un'ottima
madre le disse. Come si chiama? La ragazza
abbass gli occhi. Grace disse.
Poi Grace alz gli occhi sul dottore e gli disse: Sua
moglie  una donna molto fortunata.
Il dottore fece la faccia triste. Purtroppo mia moglie
 morta parecchi anni fa. Sono vedovo.
Grace sorrise, perch sapeva che il dottore l'amava.
La telecamera inquadr la faccia del bambino: aveva
grandi occhi scuri e tristi. Sapevo cosa stava pensando.
Pensava: Adesso che ha qualcosa di meglio si dimenticher
di me. Quella  l'altra faccia della Mancanza:
sapere cosa avresti potuto avere e poi lasciartelo sfuggire.
Finii le patatine e mi addormentai.
Il Padre Anziano venne nel mio sogno. Non sembrava
alto e forte com'era stato. Anzi, sembrava uno
stecco con la faccia e le mani. Corsi attraverso un campo
viola, inseguito dal Padre Anziano fatto a stecco. Mentre
correvo calpestai uno degli yam che il Padre Anziano
aveva seminato e lo schiacciai. Smisi di correre.
Lo stecco disse: Se uccidi quello che mangi, morirai
di fame. Se uccidi, muori. Poi lo stecco mi colp e mi
sentii in colpa per il seme.
Corsi fino a un albero al bordo del campo viola.
Sotto c'era una brocca piena d'acqua. Cercai di aiutare
lo yam che avevo schiacciato a riprendersi, con l'acqua
che portavo nel cavo delle mani. Ma appena arrivavo
vicino allo yam l'acqua mi colava via. Con il coltello tirai
fuori dalla terra il piccolo yam e lo esaminai. Il guscio
sottile era incrinato. La vita  solo un fragile involucro
sopra la morte. Sapevo che il seme era morto.
Lo stecco mi picchi forte. Se uccidi, muori rugg
con la voce del Padre Anziano, la voce di mille voci.
Afferrai lo stecco, lo ruppi e lo gettai via. Un secondo
dopo prese fuoco e presto divenne cenere. Le sirene mi
riempirono la testa. La polizia veniva a prendermi. Il
Padre Anziano era morto, l'avevo ucciso io. Guardai il
campo viola, alla ricerca di un posto per nascondermi.
Diventai piccolo piccolo e mi nascosi nel guscio del
seme. Qui dentro sar al sicuro pensai. Le sirene
erano dappertutto. I poliziotti calpestarono il campo.
Trovatelo! grid una voce. Era la voce di Gihilihili.
Mi raggomitolai nel guscio, ma Gihilihili mi trov. Sollev
la gamba di legno e frantum il guscio come un
uovo. Paradiso perduto! rugg.
Il dolore mi squarci e mi svegliai. Mi svegliai in un
campo arancione. Si sente bene, signore? chiese Charity.
Mi osservava dall'alto. Io distolsi lo sguardo. S,
sto bene dissi. Ero fradicio di sudore. Cosa vuoi?
dissi. Non volevo che nessuno mi vedesse cos. Mi sentivo
piccolo. Una formica.
La luna e i lampioni fuori facevano somigliare la sua
pelle all'impasto del pane. Strinse le labbra. Sembrava
triste.
Perch sei triste? chiesi.
Signore, volevo salutarla. Ho sentito che domani
andr in America.
Alzai le spalle. Ya dissi. Non c'erano altre parole.
Per una volta, nemmeno Charity aveva altre parole.
Si limit a fissarmi. Volevo che si premesse contro di me
come aveva fatto Chiosco con Lupo. Volevo baciarla.
Volevo tuffarmi sotto la sua coperta del pi soave arancio.
Volevo amare Charity, ma non avevo parole per
dirle quello che c'era nella mia testa. Ci dev'essere una
perdita d'acqua, qui dentro dissi.
Lei cerc di sorridere. E come mai, signore?
Dissi: Be', hai la faccia bagnata.
Si asciug gli occhi con la manica. Mi dispiace. Lei
mi mancher, signore. La strada fuori era silenziosa.
La luna illuminava il mio letto.
Ti stendi qui con me? le chiesi. Lo fece, e quando
Charity mi baci sulla bocca una brutta giornata divent
bella. Il suo bacio mi dischiuse le labbra. Le
raccontai tutto. E appena la dicevo, la verit sembrava
strana. Non le raccontai solo di Hunsa, la signora Steele
e il contratto, e di Gihilihili e la Nyayo House. Le
raccontai anche delle consegne, di Lupo e degli spari.
Le raccontai del St Michael e di tutti i ragazzi che padre
Matthew salvava per i suoi fondi pensione. Le raccontai
della mamma, dei disordini, e che Lupo l'aveva uccisa
perch aveva fatto la spia. Le raccontai del villaggio e
del Padre Anziano e della Madre Anziana che erano
stati uccisi dai ragazzi della banda. Le raccontai di mio
padre che aveva rubato il pentolone della Madre Anziana.
Charity mi ascolt in silenzio. Ma dopo tutto questo,
sei ancora qui disse quando ebbi finito. Tu devi essere
fatto di un fango speciale! disse, e mi chiuse la
bocca con un bacio.
Infilai la mano sotto il materasso e tirai fuori il contratto
giallo di Kepha Kepha. Sulla scrivania vicino alla
finestra c'era una penna nera con la scritta the livingstone.
Come con la Mercedes, l'albergo metteva il suo
nome su tutto: si vede che avevano paura di essere
derubati. Sotto il mio nome, Bingo Mwolo, scrissi e
Charity e le porsi il foglio giallo. Tienilo da conto. 
tutto quello che ho. Non dissi a Charity che il mio
contratto, come me, non valeva niente.
...
.
...
CAPITOLO 52.
...
.
...
SIAFU LA FORMICA.
...
.
...
Cos' una formica? Siafu si alza la mattina, trasporta
i suoi rifiuti e il cibo, e poi fa lo stesso il giorno dopo
e tutti i giorni che seguono, finch muore e torna allo
stesso fango da cui  venuta. Che possibilit ha Siafu?
Ha denti per mordere il piede che la schiaccia, ma cosa
risolverebbe con un ultimo morso prima di morire? A
parte il morso, la schiena e le gambe, la formica non ha
altro. Non chiamatemi Bingo, chiamatemi Siafu la Formica!
Porto roba tutti i giorni. Alla fine di ogni giornata
sono vuoto come lo ero all'inizio. Non ho neppure potuto
mordere il piede che mi pesta. Un pestone della
signora Steele: Piccolo Siafu, dammi il contratto!.
Un pestone di Lupo: Siafu, sei il mio corriere!. Un
pestone di Gambadilegno: Questo  il paradiso per una formica!.
La mamma ha detto Bingo, corri!, poi  rimasta
immobile ed  morta. Chiamatemi Siafu. Sono la formica.
Muoio come vivo: niente con niente.
Dormii ancora, ma senza sogni. Una sirena mi svegli
di colpo. La polizia pensai. Lupo ha chiamato
Gihilihili, e sono venuti a prendermi. Quando potevo,
avrei dovuto ammazzare Lupo; avrei dovuto ammazzare
Chiosco. Adesso sarei libero. Invece non ho fatto
niente. Il Padre Anziano, lo stecco rotto, mi ha insegnato:
Non uccidere mai. Sono Siafu, la formica spaventata; non uccido mai.
Non era una sirena, ma il telefono accanto al letto.
La voce del Thaatima era lenta e controllata. La signora
Steele ti aspetter nella hall alle dieci. Dovrai
scendere con il bagaglio gi pronto e partiremo subito.
Bingo, manca solo mezz'ora. Non parl di colazione.
Adesso che aveva ottenuto quello che voleva, non gli interessava pi.
Bevvi le ultime due bottigliette di vodka rimaste in
frigo, infilai la mia roba nella valigia rossa e lasciai la
stanza. Pi avanti nel corridoio c'era il carrello delle
pulizie. Trattenni il fiato: Charity! Invece era la Cameriera
Brutta Come Un Mattone. Rise appena mi vide.
Quando scesi la signora Steele era gi l, nella hall.
Indossava lo stesso vestito che le avevo visto la prima
volta: bianco con grossi pois neri. I capelli biondi erano
raccolti dietro la nuca. Al collo aveva delle perle bianche,
ai piedi, scarpe nere da puttana. Mi sorrise come
aveva fatto la prima volta all'orfanotrofio, come se fossi
un quadro che non era sicura di volere. Comunque
stavo per andare in America. Forse avrei anche avuto
il pick-up, era nel contratto. Lei inarc le sopracciglia.
Coraggio, Bingo, andiamo a conoscere il tuo Thomas
Hunsa, e poi andremo direttamente all'aeroporto.
Uscii dal Livingstone portando la mia valigia rossa.
Fuori dall'albergo l'aria era calda come un forno e piena
di rumori di cantieri, di traffico, di odore di sudore
e di scarichi diesel. La Mercedes era gi in attesa. Mi
pulsava la testa per il rumore dei cantieri. Il direttore
Edward tenne la portiera aperta e la signora Steele sal
sull'auto. Un fattorino dell'albergo in giacchetta rossa
prese la mia valigia e la mise nel bagagliaio. Fin sopra
quella della signora Steele. Rubare le valigie dei turisti
dai bagagliai aperti delle auto  un vecchio trucco (di
basso livello), cos controllai che il ragazzo chiudesse
bene il bagagliaio. Poi feci per seguire la signora Steele nell'auto.
Mentre stavo per salire il direttore Edward mi tese la
mano, stile uomo d'affari. Arrivederci, signor Mwolo.
Gliela strinsi. Ya, direttore Edward.
Lui continu: Spero che la sua permanenza sia stata
gradevole, signor Mwolo.
Sollevai lo sguardo sul direttore Edward. S, tutto
bene. Ah, una cosa dissi. Potrebbe dire alla cameriera
di notte che c' un ragno nella stanza?
Il direttore Edward sorrise. Lo dir certamente alla
signorina Charity.
La signora Steele mi chiam: Bingo, dobbiamo andare.
Salii sull'auto, ma prima di chiudere la portiera
il direttore Edward disse: Il combattente per la libert
Soweto Plato disse una volta dalla sua cella in prigione:
La parola di un uomo pu esprimere coraggio, ma
l'azione mostra il suo valore. Una prigione  un pezzo
di terra;  l'amore che c' dentro che conta.
Il direttore Edward, l'uomo pi elegante di Nairobi,
avrebbe potuto parlare di filosofia in eterno.
Quando la portiera si richiuse restammo solo io e la
signora Steele e il frastuono di Nairobi. Dov' il suo avvocato?
La signora Steele disse: Scott  andato in aeroporto
a firmare i documenti di spedizione e a fare il
check-in per il nostro volo. Io e te dobbiamo sistemare
il contratto: mi manca ancora la firma del Maestro.
Poi impacchetteremo i quadri e raggiungeremo Scott
all'aeroporto, per partire subito deglut e distolse lo
sguardo verso la nostra nuova vita. In grembo, la signora
Steele teneva lo spesso contratto del Thaatima,
che aveva gi sopra la mia firma e quella del Thaatima.
Le mancava solo quella di Thomas Hunsa. L'auto era
ferma. Mi guard impaziente. Allora, Bingo, dove andiamo?
chiese. Dov' il Maestro?
Hastings risposi.
La signora Steele disse: Autista, ci porti a Hastings.
Ma il signor Alex non si mosse.
Mi sporsi verso di lui e gli urlai Hastings all'orecchio.
Il suo cappello si mosse appena, e subito dopo anche l'auto.
La Mercedes si allontan dall'albergo imboccando Kenyatta Avenue, pi lenta dei pensieri di Tonto George. Dietro di noi si infil un furgone marrone con una grossa scritta DHL sulla fiancata. Sotto le lettere c'era la spiegazione: delivering heavenly love, Noi consegnamo amore divino, perennemente pronto!
Chiss perch, non mi stup che alla guida ci fosse il custode, con la lunga pipa bianca che penzolava dalle labbra rosse. Sembrava occuparsi lui di tutte le consegne importanti.
...
.
...
CAPITOLO 53.
...
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...
La signora Steele incontra il Masta.
...
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...
L'auto era bloccata nel traffico del centro. Guardai
fuori dal finestrino. Le persone - gialle, viola, rosse,
verdi e arancio - ci superavano a piedi. La signora Steele
toss e guardai lei. I suoi occhi, di un blu cos scuro
che non sembravano quasi pi verdi, non dicevano:
Scusa, Bingo, sono un'imbrogliona;  tutta colpa
del signor Steele. I suoi occhi non dicevano: Scusa,
Bingo, sono solo affari. Come tu fai il corriere, io faccio
il mercante d'arte. I suoi occhi non dicevano: Bingo,
l'arte del Maestro vale milioni. Io sono drogata di
changaa. Invece la signora Steele mi guardava proprio
come quando avevo preso la statuetta dalla scrivania
del curatore. Tamburell con le unghie rosse sul grosso
contratto. Bingo, non c' una strada pi veloce?
Urlai al signor Alex: Signor Alex, per Mbagathi
Way, ya!. Dovetti urlarlo tre volte prima che il suo
cappello si muovesse. Era una strada migliore e pi
rapida, passava dietro Kibera, dietro lo stabilimento
farmaceutico, e arrivava fino a Hastings. Pochi minuti
dopo l'auto avanzava lungo la Mbagathi. L'asfalto pieno
di buche fin e cominci una strada di terra battuta
rossa. Costeggiammo lo specchio d'acqua del Nairobi
Dam. Pi avanti vidi Hari il Pazzo ritto sul suo castello
di rifiuti. Sembrava uno stecco scuro su una montagna
nera, un pennone con i capelli in rivolta come bandiera.
Il pennone cacciava le mosche a manate. Pi vicino vidi
i bambini, gli adulti e i cani che scavavano tra i rifiuti. Il
vecchio albero c'era ancora, ma la coda della discarica
gli era strisciata pi vicina. Vidi una cosa che sembrava
un grosso sacco di spazzatura davanti all'albero. Lo
guardai meglio. Il sacco si muoveva... si muoveva piano,
ma si muoveva. Il sacco gigantesco si mosse ancora. A
quel punto, vidi che era umano. Tonto George tirava
un sasso dietro l'altro a Hari il Pazzo. Uno schifo! I
sassi del ritardato non gli arrivavano nemmeno vicino.
A destra! urlai al signor Alex. Giri a destra! urlai
di nuovo, e lui sterz. Continu a guidare fino a quando
gli urlai: Fermo!.
Guardai negli occhi gelidi della mia nuova madre.
Signora Steele, dissi aspetti qui, vado a sentire
dov' il Masta. Prima che potesse dire una parola,
corsi fuori dall'auto fresca di aria condizionata. Il caldo
mi colp come una martellata. Nelle settimane che ero
stato via mi ero dimenticato il puzzo. Ebbi paura di
vomitare.
Georgi! urlai.
Tonto George ridacchi. Corsi da lui. Il suo accappatoio
del Livingstone era diventato grigio. Lo afferrai.
Era troppo grosso da abbracciare tutto, ma lo tenni
stretto lo stesso, la faccia contro il filo elettrico che gli
faceva da cintura. In mano aveva un sasso. Mi batt
contro la schiena, forte. Non sapevo se voleva farmi
male davvero, comunque me lo fece. Tra le pieghe della
faccia cercava di tenere nascosto che era felice.
Tiralo gli dissi.
Lo tir. Non arriv neppure vicino. Io tirai quello
dopo; il mio tiro fu migliore del suo, ma la montagna
di spazzatura era cresciuta. Anche il mio sasso fin lontano.
Hari il Pazzo fece la sua risata folle. Mezzasega d'un
Tappo, ya! grid. Non sai fare un cazzo. Agitava un
giornale mezzo rosicchiato come se fosse un bastone.
Sghignazzava come un matto. Url: Quello stronzo
del tuo amico  un idiota con mezzo cervello. Non
era cambiato niente. Non cambia mai niente, solo la
montagna di rifiuti diventa pi grande. Voi due non
sapete fare un cazzo, non riuscite a colpire nemmeno
un cazzo di autobus. Andate a farvi una sega, piuttosto.
Cos almeno non sbagliate mira! Sghignazz di nuovo
forte e si mise a saltare su e gi da quel pazzo che era.
'Fanculo dissi io.
Raccolsi da terra quattro sassi e cominciai a risalire
la montagna di rifiuti. Georgi guardava. Prendi dei
sassi gli dissi. Stavolta lo becchiamo, quello stronzo.
Il puzzo era tremendo. Camminavo in fretta, e Tonto
George mi seguiva piano. Quelli che frugavano tra i
rifiuti continuavano a frugare: il lavoro  lavoro.
Ci fu un colpo secco dietro di me. Mi voltai. La signora
Steele era scesa dall'auto e aveva sbattuto la portiera.
Url: Bingo, aspetta!.
Oh cazzo pensai. La signora Steele si mise a correre
verso i rifiuti. Bingo, aspetta! grid di nuovo.
All'inizio continuai a camminare. Url ancora Bingo,
ti ho detto di aspettarmi!, e allora mi fermai. Con quel
tono avrebbe fatto fermare un cane che stava cacando.
La signora Steele risal la montagna dietro di me. Aveva
le scarpe alte da puttana e stringeva in mano il contratto.
Persino Hari il Pazzo smise di fare il pazzo e la guard.
Le scarpe della signora Steele la rallentavano. Sprofondava
nella poltiglia nera, eppure era pi veloce di
Tonto George e lo sorpass. Perse una scarpa nella
melma. Cazzo! disse. Si tolse l'altra scarpa e la gett
via. Tre di quelli che frugavano tra i rifiuti alzarono la
testa e schizzarono a prenderla. La signora Steele mi
raggiunse. Aveva il fiatone. Quasi mi sentivo male per
il puzzo, e mi stupiva che lei riuscisse a sopportarlo.
Il contratto era gi macchiato di sudiciume. Aveva la
faccia fradicia di sudore, quasi url: Allora  lui il
Maestro?.
Il mio sguardo segu il suo. Stava fissando Hari il
Pazzo.
I vapori mi diedero alla testa. Vomitai, e poi vomitai
ancora. Mi sedetti. Non riuscivo a respirare. Non dissi
s e non dissi no. Per lo ammetto: annuii.
Prima che potessi parlare, la signora Steele disse:
Bingo, aspetta qui. Scordati che mi lasci fregare da te.
So esattamente di cosa sei capace. Immaginai che i vapori
avessero dato alla testa anche a lei. La pelle bianca
dei suoi piedi era nera di sudiciume. Il bianco del suo
vestito era macchiato di melma, e un po' dei pois neri si
erano uniti fra loro.
Gridai: Signora Steele, aspetti!. Non avevo idea di
cosa avrebbe potuto fare Hari il Pazzo. Ma lei non mi
diede retta. Prosegu, e a ogni passo affondava nel sudiciume
fino alla caviglia. Aspetti! urlai. Lei e il suo
contratto non si fermarono. Aspetti me! dissi. Ma lei
prosegu. Chi ero io per fermarla?
Tonto George mi raggiunse e guard in basso. Aggrott
la fronte e chiuse gli occhi. Grugn.
Va tutto bene dissi.
La signora Steele era vicina al matto. Stagliato contro
il sole gigantesco che aveva alle spalle, la sagoma di Hari
il Pazzo cominci a tremolare. Dissi a Tonto George:
Dobbiamo prenderla. Tonto George mi aiut ad alzarmi
e seguimmo la signora Steele su per il pendio. Ma
eravamo lenti. Camminando io mi appoggiavo a Tonto
George. La signora Steele era quasi arrivata; niente di
tutto questo era colpa mia.
Non ero mai arrivato cos vicino a Hari il Pazzo.
Sembrava una lunga matita: i suoi piedi affondavano
nella spazzatura, la testa puntava verso il cielo. I capelli
erano folli, come se cercassero di scappare lontano da
lui. Aveva quattro denti. I vestiti a brandelli erano neri,
per risplendeva al sole. Le mosche gli svolazzavano
attorno alla testa. Di tanto in tanto le scacciava con il
giornale arrotolato.
La signora Steele raggiunse la cima. Tese la mano
verso Hari il Pazzo. Con la cima della testa non arrivava
neppure alla spalla di Hari il Pazzo. Maestro, 
un piacere conoscerla disse lei. Mi chiamo Colette
Steele.
La sua mano rimase sospesa nell'aria. Hari il Pazzo ci
infil il giornale arrotolato.
Grazie disse lei, come se fosse un fatto normale e
abituale. Gli porse il contratto. Lui lo prese, lo arrotol,
e lo agit in aria. Come se fosse normale.
Ogni respiro mi provocava dolore. Mi misi a sedere
su una cassetta sfondata e rimasi a guardare: ero convinto
che sarebbe stato meglio della TV. Tonto George
si sedette accanto a me. Mi mise la mano sulla spalla.
Ci teneva ancora un sasso: faceva male, ma non dissi
niente. Il sole mi picchiava sulla testa come a dire: Pessimo
amico.
Alzai lo sguardo verso Hari il Pazzo e l'imbrogliona
mercante d'arte. Lo spettacolo stava per cominciare. Si
presentavano bene, tutt'e due. Hari il Pazzo lasci cadere
il contratto arrotolato sulla montagna di spazzatura.
Atterr su un grosso pezzo di plastica azzurra, come se
fosse la sua scrivania. Sollev il braccio destro in aria
e poi apr la mano. Almeno una dozzina di mosche gli
atterrarono sul palmo. Allora chiuse il pugno, abbass
la mano ed emise un ronzio. Poi scagli la mano in direzione
della signora Steele. Le mosche schizzarono fuori
di colpo. Il caldo e il fetore mi facevano girare la testa, i
pensieri diventarono ombre di forme. Non sapevo bene
se Hari il Pazzo avesse parlato o se i rumori di Kibera
fossero diventati la sua voce. Le parole uscirono lente:
Hin, Hin, Hin
Moshouray; Sintah, Hin.
Il ruggito del matto super il frastuono proveniente
dall'altra parte del Muro Est dello slum di Kibera.
Donna! Passo le mie giornate su un mucchio di spazzatura
nera e marcia, con le donne e i bambini che frugano
ai bordi. Loro e i topi scavano fra tutto ci che mi circonda.
Prendono quello che possono. Non temere, per,
perch niente di te va perduto; niente  dimenticato. Ho
scritto tutto. I frammenti della tua vita giacciono attorno
a me. Ne raccolgo uno dopo l'altro. No, non nell'ordine
in cui li vedi, ma nell'ordine in cui sono. Li lancio in
aria; cadono. Li raccolgo di nuovo. Sei sempre tu... in un
ordine diverso, ma sempre tu.
Donna! Io ho visto tutto quello che c'. Attraverso il
campo che ho davanti guardo il tempo. Nel campo vedo
tutto ci che  conosciuto, perch contiene tutta la conoscenza.
L alla mia destra c' il vecchio albero... sempre l.
Le foglie erompono e cadono. Ma l'albero rimane per
l'eternit. L'albero vede tutto. Vede che la conoscenza,
come la luce del sole,  fugace. La conoscenza non ha
inizio, non ha fine, non ha centro. Getta solo un'ombra,
lunga un giorno prima di scomparire.
Hin, Hin, Hin
sette conchiglie
sei galline
Hin.
La signora Steele fissava il matto. Non si mosse, e
neppure si mossero le mosche, puntini sulla plastica azzurra.
Persino quelli che frugavano fra i rifiuti si erano
fermati ad ascoltare. Lui continu:
Hin, Hin, Hin,
Moshouray; Sintah, Hin.
Donna! Suggerire che il tuo scopo  acquisire conoscenza
non ha senso. Per niente. Perch mai il tuo scopo
dovrebbe essere non sapere niente? E cos vieni fin qui
per capire il tuo scopo. Sei all'oscuro proprio come lo eri
all'inizio, una vita fa.
Hai dei dubbi. Hai vergogna... di cosa? Vieni a sederti
accanto a me. Non preoccuparti del sudiciume: eri gi
sporca prima di arrivare qui. Non lasciare che i topi ti
fermino, presto dormiranno. L'odore, dici che ti disgusta?
Hai un profumo migliore? Chi lo dice? Sentiti pure
libera di lasciar cadere i tuoi rifiuti sui miei, ma assicurati
di non averne pi quando arrivi al mio fianco.
Donna, mostrami quanto vali. Non cercare di ingannarmi.
Di sicuro devi avere altro da mostrarmi oltre a
questo, al tuo guscio.
Il frastuono di Kibera continuava. Ma dopo tutti i disordini,
gli stupri e le pistole, Hari il Pazzo era ancora l.
Chi litigherebbe per una montagna puzzolente di rifiuti?
Circondato dai suoi soldati che frugavano tra la spazzatura,
dalle mosche e dai topi, il re della montagna di rifiuti
poteva morire solo quando tutti i rifiuti fossero finiti... e
questo non sarebbe mai successo. Aveva altro da dire:
Donna! No! Non mi deludi, per niente. Del resto mi
aspettavo cos poco. Adesso che ti ritrovi sopra una montagna
di rifiuti, ti chiedi cos'hai cercato per tutti questi
anni. Ieri sembrava tutto disteso a terra davanti a te, ma
oggi non c' pi. Ieri sei forse rimasta delusa? Oppure 
oggi che sei cieca?
Molto tempo fa ti ho dato un filo di seta; chiamiamolo
Destino, una volont sulla quale camminare, che potevi
tagliare, piegare, avvolgere e annodare. Avresti potuto
usarlo per arrampicarti oppure per impiccarti. Avresti potuto
legarlo al filo di un altro, se avessi voluto, o persino
bruciarlo.
Ma sono cieca ti lagni. Tutto quello che ho davanti
 solo un fantasma di luce riflessa. Allora perch darmi
un filo sul quale camminare se non riesco neppure a vedere
dove vado?
Te lo dico io, quello  il Fato. Sei cieca al percorso, alle
colline, alle vallate. Il Fato  la battuta del piede, non il
passo. Il Fato  il serpente lungo il percorso, non la tua
volont che gli si oppone. Il Fato  la caduta, non l'ascesa.
La bocca della signora Steele si mosse, ma non sentii
cosa diceva. Hari il Pazzo sembr diventare ancora pi
alto mentre lei sprofondava tra i rifiuti. Ma il matto non
aveva ancora finito.
Donna! La tua volont  tua. E il tuo scopo? Il fatto
che tu sia cieca a esso, quello  il Fato,
Hin, Hin, Hin.
quattordici conchiglie
otto galline
Hin.
La voce di Hari il Pazzo tacque. In quel silenzio immaginai
cose folli. Il matto, con i capelli in rivolta, se
ne stava ritto in piedi sui rifiuti come se la montagna
di rifiuti fosse il mondo e Hari il Pazzo il re della conoscenza.
Le mosche, una dopo l'altra, volarono via dalla
plastica azzurra. Lo spettacolo era finito.
La signora Steele aveva incontrato il suo Maestro.
Era ora di andare.
La signora Steele aveva ancora in mano il giornale arrotolato
di Hari il Pazzo. Lo pos sulla plastica azzurra
e raccolse il contratto. Risvolt l'ultima pagina del contratto
e disse: Maestro, potrebbe, per favore, firmarmi
questo?. Trasse di tasca una penna e spinse verso di lui
contratto e penna. Hari il Pazzo prese la penna come se
fosse una spada e infilz il contratto. La signora Steele
sorrise. Grazie, Maestro disse. Mi piaceva, era una
che finiva sempre le sue consegne. Come se fosse un
balletto, raccolse il giornale arrotolato e lo porse al
matto. Lui le restitu il contratto. Lei aspett, ma Hari
il Pazzo si tenne la penna. Aveva letto per tutta la vita;
forse adesso avrebbe scritto.
La signora Steele venne verso di me, sorridente, con
il suo contratto in mano. Tonto George mi aiut ad alzarmi
e tutti e tre scendemmo insieme dalla montagna
di rifiuti. Mentre camminavo calpestai frammenti di
rosso, di marroni marci, di gialli sbiaditi, di neri rotti, di
verdi perduti, di azzurri profondi, di argenti opachi e di
viola ammuffiti. Se la vita  colore, lo  anche la morte.
Il vecchio albero guardava un ritardo della crescita,
il suo gigantesco amico e un'elegante donna bianca
che dalla montagna di rifiuti si dirigevano verso una
Mercedes in attesa. L'albero aveva visto crescere i rifiuti
e aveva sentito il matto urlare un sacco di cose.
L'albero sapeva che il mondo era uno strano posto, in
cui il divino si chiamava Pazzo e il sofferente gridava:
 la volont di Dio!. L'albero sapeva che un giorno
si sarebbe visto affogare nella spazzatura dell'uomo.
L'albero era l per sorvegliare l'uomo che distruggeva
se stesso e l'albero che un tempo aveva piantato. L'albero
fa ombra persino all'uomo che ci si siede sotto con
l'ascia in mano.
Le portiere dell'auto sbatterono. Mi girava la testa
per il fetore. Cercai di scacciare dalla mente le migliaia
di voci di Kibera e le parole del matto. La signora Steele
era seduta accanto a me. I suoi occhi erano verdi, come
lo erano stati vicino alla piscina. Era bellissima. Bingo,
ti senti bene? chiese. L'aria condizionata dell'auto aiutava.
Cominciai a riprendermi.
Annuii. Le sue labbra rosso vivo erano tiepide sulla
mia guancia. Bene disse, e io le sorrisi.
Sull'altra guancia sentii dell'impasto molle. Tonto
George. Mi aveva baciato anche lui!
L'auto non si era ancora mossa.
Allora, dov' il suo studio? disse la signora Steele.
La guardai senza capire. Lei strinse il contratto.
Disse: Allora, dov' che dipinge Thomas Hunsa?
Dove sono i suoi quadri?.
Ah dissi io. Pi avanti.
La signora Steele si sporse verso il sedile anteriore
e url Autista! al signor Alex, abbastanza forte da
resuscitare un morto. Il cappello annu e l'auto si rimise
in moto lentamente. Il matto si rimpicciol, un'asta
senza bandiera. Il furgone marrone DHL ci seguiva. Il
custode succhiava ancora la sua lunga pipa bianca di
terracotta, con una spirale sottile di fumo che lo collegava,
attraverso il finestrino aperto, al paradiso.
...
.
...
CAPITOLO 54.
...
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...
Verso Hastings.
...
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...
Strada dopo strada, indicai alla signora Steele il percorso
verso Salome Road a Hastings. Mentre procedevamo,
pi lenti della carne che si decompone, la
testa mi si schiar e il martellare che c'era dentro cess.
Qualsiasi direzione indicavo, la signora Steele la urlava
all'orecchio del signor Alex. Eravamo una bella squadra
e lei adesso era pi contenta, senza quelle sue scarpe da
puttana. Tonto George dormiva.
La signora Steele era rimasta soddisfatta del matto.
Fenomenale disse. Ero felice che avesse ottenuto la
firma sul contratto. Senza la vera firma di Hunsa, la signora
Steele non aveva niente. Non avrebbe mai potuto
vendere i suoi quadri senza un vero contratto, lo aveva detto lei.
Quando il signor Alex svolt a destra in Salome
Road, il dhl marrone era ancora dietro di noi. La casa
di blocchi di cemento di Thomas Hunsa sembrava
quella di sempre. Ne traboccavano vapori di vernice e
quadri. Valgono milioni mi ronzava nella testa come
se ci fosse entrata una mosca. I bambini erano seduti
attorno alla casa di Hunsa come al solito, a dipingere con i colori avanzati.
Un bambino aveva trovato un gatto morto e lo stava pitturando di blu.
Ecco dissi alla signora Steele, e indicai la casa.
La signora Steele url Si fermi!, e la Mercedes ubbid.
Sorrisi. Andare adagio non  sempre un male: lungo il percorso da Kibera avevo escogitato un piano.
...
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CAPITOLO 55.
...
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...
Il piano di Bingo.
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...
Scesi dall'auto per primo. Aspetti qui dissi alla signora
Steele. Vado a controllare che il custode dello
studio abbia i vestiti addosso. Corsi verso la casa
di Hunsa ma, prima che ci arrivassi, ci fu un'esplosione.
Bum! Una donna gigantesca eruppe dalla casa
accanto a quella di Hunsa. Spalanc il cancello di
ferro e caric l'auto. Un rinoceronte. Terrore puro.
Rinoceronte era vestita a strati marrone e arancio che
le svolazzavano attorno a ogni tonfo dei suoi passi.
I capelli erano avvolti in un turbante rosa e oro, gli
occhi erano bianchi e folli. Mi lanci maledizioni che
non avevo mai sentito prima: Che ti pigli il colera,
brutto stronzo!, Che la sifilide ti consumi gli occhi!,
Che di notte i topi ti mangino il cervello!.
E altre che non si possono riferire. Caricava a testa
bassa, come il rinoceronte nel manifesto di un safari.
A ogni passo faceva tremare il terreno. A ogni passo le
rimbalzava il culone. E quando il culone saliva, tutto il resto scendeva.
Url: Sei tu lo stronzetto venuto a dire che la madre dell'Artista  morta.
Volevo urlare No! Sono innocente!, ma era inutile:
ormai mi era addosso. Le tette, come due magli
giganteschi, andavano su e gi a tempo con gli urli.
Chissenefrega di Lupo e del suo sorriso vuoto; chissenefrega
di Cane, chissenefrega di Gambadilegno. Il
Padre Anziano diceva che c'erano sei paure, ma le sue
paure erano stupidaggini. Non c' terrore pi grande
della carica di un rinoceronte. Oh Dio! pregai. Lei
url: Pezzo di merda di topo! Mi svegli in piena notte
e mi dici che la madre di Hunsa  morta. Quando
una delle gambone rivestite di carne cascante batt in
terra, trem persino la Mercedes. Url: Come si fa a
inventarsi che  morta la madre di qualcuno?.
Le storie di madri morte funzionano sempre, ma
non lo dissi a Rinoceronte con le tette a maglio. Hunsa
non aveva mai detto che sua madre era ancora viva!
Rinoceronte url: Sei un porco! Ho cucinato tutta
la notte per l'Artista sollev uno zoccolo in aria e
tutti i vicini hanno cucinato per lui. Sei una merda
di capra. Sei uno schifoso pelo di culo di pecora. Se
potessi farti quello che ho in mente....
Un grugnito pi forte di un tuono interruppe quella
bestiaccia. Non era un normale grugnito da Tonto
George, che di solito somigliava a un Uuuh; questo
faceva pi un Stu. Pensai che forse Tonto George le
stava dicendo stop. Sbagliato! Rinoceronte cambi
bersaglio e si volt verso Tonto George. Il suo fiatone
rallent. Respirava ancora affannosamente dal grugno,
ma adesso parl con gentilezza, quasi una scolaretta.
Stufato, dicevi? Ma certo che l'ho fatto io, quello stufato!
Tonto George grugn ancora, un grugnito nuovo.
Buu! Tonto George le parole le diceva, se voleva qualcosa!
Le spalle di Rinoceronte si rilassarono, e toss quasi
come una signora. Gli enormi occhi lucidi a pignatta si
socchiusero frementi. Davvero pensi che il mio stufato
 buono? disse a Tonto George, manco fosse James
Bond. La Rinoceronte pazza abbass lo sguardo su di
me. Lui s che  un gentiluomo sbuff e mi spruzz
di saliva. Sbatt le lunghe ciglia a Tonto George. Aveva
un sorriso cos grande che avrei potuto infilarci la testa.
Allora, signore disse a Tonto George, girando la
testa come fanno le puttane nei bar. Cosa la porta a Hastings?
Tonto George sorrise. Aveva la bocca grande quasi
come quella di Rinoceronte. Spalanc gli occhi sotto
il grasso. Per la prima volta vidi di che colore erano gli
occhi di Tonto George: due pentole di stufato caldo
di agnello, banana e riso. Ma c'erano anche delle pagliuzze
rosse: peperoncino. Niente parole, stavolta.
Chiamami Mille disse Rinoceronte a Tonto George.
Il corriere finisce sempre le consegne, si sa.
Superai di corsa quelle due montagne d'amore,
passai sotto l'insegna hunsa - masta, pittore di case
e mi infilai in casa dell'Artista. Hunsa era davanti
alla sua tartaruga gialla, a fumare. Quando mi vide
lanci un'occhiata al piatto di bronzo in equilibrio
sul bracciolo della poltrona arancione e la faccia gli
si riemp di gioia. Tak!" Non avevo bianca per lui!
Avevo bisogno che i pensieri di Hunsa fossero fango
umido; avevo bisogno che si fingesse il custode dello
studio dell'Artista, ma la signora Steele arriv troppo in fretta.
Aveva in mano il contratto arrotolato.
Dissi a Thomas Hunsa, a voce alta e decisa: Questa  la signora Steele, ya. E una mercante d'arte americana.
Una buona amica di Gihilihili.
Thomas Hunsa si rimpicciol di almeno due spanne.
Spalanc gli occhi. Le dita si strinsero sull'impugnatura d'osso del pennello.
Gli feci un cenno con la testa. Ya, la signora Steele
conosce bene il capo della polizia Gihilihili. Ha un suo
permesso per prendere tutti i quadri del Masta.
Guardai Hunsa. Ricordi pi paura uguale terrore.
L'impugnatura d'osso trem. Le gambe del Masta tremarono.
Prima del nostro arrivo era felice e contento
in casa sua con la bianca, i quadri e tutti i suoi odori.
Adesso Hunsa mi guard. I suoi occhi dicevano:
Traditore. La sua bocca disse: Tappo, perch l'hai portata qui?.
Risposi: Non avevo scelta. Gihilihili mi ha portato alla Nyayo House. Poi mi ha torturato.
La signora Steele si finse confusa, come se non sapesse di cosa parlavo.
Dissi: Ho spiegato alla mercante d'arte americana
che sei il custode incaricato di tener d'occhio tutti i
quadri. Infatti tu sei il custode, ya?.
I suoi occhi erano ombre d'ombra. Lo dissi pi
forte, per fargli entrare le parole a martellate: Sei
solo il custode. Devi tener d'occhio i quadri. Ya? Non
sei il Masta. Non sei l'Artista. Sei solo il custode.
Una luce - fioca - gli illumin lo sguardo. Cominci
ad annuire, i lunghi capelli arruffati e il resto del
corpo lo seguirono. Disse: S, sono solo il custode.
La signora Steele si volt a guardare la tartaruga
gialla sulla tela: sembrava viva. Spost lo sguardo dalla tartaruga al Masta.
I suoi occhi si posarono sul pennello con l'impugnatura
d'osso e la punta gialla. Sei tu disse senza fiato. Sei tu il Masta.
No dissi io. Lui  solo...
La signora Steele mi interruppe, la voce forte e brusca.
Bingo, sta' zitto! So tutto.
...
.
...
CAPITOLO 56.
...
.
...
Cosa sapeva la signora Steele.
...
.
...
Cos' che sa? chiesi alla signora Steele.
Lei disse: Bingo, adesso piantala! So cos'avevi in mente di fare. So che avevi trovato il Masta scomparso e che tu e padre Matthew volevate vendere i quadri in America appena ci fossi arrivato. Mi stai usando per importare le tele negli Stati Uniti. E poi mi scaricherai come se fossi spazzatura. Bingo, lo so che tu e quel prete vi siete serviti di me fin dall'inizio. La signora Steele mi incener con lo sguardo.
La guardai come se fosse sotto l'effetto della bianca (succede alla maggior parte dei bianchi, di esserlo). La sua faccia da pallida divent rossa. Disse a voce alta: Bingo, so esattamente cos'hai architettato con il prete. So tutto.
Ma cos', matta? gridai. I fumi della spazzatura di Kibera dovevano averle dato alla testa. Se l' assicurato lei, il contratto! dissi. Ho firmato il contratto del suo avvocato, io e il signor Goerlmann, tutto legale! Mi faceva ancora male la pancia, dopo il mio giretto a Nyayo House. Come se la signora Steele non lo sapesse, cosa m'aveva fatto Gihilihili!
La signora Steele continu: E poi hai convinto quel tizio sulla montagna di rifiuti a farsi passare per Thomas Hunsa.
Abbassai gli occhi sui suoi piedi scalzi e sudici di spazzatura. Quella parte era vera. Ma chi avrebbe mai creduto che un pazzo che abita in mezzo ai rifiuti potesse valere milioni di dollari!
La faccia della signora Steele si contrasse per la rabbia.
Bingo, non ti ricordi cosa ti ho chiesto solo pochi giorni fa alla Galleria Nazionale? Te lo sei gi dimenticato?
Feci no con la testa, ma lei and avanti lo stesso.
Bingo, ti ho chiesto che tipo d'uomo vuoi diventare.  davvero questo che vuoi, diventare un ladro e un truffatore, farti strada nella vita a forza di imbrogli?
Amici, puttane, venditori ambulanti e persino bambini sono riusciti a fregarmi. Per mai nessuno come la signora Steele. Le urlai:  lei l'imbrogliona.  lei che vuole fregarmi.  lei che racconta balle! Lo so cos'ha detto al signor Steele in America. Lo so, gli ha detto che appena presi i quadri si liberer di me. Ya! Manco fossi spazzatura!.
La faccia della signora Steele sembrava sul punto di scoppiare. Apr la bocca, ma la richiuse subito. Le sopracciglia si avvicinarono. Bingo, non l'ho mai detto.
La sua voce era pi calma. Di cosa stai parlando? Chi diavolo te l'ha detto?
Pensai alla mia Charity. Amici dissi.
Bingo, quale dei tuoi amici potrebbe mai avermi sentita parlare con il signor Steele?
Esitai. La cameriera dissi. Era in camera sua. Lei mi dice tutto.
La signora Steele inclin la testa. La cameriera ti ha raccontato di avermi sentito dire al signor Steele che i quadri valgono milioni e che volevo scaricarti?
Annuii. Ya... lei mi racconta tutto. Poi lo dissi. Le dissi cos'avevo capito. Ecco perch mi ha scelto al St Michael. Lei  venuta a Nairobi perch sapeva di Thomas Hunsa. Padre Matthew gliel'ha detto a Chicago e lei  venuta. Lei sa che i quadri del Masta valgono milioni. Padre Matthew le ha detto che doveva prendere me, come figlio adottivo, perch sono l'unico che sa dove abita Thomas Hunsa. Lei  venuta qui per i quadri. La odiavo. Non  venuta per me.
La signora Steele rimase in silenzio. La sua faccia
era come una mappa di Kibera, confusione ovunque.
Abbass lo sguardo su di me. Poi si inginocchi per fissarmi
negli occhi. Scosse la testa. No, Bingo, sei completamente
fuori strada. La cameriera non pu avermi
sentito parlare con il signor Steele. Ho divorziato da
lui due anni fa. Gli accordi di divorzio mi hanno assegnato
le due gallerie di Chicago; io e il signor Steele
non ci parliamo da pi di un anno. Ho usato i soldi
ottenuti con il divorzio per venire a Nairobi. Quei soldi
sono serviti per la tua adozione. Sono andata da padre
Matthew perch non sono sposata e nessuna agenzia di
adozione americana mi permetterebbe di adottare un
bambino. La sua voce si fece pi dolce. Bingo, ho scelto te perch credo che tu sia il ragazzo pi meraviglioso di cui essere madre.
Sentii che gli occhi mi si riempivano di lacrime. Dovevano
essere i vapori delle vernici. Cercai di rimettere insieme
i pezzi. Forse era la mia testa, troppo sbatacchiata
fra omicidi, fetore e urli. Mi avevano fregato troppe
volte; non mi fidavo di nessuno all'infuori di me. Ma per
quel preciso secondo mi fidai della signora Steele quanto
mi fidavo della bocca che avevo nella testa.
Mentre guardavo in faccia la signora Steele, la sua
rabbia si sciolse e la pelle torn liscia. Disse: Bingo, 
stata la cameriera a dirmi di aver sentito te che parlavi
con il prete. La cameriera mi ha detto di aver sentito te
dire al prete che i quadri valgono milioni e che volevi
portarmeli via. La cameriera ha detto che tu avevi scoperto
che Hunsa era il Maestro d'Africa perduto.
Guardai oltre la sua spalla. Il ritratto di una donna
azzurra ricambi il mio sguardo. Era inginocchiata in
un campo rosso, scavava la terra a mani nude. Attorno a
lei c'erano tanti semi con due foglioline: ogni fogliolina
era un labbro. La signora Steele continu: Bingo, la
cameriera ha detto di aver sentito te che parlavi con
padre Matthew, e gli dicevi che tu avresti venduto in
America tutti i quadri di Thomas Hunsa e diviso i soldi
con lui. La cameriera mi ha detto che, appena venduto
i quadri e fatto i milioni, tu avevi intenzione di scaricare me come spazzatura!.
 pazza! dissi io.
La signora Steele continu dolcemente: Bingo,
 stata la cameriera a dirmi che stavi cercando di fregarmi.
Mi ha detto di aver sentito tutto quello che dicevi
a padre Matthew al telefono. Mi ha persino detto
che il tuo amico George  rimasto a dormire in camera
con te per progettare tutto il piano.
Tonto George non sarebbe riuscito a progettare
nemmeno di accendere un fuoco!
Parlai lentamente. Signora Steele, io non ho mai
telefonato a padre Matthew.
Charity era l'ingannatore! Adesso capivo perch la
vodka nella mia stanza sapeva d'acqua.
La signora Steele mi guard a lungo e io guardai lei.
Poi sorrise. Credo che la cameriera ci abbia presi in giro.
L'Ingannatore dissi io. Cercai di sorridere. Ripensavo
a Charity che mi baciava via le lacrime dalla faccia,
che mi baciava le labbra salate di patatine, pensavo a
quanto avrei voluto stare con lei in un campo di yam,
stare con lei per sempre. L'Ingannatore! Fu come se si
fosse spento il televisore e dentro di me fosse diventato tutto buio.
La signora Steele disse: Gi, proprio un'ingannatrice.
Mi girava la testa. Perch Charity mi aveva fatto una
cosa del genere? Solo per prendermi in giro? Perch
stavo per andare in America? Perch ero negli affari?
Forse l'aveva fatto come i bambini prendono a calci una
lattina... senza motivo, tanto per fare qualcosa? Me la immaginavo
che rideva di me con la sua amica cameriera,
Brutta Come Un Mattone, e sghignazzavano tutt'e due.
Certe cose contano di pi di imbrogli e fregature.
Feci due passi sul pavimento sudicio del Masta e la signora
Steele mi abbracci. Il suo vestito era morbido
contro la mia guancia e le sue labbra erano tiepide sul
mio collo. Aveva un buon odore, anche se si era arrampicata
sulla montagna di spazzatura di Hari il Pazzo.
Poi mi pos le labbra sulla fronte e mi baci i tre tagli
che mi aveva fatto il Padre Anziano: un bacio dopo l'altro,
una riga dopo l'altra. Il suo calore penetr dentro
di me com'era successo quando ero piccolo e il Padre
Anziano mi aveva intagliato la maschera sulla faccia.
La signora Steele mi tenne stretto contro di s. Avrei
voluto entrarle sotto la pelle, nascondermi per un po'
sotto il suo scialle; solo fino alla fine del mondo... solo
per un secondo di puro e perfetto silenzio.
Bingo, scusami disse la signora Steele.
Non sapevo se aveva capito proprio tutto quello che
provavo, ma ne aveva capito abbastanza. Le parole
mi correvano cos veloci nella testa che non riuscivo
ad acchiapparle. Avrei voluto chiederle scusa anch'io,
ma non ci riuscii. La signora Steele mi stacc da lei e
mi guard. Nei suoi occhi brillavano tutti i colori dei
quadri del Masta. Charity ci ha fregati disse.
Io e la signora Steele... i nostri otri esplosero insieme.
La Malvagit della Cupidigia e la Malvagit della Mancanza
si riversarono fuori da noi, da tutte due. Chi
l'avrebbe mai detto che saremmo finiti insieme, io e
la signora Steele? La signora Steele aveva visto in me
quello che io volevo da lei. Io volevo una madre; lei voleva
un figlio. La signora Steele non era la mia mamma, ma ci andava vicina.
Sorrisi e annuii. Ya, l'ingannatore. Pensai alle storie del Padre Anziano.  quello che ti frega, dell'ingannatore, non sai mai perch lo fa. Lo fa e basta.
...
.
...
CAPITOLO 57.
...
.
...
La societ.
...
.
...
Thomas Hunsa parl. Milioni disse.
Io e la signora Steele: il nostro tempo si ferm in
quell'istante.
Hunsa disse: L'agente prende fino al quindici per
cento. Il Masta prende non meno dell'ottantacinque
per cento. Sorrise e abbass lo sguardo su di me.
Io pensai: Disastro!. Il drogato sapeva leggere.
Hunsa aveva letto il contratto del Kepha e, pi incredibile
che mai, se lo ricordava. Nascono un mucchio di
problemi quando troppa gente sa leggere.
Hunsa torn serio. Disse: Non meno dell'ottantacinque
per cento al Masta. Guard la signora Steele. 
nel contratto. L'ha scritto Kepha Kepha, tutto legale. A
Thomas Hunsa tocca l'ottantacinque per cento. Chiss
come, i suoi discorsi erano tornati in terra. Peccato non
avere un centinaio di bustine di bianca da dargli.
La signora Steele disse: In realt il contratto Kepha
Kepha  stato rimpiazzato da un altro. Porse a Hunsa
il contratto arrotolato del Thaatima. Legga disse.
Masta, avrei solo bisogno della sua firma sull'ultima
pagina. Mi guard inarcando le sopracciglia. Proprio
di fianco all'altra firma.
Hunsa srotol il contratto e gir le pagine. Io seguivo
i suoi occhi scuri: non si muovevano riga dopo riga ma
guizzavano da una pagina all'altra. Guard l'ultima
pagina, scosse la testa e rise. No, questo non lo firmer
mai. I riccioli grigi di Hunsa ondeggiarono. Per
un secondo mi sembr che scuotesse la testa anche la
tartaruga gialla. Il Masta disse: Il mercante americano
ha fregato Thomas Hunsa. Mi hanno dato cinquemila
dollari e hanno venduto quel quadro per settantamila.
Tappo  il mio agente.  cos che funziona.
Allora fra noi scese il silenzio. Io le tesi la mano stile
uomo d'affari. Io e lei siamo soci dissi alla signora Steele.
La sua mano era sporca di nero, della spazzatura di Hari il Pazzo. Mi strinse la mano: niente trucchi, niente inganni, niente imbrogli. Soci rispose.
Non serve un contratto, fra noi dissi io.
La signora Steele sorrise. Nessun contratto.
Aveva funzionato: era ovvio. A me serviva la signora Steele quanto io servivo a lei. Io non avrei mai potuto ottenere una licenza di esportazione da Gihilihili senza la signora Steele. Io non posso vendere niente in America: non sono americano, non sono profumato, non indosso vestiti eleganti, e non ho le tette.
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CAPITOLO 58.
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Bingo lascia Hastings.
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Fuori dalla casa di Hunsa un bambino era seduto vicino
al furgone dhl e ci dipingeva sopra faccine sorridenti
con gli avanzi di colore del Masta. Il custode dormiva
sul sedile del guidatore, e la pipa bianca gli penzolava
dalla bocca come se fosse incollata alle sottili labbra rosse.
Tonto George e Rinoceronte se n'erano andati. Mi
venne in mente un pensiero orribile ma lo scacciai: tanto
nessun letto sarebbe mai stato abbastanza robusto.
La signora Steele se ne stava in mezzo alla strada di
terra rossa a guardare, al di l della Mercedes nera e del
furgone azzurro, altri tre bambini che si passavano una
lattina a calci. Erano piccoli, due maschi e una femmina.
Ridevano tirando i calci. Giocano a pallone
dissi alla schiena della signora Steele, ma lei non parl.
Fissai la sua schiena mentre se ne stava l in mezzo
alla strada rovente. Passarono forse cinque minuti,
forse venti e la vecchia lattina prendeva un calcio dopo
l'altro. Era tutto tranquillo. Delle persone arrivarono,
altre se ne andarono. I bambini giocavano, la signora
Steele guardava. Nessuno andava in nessun posto. Presto
la gente avrebbe cominciato a rientrare dal lavoro.
Mi tolsi le scarpe di pelle nera. Volevo sentire il calore
sui piedi, come la signora Steele.
Vennero dei rumori dalla casa di Hunsa. Sembrava
che spostasse i quadri. Lo faceva spesso, li guardava
uno dopo l'altro. Erano come i suoi figli. Sentii il Masta
che parlava con i suoi figli, un quadro dopo l'altro. La
signora Steele si gir verso di me e parl: Bingo, vieni
con me a scegliere i primi dieci quadri da spedire in America.
Dieci? dissi io. Dovremmo prenderli tutti.
La signora Steele disse: No, Bingo, l'avidit non fa
bene a nessuno. Inondare il mercato lo farebbe inaridire.
Pensai che forse la signora Steele aveva preso un
colpo di calore. Era cos ovvio: Inondare il mercato
casomai lo inzuppa! . La seguii in casa di Hunsa.
Hunsa ci guard mentre io e la signora Steele sceglievamo
dieci dei suoi figli da spedire. Quello no diceva,
uno dopo l'altro. Alla fine la signora Steele scelse
dieci Hunsa di dimensioni diverse. Alcuni erano dipinti
su tela, altri su legno, ma in tutti c'era Hunsa con il suo
bhunna, insieme con una variet di animali e di forme.
Trasportammo i quadri fuori dalla casa e li appoggiammo
contro il muro esterno. Io e la signora Steele
studiammo i quadri nel caldo infernale. Era come se
Hunsa avesse dipinto la vita. Nei quadri tutto sembrava
muoversi: gli animali respiravano, i bhunna dondolavano.
Da levare il fiato disse la signora Steele. Sorrisi.
Alla signora Steele piaceva il porno come a me.
Dalla casa di Hunsa usc un suono. Per un secondo
sembr uno dei grugniti di Tonto George. Ma non lo
era. Era un grido di Mancanza.
Lo sent anche la signora Steele e smise di guardare i
quadri. And al furgone e chiam il custode con un urlo.
Quello si svegli di colpo come se gli avessero appena
attaccato la spina della corrente, ma indovina un po'?
La pipa di terracotta non cadde. Autista, questi quadri
li lasciamo qui. Non sono proprio quello che speravo, in
fin dei conti non valgono niente. Autista, puoi tornartene
a casa. Io e Bingo andiamo all'aeroporto, altrimenti
perdiamo il nostro volo. La guardai come se fosse
impazzita: i fumi di piscio e di vernice le avevano dato
alla testa. Tutti i contratti erano per niente? Tutta quella
storia per niente? Ma ormai avevo imparato a capire
l'espressione della signora Steele. Diceva: Ho deciso.
L'autista non parve sentirla. Scese dal furgone. I capelli
bianchi ondulati sembravano di metallo. La lunga
pipa bianca di terracotta sembrava d'argento sotto il
sole. Quando mi arriv vicino si infil una mano in tasca.
Ragazzo, questa  per te disse. Teneva in mano
una grossa croce d'argento attaccata a una catena e
me la mise al collo. Era pesante. Il custode si chin e
quando parl lo fece a voce bassa.  un regalo di padre
Matthew disse. Padre Matthew dice che tenere al
collo questa croce ti protegger durante il tuo viaggio.
Il suo fiato sapeva di miele.
La signora Steele disse: Come si dice, Bingo?.
'azie dissi io, ma la croce non mi piaceva. Era pesante,
e il corriere non porta niente con s (Comandamento
n. 11). Il custode risal sul furgone e se ne and.
Io salii sulla Mercedes con la signora Steele. Mi voltai a
guardare dal finestrino la casa di Hunsa: i quadri erano
appoggiati al muro, come se i suoi figli fossero stanchi
per tutto quel sole. Aveva ragione lei: stavano bene l.
Guardai la casa di cemento vicino a quella di Hunsa.
Il cancello era chiuso, la porta era chiusa. D'ora in poi
Rinoceronte avrebbe dovuto adattarsi ai grugniti di
Tonto George, patire il suo silenzio da mezzo cervello e
fare in modo che la sua faccia fosse sempre ben nutrita.
Ero geloso. Il sole mi avrebbe picchiato sulla schiena e
Tonto George non sarebbe pi stato l a farmi ombra.
Mentre il signor Alex guidava verso l'aeroporto, pi
lento della polvere, smisi di pensare a Tonto George, a
Hunsa, ai quadri, al custode e alla croce. Mi sedetti pi
vicino alla signora Steele. Dissi: I quadri non valgono
niente?. Lei mi teneva un braccio sulla spalla. Scosse
la testa. Non per noi disse. Odorava di donna e di
spazzatura. Aveva i piedi ancora scalzi, bianchi, neri e
rossi. Guard fuori da un finestrino; io guardai fuori
dall'altro. Mi attir pi vicino. Io gridai perch mi faceva
male la pancia. Bingo, stai bene? chiese. Le dissi
che mi faceva ancora male dopo la storia con Gihilihili
a Nyayo House. Lei fu brava a fingere di non saperne
niente. Inclin la testa. Scott sapeva di questa visita a Nyayo House?
Nelle storie dell'ingannatore non si capisce mai perch
l'ingannatore tira le sue fregature, per un motivo
ce l'ha sempre. Fra noi non c'erano pi questioni di
soldi o di quadri; eravamo solo io e la signora Steele. La
signora Steele mi baci sulla testa, e io capii cos'aveva fatto Charity.
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CAPITOLO 59.
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Il Signore Nzame, Padrone di Tutto, scompare.
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Mboya, moglie di Nzame, la Regina del Cielo, la Figlia del Grande Albero, era arrivata alla fine di una lunga giornata. Era stanca per aver scritto i Libri.
Appena arrivata in camera, conged il suo seguito con il gesto di un ramo. Adesso era sola. Sul tavolino accanto al letto cera una cassa di legno. Entusiasta come lo era tutte le sere, la apr. Ne trasse un ammasso di fili di seta.
Ogni filo di seta era una linea del tempo; ogni filo era uno dei suoi figli. Ogni filo aveva una sua lunghezza, un suo spessore e un suo colore. Ogni filo di seta aveva un inizio e una fine. Ogni filo aveva un odore. Insieme, i fili  formavano la Tela della Vita, di infiniti colori e incomparabile bellezza.
Affond le dita di rametti nella massa e ne tir fuori un filo. Tenendolo alle due estremit lo esamin.
Quello che aveva scelto era il ruvido filo azzurro vivo di un semplice cacciatore. Lo separ da un altro simile e anch'esso azzurro, appena pi lungo, che era suo padre.
Com'era cattivo il cacciatore: non c' da meravigliarsi che suo padre lo picchiasse. Due fili pi corti erano legati a quello del cacciatore: uno d'oro, l'altro verde scuro. Mboya scosse la testa. Che follia, aver legato i loro fili al suo. Li lasci ricadere nel fiume. Tutti quei colori, tutte quelle forme... tutti figli suoi, una bellezza infinita.
Individu un filo che amava particolarmente. Era un filo rosso cremisi che correva avanti e indietro attraverso il fiume. Mboya tir fuori quel filo e lo baci.
Bingo era il suo primo figlio. Li amava tutti, i suoi figli, perch tutti venivano dal medesimo oceano d'amore arancione, ma Bingo lo amava per primo. E un bravo ragazzo disse. Altri fili erano intrecciati a quello di Bingo, ma il suo proseguiva per sempre. Mboya si premette ancora il suo filo di seta sulle labbra e poi lo lasci. Il filo cremisi ricadde nel fiume.
I fili erano semplici: erano legati dal tempo e intrecciati dal fato. Recavano felicit a Mboya.
Mboya tir fuori il suo filo. Era fatto della pi morbida seta marrone che si potesse immaginare. Legato a esso c'erano il filo del vitello rosso che lei aveva sacrificato e quello blu scuro di Fam, suo padre, che l'aveva tagliata con il suo coltello. Ma l'estremit del suo filo si fondeva con un altro, con il viola effervescente del suo signore Nzame, il Padrone dei Padroni, il Signore di Tutto. Avvert la dolcezza del respiro di Nzame, sent l'odore della sua forza. Percep il suo potere e la propria volont di servirlo. Accarezz il filo viola e lo segu, sotto il proprio scialle. Ma c'era qualcosa di strano. Il filo si separ dal suo e and oltre la cassa di noce, oltre il suo scialle e fuori dalla sua camera da letto.
Mboya segu il filo del suo signore fuori dalla camera, attraverso il palazzo divino e fino alla sala del trono. Ma Nzame non era sul suo trono. Il filo del suo signore passava sopra il trono, calava attraverso la Linfa Viola e scendeva fin sulla Terra. Nzame, il Signore di Tutto, era tornato alla Terra. Mboya rimase senza fiato: in fondo al filo vide un grosso ragno nero.
I campi viola rimbombarono di tuono. Mboya sapeva che la colpa era dell'ingannatore: sentiva l'odore del suo alito di miele.
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CAPITOLO 60.
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Aeroporto internazionale Jomo Kenyatta.
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La signora Steele attravers l'aeroporto e io la seguii.
Eravamo entrambi a piedi scalzi. Io portavo la mia valigia
rossa e avevo al collo la croce d'argento.
Il Thaatima ci aspettava vicino al banco della KLM.
Le labbra e la fronte gli luccicavano di sudore sotto le
luci elettriche. I capelli arancione gli sbucavano come
erbacce da sotto il cappello di paglia. Per una volta il
Thaatima sembrava stressato. Parlava a voce pi forte
di quanto l'avessi mai sentito. Colette, manca meno di
un'ora. Dobbiamo sbrigarci.
La ragione per cui le persone si affrettano  perch
sanno di morire. Se vivessero per sempre potrebbero
andare dappertutto senza avere mai fretta. Il Thaatima
era stressato dal tempo. Correva perch temeva la
morte: altrimenti perch avere fretta se ti pagano settecentocinquanta
dollari all'ora? La morte non era una
delle sei paure del Padre Anziano. Il Padre Anziano
diceva: Ha paura della morte chi ha paura della terra.
Mai avere paura di qualcosa che deve essere.
Il Thaatima aveva il fiatone. Bingo, non devi fare il
check-in per la tua valigia.  abbastanza piccola da passare
come bagaglio a mano. Non chiese niente delle scarpe perdute della signora Steele e nemmeno perch
i suoi piedi fossero scalzi e sporchi. Il Thaatima corse
avanti, e io e la signora Steele lo seguimmo.
Arrivammo a un cartello che diceva controllo passaporti.
La signora Steele apr la sua lucida borsetta
nera. Bingo, mi disse ecco il tuo passaporto.
Mi diede il libretto blu con KENYA scritto in oro sulla
copertina. Sfogliai le pagine: erano tutte vuote, tranne
l'ultima. Sull'ultima pagina c'era la foto che mi aveva
scattato la Bruna Racchia al St Michael. Sotto la foto
c'era scritto: bingo mwolo, cittadino del kenya e
sotto data di nascita: 20 novembre 1993. 'azie dissi
alla signora Steele. Adesso ero padrone di me stesso.
La signora Steele mi baci sulla guancia. Prego
disse. Andammo insieme al controllo passaporti. La
croce d'argento mi dondolava al collo mentre camminavo,
e io mi sentivo contento e triste insieme. Avevo
questo ma non quello: la signora Steele ma non Charity.
Il Thaatima mostr il suo passaporto per primo e
pass dall'altra parte. Poi era il mio turno, e poi quello
della signora Steele. Una guardia controll il mio passaporto
e annu. Guard la signora Steele e sorrise. Passammo
davanti a manifesti della polizia contro i reati di
contrabbando di avorio, oro e droga. Sorrisi all'ultimo
manifesto. Ero il pi grande corriere di Nairobi, Kenya,
e probabilmente del mondo. Dopo seguimmo la fila
di persone in attesa sotto un cartello che diceva controllo
di sicurezza. Superato il controllo di sicurezza
sarei stato al sicuro dal mio passato, ma schiavo del suo passaggio.
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CAPITOLO 61.
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Come l'Ingannatore convinse Nzame, Padrone di Tutto, a scendere sulla Terra TRAVESTITO DA RAGNO.
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La costanza non  un colore che esiste in natura. Il cambiamento capita a chiunque, persino al Padrone di Tutto.
Un giorno l'ingannatore si present a Nzame, il Padrone di Tutto, mentre Mboya riposava in camera sua.
L'Ingannatore si era travestito da Bellezza, una forma alla quale sapeva che Nzame non avrebbe saputo resistere.
Il Padrone chiese: Bellezza, cosa vuoi da me?.
Le labbra dipinte di rosso dell'ingannatore risposero: Padrone di Tutto, tutte le lodi sono tue. Tutta la vita  tua. Tutte le meraviglie sono tue. Tutta la bellezza e la magnificenza sono tue.
 cos che parla l'ingannatore: promette fiori alla terra arida.
Nzame era abbacinato. Disse: Bellezza, dimmi cosa desideri!.
Bellezza sorrise. Nzame, Signore dei Signori,  vero che la tua amata Mboya  la Madre di Tutto?
S,  vero rispose Nzame.
 vero che Mboya ama molto i suoi figli?
S,  vero rispose Nzame.
Allora Bellezza disse: Mboya scrive sui Libri che i suoi figli cantano le tue lodi.
S,  vero rispose Nzame. Ricordava quando Mboya gli aveva letto delle lodi infinite innalzate dai suoi figli.
L'Ingannatore continu. Mboya sa quanto Fam ti abbia fatto infuriare e che l'hai sepolto nel profondo di una caverna con un masso gigante a chiuderne la bocca. Mboya teme la tua ira, teme che i suoi figli ti deludano e che tu seppellisca anche loro. Padrone di Tutto, Signore dei Signori: Mboya, la madre di tutti i figli, non ti racconta correttamente le azioni dei tuoi figli.
Nzame disse all'ingannatore: Stai forse dicendo che i Libri mentono? Che Mboya, mia moglie, mi tradisce?.
Bellezza sollev lo sguardo su Nzame, con un terzo occhio che luccicava di malizia. Mboya  la Madre di Tutto. Ama i suoi figli pi di quanto ami te.  questo il destino di tutte le madri. Ecco perch mente.
L'Ingannatore sapeva che Nzame era un padrone geloso e che tutti dovevano amarlo sopra ogni cosa.
La rabbia di Nzame era feroce quanto il suo amore era dolce.
L'Ingannatore disse: Padrone dei Padroni, Onnipotente, Onnisciente, Colui che Tutto Vede, vieni con me sulla terra. Vieni a vedere il male dei tuoi figli.
L'Ingannatore sorrise con le labbra rosse. L'Ingannatore sapeva che il suo padrone avrebbe accettato.
Disse Nzame: Ma se i miei figli mi vedono sulla terra, avranno paura di me e cadranno in ginocchio.
L'Ingannatore finse di rifletterci, poi rispose: Padrone dei Padroni, allora usa un travestimento. Travestiti da ragno. Gli uomini non si inchinano al ragno, ma fuggono da lui. Cos vedrai i tuoi figli quali davvero sono.
L'Ingannatore non voleva schiacciare il suo padrone
Nzame. L'Ingannatore non voleva regnare sulla terra.
L'Ingannatore non voleva Mboya per s. L'Ingannatore non era innamorato di Fam. Nessuno sa cosa vuole l'ingannatore.
Ma  per questo che il Padrone dei Padroni, il Signore di Tutto, si infil il travestimento da ragno, si cal attraverso la Linfa Viola con il suo filo, e venne sulla terra.
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CAPITOLO 62.
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La trappola della polizia.
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I passeggeri che dovevano passare il controllo di polizia
facevano la fila davanti a una grossa macchina che si
chiamava Siemens. Una striscia nera scorreva dentro la
bocca della macchina. Un'agente donna in divisa blu
stava davanti alla macchina. Non era n bella n brutta,
un po' pi vecchia di me, e annoiata. I passeggeri ubbidivano
ai suoi ordini secchi e posavano le loro cose
su vassoi grigi. Dopo che lei aveva appoggiato i vassoi
sulla striscia nera che si muoveva, quelli scomparivano
nella gigantesca bocca della Siemens.
Il Thaatima pass per primo. Dovette tirare fuori il
computer dalla valigetta marrone. Poi mise la penna
d'oro, la cintura, il cappello, le scarpe e il cellulare
su un vassoio separato. Quel posto era il paradiso dei
ladri! Poi pass la signora Steele; lei aveva solo la borsetta
nera. Io ero l'ultimo. Misi la croce d'argento sul
vassoio, da sola: Ges crocifisso da solo. La ragazza mi
disse: Metta la valigia sul nastro, signore. Riuscii a
mettere la valigia rossa sul nastro al terzo tentativo. Sorrisi
alla ragazza, ma lei guardava solo quel nastro nero
che non finiva mai. Una seconda guardia fissava uno
schermo televisivo sulla Siemens. La guardia n. 3 era
dall'altra parte della macchina, dove uscivano i vassoi.
La maggior parte della gente non ha neanche una persona
che si prenda cura di loro: la Siemens ne aveva tre.
Oltre la vetrata erano allineati gli aerei, pieni di
hostess nude che mi aspettavano. Non vedevo l'ora di incontrarle.
C'era un'altra macchina, questa per le persone. C'era
un grosso cerchio bianco di plastica con delle luci sopra;
c'era solo una guardia a controllarlo. Il Thaatima
ci pass attraverso, seguito dalla signora Steele e da me.
Aspettammo vicino alla Siemens i vassoi grigi con
dentro le nostre cose. Il Thaatima si infil di nuovo le
scarpe e il cappello, rimise il computer nella valigetta
e cominci a controllare il cellulare. La penna d'oro
mi strizz l'occhio. La signora Steele recuper la borsetta
nera dal vassoio grigio. Il mio vassoio grigio era
l'ultimo. Rimisi al collo la croce d'argento. Stavo per
riprendere dal nastro la valigia rossa quando la guardia
n. 3 della Siemens fece un passo avanti. Signore
disse. Devo controllare il suo passaporto e perquisire
la sua valigia. La guardia n. 3 aveva un taglio ricurvo sul lato della faccia.
Presi dalla tasca il passaporto, lo diedi alla guardia
n. 3 e sorrisi. Jambo. Faccia pure. La guardia n. 3
apr la lampo della valigia. Ci infil dentro la mano, la
tir fuori e apr il pugno. Sul palmo aveva cinque bustine di bianca.
Andiamo, ya gli dissi. Sono di Kibera. Siamo fratelli.
Lo sai che ce le hai messe tu, l dentro. Io avevo
nove tagli in faccia; lui solo uno. Ma un taglio  un taglio.
Conoscevamo entrambi la sensazione della lama.
All'improvviso la guardia n. 3 url Aaah!, e salt
via dalla mia valigia. Le cinque bustine di bianca caddero.
Il grosso ragno nero della mia camera sbuc dalla
valigia. Il ragno si guard attorno, vide paura ovunque,
fece calare un filo dal tavolo e corse attraverso il pavimento
di pietra bianca. Confusione totale! Gente che
saltava indietro come se il ragno fosse un re. Anche i
passeggeri gridarono Aah! di paura. Ma mentre il ragno
correva via, si avvicin in fretta una creatura molto
pi spaventosa. Clic, clic, clic. Rumore di legno sulla
pietra. Gambadilegno. Lo sapevo senza neppure guardare.
Mi si strinse lo stomaco. Gihilihili si avvicin in
fretta. Tuon alla guardia n. 3: Agente, cosa succede qui?.
La guardia diede il mio passaporto a Gihilihili e disse: Capo Gihilihili, signore, ho perquisito la valigia
del ragazzo. Ho trovato della droga:  un corriere. In un secondo capii tutto. Il custode mi aveva messo al
collo la croce d'argento per marcarmi. La guardia n. 3 era pronta. Gihilihili era in attesa. Era una trappola.
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CAPITOLO 63.
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Ritrovarsi.
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Le gambe mi urlavano: Bingo, corri!. Io corsi, ma in
un attimo delle braccia bianche mi trattennero. Erano
quelle del Thaatima. Il suo profumo sembrava quello di
una ragazza. Mi rovesci sul pavimento di pietra bianca
e mi si inginocchi sopra. Lottai per liberarmi, ma il
Thaatima era troppo pesante. Guardai nell'azzurro
pallido dei suoi occhi umidi e conobbi la paura. Il Padre
Anziano mi raccontava sempre la storia del Leviatano,
un grande pesce che teneva il mondo sulle sue
pinne. Mi raccontava che persino il Leviatano conosce
la paura. Il Leviatano teme il pi piccolo dei pesci, lo
spinarello a tre spine. Quando lo spinarello si aggancia
sulla schiena del Leviatano non se ne va pi; rimane
sempre con il pesce gigante. Lo spinarello non uccide
il Leviatano, ma gli succhia la vita goccia a goccia, per
sempre. Ecco cos'era il Thaatima: ti succhiava la vita
per sempre. Guardai negli occhi il Thaatima e capii la
paura del Leviatano per lo spinarello a tre spine.
Il Thaatima si alz e la guardia n. 3, lo Sfregiato,
prese il suo posto. Si inginocchi dove stava prima
l'avvocato e mi blocc a terra. Era un buon servitore
e le sue braccia blu erano forti. La signora Steele corse
avanti e cerc di togliermi di dosso la guardia, ma il
Thaatima la trascin via. Lasciali stare le disse. La
guardia n. 2 accorse in aiuto. Mi tenne le gambe. Ero
bloccato. Era il fato, non il destino. Gihilihili ticchett
vicino e mi guard dall'alto. Signor Mwolo, non  un
destino celeste che ci ritroviamo?
La signora Steele si copr la faccia con le mani.
Bingo fu tutto quello che disse. Avevo gi visto quella faccia, mille volte, a Kibera. Era la faccia della supplica impotente. Alla gente piace prendersi cura degli altri.
La signora Steele voleva prendersi cura di me. Ma il suo desiderio scorse via come l'acqua attraverso uno scarico. Come tutti gli altri, non ci era riuscita.
Il sorriso di Gihilihili era enorme, da serpente. Signor Mwolo, l'ultima volta che ci siamo incontrati non avevamo parlato del paradiso?
Annuii. Mi dimenai, ma non riuscii a scrollarmi di dosso le guardie. Il peso della guardia n. 3 mi premeva la croce d'argento nella pelle.
Gihilihili continu: Non avevamo detto, signor
Mwolo, che il paradiso  appeso al pi sottile dei fili?
E oggi, signor Mwolo, mi duole dirlo ma per lei il paradiso  perduto.
La signora Steele si fece avanti. Capo Gihilihili cominci. Il Thaatima fece un passo e la trattenne. Era troppo tardi per noi due. Gihilihili mi aveva preso.
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CAPITOLO 64.
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La preghiera.
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Gihilihili ordin alle guardie: Portatelo in cella di sicurezza!.
Quattro braccia blu mi tennero stretto, poi
mi spinsero nella cella n. 5. Le pareti erano azzurro
chiaro. La luce elettrica era forte. Anche l c'erano delle
crepe nel soffitto di cemento.
Le guardie mi scaraventarono per terra e la penna
d'oro del Thaatima, che avevo nella tasca dei calzoni,
mi premette contro la gamba.
Quando le guardie se ne furono andate, rimasi disteso
a guardare le crepe del soffitto. Quasi mi aspettavo
che venisse fuori il ragno, ma non venne. Pensai a
Kibera e al mio vecchio mondo. Pensai all'America e al
mondo che non avrei visto. Pregare  una cosa che fai
quando non c' nient'altro da fare, e cos pregai.
La porta si apr.
Signor Mwolo disse Gihilihili. Le guardie n. 2 e n. 3 lo seguivano.
Io dissi: Dov' la signora Steele?.
Gihilihili rise. Se n' andata disse. In America.
Aveva un completo blu scuro, con delle righine bianche
sottili come le sbarre di una prigione; la cravatta aveva
un disegno verde, giallo e nero, e la camicia era bianca.
La croce d'argento sul bavero scintillava. Gihilihili mi
guard dall'alto. Crede davvero che la signora Steele
la voglia, signor Mwolo?  una mercante d'arte. I
quadri vanno in America e lei resta qui. Sollev il mio
passaporto. Il suo destino  mio. Alz gli occhi al soffitto
e mosse la mano in aria. Signor Mwolo, ora forse
capisce quante fuggevole la promessa del paradiso.
Aspett che avessi capito.
Un pensiero mi strisci in testa, senza che riuscissi
a fermarlo: la signora Steele mi aveva fregato. Volevo
fidarmi della signora Steele almeno quanto un uccello
vuole fidarsi del battito delle proprie ali. Gihilihili mi
guardava come se potesse leggermi nella mente. Il pensiero
esplose, incontrollabile, sbatacchi dappertutto:
 un'imbrogliona!  un'imbrogliona!  un'imbrogliona!.
Adesso che la signora Steele aveva saputo
dove abitava Hunsa, io non ero pi niente. Avevo raccontato
alla signora Steele della morte della mamma e
lei ne aveva approfittato: profumo, tette e un bacio. La
signora Steele mi aveva fatto sentire che qualcosa gi
morto dentro di me riprendeva a respirare; tutti hanno
bisogno di una madre. Avevo bisogno dell'amore della
mamma come un albero ha bisogno dell'acqua. Avevo
infranto il tredicesimo Comandamento n. 13: Corri da
solo. Guardai il sorriso calvo di Gihilihili, annusai il suo
profumo da uomo, e conobbi il terrore.
Ma io non ho fatto niente di male dissi a Gihilihili.
Non trasportavo la bianca.
Le sopracciglia sottili di Gihilihili si inarcarono.
Ah no? Davvero? chiese. Non  quello che mi
hanno detto. Si volt verso le guardie alle sue spalle.
Perquisitelo ordin.
Lo Sfregiato mi spinse contro il muro, pi forte del
necessario, e mi perquis. Trov la penna d'oro del
Thaatima e la consegn al suo capo.
Gihilihili si fece scivolare la penna nel taschino della
giacca e scosse la testa. Signor Mwolo, cosa dobbiamo
fare con lei? Se i cancelli del paradiso si aprono quando
le buone azioni di un uomo superano quelle malvagie,
di sicuro resteranno chiusi per lei. Gihilihili venne
verso di me: il suo profumo si sentiva forte. Mi sussurr
lentamente all'orecchio, in modo che avvertissi il
suo fiato addosso: Bingo Mwolo, io la canceller. Si
schiar la gola. Ovviamente, dopo averla purificata.
Come un uccello in trappola, irrigidii le spalle. I
miei occhi guizzarono lungo le pareti azzurre come se
ci fosse un cielo in cui volare. Ma non volai. Perch se
anche avessi provato a correre nella cella n. 5, non c'era nessun posto dove andare.
...
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CAPITOLO 65.
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L'ombra di una preghiera.
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...
La porta sferragli e l'ombra scura di Dio, padre Matthew,
entr nella cella. La tonaca nera da prete arrivava
al pavimento. La croce d'oro che portava al collo era la
pi grossa che avessi mai visto. Nella sua ombra brillava
qualcosa di bianco con grossi pois neri. Bingo!
grid la signora Steele, e corse da me. Mi si premette
contro. Io non la strinsi. Non volevo il suo falso amore
vivo dentro di me. Terzo, entr il Thaatima.
Padre Matthew parl, e la sua voce era lenta e profonda.
Eccoti, Bingo. Sono contento di vedere che
sei vivo e stai bene. Il prete guard Gihilihili, il suo
inviato speciale per il paradiso. Capo Gihilihili,  poi
riuscito a individuare l'oggetto che avevo perduto?
Certo si ricorder che in Matteo 16 si dice che tutto
ci che avrai perduto sulla terra sar perduto nei cieli.
Adesso capivo perch padre Matthew prendeva cos
tanto sulla terra, per poterne disporre per sempre in cielo.
Gihilihili rispose: Sua Santit, la mia discussione
con il signor Mwolo  appena cominciata. Stia sicuro,
Santo Padre, il ritrovamento di ci che ha perduto sar
il guadagno del cielo.
Il Thaatima li interruppe. E, Samuel, ha per caso ritrovato
la mia penna d'oro che il ragazzo aveva preso?
Gambadilegno si mise la mano sul rigonfiamento
nel taschino della giacca e disse: Signor Goerlmann,
le mie guardie hanno appena perquisito il ragazzo, ma
purtroppo la sua penna non  stata ritrovata. Gihilihili
mi guard. Sapevo che dovevo stare zitto. Il Thaatima
aveva perso la sua penna, ma io non avevo idea di cosa
avesse perso il prete. Gihilihili aggiunse: Immagino,
signor Goerlmann, che quella penna abbia un valore sentimentale.
Il Thaatima rispose: S, la penna ha per me un
grande valore sentimentale. L'avvocato sospir e poi
guard la donna che gliene avrebbe procurato un'altra.
Signora Steele, adesso dobbiamo proprio andare. Il
nostro volo sta imbarcando.
La faccia della signora Steele era color dell'avorio,
le labbra rosse serrate. Scott, sembra che tu conosca
piuttosto bene il dottor Gihilihili.
Il Thaatima divent rosso come il suo rossetto, ma fu Gihilihili a parlare: Mia cara signora, condividiamo l'amore per la verit.
La signora Steele guard Gambadilegno e disse: Dottor Gihilihili, pu dirmi per cortesia quali sono le accuse a carico di Bingo?  evidente che non ha lui la penna del mio avvocato, e abbiamo fretta di prendere quel volo.
Ero perplesso. La signora Steele non aveva pi bisogno di fingere: sapeva dove trovare Hunsa e prendere i quadri. Io ero stato arrestato e presto sarei finito in un sacco ai piedi di Hari il Pazzo. Non valevo pi niente.
Gihilihili le sorrise. Mi rattrista dire, signora Steele, che il giovane Bingo  stato sorpreso a contrabbandare droga.
La signora Steele ribatt: Davvero?.
Gihilihili disse: Purtroppo s, mia cara signora.
In tal caso, capo Gihilihili, dov' questa droga? Vorrebbe cortesemente mostrarmi le prove?
Gihilihili si rivolse alla guardia n. 3: Agente, mostra alla signora la droga che hai sequestrato.
Lo Sfregiato si infil le mani in tasca. La sua cicatrice divent rossa. Si frug di nuovo in tasca. Alz le spalle. Signore, la droga deve essermi caduta durante la lotta.
L'occhiataccia che Gihilihili scocc alla guardia non suggeriva certo una promessa di paradiso. Mia cara signora, le prove sembrano essere temporaneamente irreperibili. Si schiar la voce. Anche se sono certo che ne troveremo senz'altro.
La signora Steele gli rispose: Bene, capo Gihilihili, se non ci sono prove contro di lui, io e mio figlio abbiamo un volo da prendere. Mi afferr per un polso.
Vieni, Bingo.
Padre Matthew parl: Signora Steele, aspetti, la prego. C' dell'altro.
Dell'altro? disse la signora Steele.
Il prete parl: Signora Steele, sono stato recentemente informato che Bingo Mwolo  un ladro, un delinquente comune.  una tragica conseguenza dei traumi subiti nel corso della crescita, per purtroppo  vero, glielo posso assicurare.  triste ammettere che sono situazioni con cui al St Michael abbiamo a che fare fin troppo spesso. Bingo non deve difendersi soltanto dall'accusa di trafficare droga, ma ha anche rubato una grossa somma di denaro alla chiesa. In effetti molti bambini ne soffriranno, se i fondi che ha rubato non mi verranno restituiti. E perci necessario che il capo Gihilihili ponga rimedio al suo reato, prima di permettere a Bingo di lasciare il territorio del Kenya.
Gihilihili interruppe il prete: Il mio servizio  solo la volont di Dio.
Padre Matthew prosegu: Signora Steele, inutile
dire che si tratta di una questione molto seria. Le assicuro
che non avrei certo interferito con i suoi programmi
di viaggio se non fosse per una giusta causa.
Per lei sarebbe disastroso scoprire che il ragazzo preso
in adozione al St Michael  un delinquente. Si interruppe
per dare il tempo alla signora Steele di pensarci.
Signora Steele, lei certo ricorda la nostra politica nessun
ragazzo lasciato indietro.
Gli occhi della signora Steele si stavano gonfiando di
lacrime. Scosse la testa.
Il prete toss. Molti dei nostri ragazzi del St Michael
hanno vissuto negli ambienti pi aspri e difficili e c'
dunque bisogno, di tanto in tanto, di un nostro intervento.
Il nostro timore pi grande  che un genitore
amorevole possa trovarsi alle prese con un ragazzo
indomabile. La nostra politica al St Michael prevede
pertanto che se per qualche ragione l'adozione dovesse
rivelare malvagit impreviste, o un'anima immonda,
il genitore ha il diritto di adottare un altro dei nostri
bambini, tutti egualmente bisognosi, senza alcun costo
aggiuntivo. Se neppure questo dovesse essere di sua
soddisfazione, ha la libert di chiedere il completo rimborso
di tutte le spese sostenute, meno la percentuale
nominale del quindici per cento per i nostri servizi.
Percentuali. Me le ricordavo da mio padre il giocatore.
Appena qualcuno parla di percentuali, tutti cercano
di calcolare di quanti soldi si tratta. Mi guardai
attorno nella cella e feci i miei calcoli in fretta: la signora
Steele, falsa madre; padre Matthew, falso Dio; Gihilihili,
falsa polizia; il Thaatima, falsa legge. I numeri sono veri,
tutto il resto  falso. I numeri erano la mia unica possibilit.
Mentre loro pensavano alle percentuali, io corsi.
Bingo! url la signora Steele. Era come se dalla sua
bocca fossero usciti dei fili, che mi fecero inciampare.
Riuscii a mettere solo un piede fuori dalla cella. Bingo,
fermati! url di nuovo. Il suo urlo avrebbe solidificato
il cemento. Ubbidii; non potevo farne a meno. Bingo,
torna subito qui. Rientrai. Gli occhi verdi della signora
Steele fiammeggiavano. Sta' fermo l! disse.
La signora Steele guard il prete. Padre Matthew,
allora mi dica, a lei cos'avrebbe rubato Bingo?
Il prete era immobile. Signora Steele, questa  una
faccenda che non la riguarda.
Lei fece un passo verso il prete. Le pulsava la gola,
aveva le labbra tese, gli occhi spalancati. Bingo  legalmente
mio figlio, e io voglio sapere cosa avrebbe
rubato.
Il prete deglut. Bingo ha rubato una valigetta che
mi appartiene. Fece una pausa. Contiene la totalit
dei fondi del St Michael per la lotta all'AIDS.
Le labbra della signora Steele cominciarono a sorridere.
Ah s? Gli imbroglioni si riconoscono fra
loro. Guard me, inarcando un sopracciglio sottile.
Bingo? chiese.
Non ho mai fatto niente di male le dissi.
Lei disse al prete: Qualcuno ha visto Bingo che
prendeva questa valigetta?.
Il lungo corpo di padre Matthew non si mosse sotto
la tonaca nera, e la faccia gialla rimase impassibile.
Non direttamente disse all'aria sopra la testa della
signora Steele.
E se Bingo avesse effettivamente preso la valigetta,
adesso dove sarebbero quei soldi? Sta lasciando il paese
solo con una piccola valigia, che  gi stata perquisita
dalle guardie di sicurezza. Sono certa che l'insegnamento
di Dio, o quanto meno le leggi del Kenya, prevedano
che Bingo  innocente finch non si dimostra
la sua colpevolezza. La signora Steele guard il
Thaatima - nessuna risposta - e si gir verso Gambadilegno.
 corretto, capo Gihilihili?
Il sorriso di Gihilihili si spense. In effetti s, mia cara
signora disse alle sue tette. Fino a un certo punto.
Gli occhi di catrame del prete si puntarono su di me.
Bingo, figliolo, tutto quello che ci interessa  la valigetta
con i fondi per l'AIDS. Appena troviamo la valigetta
sarai libero di lasciare Nairobi. Vedi, Bingo, io so
che sei stato l'ultimo a vedere Zio Jonni prima della sua
improvvisa scomparsa. Sappiamo anche che la valigetta
era sotto la sua custodia, e da allora  sparita.
La signora Steele mi guard. Bingo? chiese di
nuovo. Digli quello che vuole sapere.
Stavo per negare tutto, ma l'arte della corsa sta
nell'individuare una via di fuga libera. Ce l'ha Zio
Lupo dissi al pavimento. Il' vino di palma bevuto
dall'Otre della Vendetta  dolce.
La voce del prete si fece pi forte. Questo  davvero
strano. Zio Lupo dice che la valigetta era sparita
subito dopo che Zio Jonni fece una pausa  andato
in vacanza.
Io dissi: La valigetta da uomo d'affari con dentro i
soldi  da Lupo. E l nel suo palazzo, al 19B. So dove
l'ha nascosta. Lupo non ve lo dice perch  lui che ha
ucciso Capo Jonni, non i Manab. Mi avvicinai a padre
Matthew e mi inginocchiai ai suoi piedi come ci aveva
insegnato a fare la sadica suor Margaret davanti a Ges.
Padre, Lupo ha detto che mi ammazzava se glielo dicevo.
Le scarpe del prete erano marroni. Gliele baciai.
Sapevano di lucido e di terra.
Sentii la mano del prete sopra la testa. Alzati, figliolo
disse.
Guard Gihilihili. Samuel, potrei chiederle di andare
a parlare con Zio Lupo a casa sua? Se dovesse
trovare l la valigetta, potrebbe farmi la cortesia di telefonarmi
subito?
Gihilihili sembrava compiaciuto. Farei di tutto per
i bambini disse.
Il Thaatima li interruppe: Signora Steele, dobbiamo
andare.
Padre Matthew disse alla signora Steele: L'indagine
del capo Gihilihili non dovrebbe richiedere pi di qualche
ora. Bingo dovr restare qui finch la questione non
sar risolta. Non  cos, capo Gihilihili?.
Gihilihili conferm: Indubbiamente.
La signora Steele rispose: Allora io e Bingo aspetteremo
al Livingstone Hotel. Si rivolse al Thaatima.
Scott, tu prendi pure il volo. Ovviamente io devo restare
finch non si risolve tutto. E, Scott, prima che tu
parta, avrei bisogno di un piccolo favore.
Qualunque cosa disse lui sollevato. Non credo che
all'avvocato piacesse il Kenya, e neanche i kenyani.
Potresti darmi il numero di telefono del nostro
contatto alla dogana di Chicago? Devo chiamarlo per i
quadri. Ho guardato altre opere del Masta e ho senz'altro
preso la decisione sbagliata. Abbass lo sguardo
su di me. I suoi occhi erano dolci, e dubitai dei miei
dubbi su di lei. Scott, chiamer la dogana di Chicago
per annullare l'ispezione della cassa.
Il sorriso del Thaatima era sincero; quadri o non
quadri, lui il suo compenso l'aveva avuto.
Senza che gli fosse richiesto, padre Matthew offr a
Goerlmann una penna a sfera col cappuccio azzurro.
L'avvocato la prese e scrisse un numero su un cartoncino
che consegn poi alla signora Steele.
La cella n. 5 cominci a vuotarsi. Il Thaatima si
affrett verso il suo volo. Padre Matthew and a pregare.
Io e la signora Steele uscimmo dall'aeroporto e
tornammo al Livingstone. Gihilihili disse alla guardia
n. 2 di andarsene, ma fece restare Sfregiato. Gihilihili
voleva discutere con lui delle prove perdute, le bustine
di bianca che erano sparite. Sospettavo che lo Sfregiato fosse sul punto di scoprire la perdita del paradiso.
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CAPITOLO 66.
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Di nuovo al Livingstone Hotel.
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Fuori dall'aeroporto era notte. La notte di Nairobi ha
un odore speciale: di benzina, sporcizia, sudore e morte.
Soffiava un vento caldo. Aspirai l'odore della vita. Un
taxi accost e ci salimmo. Avevo imparato che non sarebbe
stato il fato a decidere il destino del Thaatima, ma
la signora Steele. Fece il numero che il Thaatima le aveva
scritto sul cartoncino bianco. Buongiorno,  l'agente Kai
Rasmussen della dogana di Chicago? chiese. Mi scusi
se la disturbo. Sono Colette Steele. So che  l'agente che si
occupa con tanta efficienza delle importazioni per conto
delle gallerie Steele di Chicago. Volevo solo informarla
di un problema in arrivo. Guard me mentre parlava.
Il mio avvocato, Scott Goerlmann, sta per atterrare a
Chicago, proveniente da Nairobi. Dovrebbe controllare
la sua valigetta a mano all'arrivo. Abbass gli occhi sui
propri piedi sporchi. Vede, agente Rasmussen, il signor
Goerlmann soffre di una terribile dipendenza dalle droghe,
e mi auguro che il suo intervento possa aiutarlo.
Rimase in ascolto per qualche secondo e poi chiuse la
chiamata. Mi guard e sorrise. Bingo, non scordartelo
mai: i tuoi piedi possono anche essere veloci, ma le mie mani lo sono di pi.
La guardai, confuso.
Bingo, quelle cinque bustine bianche sono magicamente
finite nella valigetta del signor Goerlmann.
La signora Steele: che imbrogliona! Le dissi: E in
prigione il signor Goerlmann non pu mettere in conto
settecentocinquanta dollari all'ora.
Inarc le sopracciglia. Credi che sia per questo che
ho chiamato la dogana? Per risparmiare settecentocinquanta
dollari all'ora? Bingo, sta' pur certo che quello
che non mi fa pagare un avvocato, me lo far pagare
un altro. La signora Steele mi guard e scosse la testa:
aveva i capelli arruffati e spettinati. No, Bingo. Era
seria in faccia: A volte certe cose vanno fatte e basta.
Bingo, nessuno pu toccare mio figlio.
Io e la signora Steele guardavamo ognuno davanti a
s, in silenzio, mentre il taxi procedeva. Io stavo pensando
che la signora Steele era proprio il mio tipo di
imbrogliona. Il traffico notturno scorreva veloce. Mi
voltai verso la signora Steele. Sul serio, che ne sar
dei quadri di Hunsa? So che valgono milioni e che gli
americani li comprano come pazzi. Lo so che mentiva
quando ha detto che erano spazzatura.
Lei scosse la testa. Bingo, io sono venuta in Kenya
per trovare un figlio. Ho avuto quello che volevo.
Ma Hunsa  un genio.
Lei mi guard. I quadri sono dove dovrebbero essere,
e io sono dove dovrei essere. Mi baci sulla testa e mi
cinse con un braccio. Io mi strinsi a lei e mi sentii bene.
Arrivammo in citt e passammo davanti all'Uhuru
Park, dov'ero andato tutti i giorni con i ragazzi del St
Michael. Alzai lo sguardo sulla signora Steele: Ma lei
ha il quadro di Hunsa che le ho dato io. Vale milioni:
gi solo con quel quadro ne  valsa la pena.
Lei si mise a ridere: Oh, Bingo, dacci un taglio! Anche
solo per averti qui accanto a me, ne  valsa la pena.
S,  stato un buon affare. Capito come fa la signora
Steele a rigirare le cose? Passammo davanti a un club
che si chiamava d'Avinci: avevo consegnato bianca al
portiere un centinaio di volte. Eravamo vicini al Livingstone.
Quando il taxi si ferm a un semaforo rosso dissi:
Signora Steele, anch'io ho una cosa che devo fare.
Scesi dal taxi e corsi via prima che potesse fermarmi.
Sapevo quanto ci avrebbe messo Gihilihili a insegnare
il paradiso a Sfregiato. Io potevo arrivare in Taifa
Road molto prima che ci arrivasse il capo della polizia per parlare con Lupo.
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CAPITOLO 67.
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FAMIGLIA.
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Famiglia grid Lupo quando entrai nel 19B.
Tappo! Come ai vecchi tempi, amico, che bello rivederti!
Famiglia, ya. Sorrise un sorriso senza denti. I
suoi occhi si abbassarono sulla mia mano. Ci tenevo la
valigetta di Capo Jonni, coperta dalla polvere del vano dell'ascensore.
Entra, Tappo disse Lupo. Chiuse la porta dell'appartamento
alle mie spalle. Chiosco non era in circolazione.
L'aria condizionata era accesa. Lupo aveva
addosso calzoni corti e una maglietta con la scritta
armani sul petto. Il mucchietto di bianca sul tavolino
di vetro si era ridotto alle dimensioni di un pugno. Ne
uscivano delle linee come capelli arruffati e c'era una
lama di rasoio, pronta per chiunque ne avesse avuto
bisogno. La pistola di metallo verde di Lupo era di
nuovo dove doveva stare, stretta nella sua mano.
Signor Lupo, capo, sono venuto a consegnarti
questa dissi. Sollevai la valigetta. Io sono il tuo corriere
e tu sei Lupo, il mio capo, ya. Feci un sorriso
falso e guardai i suoi piedi nudi. Signore, voglio essere
ancora il tuo corriere.
Lupo mi guard. Non mi credeva, per non capiva.
I numeri sul suo braccio, 14362, si incresparono mentre
cambiava la presa sulla pistola. Allora non ci sei
andato, in America? disse. Rivuoi il tuo vecchio lavoro?
Cosa ci fai qui? Rise. Quella stronza americana ti ha mollato?
Gi, quella stronza mi ha scaricato. Gli mostrai la
valigetta. Prendila, signore, per favore, signor Capo
gli dissi. Quando ho visto che Capo Jonni era morto,
ya, ho visto questa valigetta in camera da letto e l'ho
nascosta. Aspettai che capisse. Per adesso l'ho riportata
indietro e non me la sono tenuta perch il capo
sei tu... sei sempre il capo. So qual  la punizione per un corriere che ruba.
Lupo si volt verso la camera da letto. Dominique,
vieni fuori e senti questa. Tappo ha un regalo per il bambino.
Priva d'espressione, nuda e gonfia, Chiosco usc
dalla camera camminando a gambe larghe. Si ferm di
fianco a Lupo, e i suoi occhi vuoti mi guardarono.
Controlla i soldi che ci sono dentro le disse Lupo,
accennando alla valigetta che tenevo in mano.
Chiosco prese la valigetta e si sedette sul divano. Le
serrature d'ottone scattarono per mostrare il campo
verde che c'era dentro. Lupo guard. La pistola rest
puntata dritta su di me.
Gli occhi di Chiosco si sollevarono sul suo padrone.
Uccidilo disse.
E un buon corriere. Tappo ha sempre corso per me.
Lei scosse piano la testa. Quale uomo pu fidarsi di
uno che punta una pistola contro la sua donna.
Lupo mi guard e spalanc gli occhi.
Io feci segno di no. No gli dissi. Non uccidermi.
Uccidilo ripet Chiosco.
L'aria condizionata si spense con uno scatto. Faceva gi freddo abbastanza.
Quando la mano di Lupo si serr, i numeri sul suo
braccio risaltarono. Lo vidi nei suoi occhi. Laggi, nella
caverna della sua malvagit, c'era Fam. Lupo era posseduto
dalla malvagit come altri sono posseduti dalla
bianca. Io non so se Lupo amava la malvagit che aveva
dentro o la odiava. Dentro a tutti gli uomini, l'odio e
l'amore per se stessi si bilanciano in equilibrio precario.
Una lieve spinta da una parte fa succedere il Destino
n. 1; dall'altra, il Destino n. 2.
Lupo disse: Allora, Tappo, perch non devo ucciderti?.
Capo, l dentro c' solo met dei soldi. L'altra met
l'ho nascosta. Per tutta la vita avevo suddiviso i soldi
che possedevo. Mi aveva salvato la vita!
Lupo and verso la valigetta e guard tutto quel
verde. Conosceva il denaro quanto me. Dissi: Nella
valigetta cerano duecentomila dollari. Adesso ce ne
sono solo centomila.
Lupo mi guard e annu. Non sei stupido come
sembri. Dov' il resto?
Nascosto dissi. Te lo porto domani. Voglio solo
che mi dici che posso essere ancora il tuo corriere, come
sempre guardai Chiosco e che non mi ucciderai. Il
resto dei soldi era nel vano dell'ascensore. A meno che
ai topi non piacesse fare spese, laggi era al sicuro.
Come faccio a sapere che domani torni? disse Lupo.
Sorrisi. Signor Lupo. Tu sei dappertutto. Tu sei il
capo, io sono il corriere. Puoi trovarmi ovunque. Naturale che torno.
Si volt verso Chiosco. Lei non reag.
Torna stasera disse Lupo.
E poi sar ancora il tuo corriere? Spalancai gli
occhi, come un bambino.
Il suo naso si allarg, la mano si rilass e lui annu.
Sissignore! dissi. Proprio come ai vecchi tempi.
Siamo una famiglia dissi io.
Con la pistola mi indic la porta, e io uscii vivo dal 19B.
Aspettai fuori dal palazzo di Taifa Road per meno di
dieci minuti prima che arrivassero tre macchine della
polizia. Gihilihili scese dall'ultima.
I lupi non sono nati per volare, e Lupo non ci aveva
mai neppure provato. Cadde proprio nel buco del
cantiere di Taifa Road. Il suo corpo frantum le assi di
legno su cui atterr. Lo guardai dall'alto, e capii quale
delle paure del Padre Anziano era falsa: la paura che ha
il cane del bastone del padrone  falsa. I cani non hanno
paura dei bastoni; il cane si limita ad accucciarsi davanti
al bastone con cui il padrone lo picchia. La verit  che
il padrone  lo schiavo del bastone: senza bastone il padrone
non pu fare male al suo cane. Senza bastone il
padrone non pu comandare. Guardai Lupo, un uomo
spezzato su legni spezzati. Presto sarebbe stato cibo per
i cani. Ecco cos'era Lupo senza la sua droga, i suoi soldi
e la sua pistola: solo cibo per i cani. Avevo la bocca
amara. Guardai Lupo dall'alto e sputai su di lui.
I miei pensieri furono schiacciati dal frastuono.
All'inizio pensai che Mboya avesse fracassato il suo
pentolone in un gran tuono. Ma non era quello. Lo
schianto era Chiosco che piombava nella buca del cantiere,
lei, Lupo e il loro bambino sarebbero stati una famiglia
per sempre, tre macchie al sicuro sotto l'asfalto.
Gihilihili usc poco dopo dal portone del palazzo, con
la valigetta di Capo Jonni in mano. Lupo non avrebbe
mai potuto dirgli dov'era finito il resto dei soldi di Capo
Jonni. Non venite a Nairobi per cercarlo: adesso quei
soldi sono ben nascosti in via Nontelodirmai.
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CAPITOLO 68.
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La corsa di Bingo.
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Vidi le tre autopattuglie che se ne andavano e mi guardai attorno. Nairobi continuava a pensare agli affari suoi. Il rumore dei cantieri continuava. Non smetteva mai. Corsi.
Corsi veloce lungo Taifa e poi Moi. Arrivai all'incrocio con Kenyatta Avenue. Di notte il traffico scorreva rapido,
e aspettai che il semaforo diventasse rosso. Dall'altra parte della strada c'era il Livingstone. Ero vicino.
Il semaforo divent rosso e il traffico si ferm. Nella corsia pi lontana un matatu fren stridendo. Il matatu
era il 16B, che tornava a Kibera. Era decorato di verde e di ruggine, e su una fiancata era dipinto un pollo gigante,
con la testa fra le nuvole e le zampe in terra. A lettere rosse c'era scritto chicken heaven - siamo dappertutto.
La scritta mi ricord che era dalla colazione che non mangiavo niente e morivo di fame. Ma smisi di ansimare
e ascoltai la musica che usciva dagli altoparlanti del matatu.
Non era il solito ritmo di bassi, ma una canzone lenta cantata da un uomo.
All'ombra dei peccatori non provi dolore.
Sono il Re di Babilonia, piangi di vergogna.
Ti guardo. S, io ti guardo.
Ma tu hai dimenticato il mio nome!
Come hai potuto dimenticarmi?
Io sono il tuo re,
s,
io sono il tuo re.
Vieni a baciarmi,
figlio mio,
un bacio di miele,
amore divino.
Io sono il tuo re,
s, s,
Io sono il tuo re.
Il semaforo divent giallo e io corsi per attraversare
la strada. Vedevo l'ingresso del Livingstone, davanti al
quale una donna camminava avanti e indietro, l'aria
nervosa. Il vestito bianco con i pois neri era sporco. La
signora Steele era ancora a piedi nudi.
Mamma Steele si guard attorno come se sapesse
che ero vicino, e poi i suoi occhi mi videro. Bingo!
grid. Io mi voltai a guardarla come se ci unissero dei
sottilissimi fili verdi di seta, e corsi.
Sparita: la paura che ha il leone della zanzara.
Sparita: la paura che ha l'elefante della mosca Tnwanni.
Sparita: la paura che ha lo scorpione dell'icneumonide.
Sparita: la paura che ha l'aquila del pigliamosche.
Sparita: la paura che ha il gigantesco Leviatano dello spinarello.
Tutta la paura era sparita.
La signora Steele si inginocchi e io la tenni. L'amore si rivers da me come una birra dalla bottiglia. Mi svuotai in lei. La signora Steele mi baci la faccia. Mi abbracci e sentii che lei si svuotava in me. Le lacrime, sue e mie, si mescolarono.
Che imbrogliona che sei dissi, e le baciai le guance.
La signora Steele mi perfor con i suoi occhi verdi affilati come lame. Bingo, mi hai appena chiamata mamma?
Pensai in fretta.  vero dissi, e la strinsi forte, come se fossi inchiodato a lei.
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CAPITOLO 69.
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La fine della Leggenda. Il ragno ritorna in cielo.
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Il ragno si arrampic nella fessura tra il cielo e la terra. Si aggrapp al suo filo di seta e si iss, su nella Linfa Viola. L giunto, Nzame, il Padrone di Tutto, si spogli del travestimento da ragno. L'Ingannatore lo stava aspettando, ancora travestito da Bellezza, e fumava la sua pipa bianca di terracotta.
Hai ragione disse Nzame all'Ingannatore. I Libri sono falsi. I figli non cantano tutto il giorno il mio potere, la mia grandezza e la mia magnificenza.
L'Ingannatore disse: Hai visto che Mboya, la tua sposa, ti ha ingannato. Ti ha mentito. Come Padrone di Tutto, Signore di Ogni Cosa, devi punirla.
Dalla profondit della sua caverna al centro della terra, Fam sent quelle parole. Si rallegr. Suon il suo tamburo, bevve dall'Otre della Vendetta, e danz.
Pens: Nzame sta per distruggere il mondo, e presto sar libero.
Nzame, furibondo, si precipit da Mboya nella sua camera. Mboya era distesa sul suo letto di nuvole. Fili di seta le scorrevano fra le mani di legno: tutti i colori, tutti i figli. Quando vide il marito furibondo, la beatitudine sul suo viso ne fu disturbata. Mio signore, disse qual  il tuo desiderio?
Spiegati! ordin Nzame a sua moglie. Ogni giorno mi leggi i Libri in cui i miei figli cantano il mio potere, la mia grandezza e la mia magnificenza. Sono falsi. L'ho visto con i miei occhi. Loro uccidono, rubano, sono egoisti.
Mboya sapeva che era vero.  cos, mio signore disse.
Nzame disse: I miei figli sono falsi e sono malvagi. Io li distrugger.
Fam si rallegr dal profondo della sua caverna. Mboya disse: Mio signore, vieni per un attimo di tempo e guarda i tuoi figli insieme a me.
Nzame, il Padrone di Tutto, venne da Mboya e giacque accanto alla sua amata. Il tuono romb nella Linfa Viola. Mboya sussurr: Guarda bene.
Suo marito, il Signore di Tutti gli Esseri, scrut nell'intrico dei fili di seta.
L Nzame vide un vecchio con una camicia gialla a maniche corte. Anziano, i capelli bianchi a forza di insegnare, l'uomo era seduto davanti a una classe di bambini.
La scuola era solo una tettoia di mabati su pilastri. Le mani dei bambini erano nere a forza di frugare nella spazzatura alla ricerca di cibo. Tutti insieme disse l'insegnante.
E le voci dei bambini cantarono come una sola voce: Il Signore  il mio Pastore, non manco di nulla.
Nzame e Mboya ascoltarono il canto dei bambini.
Era incredibilmente bello.
Nzame guard sua moglie. Come fanno a cantare per me se hanno fame e frugano nella spazzatura alla ricerca di cibo?
Mboya sorrise, e il Padrone di Tutto comprese.
Allora Nzame grid forte: Che si aduni l'Assemblea! Devono comprendere come io ho compreso!.
L'Assemblea accorse, uno dopo l'altro si affrettarono nella camera del loro signore. Per prima arriv la Giustizia. Correva come un ghepardo: i suoi lucenti occhi neri non smettevano mai di guizzare alla ricerca di qualche torto. Le-Le entr brandendo il suo pennello con l'impugnatura d'osso. In faccia aveva il colore della gioia; aveva dipinto molta vita, quel giorno. Poi venne Awuretete, il guardiano della conoscenza; come sempre, era la forma meglio vestita. Poi arriv Apaoriawo, l'indovino di Egba: il suo pugno destro reggeva i sedici raggi del destino. Per ultimo scivol dentro Gihilihili, il serpente a guardia dei cancelli del paradiso. Lui sapeva come strappare all'uomo ogni follia. Nessuno di loro si accorse dell'ingresso del Thaatima. Il Thaatima era privo di forma - n uomo n donna - ma dal guscio di lumaca che era la sua bocca pendeva una pipa bianca di terracotta. Riunita insieme ai piedi di Nzame e della Regina delle Regine, l'Assemblea ascolt il canto dei bambini.
Ascoltate come mi lodano! ordin Nzame, il Signore dei Signori e il Padrone di Tutto. Mi chiamano Pastore.
Gli scolari finirono di cantare. Mboya parl: Signore, guarda. Guid gli occhi del suo signore lontano dalla scuola improvvisata con il tetto di mabati, verso la collina che c'era dietro. Sulla collina erano distesi un uomo piccolo e un uomo grosso. Bevevano birra, fumavano e ascoltavano i bambini. Mboya allung la mano verso il punto dove Bingo era steso accanto a Tonto George, e raccolse fra le dita di legno il filo rosso cremisi che era quello di Bingo. Mboya, la Madre delle Madri, segu il filo di seta di suo figlio da qui a l, ovunque il corriere correva. Il filo di Bingo legava questo a quello, lui a lei a loro. Era un filo complicato, annodato e aggrovigliato. Alla fine, il filo arrivava nel presente e Mboya disse: Mio signore, ti supplico di guardare.
L'Assemblea si strinse attorno al suo padrone e alla sua regina celeste, per vedere. Regnava il silenzio nella Linfa Viola. Tutti guardavano gi. Videro la signora Steele a piedi nudi nella strada davanti al Livingstone Hotel. I suoi capelli biondi erano arruffati e i piedi anneriti. Videro Bingo che correva da lei e videro la donna che si inginocchiava davanti al corriere. Lo
strinse come se la sua vita fosse quella di lui. La donna pianse lacrime che erano una miscela, in parti uguali, dalle coppe del desiderio, del vuoto e dell'amore. Le sue lacrime scorrevano sul ragazzo e filtravano attraverso le crepe della strada. Sotto la strada, sotto la terra, le lacrime della signora Steele si unirono alle lacrime di tutte le madri nell'oceano dell'Amore Sconfinato.
Mboya sorrise alla scena. La signora Steele aveva scelto questo destino piuttosto che quello; suo figlio piuttosto che gli altri. Allora Mboya, prima di tutto, annod il filo rosso di seta di Bingo al filo verde della signora Steele.
Mboya conged l'Assemblea. Quando tutti se ne furono andati, tese la mano e sollev tutti i fili insieme come se fossero uno solo. C'erano molti nodi che collegavano lui a lei a loro: i fili erano diventati una coperta. Mboya attir pi vicino a s il suo signore e distese su di loro la coperta di seta. Nella soffice pace arancione che segu, le foglie si sparpagliarono sulla Terra.
...
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...
L'ultimo capitolo.
...
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La signora Steele si allontan da me e si avvi verso
l'ingresso dell'albergo. Si ferm e si gir. Bingo, non vieni? chiese.
La guardai e non parlammo. A ogni secondo i corrieri
pensano: Da questa parte o da quella?. Se vanno
da questa parte trovano il Destino n. 1; da quella, il Destino
n. 2. La signora Steele era il Destino n. 1: America,
scuola superiore, pick-up e cibo gratis. Il Destino n. 2
era Kibera, gli imbrogli e le corse. Sapevo che sarebbe
stato da pazzi non andare in America, ma Nairobi era
il mio posto; qui c'era la mia gente. A Kibera ero il pi
grande dei corrieri, ed ero famoso. E poi avevo anche
centomila dollari nascosti in via Nontelodirmai!
Mentre mamma Steele mi guardava pensare, la sua
faccia divent triste. Il suo corpo si volt verso di me,
ma si ferm. Si strinse nelle spalle. D'accordo, Bingo,
entra quando sarai pronto. Siamo nelle stesse stanze
di prima: sai dove sto. Le sue parole sembravano un
pesce che nuota controcorrente nel fiume della Mancanza.
Mi girai a guardare mamma Steele e annuii. Ya
dissi. Sto qui solo un po'. Il direttore Edward apr
la porta e, attraverso il vetro, osservai mamma Steele
percorrere la hall a piedi scalzi. Si ferm appena prima
degli ascensori e si volt a guardarmi, solo uno sguardo, e poi era andata.
Guardai Kenyatta Avenue. L'aria della notte era
calda. Dall'altra parte della strada era scoppiato un
tubo e l'acqua zampillava come da una fontana. Due
bambini in calzoncini corti e maglietta si spruzzavano
e ridevano. Erano bagnati fradici. Il traffico era folle.
C'era gente che camminava, truffatori alla ricerca di turisti,
puttane in caccia. Pazza, pazza dissi a Nairobi.
Nairobi mi rispose con i tonfi dei cantieri.
Ero stato il corriere del Padre Anziano prima che
di Lupo. Bingo! gridava il Padre Anziano dall'altra
parte del campo, e da sotto l'ombra dell'albero correvo
da lui con la brocca dell'acqua. Il suo sorriso,
dopo la bevuta, gli faceva brillare gli occhi come stelle.
Guardai i bambini felici dall'altra parte della strada
che giocavano con l'acqua e ricordai i sorrisi dei miei
clienti quando arrivavo con le loro bustine di bianca o
di dagga. Dio, amore, arte, felicit e avvocati; tutto pu
essere vero o un imbroglio: l'unica verit  la corsa.
Questa corsa era stata la pi grande che avevo fatto.
In una corsa sola avevo insegnato a volare a Lupo e procurato
una ragazza a Tonto George. Ero sopravvissuto
alla Nyayo House e alla filosofia del direttore Edward.
Avevo fatto il mercante d'arte da milioni di dollari,
preso come avvocato una leggenda e un maestro come
artista. Avevo superato nell'imbroglio il Capo dei Capi,
ma mi ero fatto fregare da una cameriera. Un pazzo si
era trasformato in profeta e un orfano in figlio. C'era
stato tanto imbroglio quanta verit, dall'inizio alla fine.
Era stata la pi grande corsa di sempre. Alzai lo sguardo
verso le stelle e sorrisi. Immaginai di correre da stella a stella. Facile pensai.
Un matatu 16B pieno zeppo con la scritta spaccone
sulla fiancata e la musica che strepitava dagli
altoparlanti mi pass davanti. Braccia penzolavano da
dove una volta c'erano i finestrini. Guardai il furgone
che curvava in Kenyatta Avenue verso l'Uhuru Park,
tornando verso Kibera. Ripensai a quando andavo
all'Uhuru Park con i ragazzi del St Michael, e pensai
a Fumatore. Se ne stava sempre seduto a fumare e a
guardarmi, ma non correva mai. Se Fumatore aveva un
destino, non lo avrebbe mai raggiunto.
Mi sentii osservato e mi guardai attorno. Dietro di
me c'era Charity, un morbido sorriso rosa sulle labbra
chiuse. Buonasera, signore disse. La sua collega d'affari
americana mi ha chiesto di venire a chiamarla.
In un attimo il mio corpo divent di cemento e la
mia testa si riemp di frastuono. Un martello mi si era
piantato in gola. Dalla bocca mi usc solo un grugnito.
Signore, come procedono gli affari? chiese. Ha
venduto qualcuno di quei preziosi quadri? Charity
sarebbe riuscita a farsi beffe del sudiciume addosso a
un mendicante. Il buonsenso mi rientr nella testa e le
risposi da uomo d'affari. Gli affari vanno benissimo, ya dissi.
Lei continu: Signore, credevo fosse andato in America.
Il modo in cui diceva signore era una presa in giro.
Sono tornato per concludere una cosa le dissi.
Charity inclin la testa. Intende per vedere me?
Non risposi, ma guardai la collana a ragno che aveva
al collo. Il ragno ricambi il mio sguardo. Rispondile
sussurr. Ma prima che potessi parlare, il direttore
Edward url dall'ingresso: Signorina Charity,  cortesemente
pregata di tornare al lavoro.
Lei gli grid di rimando: Arrivo subito, signore,
stavo solo parlando con un cliente.
Ogni frammento di me la voleva, ma le mie gambe
erano di pietra e non potevo muovermi.
Charity mi sorrise. Signore, devo proprio andare.
Si volt - anche il ragno - e cominci ad allontanarsi.
Feci un passo verso di lei. Ya! la richiamai. 
vero, ya. Sono tornato per vederti. Era vero come
qualsiasi altra cosa.
Si gir verso di me. Signore, cos  tornato a trovarmi
in modo da potermi lasciare un'altra volta?
I miei pensieri erano tutti ingarbugliati, come se una
gru mi ruotasse nella testa. Forse rester a Nairobi
dissi. Forse non vado in America.
Il sorriso di Charity si spense. No, signore. Lei e la
sua collega avete molti affari da fare in America. Non
vorrei che se li perdesse. Sbatt gli occhi diverse volte.
Signore, lei  un uomo d'affari molto speciale. Le
auguro i migliori affari del mondo. Cerc di eliminare
ogni tristezza dalle sue parole, ma io la sentii.
Le parole mi zampillarono di bocca come l'acqua da
un tubo rotto. Ma io ti voglio dissi. Voglio stare con
te. Poi qualcos'altro mi usc di bocca.
Lei si accigli: Signore, vuole scoparmi?.
Scossi la testa e abbassai gli occhi sui suoi sandali
masai. Io voglio amarti dissi di nuovo. Resto qui dissi.
Charity disse: No, signore, lei deve andare in America.
La sua collega le vuole molto bene, e il suo destino
 quello. Sorrise. Ma forse mi scriver, da laggi,
magari tra un importante incontro d'affari e l'altro.
Una goccia d'acqua le scorreva lenta sulla guancia. Non cerc di asciugarla.
Forse dissi io.
Mi piacerebbe disse lei.
La guardai negli occhi. Tutti e due avevano una perdita
d'acqua. Per devi scrivere anche tu dissi.
Lei si pass sulla faccia lo spolverino arancione.
Forse disse. Per deve scrivere prima lei. Io non
posso spedire una lettera semplicemente a Bingo
Mwolo, Mercante d'Arte, usa.
Aveva ragione. Ya dissi.
I bambini dall'altra parte della strada strillarono e io
mi voltai a guardarli. Non volevo che Charity vedesse
che mi si riempivano gli occhi. Adesso un altro bambino,
una femminuccia, si era messa a giocare con loro;
tutti e tre erano fradici d'acqua.
Charity mi venne pi vicina e mi disse da sopra la
spalla: Forse, signore, un giorno torner a trovarmi.
Mi asciugai la faccia con la manica della camicia. Mi
voltai, e io e Charity eravamo pi vicini di una TV Sony.
Forse verrai tu in America dissi. Due ruscelli si erano
formati sulla sua faccia e le lacrime le cadevano dalle
guance. Allungai la mano, la strinsi a me e ci abbracciammo
stretti. La sua acqua mi entr nella camicia e la
mia le si infil nella divisa marrone inamidata. Volevo darle ogni goccia di me.
Un colpo di tosse interruppe il paradiso. C'era il direttore
Edward. Io e Charity ci lasciammo subito andare. Il
direttore Edward ci guard. Si riemp i polmoni. Sapevo
cosa stava per arrivare. Signor Mwolo, lei sa cosa disse
una volta dell'amore il grande filosofo africano Browning?
Io guardai Charity e poi gli dissi: No, signor
Edward. Ma cosa ne dice il grande filosofo Direttore Edward?.
Lui guard il cielo e poi al di l della strada verso
i bambini bagnati e sorridenti. Prese un respiro pi
lungo di quello che serve per scolarsi una Tusker. Il
direttore Edward disse: Signor Mwolo, questo mondo
poggia su un lago di amore senza fine. Scopra la fonte
e poi beva finch sar ubriaco. Senza un'altra parola,
l'uomo meglio vestito di Nairobi ci lasci e torn alla sua postazione.
Un nuovo pensiero mi rimbomb in testa. Forse
l'intera corsa - tutto quanto - serviva solo a questo.
Destino n. 3: Charity.
Ma avevo pensato anche troppo, per una corsa. Presi
fra le braccia Charity e avvicinai la mia bocca alla sua.
Pi veloce di uno sputo, Charity mi cacci in faccia
lo spolverino arancione. Sapeva di detergente. Solo
dopo otto servizi piegamento disse.
Feci otto piegamenti in tutta fretta, come se non me ne importasse e poi, finalmente, la baciai.
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Fine della corsa di Bingo.
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Ringraziamenti.
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La ragione per cui corro  la testimonianza della fiducia incrollabile di Cindy Spiegel, il mio editore, e di Natanya Wheeler, la mia agente. Cindy non si  data pace fino a quando Bingo non ha volato quanto pi in alto poteva, e Natanya mi ha spinto avanti anche quando Bingo barcollava per la stanchezza. A Cindy e Natanya, grazie.
Questo libro parla di famiglia. Quando si scala una montagna non passa mai per la testa che la montagna possa sbriciolarsi sotto i piedi.  lo stesso con la mia famiglia. Non mi preoccupo mai, perch mi sostiene.
A Nairobi, ringrazio il personale dello Stanley Hotel per il succo di canna da zucchero, l'ospitalit e il rum. Grazie alla Croce Rossa, all'esercito del Kenya e alla polizia di Nairobi.
Ma pi di tutto, grazie a Jeremiah (JJ), il mio autista.
Una volta io e JJ stavamo bevendo una birra in una parte di Kibera che si chiama Mathare 3A. Faceva un caldo bestiale.
All'improvviso  scoppiata una rissa per un televisore rubato. Sono stato individuato come turista e sono venuti a prendermi, ma JJ non ha mai lasciato il mio fianco.
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FINE.